Emil Camenisch, Storia della Riforma e Controriforma nelle valli meridionali del Canton Grigioni, Samedan: Engadin Press, 1950.
Capitolo III C. La Riforma nelle valli di Poschiavo, Bregaglia, Mesolcina
Ma ecco che comparve Vergerio: prestando ascolto ad un invito da Casaccia, vi giunse il 6 maggio 1551, alla vigilia dell'Ascensione, e predicò con veemenza contro il papa e la messa, ed anche contro i pellegrinaggi e la venerazione dei Santi. Conseguenza di tale accesa predica fu la distruzione delle immagini nell'antica chiesa, che era stata rifatta dopo una supplica del 5 novembre 1509 del vescovo Paolo Ziegler (91). Le reliquie di S. Gaudenzio finirono nell'Orlegna ed anche le immagini ed i crocifissi furono allontanati dalla casa di Dio. E' logico che i pellegrini che vi giunsero il giorno dopo, rimasero esterrefatti di tale avvenimento. Il padre Nicolao de Salis-Soglio suppone, nella sua opera su la famiglia dei Salis, che Vergerio avrebbe dovuto scontare un atto del genere se tutti i Salis non fossero stati casualmente assenti. Egli fu però citato a comparire davanti al tribunale, ma se la cavo senza condanna, sebbene a stento: la partecipazione di Vergerio alla distruzione delle immagini si era limitata senza dubbio alla predica vigorosa ed alla gioia per il successo. Che egli sia penetrato, come afferma il padre Nicolao, fondandosi su una tradizione orale, nella chiesa attraverso una finestra, forzata con una leva, insieme ad alcuni temerari giovanottoni di Casaccia, che abbia scassinato il reliquiario di S. Gaudenzio contenente le sue ossa, e gettato le reliquie nell'Orlegna ecc., è poco verosimile, nonostante la decisa e forte avversione di Vergerio all'idolatria (92). Un contegno del genere, privo di dignità, non era consono al suo carattere, come invece ci presenta il padre Salis.
Comunque Casaccia, come le altre comunità di Sopra-Porta, si diede alla nuova fede. La sua bella chiesa di stile tardo gotico, che secondo Poeschel corrispondeva per le sue dimensioni a quella di Thusis, e figurava tra le più insigni costruzioni del Cantone in quel tempo, fu però utilizzata poco dopo la Riiforma. Siccome c'era quivi anche il cimitero, la chiesa stessa venne utilizzata quale camposanto, fin che si diede mano alla costruzione di un cimitero nel villaggio. Così l'antica chiesa fu destinata a cadere in dimenticanza: verso il 1787 il tetto era completamente crollato, e soltanto le mura lasciavano riconoscere l'aspetto antico della chiesa (94) In suo luogo esisteva fin dal 1523 nel villaggio una chiesa con-sacrata a S. Anna, S. Sebastiano e S. Rocco, destinata ad accogliere i fedeli durante il culto divino. Il suo permesso di costruzione era datato del 13 dicembre 1522 (95). Si comprende che dopo la costruzione del nuovo cimitero vi si tennero anche i sermoni funebri.
Nel XVI° secolo vi esercitarono il loro ministero i seguenti pastori, con rapido susseguirsi: Guido Zonca (1558-59) di Verona, Leonardo Eremita, solo di passaggio e per breve tempo, Bartolomeo Silvio di Cremona, erudito ed attivo scrittore, ma sostenitore di idee simili a quelle di Camillo Renato (1559-60); Giorgio Stefano di Genova (1560-61), Giovanni Battista (1570), Giovanni Bonifacio (1575-78), Tomaso Casella (158°-84), Giovanni Antonio (1585-87), Nicolao Arsenio Carmelitano (1586-90), Giovanni Antonio Cortesio (1590-1606). Il De Porta ricorda pure un Domenico genuensis, di sicuro da identificarsi con G. Stefano, un Giovanni Planta di Samedan, un Giovanni de Lovigo, da identificarsi con Giovanni Antonio, un Simon de Valle ed un Lucio Papa di Samedan.
Se consideriamo la brevità dei periodi di carica, non ci dobbiamo meravigliare se non tutti i nomi di cotesti pastori figurano nella matricola sinodale, poichè apparvero sovente come uccelli di passaggio, e non si può nemmeno affermare con sicurezza che essi fossero ufficialmente ammessi al Sinodo.
Dopo che il Sopra-Porta fu passato completamente alla Riforma, il movimento si diffuse rapidamente anche nel Sotto-Porta. Vergerio, in una sua lettera del 6 maggio 1551 a Bullinger, dichiara che prima d'allora cinque villaggi avevano un unico parroco evangelico, mentre ora ognuno di essi ne aveva uno intento alla predicazione della verità evangelica. Bondo fu la prima comunità di Sotto-Porta che passò alla Riforma. In occasione dell'Assunzione di Maria Vergine, (15 agosto 1552), Vergerio fece a Bondo una delle sue vigorosissime prediche contro l'invocazione della Vergine e dei Santi, ed avrà probabilmente favorito la conversione (96). Egli si era espresso in tale maniera:
"Nelle nostre preghiere noi non dobbiamo rivolgerci ne a Maria nè ai Santi nè chiedere la loro mediazione; solo in nome di Gesù Cristo, Figlio di Dio, noi dobbiamo giungere con i nostri desideri al Padre Celeste. Proprio per questo motivo io mi sono scagliato contro l'idolatria e quelli che la difendono, cioè preti e monaci, che spargono incenso e piegano le ginocchia davanti ai crocifissi, alle statue e alle immagini, per adorare, e che incitano il popolo a fare altrettanto. Se il popolo dà loro ascolto, finisce per credere nei miracoli delle immagini ed offre voti, fiamme e messe, per cui i preti lo lodano e vantano la sua fede. In tal modo però la gente viene educata all'idolatria e non al servizio di Dio. Fino ad un certo punto i responsabili possono essere scusati, poichè i libri rituali e pontificali insegnano così, come pure il messale, che tutti conoscono. Esso incita all'adorazione del crocifisso: dapprima i preti stessi si inginocchiano davanti al crocifisso, lo baciano e lo implorano per il perdono dei peccati, quindi spingono il popolo a seguire il proprio esempio. Il peccato così commesso è grande: davanti a Dio esso è considerato pari all'omicidio. E non soltanto colui che si rende colpevole di idolatria è colpevole davanti a Dio, ma anche i suoi figli e discendenti fino alla quarta generazione. Non soltanto le chiese sono piene fino al tetto di idoli nudi e vestiti, e più o meno decenti, ma anche le case private e le strade ne sono ingombre: alla loro presenza ci si scopre il capo e si piegano le ginocchia. si offrono vestiti, collane, anelli ed altri monili, incenso, canti e musica, e si accendono ceri. Chi potrebbe negare che in tal modo si mettano in ridicolo l'onore di Dio e di Gesù Cristo? Che vengano corrotti i popoli e allontanate le anime? Se gli ecclesiastici, quelli che hanno ricevuto la tonsura, sono gli antesignani dell'idolatria e la ritengono degna del servizio di Dio, anche il povero popolo ignorante acquista man mano amore per le immagini, e di conseguenza manda strida di terrore se si devasta una statua od un'altra, come è avvenuto per es. a S. Gaudenzio. Non sono però le immagini che insegnano alle genti la storia sacra: il libro vero che la gente deve leggere è l'annunzio dell'Evangelo. L'Evangelo solo ci presenta Cristo nel Suo aspetto divino, nella Sua bontà e carità, non certo un pittore od uno scultore. Il Concilio di Elvira ha vietato le immagini e le statue nelle chiese; Agostino ed altri importanti scrittori hanno pure ripudiato le immagini. Solo i papisti, tutti carnalità e mondanità, si limitano al mondo esteriore; ma chi sente scolpita nel proprio cuore l'immagine di Gesù Cristo, è come se vivesse nel paradiso, e non ha bisogno di immagini create dall'uomo. Lo spirito di Dio ci protegga e ci illumini, tenendoci lontani dal peccato di idolatria, dalla tiepidezza e da tanti altri mali".
Questa predica, indubbiamente simile a quella tenuta a S. Gaudenzio, e che in via di massima può servire di esempio per le prediche del tempo della Riforma, fu coronata di successo; S. Martino fu immediatamente sgomberata dalle immagini e fu trasformata in una chiesa evangelica, con pulpito e mensa per la Santa Cena (97).
Il primo parroco evangelico di Bondo fu senza dubbio Girolamo di Torre di Vasena di Cremona, menzionato dal notaio Felice Stupan nel 1553; verso il 1560 vi fu ministro Antonio Boccafogo di Piacenza, e dal 1571-80 Giovanni Beccaria, che incontreremo pure nella Valle Mesolcina. Ad essi successero: Arminio Bagliotta di Napoli (1568-69), Natale Giorgio Vincentius (1580-86), Ercole Poggio di Napoli (1588-90), Giovanni Marra di Napoli, che perì nella frana di Piuro del 1618. La figlia di costui sfuggì alla disgrazia, trovandosi in quel tempo a Castasegna in visita. Dal 1599 al 1603 fu pastore Giovanni Battista de Ratti di Roma, già frate carmelitano, che morì a Bondo.
Il culto degli idoli a Nostra Donna di Castromuro venne meno pressappoco nello stesso tempo. La festa dell'Assunzione di Maria Vergine fu celebrata con grande pompa; non soltanto dalla Bregaglia, ma anche da Piuro e da Chiavenna era affluita molta Bente. Il soffio di Sopra-Porta fu però di tale impeto che nessuna usanza, per antica che fosse, riuscì a reggersi. L'abolizione di quella solennità avrà certo addolorato molti cuori, ma dipinti e statue furono allontanate dalla chiesa e tutta la valle d'accordo le cedette ai Piuraschi. L'immagine della Vergine fu collocata nella Chiesa di S. Croce presso Chiavenna, sulla via imperiale. Le si facevano devozioni ancora nel 1787 (98).
L'imponente villaggio di Soglio, noto per la residenza della famiglia Salis, persisteva ancora nell'antica fede. Il de Porta espone nella sua «Dissertatio» che in questo villaggio fin dai tempi antichi si teneva in gran conto il contegno devoto e la religiosità. Di questo ne dava prova la chiesa coi suoi ricchi arredi sacri di reliquie e di gioielli; con orgoglio si conservavano le ossa di S. Lorenzo martire, in onore del quale la chiesa era stata consacrata. Ma quando la novella dell'Evangelo comincio a diffondersi di giorno in giorno più forte anche sulla terrazza di Soglio, lo zelo per le istituzioni papali e per l'antico culto cominciò pure a declinare e a raffreddarsi. Anche il culto delle reliquie si affievolì man mano.
Quando nel 1552 l'antica fede stava avvicinandosi al suo termine, cadde da sè, più ancora per colpa del prete che vi officiava che per merito dei riformati stessi che vi risiedevano. Pieno di gioia, il 2 gennaio 1553, Vergerio scrisse a Zurigo: «I Bregaglia vi è un luogo denominato oglio, dove dimorano numerosi influenti papisti. Ma Dio è stato più otente di loro, poichè otto giorni fa la messa è stata abolita, per merito i gente di poco conto, se valutata secondo le misure di questo mondo».
Comunicazione breve, ma significativa: essa indica che della gente di sarsa importanza aveva influito potentemente nel rinnovo della fede a Soglio. La tradizione, tramandataci per iscritto dal de Porta, che fu per 10 anni pastore a Castasegna (1781-91), ci racconta qualche cosa di più (99). Nella sua «Dissertatio», pag. 41, egli dice: "Secondo la tradizione trasmessaci di padre in figlio, il prete di Soglio, di nome Prer Duric, si comportò scostumatamente in modo tale da recare noia a tutti e provocare anche il disprezzo per la sua fede" (100). Tale era pure il motivo per cui fu esposto apertamente ad ogni oltraggio ed a mordaci canzonature. La misura traboccò durante una lezione di catechismo: un ragazzo innocente, dietro ispirazione di un maligno burlone, rispose ad una domanda del catechismo con le spudorate parole di canzonatura in voga nel villaggio: le donne presenti si sentirono toccate ed arrossirono di vergogna, e furono proprio loro a prender la decisione di chieder il rinnovamento della fede nel paese, come del resto era avvenuto nelle altre chiese della valle, anche se gli uomini non fossero stati d'accordo: un atto così indegno e la profanazione del santo non potevano essere tollerate più a lungo.
Derivatane una certa irresolutezza, si volle chiedere il parere dei signori de Salis: essi però dichiararono di voler restare fedeli all'antica dottrina, e che d'altra parte si sarebbero astenuti da qualunque giudizio, preferendo astenersi dall'occuparsi di questioni che riguardavano la coscienza e le famiglie dei singoli cittadini. Fu quindi deciso di lasciar risolvere il problema dal gruppo di giovanotti del villaggio (101). Gli accordi furono presi in un prato a settentrione del villaggio, e quivi tutti si trovarono concordi nella decisione delle mogli e delle madri. Senza por tempo in mezzo, ci si diresse alla chiesa per sgomberarla: le immagini, contrarie al giusto servizio di Dio, furono distrutte, le ossa del Santo furono sepolte con la dovuta venerazione.
Il primo parroco evangelico fu Lattanzio di Bergamo, ex-prete e rifugiato nella valle per motivi religiosi: era serio e corretto nei costumi e ben diverso dal suo predecessore. Si distinse presto per le sue doti di insegnamento e per il suo zelo, sì che nessuno si dose del mutamento, ma anzi la gioia fu unanime.
In premio del loro interessamento, i giovani ottennero il privilegio di poter inviare uno del loro gruppo tra i cinque giurati che Soglio inviava al tribunale criminale della valle. Tale privilegio esisteva ancora al tempo in cui de Porta funzionava come pastore a Castasegna. Quel giurato era chiamato «Judex juventutis», cioè giudice della gioventù.
Fin qui la narrazione del de Porta sulla quale non ci possono essere dubbi. L'ultimo prete di S. Lorenzo fu proprio quello che col suo contegno scandaloso, provocò il rinnovamento della fede, e che è anche messo alla gogna da G. Maurizio nella «Stria». Dalla lettera di Vergerio che abbiamo di sopra citata, si rileva che il fatto si svolse a Nstale del 1552, e che dunque allora per la prima volta si festeggiò la nascita di Gesù secondo il rito protestante. Seguendo ancora il de Porta, aggiungiamo che i due de Salis, che non si vollero pronunciare nè per la vecchia nè per la nuova fede, furono i fratelli Giovanni Battista ed Antonio (102) entrambi ricoprenti importanti cariche pubbliche; il prato, dove fu tenuto il famoso consiglio, si chiama ancora oggi «Plan Luder», cioè piano di Lutero.
L'affermazione del Pater Nic. de Salis-Soglio (Die Familie von Salis, p. 118), secondo la quale l'editore degli immorali libelli si era tenuto segreto e che anche Vergerio era intervenuto nella faccenda, Si deve tenere altrettanto falsa quanto quella relativa all'assalto della chiesa di S. Gaudenzio da parte del medesimo in unione ad alcuni giovanotti. Chi conosce il sano giudizio morale del popolo e la natura della fantasia popolare, non ha da fare molte ricerche per giungere all'origine della canzonatura di cui abbiamo parlato e dei libretti immorali. Se il Padre Nicolao si fosse dato la briga di esaminare più da vicino quel pasticcio, non sarebbe giunto a Vergerio, ma più facilmente a Prer Duric e ai parrocchiani che non volevano più saperne; egli però vi rinuncia con molto sdegno.
Quali parroci evangelici a Soglio, lavorarono, dopo la morte di Lattanzio Michele del 1555, Angelo Florino di Firenze, la cui morte fu annunciata nel 1573,1°3 e Giovanni Marcio di Siena (1577-1607). Attorno al 1567 e 1569 viene pure menzionato un reverendo Dominus Petrus, fornaio e lodevole maestro: lo si deve pure considerare un profugo religioso italiano, che se ne viveva in pace a Soglio, guadagnandosi il vitto quale fornaio e maestro.
Con Soglio passò alla Riforma anche Castasegna, che era una dipendenza di S. Lorenzo (l04). Siccome questo villaggio voìeva mantenere solo un ecclesiastico, sorsero delle differenze sulla divisione dei beni di S. Lorenzo. Il 26 aprile 1554 comparve davanti a Giacomo Corn Menusio da Castromuro ed ai suoi giurati, una deputazione di Castasegna, guidata da Federico e da Gaudenzio de Salis, col mandato seguente: il comune di Soglio (Soglio, Castasegna, Castellazio), decise nel giorno di Santo Stefano del 1553 che Soglio e Castasegna potevano ciascuna impiegare a proprie spese un parroco evangelico. Questo era avvenuto. Quelli di Soglio però avevano messo mano ai beni e fitti ed ai calici e paramenti della chiesa parrocchiale (105) perchè riusciva loro difficile trovare la somma necessaria per lo stipendio del parroco. Quei di Castasegna ritenevano pertanto che la chiesa ed i suoi beni appartenevano in comune ai due centri, poiché formavano una sola comunità, e che le due parti avevano uguali diritti. I querelati, rappresentati da Agostino de Salis e Antonio de Salis figlio di Gian Scher de Salis, risposero che i proventi diversi della chiesa di S. Lorenzo non avevano bastato per fronteggiare le spese del culto cattolico, per cui ogni famiglia era tenuta ogni anno a versare una fascina di legna ed ogni persona un certo dono in denaro: a tali impegni quelli di Castasegna si erano sottratti. Inoltre si era svelato il segreto, secondo il quale quelli di Castasegna si erano divisi con arte e strattagemmi da quelli di Soglio, perchè venisse abolita la messa. La sentenza stabilì: da allora in poi Castasegna sarebbe stata libera da ogni gravame di legna e denaro, i fitti del maggese Saguagnia in Alax sarebbero stati comuni, le altre risorse sarebbero state destinate unicamente alla manutenzione del parroco di Soglio; quelli di Castasegna avrebbero potuto frequentare in avvenire anche il culto a Soglio. Nel 1560 questa sentenza fu trasformata nel senso, che quelli di Soglio ebbero l'uso della casa comunale come parrocchiale, con l'obbligo di versare annualmente a quei di Castasegna certi proventi di S. Lorenzo ed inoltre la somma di 36 fiorini renani in caso che essi sdecidessero pure l'erezione di una casa parrocchiale.
Una prova che a Castasegna ci si rallegrasse della predicazione evangelica, ci vien data dalla donazione da parte di Clara, figlia di Guberto Tasca, di Castasegna, alla chiesa del suo luogo natio di due appezzamenti di terreno e di due campi situati al Galisone, colla clausola che la rendita dei medesimi dovesse servire in ogni tempo alla predicazione dell'Evangelo.
Il registro evangelico del XVI° secolo della parrocchia di Castasegna contiene i seguenti nomi di pastori: verso il 1555 Gerolamo Granellino di Castello, verso il 1564 Gerolamo Ferlico della Sicilia, verso il 1570 Agostino del Canale di Venezia, fino al 1580 Giovanni Battista di Vicenza (106), 1581-87 Giovanni Antonio Marchiano di Macerata, 1587-94 Giovanni Antonio di Picaleone, 1595-1601 Giacobbe Gaudenzio Planta di Samedan. Nel breve spazio di venticinque anni dunque la Bregaglia si era trasformata in una valle protestante; Vergerio se ne congedò nel 1553 dopo esservi rimasto tre anni. Si recò quindi a Wittemberg e fu eletto consigliere del duca Cristoph; la morte lo colse il 4 ottobre 1565. Quando lasciò la Bregaglia, poteva vantarsi di aver innalzato in otto luoghi la fiamma dell'Evangelo. E' legata ai suoi meriti la lapide posta nella chiesa di S. Cassiano, che dice: "In memoria di Bartolomeo Maturo e di Pietro Paolo Vergerio, legato papale e vescovo di Capodistria. I primi principali riformatori di questa chiesa, Anno 1530-1550".
A Vergerio successero Aurelio Scytarcha (1553-58), Giovanni Francesco Thrama (1570- 77) (107), Tomaso Casella (1581-87), Giovanni Battista Thei, dott. in teologia, di Pusino (1584 85), Lorenzo Martinengo (1585-86); (questi fu l'ultimo ecclesiastico in comune a Sopra-Porta), Martino Ponchierio di Grosotto in Valtellina (1592-1607) .
Siccome gli evangelici di Ponteggia tra Piuro e Castasegna furono a più riprese sostenuti ed aiutati da quelli della Val Bregaglia, con i quali mantenevano strette relazioni, non crediamo fuori di luogo soffermarci un po' a considerare il loro destino.
Com' è noto, il Lovero, che sbocca nella Maira, segnava il confine tra la Bregaglia e la contea di Chiavenna e nello stesso tempo anche tra la diocesi di Coira e quella di Como: al di sotto di questo torrentello cominciava il territorio di Villa, con i luoghi adiaeenti di Ponteggia, Chiaveras Sant' Eusebio, Poiro e Taiedo, che dipendeva come giurisdizione da Piuro. Alla frontiera si svolgeva un intenso traffico locale. Notai bregagliotti funzionavano a Ponteggia ed a Villa, mentre notai di Piuro funzionavano nella Val Bregaglia: i matrimoni che si eoncludevano al di qua e al di là del Lovero furono assai numerosi, ed i fedeli di Ponteggia in oecasione del pellegrinaggio a S. Gaudenzio sopra Casaccia contribuivano in denaro per il eero.
Non c'è quindi da meravigliarsi che la nuova fede abbia trovato favore anche a Ponteggia. Negli atti sinodali, questo luogo è citato per la prima volta nel 1579 come nuova comunità (ecclesia novitia): gli ecclesiastici di Piuro e di Mese ebbero l'incarico di curarsene. Al Sinodo di Ilanz del 1582 il pastore di Castasegna, Antonio Marchion, ottenne il per-messo di reearsi a Ponteggia. Come già abbiamo visto, parlando della Riforma in Italia e nei baliaggi comuni, a Chiavenna esisteva una comunità evangelica già prima che a Soglio e Castasegna, di modo che Ponteggia ebbe anche da quella parte incitamenti al rinnovamento della fede, ma l'influenza della Bregaglia fu senza dubbio maggiore. Verso la fine del XVI secolo si incontrano in quella località un ragguardevole gruppo di evangelici intrepidi, in lotta contro la maggioranza cattolica e decisi ad ottenere pari condizioni negli affari religiosi. Siccome le due parti non riuscirono a conciliarsi, affidarono il verdetto ad un arbitro: la scelta cadde su Ser Battista de Salis, landamano di Sotto-Porta. Le parti in causa si impegnarono a rispettare la sentenza dell'arbitro, sotto pena di pagare ogni anno cento talleri di multa. I cattolici si fecero rappresentare da Ser Cristoforo Dictus de Gyn, i protestanti da Antonio Luzol e da suo fratello Orsino. I testimoni, fra cui Jakob Comes de Losa, le petizioni delle parti in causa, le decisioni e sentenze delle Tre Leghe servirono di base per la deliberazione arbitrale.
Dopo una esauriente discussione ed aver invocato il nome di Gesù Cristo, si stabilì che i decreti delle Tre Leghe dovessero essere adottati come norma: gli evangelici ed i loro posteri cioè andavano esentati dalle decime, fintanto che seguissero la fede evangelica; la legna da ardere si dovrebbe dividere a metà tra il prete di S. Sebastiano e delle altre chiese ed il predicatore di S. Rocco; al prete ed al parroco sarebbero stati assegnati dall'erario comunale lo stipendio annuo e una casa con giardino; ai cattolici non sarebbe stato lecito prendere delle decisioni comunali senza aver prima interpellato gli evangelici; qualora sorgessero delle controversie, da buoni cittadini avrebbero dovuto appianarle con un arbitro; agli evangelici spettava il godimento dei beni ecclesiastici ed il diritto ai benefici ed alle cariche comunali, partecipando però alle spese del comune.
Questo arbitrato, favorevole agli evangelici, fu accettato da ambo le parti con l'espressione dei ringraziamenti a Dio ed al giudice.
Nel 1604 quelli di Castasegna inoltrarono al Sinodo la domanda di concedere al parroco di Ponteggia, Tomaso Casella, di occuparsi pure di loro: il Sinodo non aderì alla richiesta, perchè in base alle disposizioni sinodali nessun parroco poteva servire due comunità. Nel 1605 la domanda fu rinnovata, ed il Sinodo, consideratis considerandis, accondiscese per un anno al desiderio, ma con la condizione che Casella dimorasse a Ponteggia.
Tale disposizione valse poi per un certo numero di anni. Il de Porta non ci dice se a Casella successe un altro pastore evangelico ed incerta pure è la data della sua morte. Nel 1620, quando scoppiarono i torbidi, si cessò di praticare il servizio evangelico per la situazione assai difficile: per la mancanza di predicatori, i pastori di Soglio e di Bondo provvidero alle comunità di Castasegna ed ai pochi evangelici di Ponteggia. Dopo il capitolato di Milano del 1639, secondo il quale il culto evangelico rimaneva interdetto nei baliaggi comuni, il piccolo gruppo di protestanti di Chiavenna, Mese, Prada, Traona e certamente anche di Ponteggia, si unì a Castasegna; tale accordo fu conchiuso nel 1657. Al posto dell'antica chiesetta a Castasegna ne fu costruita una più spaziosa; secondo il de Porta, essa recava l'iscrizione: «DeoTriuni Cognito, MDCXXII» (1622).
Per badare alle pecorelle disperse il pastore di Castasegna fece del suo meglio, mediante visite private. Il dott. Poeschel afferma che nel 1658 i rappresentanti comunali e Francesco Panzera, come pure Giovanni Casanno e Giovanni Battista, stipularono un contratto per la costruzione della chiesa: essa avrebbe dovuto risultare simile a quella dei cappuccini a Chiavenna, ma un po' piu alta ed ornata di bei cornicioni. Il comune mise a disposizione il materiale da costruzione; agli impresari furono assicurati 500 ducati e l'alloggio. Il lavoro in muratura fu finito nel 1660 e l'addobbamento interno nel 1664. La costruzione del campanile fu affidata nel 1675 al Mastro Pietro Bolla di Lugano ed al suo collaboratore Pietro Caccia; e finalmente nel 1678 Elio Bart di Samedan vi pose anche l'orologio. E' pure da notare che nell'archivio di Chiavenna si conserva un documento del 5/15 marzo 1680, con cui gli evangelici di quella cittadina, in ossequio ad un accordo anteriore, si obbligavano di fornire alla chiesa di Castasegna per la durata di 11 anni, 59 talleri e sei brente di vino al parroco.
Come Ponteggia, anche Bivio o Stalla era legato alla Bregaglia. Di comunità evangelica in questo luogo si parla soltanto dal 1584 in poi: in quell'anno per la prima volta Bivio figura iscritta nei ruoli sinodali. Giovanni Planta vi aveva predicato con notevole successo in una occasione speciale, la festa di S. Margherita, il 20 luglio: colui che serviva messa, chiamato da alcuni suoi fedeli, non potè mutar fisionomia al fatto. Gli atti sinodali ci informano che ormai in quel romito villaggetto di valico erano state gettate delle basi solide per la predicazione evangelica: da quel momento il numero dei protestanti crebbe continuamente, e nel 1623 si contarono 40 famiglie, tra cui quelle di Marmorera, che formavano una sola comunità con quelle di Bivio. Secondo una relazione vescovile proprio la metà di quelle famiglie si pronunciò nel 1623 per il mantenimento del culto evangelico.
Non possiamo dire con sicurezza chi abbia per primo gettato i seme del puro Evangelo in questi posti. Anzitutto si pensa ai mulattieri protestanti ed ai passeggieri che vi si trattenevano un istante, provenienti dal Settimo o dal Giulia o che si disponevano a valicare quei passi. Nel secolo XVI° i problemi religiosi interessavano la gente suanto oggi gli avvenimenti politici. E' dunque possibile che una sera un mulattiere, dopo aver governato i suoi cavalli, si tirasse fuori di tasca il Nuovo Testamento e ne leggesse qualche passo alla famiglia che lo ospitava. Con maggiori probabilità possiamo però supporre che le verità evangeliche vi penetrassero dall'Engadina o dalla Bregaglia.
Non era soltanto il passo del Settimo che univa Bivio alla Bregaglia, da ogni tempo vi si mantenevano delle relazioni commerciali reciproche. Nell'archivio comunale di Casaccia si conserva per es. un documento del 10 giugno 1540 con delle disposizioni concernenti il confine della giurisdizione tra Casaccia e Bivio, l'amministrazione dell'Ospizio sul Settimo, la nomina degli incaricati delle opere di carità e degli amministratori (monaci, sindaci, patroni), il numero delle bovine consentite per l'alpeggio ai monaci (35 capi), i privilegi di quei di Sopra-Porta nel caso che si affittasse l'alpe, e i diritti di « trasare» i cavalli di Sopra-Porta sui pascoli dell'Ospizio.
Ma il fatto che ogni anno migravano in quella romita contrada per la coltivazione dei vasti beni a Bivio, quasi tutti dei Salis-Soglio, molto 62 numerosi i contadini, pastori e fittavoli quasi tutti della Val Bregaglia interamente protestante dal 1553, ci lascia lecitamente supporre che anche da quella parte venisse l'influsso alla Riforma. Questa gente poi non ripose sotto il moggio la fiamma dell'Evangelo che le era stato annunciato, ed è perciò spiegabile che già nel 1584 trovismo costituita a Bivio una piccola solida comunità, che desiderava un pastore per la cura del gregge.
Secondo gli atti sinodali del 1605, due signori de Salis, Vittorio Alberto e Giovanni, giudici di Bivio, comparvero quell'anno davanti al Sinodo per chiedere a nome della comunità di Bivio e Marmorera di poter impiegare un parroco ed avere una comunità indipendente. Il Sinodo, senza dilungarsi molto, aderì alla richiesta, certo in grazia degli influentissimi Bregagliotti, e nominò una commissione per lo studio del difficile problema.
Con i cappuccini che vi entrarono nel 1631, il 7 di luglio, si iniziò violentemente la Controriforma. Due di essi comparvero e si stabilirono nel villaggio. Essi constatarono che a Bivio vivevano 67 cattolici e 27 protestanti, e a Marmorera 108 cattolici e 20 protestanti; in più il censirnento dimostrò che ci dimoravano un centinaio di stranieri riformati, quasi tutti della Bregaglia. Siccome Bivio possedeva soltanto una chiesetta per le due confessioni, ed i cappuccini non potevano soffrire un tale stato di cose e di più tramavano per privare i protestanti del diritto di seppellire i loro morti nel cimitero comune, si accese una viva lotta, che fu questione di vita o di morte per i riformati del posto.
Furono soprattutto i Bregagliotti con i signori de Salis che li aiutarono nel momento più difficiles Per sedare i contrasti ed essere padroni di un centro così importante, gli evangelici decisero la costruzione di una chiesa col camposanto: anche a tale progetto si opposero i cappuccini, che speravano ancor sempre di poter ricondurre i pervertiti in grembo alla vecchia chiesa. I protestanti si videro costretti due volte, nel 1657 e nel 1667, a ricorrere alla Dieta, ed infine, dopo trattative lunghissime, ottennero l'autorizzazione di iniziare la costruzione della loro chiesa, i cui limiti erano già stati segnati fin da parecchi anni prima (109). Ma neanche dopo tante lotte non si voleva concedere la costruzione del campanile: la campanella che aveva una volta servito all'Ospizio di S. Pietro sul Settimo, fu costretta a risonare per lungo tempo su un trabiccoletto posto sul tetto della chiesa per chiamare i fedeli di Bivio al culto. Esso fu finalmente eretto nel 1767. Gli evangelici dovettero però promettere ai loro concittadini cattolici di limitarsi a quella costruzione e che non avrebbero pensato ad altro, neppure ad un ingrandimento della chiesa. Probabilmente in seno alla comunità cattolica prevaleva sempre ancora il timore che i protestanti aumentassero di numero ed acquistassero la maggioranza.
E' tuttora visibile un contratto stipulato nel 1698 tra la comunità ed il parroco Giacomo Cotuzio, da cui risulta che il salario del pastore ammontava a 91 fiorini, di cui 27 e 48 crocette (cruseta) versate dal comune, 64 e 12 crocette dai Signori Bregagliotti.
Dalla storia della comunità di Bivio risulta inoltre che i protestanti di Bivio e di Marmorera, nel 1638, per mezzo del Sinodo si rivolsero agli amici in fede delle Tre Leghe e di altrove per chiedere aiuto finanziario in modo da poter provvedere al mantenimento di un pastore ed aumentare anche la forza della comunità stessas Nello stesso tempo chiesero per mezzo del loro rappresentante Giovanni Capel di poter istituire un patronato di casta, protezione e difesa, nella speranza di trovare in esso un forte appoggio nel loro isolamento: la loro domanda fu pienamente esaudita. Il Sinodo, andando incontro ai desideri della comunità travagliata, pose a cuore degli ecclesiastici dell'Engadina alta e della Bregaglia, come pure dell'antistes Giorgio Saluz di Coira la Cura dei fratelli in fede isolati: essi si misero all'opera, ed il patronato non tardò molto a sorgere.
Alcune delucidazioni su questo fatto e specialmente anche sul fine del patronato stesso, ce li dà un documento del 15 novembre 1638, conservato all'archivio parrocchiale di Bivio. In esso si legge che il caro, fedele e insigne membro federale Giovanni Capel, allora landamano di Stalla e Marmorera, comparve davanti al borgomastro ed al consiglio della città di Coira, al podestà ed al tribunale per i delitti criminali di Sopra- e Sotto- Porta di Bregaglia, al landamano, al tribunale ed al consiglio dell'intera Engadina alta, e che, a nome dei suoi correligionari di Stalla e Marmorera, espose il loro desiderio di poter chiamare un predicatore per l'annuncio della parola di Dio, che servisse anche da maestro, per l'avanzamento del regno di Dio e per la salvezza delle loro anime. A tale scopo essi volevano organizzare una colletta tra di loro ed altrove, e pregavano i signori dell'Engadina alta, di Coira e della lsregaglia, di voler assumere il patronato per il denaro che fosse raccolto e preparare un documento, fornito del sigillo della città di Coira, per i beni stabili ed immobili della comunità di Stalla, onde sostenere i correligionari, in base ai decreti delle Tre Leghe, contro gli attacchi dei papisti: così soltanto i Biviani avrebbero potuto tranquillamente esercitare il loro culto, senza essere molestati come anni addietro (110).
I rappresentanti dei tre tribunali dichiararono unanimamente di accettare il mandato e di voler porgere in ogni tempo protezione e difesa degli oppressi correligionari. Essi dichiararono che avrebbero procurato a che il patrimonio della comunità evangelica non venisse usato per nessun altro scopo, se non quello fissato nel documento, e cioè la manutenzione del servizio religioso. Se dovesse succedere che ad un predicatore fosse proibito di dimorare a Stulla o a Marmorera per compiere il suo ministero, il patrimonio della Chiesa evangelica non avrebbe potuto essere alienato e incorporato in quello comunale.lll ln tal caso deprecabile, il denaro raccolto avrebbe dovuto essere restituito a coloro che lo avevano offerto o comunque venir usato nel modo che i patrocinanti o la comunità' di Stalla e Marmorera credessero migliores Infine i delegati dei tre tribu nali dichiararono nuovamente di voler difendere, proteggere, sostenere ed appoggiare sempre i loro alleati nella lodevole opera di evangelizzazione (112).
Tale impegno non fu poi soltanto di carattere formale, gli atti della Dieta parlano ripetutamente di proteste e ricorsi contro soverchierie confessionali dei Biviani cattolici: continuamente essi cercavano di impedire la costruzione della chiesa evangelica e quella del cimitero. Perciò si rifiutavano di riconoscere agli evangelici i loro diritti nella chiesa di S. Gallo e di concedere loro il legname necessario per la costruzione di un nuovo edificio. Si arrivò perfino alla mostruosità di proibire la vendita di legna da ardere ai Bregagliotti evangelici stabiliti a Stalla (113). li evangelici di Bivio potevano considerarsi fortunati di aver trovato egli evangelici di Coira, dell'Alta Engadina e della Val Bregaglia dei uoni consiglieri e dei fidati protettori, che non si accontentavano di proteste o di parole altosonanti. Ma piano piano, come lo dimostra la festa della Riforma del 181s, celebrata senza nessuna opposizione da parte dei cattolici, prevalse l'idea che alla guerra sia meglio prediligere la pace, e che la libertà di fede e di coscienza siano da conservare come beni inalte rabili. Si trasmette oralmente che il padre cappuccino Pool, uomo mite e assai tollerante, che officiava a Bivio ed a Marmorera verso il 1767 abbia contribuito largamente ad acquietare gli animi. Il patronato per gli evangelici di Bivio perdette così la sua importanza e nel 1867 fu abolito (114)