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I sacramenti (3): La Cena del Signore, nutrimento spirituale

La Confessione di fede valdese del 1655, dici annovesima parte


Introduzione

Riunirsi per mangiare assieme non risponde soltanto ad un'esigenza fisica, non è soltanto una pratica alimentare - nutrire il nostro corpo per poter vivere. Mangiare assieme ha sempre avuto valore sociale. Pensate a degli amici che organizzano una cena per rinsaldare e coltivare la loro amicizia, pensate ad un pranzo o una cena di nozze, al ritrovarsi in un ristorante per un compleanno, una laurea o un avvenimento importante per festeggiare una persona. Il ritrovarsi insieme per mangiare vuol dire nutrire pure il nostro spirito, la nostra comunione, onorare una persona, confermare e rinsaldare ciò che ci lega, ecc. Da sempre è stato così nella società umana. Lo stesso termine "convito" o "banchetto" è definito come u n pasto collettivo contrassegnato da un carattere di ritualità. Difatti, il pasto costituiva spesso, già in origine, un atto dotato di valenza rituale e religiosa: conservavano tale carattere non solo i banchetti rituali delle divinità, dei morti, delle cerimonie pubbliche, ma anche i pranzi privati ai quali si credeva assistere gli dèi. Al significato comunitario del banchetto si associavano quelli dell'ospitalità e del dono. Il mangiare assieme ha una sua portata sociale e comunitaria ricca e abbondante.

La celebrazione della Cena del Signore, secondo sacramento della fede cristiana, riflette questi valori: la persona che celebriamo perché amiamo è il Signore e Salvatore Gesù Cristo e la Sua opera, come pure ci rallegriamo della comunione che abbiamo con Lui e l'uno con l'altro, che confermiamo e rinsaldiamo. Nella Cena del Signore è Cristo che conferma la Sua spirituale presenza in quel pane e in quel vino e quindi accanto a noi ed in noi. Così Egli coltiva la nostra fede, nutrendola "ogni qual volta mangiamo quel pane e beviamo quel vino".

La Cena del Signore si collega pure strettamente alla celebrazione della Pasqua ebraica a cui si sovrappone ed arricchisce di nuovi e più profondi significati.

Tutto questo ed altro ancora è quello di cui parleremo (benché sommariamente) in questo studio dell'articolo XXX della Confessione di fede valdese, che esamineremo ed approfondiremo.


Articolo XXX - La Cena del Signore

[Noi crediamo] Ch'Egli ha stabilito quello della Santa Cena od Eucaristia per il nutrimento dell'anime nostre, acciochè con una vera e viva fede per la virtù incomprensibile dello Spirito Santo, mangiando effettivamente la Sua carne e beendo Suo sangue, e congiungendoci strettissimamente ed inseparabilmente a Christo, in Lui e per Lui abbiamo la vita spirituale ed eterna.

L'articolo sulla Cena del Signore, nella Confessione di fede, oltre alla frase sintetica che esprime ciò che si afferma al riguardo, è integrata dai seguenti commenti del Léger:

Ed accioche ognuno vegga chiaramente ciò che crediamo in questo campo, aggiungiamo qui le medesime espressioni che si trovano nella preghiera che facciamo avanti la communione, nella nostra Liturgia o forma di celebrare la Santa Cena, e nel nostro Catechismo pubblico, i quali scritti si veggono dietro a' nostri Salmi'.

Queste sono le parole della preghiera:

"Si come il Signor nostro non solo ha una volta offerto il Suo corpo ed il Suo sangue per la remissione de' nostri peccati, ma vuole etiandio communicarcegli in nudrimento di vita eterna; facci etiandio questa gratia che in vera sincerità di cuore, e con zelo ardente, riceviamo da Lui un' sì grande beneficio, ciò è che con sicura fede noi godiamo del Suo corpo et del Suo sangue, anzi di Lui tutto intero". Le parole della Liturgia sono tali.

Prima dunque crediamo alle promesse che Jesu Christo, il quale è la verità infallibile, ha pronuntiate colla Sua bocca, ciò è ch'Egli ci vuol far veramente partecipi del Suo corpo e del Suo sangue, accioche lo possediamo interamente, in modo ch'Egli viva in noi, e noi in esso Lui. Quelle del nostro Catechismo sono le medesime nella Domenica 53.

Commento

L'articolo XXX della Confessione afferma che la Santa Cena è stata stabilita da Dio stesso come  un effettivo nutrimento della nostra anima . Partecipando ad essa, noi ci nutriamo di Cristo in modo "incomprensibile" per virtù dello Spirito Santo e tramite "una vera e viva fede" essa ci congiunge in modo strettissimo a Cristo per la vita eterna .

Per comprendere meglio queste affermazioni, il redattore della Confessione ritiene utile citare la liturgia ed il catechismo valdese del suo tempo. Con questo egli mette in evidenza come ciò che ci ha salvati (guadagnando il perdono dei nostri peccati) è solo il sacrificio di Cristo, offerto una volta per sempre sul Calvario. Esclude così che l'Eucaristia ne sia una ripetizione, come afferma il Cattolicesimo romano. La partecipazione alla Cena del Signore, però, secondo le Sue promesse, è un mezzo attraverso il quale ne siamo continuamente nutriti , tanto che in essa noi riceviamo Cristo "tutt'intero". Partecipando alla Cena del Signore noi effettivamente in modo spirituale  partecipiamo del corpo e del sangue di Cristo offerto per noi. Si tratta quindi molto più che una commemorazione del sacrificio di Cristo, ma un effettivo mezzo , uno strumento, con il quale noi nutriamo regolarmente la nostra anima con quelle virtù.

Attraverso poi le citazioni bibliche [1] , il redattore mette poi in rilievo come il pane ed il vino della Santa Cena non diventi "transustanziato", ma sia solo un segno e un suggello , "un sacro segno". Si tratta di una presenza spirituale e non fisica. Allo stesso modo la "manducazione" è di tipo spirituale e non fisico. Per cui:

Il Signore Gesù, durante l'ultima Sua cena pasquale con i Suoi, ha ordinato che i cristiani di ogni tempo e paese celebrassero la Santa Cena, attraverso la quale essi si sarebbero costantemente nutriti spiritualmente di tutto ciò che Egli è ed ha compiuto per i Suoi. In questo modo essi avrebbero proclamato graficamente l'Evangelo come pure confermata e rafforzata la loro comunione con Lui. Quando così in ogni epoca il Suo popolo si riunisce attorno ad una mensa per celebrare questa comunione, ogni credente conferma e rafforza la propria  comunione con Lui, proclamando così l'efficacia di quanto Egli ha compiuto per la sua salvezza. La celebrazione della Santa Cena accompagnata dalla proclamazione dell'Evangelo nelle parole della sua istituzione, gode della promessa in quel momento della presenza spirituale  del Signore nella Sua chiesa e diventa così un nutrimento spirituale della fede di chi vi partecipa con vera fede.

La Confessione di fede dei valdesi del 1560 afferma al riguardo [2]  (articolo 36):

Noi confessiamo, che la Santa Cena ci è un testimonio dell'unione, che noi habbiamo con Giesu Christo: inquanto ch'egli non è già solamente morto una volta e risuscitato per noi, ma di più ci pasce veramente, e nudrisce della sua carne, del suo sangue: accioché noi siamo una medesima cosa con lui, e che la sua vita ci sia commune. Et benché egli sia in Cielo fino a tanto, che verrà a giudicare il mondo: noi crediamo tuttavolta, che per virtù secreta et incomprensibile dello Spirito suo, ci nudrisce, e vivifica della sostanza del suo corpo e del suo sangue. Noi teniamo bene, che questo si faccia spiritualmente, né parliamo già così, perché vogliamo mettere in luogo dello effetto e verità una imaginatione solamente, o un pensiero: ma perché questo misterio nella sua altezza trapassa la misura del nostro intelletto, et ogni ordine di natura: et brievemente perché, essendo un mistero celeste, non si può comprendere se non per fede.

Approfondimento

La Cena del Signore è stata istituita al tempo della Pasqua ebraica, poco prima della sofferenza e morte di Gesù [3] . Questo sacramento Gesù così lo collega con il pasto pasquale (il Seder [4] ) , istituzione centrale della fede ebraica. Allora iI pane, mangiato con l'agnello, Gesù lo consacra per destinarlo ad un nuovo uso, e così è stato del vino del terzo calice rituale, "il calice della benedizione".  Egli prende dalla mensa pasquale non una porzione d'agnello ma un pezzo di pane e il calice. Questi due elementi non implicano alcun spargimento di sangue, dato che commemorano la morte di Cristo, il sacrificio finale. Essi così ci testimoniano dell'opera completa realizzata da Cristo.

Il pane spezzato ed il vino simbolizzano il corpo spezzato del Signore ed il sangue da Lui versato. Il mangiare ed il bere fisicamente di questi diventano una "appropriazione spirituale" dei frutti del sacrificio di Cristo. E' così che l'intero sacramento è commemorazione costante dell'efficacia perenne della Sua morte redentrice.

La Cena del Signore, che rappresenta il nostro nutrirci di Cristo, secondo il comandamento stesso di Cristo deve essere ripetuta tutto attraverso la vita del credente.

1. La Cena del Signore come segno e suggello

Come ogni altro sacramento, la Cena del Signore è prima di tutto un segno . Il segno include non solo gli elementi visibili del pane e del vino, ma pure  l'atto  del mangiare e del bere. E' una rappresentazione simbolica della morte del Signore [5]  attraverso la quale si manifesta e conferma la  partecipazione del credente alla Persona ed opera del Cristo crocifisso e nella vita e forza del Cristo risorto.

Oltre a tutto questo, è pure una confessione di fede da parte di coloro che vi partecipano, una proclamazione. Essi professano fede in Cristo come loro Salvatore, ed adesione a Lui come loro Re.

La Cena del Signore, però, è più che un segno ; essa è pure un suggello , che è unito alla cosa significata e garanzia  della sua realizzazione. Esso dona e conferma a chi vi partecipa con fede, la certezza di essere oggetto del grande amore di Cristo, rivelato nella resa di Sé stesso ad una morte amara e vergognosa; che tutte le promesse del patto e tutte le ricchezze dell'Evangelo loro appartengono; e persino che le benedizioni della salvezza di fatto sono loro.

2. La presenza di Cristo nella Cena del Signore

La questione a proposito della  natura della presenza  di Cristo nella Cena del Signore è stata dibattuta a lungo, e su di essa vi sono ancora considerevoli divergenze d'opinione. Vengono qui in considerazione quattro concezioni:

a. La concezione cattolica - romana . La Chiesa di Roma concepisce la presenza di Cristo nella Cena del Signore in senso fisico  (crede cioè che il pane ed il vino si trasformino di fatto la loro sostanza e diventino lo stesso corpo e sangue di Cristo, la "transustanziazione") . Sulla base dell'affermazione di Gesù: "Questo è il mio corpo", essa sostiene che pane e vino si trasformino realmente nel corpo e nel sangue di Cristo - sebbene continuino a sembrare e a sapere di pane e di vino.

Questa concezione può essere contestata in diversi modi. Si potrebbe dire, per esempio: (1) Gesù, che stava di fronte ai Suoi discepoli in carne, non avrebbe potuto dire di avere il Suo corpo in mano in quel momento; (2) La Scrittura parla del pane come di pane anche dopo che il presunto cambiamento ha avuto luogo [6] ; e (3) E' contrario al senso comune credere che ciò che sembra e sa di pane e di vino sia indubbiamente carne e sangue.

La celebrazione dell'Eucaristia cattolica-romana si svolge così di fronte a quello che viene considerato a tutti gli effetti un altare (simile ai riti del paganesimo) proprio perché esso ritiene che la messa sia un effettivo sacrificio (benché incruento) che essi non solo attualizzano ma ripetono meritoriamente. Non si tratta, quindi, tanto del tavolo di un convito, ma qualcosa di più, cosa che anticamente si adattava molto bene alla cristianizzazione del paganesimo e che permane a tutt'oggo in un contesto molto diverso.

b. La concezione luterana.  I Luterani sostengono che, sebbene il pane ed il vino rimangano ciò che sono, l'intera persona di Cristo, corpo e sangue, sia presente in, sotto, ed accanto a questi elementi ("consustanziazione".  Per Lutero chiunque riceve il pane ed il vino nella sua bocca riceve pure nella bocca il corpo ed il sangue di Cristo. Quando Cristo aveva quel pane in mano, accanto ed insieme ad esso c'era il Suo corpo: per questo poteva dire: "Questo è il mio corpo". Tutti coloro che ricevono quel pane, riceve pure il corpo di Cristo, che ci si creda oppure meno. Si tratta già di "un miglioramento" della dottrina cattolica - romana. Esso però attribuisce alle parole di Gesù un significato innaturale: "questo accompagna il mio corpo". Inoltre questa concezione implicherebbe (il che è impossibile) che il corpo di Cristo sia onnipresente.

c. La concezione zwingliana.  Zwingli  il riformatore svizzero, negava la presenza corporale di Cristo nella Cena del Signore, sebbene ammettesse che Cristo fosse spiritualmente presente nella fede dei credenti. Per lui la Cena del Signore era semplicemente un segno o simbolo, un memoriale della morte di Cristo, ed un atto di professione da parte del credente. Gesù non viene considerato come presente in nessun modo speciale alla tavola, e coloro che partecipano alla Cena del Signore ricevono esclusivamente pane e vino, in ricordo del Cristo. Alcune affermazioni di Zwingli, però, sembrano indicare che egli la considerasse pure come suggello o garanzia di ciò che Dio fa nella vita del credente in Cristo.

d. La concezione di Calvino. Calvino prese una posizione intermedia . Invece del fisico e del locale, egli insegnava la presenza spirituale di Cristo nella Cena del Signore. In distinzione da Zwingli, egli metteva in evidenza il significato più profondo del sacramento. Egli sosteneva che il pane ed il vino rimangono pane e vino, ma che Cristo sia presente spiritualmente col credente che vi partecipa. Egli vedeva in esso il suggello e la garanzia della loro consacrazione a Dio. Le virtù e gli effetti del sacrificio di Cristo sulla croce sono presenti e di fatto comunicati ai credenti per la potenza dello Spirito Santo. Così il credente riceve nella bocca pane e vino, e Cristo nel cuore. In altre parole, Cristo è veramente - seppure spiritualmente - presente nella Cena e noi riceviamo la benedizione del nutrirci di Lui nella misura in cui lo Spirito Lo applica al nostro cuore quando osserviamo la Santa Cena in conformità con la Sua Parola. In questo modo il sacramento suggella per il credente il grande amore di Cristo rivelato nel Suo arrendersi ad una morte amara e vergognosa.

3. Le persone per le quali la Cena del Signore è stata istituita

La Cena del Signore non è stata istituita per tutti indiscriminatamente, ma solo per i credenti , che comprendono il suo significato spirituale.

Anche dei veri credenti potrebbero non essere nella posizione spirituale appropriata per parteciparvi degnamente, e per questo essi dovrebbero esaminare sé stessi a fondo [7] . I non credenti sono naturalmente esclusi dalla Cena del Signor e.

Si pongono però qui due problemi: i bambini (figli di credenti) che, pur essendo stati battezzati, non hanno ancora fatto una professione formale di fede (la confermazione), possono essere ammessi alla Santa Cena? Alcuni affermano di sì, altri

Rilevante alla discussione è poi la questione della "comunione aperta", vale a dire l'apertura della partecipazione alla Santa Cenanella nostra comunità locale a tutti i cristiani professanti, non importa a quale chiesa o denominazione appartengano, come pure l'invito che viene rivolto a chiunque a parteciparvi anche se non sia stato battezzato o sia membro di una comunità cristiana, sulla base del "Venite a me, voi tutti che siete affaticati e oppressi, e io vi darò riposo" ( Matteo 11:28). E' così che la partecipazione alla Cena del Signore si trasforma in una confessione di fede, una risposta positiva all'invito di venire a Cristo. Vedi qui la discussione: http://riforma.info/wiki/index.php?title=Teopedia/Comunione_aperta

La grazia che viene ricevuta nel sacramento non differisce sostanzialmente da quella che è ricevuta con la strumentalità della Parola.  Il sacramento semplicemente si aggiunge all'efficacia della Parola ed alla misura della grazia ricevuta. Il godere o non godere dei suoi benefici spirituali, dipende dalla fede di chi vi partecipa.

Conclusione

La nostra partecipazione come credenti ai benefici della vita, sofferenza e morte di Cristo non è "una cosa astratta", ma Cristo stesso ha voluto fosse rappresentata e suggellata dalla partecipazione alla Santa Cena, mediante la quale Cristo conferma e suggella che si è fatto carico di fatto della nostra vita, personale e comunitaria, ed è presente spiritualmente con noi ed in noi, così come noi mangiamo quel pane e beviamo quel vino.


Ulteriore materiale raccomandato

  1. Che cosa significa per voi questo rito? (Predicazione): http://www.riforma.net/predicazioni/annate/1992/pr920418-489.htm
  2. Che differenza c'è fra la messa ed il culto evangelico? Vedi: http://www.riforma.net/apologetica/cattolicesimo/differenzamessa.htm
  3. La comunione aperta: un concetto biblico Vedi: http://riforma.info/wiki/index.php?title=Articoli19/Comunione_aperta
  4. Liturgie evangeliche per la celebrazione della Cena del Signore: http://riforma.net/ilculto/liturgia/raccoltaliturgica/index.htm

Domande di approfondimento e verifica

  1. Che cos'è che, nella Cena del Signore, appartiene al segno?
  2. Che cosa significa il sacramento, e che cosa suggella?
  3. Qual è la concezione cattolica - romana della presenza di Cristo nella Cena del Signore?
  4. Come la concepiscono i Luterani?
  5. Quali obiezioni si possono contrapporre a queste concezioni?
  6. Qual è la concezione zwingliana della Cena del Signore?
  7. In che modo la concezione di Calvino differisce da essa?
  8. Come concepisce Calvino la presenza del Signore in essa?
  9. In che modo la grazia ricevuta nel sacramento differisce da quella ricevuta tramite la Parola?
  10. Per chi è stata istituita la Cena del Signore?
  11. Chi dovrebbe essere escluso dalla Mensa del Signore?
  1. L'espressione "spezzare il pane" si riferisce necessariamente alla Cena del Signore? Cfr. Atti 2:42; 20:7,11; 27:35; 1 Corinzi 10:16.
  2. Puoi citare altri casi in cui il verbo "essere" non può essere preso alla lettera? Giovanni 10:7; 11:25; 14:6; 15:1.

Appendice

La transustanziazione nel cattolicesimo romano [8] .

Secondo il Compendio al catechismo della Chiesa cattolica, con la consacrazione si opera

« la conversione di tutta la sostanza del pane nella sostanza del Corpo di Cristo, e di tutta la sostanza del vino nella sostanza del Suo Sangue. Questa conversione si attua nella preghiera eucaristica, mediante l'efficacia della parola di Cristo e dell'azione dello Spirito Santo. Tuttavia, le caratteristiche sensibili del pane e del vino, cioè le «specie eucaristiche», rimangono inalterate » (n. 283)

Il primo autore ad utilizzare il termine transubstantiatio fu Rolando Bandinelli (1100-1181), futuro papa Alessandro III [9] . Successivamente fu ripreso da Tommaso d'Aquino e dalla scolastica che ne delineano con precisione il significato.

Sotto il regno di Carlo il Calvo [10]  essa è oggetto di una polemica tra i teologi Ratramno di Corbie [11]  e Pascasio Radberto [12] , circa la presenza simbolica o reale del Cristo nell'ostia. Nei documenti pontifici compare la prima volta con il Concilio Lateranense IV (1215); in seguito, con il Concilio di Trento (1545-1563) riceve la sua formulazione definitiva.

Questa dottrina riceve la sua più coerente formulazione in seno alla  filosofia scolastica,  che interpretava efficacemente la transustanziazione attraverso la ripresa della teoria dell'ilemorfismo aristotelico [13]  (ovvero l'unione inscindibile di forma sostanziale e di materia prima), facendo sì che ogni cosa riceva la sua propria determinazione grazie al principio formale (che crea, che fa sì che ciascuna cosa sia quello che è) concreto contenuto in ciascuna sostanza.

L'uso delle categorie filosofiche proprie della scolastica non limita la possibilità ad altre scuole di pensiero di ridire il medesimo concetto dogmatico attraverso categorie diverse. Dunque è possibile che la transustanziazione venga altrimenti spiegata con diversa terminologia che si poggia su altre griglie di pensiero razionale. Il Concilio di Trento nella definizione dogmatica della XIII sessione dell'11 ottobre 1551, al capitolo IV dichiara: "..con la consacrazione del pane e del vino si opera la conversione di tutta la sostanza del pane nella sostanza del Corpo di Cristo, nostro Signore, e di tutta la sostanza del vino nella sostanza del Suo Sangue. Questa conversione, quindi, in modo conveniente e appropriato è chiamata dalla santa Chiesa cattolica transustanziazione» (Catechismo della Chiesa cattolica, n. 1376)

Secondo questa dottrina, il pane ed il vino consacrati conservano dunque solo gli accidenti, ovvero le apparenze , della materia precedente alla preghiera eucaristica, perché nel loro intimo la forma sostanziale o principio costitutivo è cambiato perché esso è diventato, per opera della Trinità, realmente il Corpo ed il Sangue del Signore.

In questa luce, la definizione dogmatica del Concilio di Trento sancisce la conversione eucaristica e propone la transustanziazione come valido (modo conveniente e appropriato) modello di interpretazione del mistero, senza impegnare la propria autorità in un riconoscimento dogmatico delle implicazioni filosofiche della transustanziazione. Il Concilio di Trento per reazione punta tutta la sua energia nel rilancio dell'Eucarestia come vera presenza reale di Cristo ed anche le chiese vengono concepite in modo che fosse chiaro che il centro della vita liturgica e religiosa dei fedeli fosse il Tabernacolo [14] .

Che cosa rispondiamo a questo?

Per quanto riguarda le affermazioni del Signore Gesù: "Mentre mangiavano, Gesù prese del pane e, dopo aver detto la benedizione, lo ruppe e lo diede ai suoi discepoli dicendo: «Prendete, mangiate, questo è il mio corpo»" (Mt. 26:26); "Perciò Gesù disse loro: «In verità, in verità vi dico che se non mangiate la carne del Figlio dell'uomo e non bevete il suo sangue, non avete vita in voi" (Gv. 6:53), Gesù le spiega Egli stesso, immediatamente dopo, dicendo: "Fate questo in memoria di me". Quelle Sue parole sono una delle tante immagini che Egli adoperava, come: "II sono la vera vite... io sono la porta...". Non è che Gesù intendesse trasformarsi materialmente in una porta, o in una vite, o nel pane e nel vino. I Giudei, al contrario, avevano interpretato materialmente le parole di Gesù (sbagliando), e dicevano: "Allora i Giudei si misero a discutere tra di loro: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?»" (Gv. 6:52). Perciò, Gesù, cerca di illuminarli: " È lo Spirito che dà la vita, la carne non giova a nulla; le parole che vi ho dette sono spirito e vita" (Gv. 6:53). S. Agostino (c. anno 400) pure diceva, parafrasando le parole di Gesù: "Comprendete in senso spirituale quello che vi dissi. Non mangerete questo corpo che vedete,. e non berrete questo sangue che sarà sparso da quelli che mi crocifiggeranno. Vi ho raccomandato un sacramento che vi darà la vita, se lo intendete spiritualmente e, quantunque sia necessario celebrarlo in modo visibile, bisogna tuttavia intenderlo spiritualmente" (Enarrationes in Psalmos, 8,9).


2. Una liturgia evangelica per la celebrazione della Santa Cena

INTRODUZIONE

« Tutto quello che il Padre mi dà, verrà a me; e colui che viene a me, io non lo respingerò; perché sono disceso dal cielo per fare la volontà di colui che mi ha mandato » (Giovanni  6: 37, 38).

ISTITUZIONE

Quando giunse l'ora, egli si mise a tavola, e gli apostoli con lui. Egli disse loro: «Ho vivamente desiderato di mangiare questa Pasqua con voi, prima di soffrire; poiché io vi dico che non la mangerò più, finché sia compiuta nel regno di Dio». E, preso un calice, rese grazie e disse: «Prendete questo e distribuitelo fra di voi; perché io vi dico che ormai non berrò più del frutto della vigna, finché sia venuto il regno di Dio». Poi prese del pane, rese grazie e lo ruppe, e lo diede loro dicendo: «Questo è il mio corpo che è dato per voi; fate questo in memoria di me». Allo stesso modo, dopo aver cenato, diede loro il calice dicendo: «Questo calice è il nuovo patto nel mio sangue, che è versato per voi (Luca 22:14-20).

PREGHIERA EUCARISTICA

Ti rendiamo grazie, Padre nostro, per il sangue che Gesù ha versato sulla croce in remissione dei nostri peccati  e per l'amore che ci hai rivelato per mezzo di Gesù tuo servo. A te la gloria nei secoli! Ti rendiamo grazie, Padre nostro, per la vita e per la conoscenza che a noi rivelasti per mezzo di Gesù tuo servo. A te la gloria nei secoli! Come questo pane spezzato era prima sparso qua e là su per i colli, e, raccolto, divenne una cosa sola, così si raccolga la tua chiesa dai confini della terra nel tuo regno; poiché tua è la gloria e la potenza, per Gesù Cristo, nei secoli dei secoli.            Amen.

Signore e Padre, ci accostiamo alla tua santa mensa rispondendo all'invito del Figlio tuo, dato per le nostre offese e risorto per la nostra giustificazione. Siamo consapevoli di non essere degni di raccogliere neppure le miche che cadono sotto questo tavolo, ma siamo altresì consapevoli della realtà della tua grazia infinita. Veniamo a te senza pretesa di una nostra giustizia, affinché tu ci rivesta di colui che è nostra giustizia e nostra santificazione. Accordaci, o Padre, la tua luce, affinché, partecipando a questo pane e a questo calice, possiamo discernere il corpo del nostro Signore e avere realmente comunione con lui. Vieni, Signore Gesù. Amen.

INVOCAZIONE DELLO SPIRITO SANTO

O Dio, benedici e santifica questa mensa; donaci il tuo santo Spirito, affinché col pane e col vino di questa santa cena possiamo ricevere il dono della tua presenza in noi. Amen.

CONSACRAZIONE DEL PANE E DEL CALICE

(rompendo il pane)

  1. Il pane che noi rompiamo é la comunione con il corpo del nostro Signore Gesù Cristo.

(elevando il calice)

  1. Il calice della benedizione per il quale rendiamo grazie é la comunione con il sangue del nostro Signore Gesù Cristo.
INVITO ALLA COMUNIONE

Beati coloro che saranno a tavola nel regno di Dio. Venite. Questa mensa é apparecchiata per tutti voi.

PREGHIERA

(Dopo la comunione)

Rendiamo grazie a te, Padre santo, per il tuo santo nome, che hai fatto abitare nei nostri cuori, e per la conoscenza, la fede e l'immortalità che rivelasti a noi per mezzo di Gesù tuo servitore. A te la gloria nei secoli! Tu, Signore onnipotente, creasti ogni cosa a gloria del tuo nome; donasti cibo e bevanda agli uomini per loro conforto, affinché essi ti rendessero grazie; ma a noi largisti un cibo e una bevanda spirituali e la vita eterna per mezzo del tuo servo. Ti ringraziamo perché sei potente. A te la gloria nei secoli! Ricordati, Signore, della tua chiesa, liberala dal male, rendila perfetta nel tuo amore; e, santificata, raccoglila insieme dai quattro venti nel tuo regno, che per lei preparasti. Poiché tua é la potenza e la gloria nei secoli. Venga la grazia e passi questo mondo. Amen.

oppure

A Gesù Cristo che ci ama e ci ha fatti essere un regno e sacerdoti all'Iddio e Padre suo, a lui siano la gloria e l'imperio nei secoli dei secoli. Amen.


/Note

[1] http://riforma.info/wiki/index.php?title=Cfv/cfv30

[2] http://riforma.info/wiki/index.php?title=Cfv1560/cfv1560-36

[3] Matteo 26:26-29; Marco 14:22-25; Luca 22:19,20; 1 Corinzi 11:23-25 .

[4] http://it.wikipedia.org/wiki/Pesach

[5]  "Poiché ogni volta che mangiate questo pane e bevete da questo calice, voi annunciate la morte del Signore, finché egli venga" (1 Corinzi 11:26).

[6]  1 Corinzi. 10:17; 11:26-28.

[7]  1 Corinzi 11:28-32.

[8] http://it.wikipedia.org/wiki/Transustanziazione

[9] http://it.wikipedia.org/wiki/Papa_Alessandro_III

[10] http://it.wikipedia.org/wiki/Carlo_il_Calvo

[11] http://it.wikipedia.org/wiki/Ratramno_di_Corbie

[12] http://it.wikipedia.org/wiki/Pascasio_Radberto

[13] http://it.wikipedia.org/wiki/Ilemorfismo

[14] http://it.wikipedia.org/wiki/Tabernacolo