Studi biblici/Matteo 28:16-20

Da Tempo di Riforma.

Il Grande Mandato

“(16) Quanto agli undici discepoli, essi andarono in Galilea sul monte che Gesù aveva loro designato. (17) E, vedutolo, l'adorarono; alcuni però dubitarono. (18) E Gesù, avvicinatosi, parlò loro, dicendo: «Ogni potere mi è stato dato in cielo e sulla terra. (19) Andate dunque e fate miei discepoli tutti i popoli battezzandoli nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, (20) insegnando loro a osservare tutte quante le cose che vi ho comandate. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, sino alla fine dell'età presente»" (Matteo 28:16-20).

Introduzione

Il “Grande Mandato” è uno dei testi delle Sacre Scritture maggiormente citati e predicati oggi nelle chiese che considerano l’evangelizzazione, la proclamazione pubblica dell’Evangelo di Gesù Cristo, loro indiscutibile e costante dovere. Dato che il Grande Mandato contiene l’Ordine di Marcia di Cristo per la Sua Chiesa, indubbiamente deve essere così.

Il problema è che al termine “Evangelo” non solo vengono attribuiti significati diversi e spesso discutibili, ma altrettanto discutibili sono i metodi con i quali si pratica quella che viene intesa come “evangelizzazione”. Nelle chiese evangeliche, inoltre, il mandato di evangelizzare viene spesso inteso in modo così riduttivo da venire ampiamente disattesa l’estensione del Grande Mandato di Cristo. Esso, infatti, non solo è inteso ad accompagnare le persone (individui) alla fede in Cristo, ma si tratta di “renderle discepoli”, vale a dire coinvolgerli con gli altri cristiani, in un progetto di vita che non riguarda solo la sfera personale, ma anche familiare e sociale, fino ad estendersi allo sviluppo militante di una cultura ed una civiltà cristiana a livello mondiale. Questo diventa chiaro quando si studia con attenzione il significato del “fare discepoli” contenuto nel Grande Mandato di Matteo 28:16-20, testo che ci prefiggiamo di esaminare quest’oggi nella sua permanente rilevanza per la chiesa cristiana ed il mondo.

L’autorità di Cristo

Esaminiamo prima di tutto il fondamento del Grande Mandato. Quando Gesù, su un monte della Galilea, dà istruzioni agli undici apostoli restanti sulla conquista spirituale dell’intero mondo (e non meno di questo), la prima cosa che fa è dichiarare quale sia il fondamento di questa missione. Gli imperativi del Grande Mandato sono tutti basati sul fatto che Gesù Cristo abbia ricevuto “ogni potere” (autorità). Il testo originale pone in grande enfasi questo conferimento. Il verbo è in posizione di preminenza: “Data a me è ogni autorità”.

Quando i cristiani leggono che Gesù ha ricevuto ogni potere, non è insolito che si chiedano: “Se Gesù Cristo è Dio, come potrebbe Egli aver ricevuto ogni potere? Non aveva già potere infinito?”. Quando trattiamo dell’umiliazione e dell’esaltazione del Cristo, bisogna tenere ben presente che stiamo parlando del Mediatore dal carattere sia divino che umano. L’eterno e onnipotente Figlio di Dio, infatti, in Gesù di Nazareth “si è umiliato”, ha messo temporaneamente da parte la Sua divina maestà, ha assunto una natura umana (corpo ed anima), è giunto in forma di servo, si è assoggettato a quanto la Legge esige come pure alla maledizione che implica (Galati 4:4).

Louis Berkhof scrive: “Sulla base del brano di Filippesi 2:7-8, si può affermare che l’elemento essenziale e centrale della condizione di umiliazione del Cristo si trovi nel fatto che Colui che era Signore di tutta la terra e supremo Legislatore, si sottopone alla Legge per adempiere gli obblighi federali (del Patto) e penali in favore del Suo popolo. Facendo questo, Egli era diventato legalmente responsabile dei nostri peccati e passibile della maledizione prevista dalla Legge [1].

Dopo che Gesù Cristo, il Mediatore e Capo federale del Suo popolo merita la vita eterna (ubbidendo perfettamente alla Legge, prendendo su di Sé la pena per la colpa del peccato alla croce), Egli riceve una conseguente esaltazione. Si può dire che la Sua esaltazione sia “premio” della Sua perfetta ubbidienza. È il “risultato giudiziario” del Suo stato di umiliazione [2]. A causa della Caduta di Adamo, l’eterno Figlio di Dio (al fine si salvare gli eletti) aveva bisogno d’assumere natura umana, pagarvi in quanto tale il prezzo del loro peccato, e meritare il premio come vero uomo, in quanto Secondo Adamo. È per questo motivo che le Scritture si riferiscono a Gesù, il Cristo con “primizia di quelli che sono morti” (1 Corinzi 15:20), “il primogenito fra molti fratelli” (Romani 8:29), “il primogenito dai morti” (Colossesi 1:18).. In quanto Mediatore, Gesù si è assicurato una ri-creazione giudiziale.

La risurrezione e l’esaltazione del Cristo è una dichiarazione giudiziaria da parte del Padre, della salvezza perfettamente realizzata dal Figlio. In quanto Dio, Gesù già aveva, (in maniera metafisica) ogni potere ed autorità, ma in quanto Mediatore divino-umano Egli riceve ogni potere ed autorità per compiere la Sua missione giudiziale di portare gli eletti alla gloria. In quanto Figlio pre-incarnato, Egli aveva creato il mondo, e in quanto Mediatore Egli crea la Chiesa (Colossesi 1:15-22). “Nel grande Mandato la dichiarazione del Cristo di avere ricevuto da Dio Padre “ogni potere in cielo e sulla terra” formalizza giudizialmente ciò che già era metafisicamente vero: la signoria di Dio su ogni cosa” [3].

Vi sono cinque cose che è necessario sapere al riguardo dell’autorità del Cristo:

(1) A Gesù Cristo è data ogni autorità da parte di Dio Padre. “Gesù disse queste cose; poi, alzati gli occhi al cielo, disse: «Padre, l'ora è venuta; glorifica tuo Figlio, affinché il Figlio glorifichi te, giacché gli hai dato autorità su ogni carne, perché egli dia vita eterna a tutti quelli che tu gli hai dati. Questa è la vita eterna: che conoscano te, il solo vero Dio, e colui che tu hai mandato, Gesù Cristo. Io ti ho glorificato sulla terra, avendo compiuto l'opera che tu mi hai data da fare. Ora, o Padre, glorificami tu presso di te della gloria che avevo presso di te prima che il mondo esistesse” (Giovanni 17:1-5). Prima che il mondo esistesse, il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo volontariamente si accordano al riguardo della salvezza degli eletti.

Dio Padre manda il Figlio nel mondo per salvare coloro che ha scelto affinché ricevano la grazia della salvezza. Il Figlio viene nel mondo per fare la volontà del Padre: Gesù Cristo vive una vita priva di peccato e muore una morte sacrificale in favore degli eletti. Lo Spirito Santo è mandato dal Padre e dal Figlio per applicare la redenzione al popolo di Dio.

“Nell’economia della redenzione vi è, in un certo qual senso, una divisione dei compiti: il Padre è l’originatore, il Figlio l’esecutore e lo Spirito Santo l’applicatore” [4]. Dopo aver compiuto con successo la Sua missione, Gesù viene esaltato dal Padre. Pietro dice: “Questo Gesù, Dio lo ha risuscitato; di ciò, noi tutti siamo testimoni ... Sappia dunque con certezza tutta la casa d'Israele che Dio ha costituito Signore e Cristo quel Gesù che voi avete crocifisso” (Atti 2:32,36); “...trovato esteriormente come un uomo, umiliò se stesso, facendosi ubbidiente fino alla morte, e alla morte di croce. Perciò Dio lo ha sovranamente innalzato e gli ha dato il nome che è al di sopra di ogni nome” (Filippesi 2:8-9).

(2) Gesù riceve la Sua autorità come premio della Sua ubbidienza redentrice. Gesù viene per fare la volontà del Padre: “Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?” (Luca 2:49 ND); “Ecco, vengo (nel rotolo del libro è scritto di me) per fare, o Dio, la tua volontà” (Ebrei 10:7). Gesù dice ai Suoi discepoli: “Il mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato, e compiere l'opera sua” (Giovanni 4:34). Al termine della Sua vita terrena Egli dice così: “Io ti ho glorificato sulla terra, avendo compiuto l'opera che tu mi hai data da fare” (Giovanni 17:4). Poco prima di morire in croce, Gesù grida: “È compiuto” (Giovanni 19:30).

Gesù “si guadagna” la glorificazione adempiendo perfettamente la Sua missione redentrice. Questa missione era duplice. In quanto Secondo Adamo Egli doveva adempiere il Patto d’Opere vivendo l’intera Sua vita in perfetta ubbidienza alla Legge di Dio. Egli doveva poi soffrire e morire come sacrificio cruento per il Suo popolo (gli eletti). Gesù viene per “adempiere … ogni giustizia” (Matteo 3:15). Egli era l’immacolato “agnello di Dio che toglie il peccato dal mondo” (Giovanni 1:29). Gesù viene “per mettere fine al peccato, per espiare l'iniquità e stabilire una giustizia eterna” (Daniele 9:24); “Dopo aver offerto un unico sacrificio per i peccati, e per sempre, si è seduto alla destra di Dio” (Ebrei 10:12).

La vita priva di peccato del Figlio di Dio e l’aver versato il Suo prezioso sangue: ecco che cosa ha reso possibile ed una realtà il Grande Mandato. Il potere (l’autorità) universale di Cristo ed il Grande Mandato che scaturisce la quell’autorità sono fondati sulla vittoria di Cristo sulla croce. “Vi era ogni ragione per la quale Egli dovesse essere glorificato. Dopo avere sopportato la croce, Egli era pienamente qualificato per accedere alla ‘gioia che Gli era posta dinnanzi’. Egli ha avuto ‘...la sua parte fra i grandi, ed egli dividerà il bottino con i potenti, perché ha versato la sua vita fino a morire ed è stato annoverato fra i malfattori; egli ha portato il peccato di molti e ha interceduto per i trasgressori’ (Isaia 53:12 ND) [5].

(3) Gesù ha ricevuto autorità quando è risorto dai morti. Gesù ha ricevuto autorità quand’è risorto dai morti. Il verbo “mi è stato dato” nell’originale indica che in un momento determinato del passato il Cristo ha ricevuto autorità. Dato che il Grande Mandato è stato dato agli apostoli prima dell’Ascensione, logicamente il punto del tempo in cui ogni autorità era durante o immediatamente dopo la Risurrezione. Paolo scrive: “...dichiarato Figlio di Dio con potenza secondo lo Spirito di santità mediante la risurrezione dai morti; cioè Gesù Cristo, nostro Signore” (Romani 1:4). La Risurrezione del Cristo è stata il punto di svolta del Suo ministero e di tutta la storia umana. Quando Gesù giaceva morto nella tomba Egli ancora era nella condizione di umiliazione, ma il momento in cui risorge Egli entra nella Sua esaltazione e ricompensa.

Il profeta Daniele in visione aveva visto l’ascensione del Cristo e la Sua intronizzazione accanto al Padre: “Io guardavo, nelle visioni notturne, ed ecco venire sulle nuvole del cielo uno simile a un figlio d'uomo; egli giunse fino al vegliardo e fu fatto avvicinare a lui; gli furono dati dominio, gloria e regno, perché le genti di ogni popolo, nazione e lingua lo servissero. Il suo dominio è un dominio eterno che non passerà, e il suo regno è un regno che non sarà distrutto” (Daniele 7:13-19). Sebbene che questo brano riguardi l’Ascensione piuttosto che la Risurrezione come il tempo in cui il Cristo riceve ogni autorità, di fatto non c’è conflitto fra Matteo 28:18 e Daniele 7:13-14. La Bibbia considera la Risurrezione, l’Ascensione e l’Intronizzazione come aspetti diversi dell’esaltazione, Gesù riceve ogni autorità alla Risurrezione, ma la cerimonia di incoronazione non ha luogo se non fino all’Ascensione. L’Ascensione e l’Intronizzazione sono garantire nel momento in cui il Cristo esce dalla tomba.

(4) L’autorità ricevuta da Gesù è onnicomprensiva per natura e portata. Il termine greco exousia, tradotto “potere” o “autorità” denota una potenza attiva, la piena capacità di fare ciò che più ritiene opportuno [6]. Questo vuol dire che il desiderio di Cristo sarà realizzato e che il Suo comando deve essere eseguito. La portata dell’autorità di Cristo è indicata dalla frase “in cielo e sulla terra”.

A Gesù è stato dato dominio cosmico universale non solo sull’universo fisico e tutto ciò che è in esso, ma anche su tutto ciò che è spirituale: gli spiriti di coloro che sono morti e tutte le schiere celesti (angeli e demoni). “..la risurrezione di Gesù Cristo, che, asceso al cielo, sta alla destra di Dio, dove angeli, principati e potenze gli sono sottoposti” (1 Pietro 3:21-22). “Il capo di ogni uomo è Cristo” (1 Corinzi 11:3); “voi avete tutto pienamente in lui, che è il capo di ogni principato e di ogni potenza” (Colossesi 2:10).

Prima della Risurrezione, Gesù, come Mediatore divino-umano, non aveva “ogni” autorità. Certo, è vero che prima della Risurrezione, quando Gesù era sulla terra, vento e mare ubbidivano ad ogni Sua parola, i demoni si sottomettevano ai Suoi comandi, Egli guariva ogni sorta di malattie e persino faceva risorgere i morti. È stato però soltanto dopo aver terminato la Sua opera di Redenzione e risorgendo vittorioso dai morti che Gesù ottiene il diritto ed il fondamento per entrare nel Santuario celeste e fare arditamente intercessione per il Suo popolo. La vittoria del Cristo sulla morte Gli assicura vittoria per i Suoi eletti.

Gesù emerge dalla tomba con le chiavi della morte e del mondo dei morti: “Non temere, io sono il primo e l'ultimo, e il vivente. Ero morto, ma ecco sono vivo per i secoli dei secoli, e tengo le chiavi della morte e dell'Ades” (Apocalisse 1:17-18). Con la Sua morte Gesù schiaccia la testa del Serpente (Genesi 3:15), Egli “entra nella casa dell’uomo forte, lo lega e gli saccheggia la casa” (Matteo 12:28-29). L’autore della lettera agli Ebrei insegna che Gesù è venuto per “distruggere, con la sua morte, colui che aveva il potere sulla morte, cioè il diavolo” (Ebrei 2:14). Quando Gesù istruisce i Suoi discepoli al riguardo della Sua crocifissione, Egli dice: “Ora avviene il giudizio di questo mondo; ora sarà cacciato fuori il principe di questo mondo; e io, quando sarò innalzato dalla terra, attirerò tutti a me” (Giovanni 12:31-32). In Apocalisse 20 Satana viene legato tanto da non poter più ingannare le nazioni (Apocalisse 20:2-3). Questo “legare” avviene alla Sua prima venuta alla Risurrezione e non, come alcuni suppongono, alla Sua seconda venuta.

La morte e vittoriosa Risurrezione di Cristo lo mettono in grado di conquistare spiritualmente ogni nazione: “Colui che persiste nel commettere il peccato proviene dal diavolo, perché il diavolo pecca fin da principio. Per questo è stato manifestato il Figlio di Dio: per distruggere le opere del diavolo” (1 Giovanni 3:8). In quanto Dio Gesù aveva il potere di creare mondi, ma per conquistare un mondo di tenebre ed iniquità, per riscattare un popolo colpevole di aver infranto la Legge di Dio, Gesù doveva pagare il prezzo supremo, doveva morire di una morte che avrebbe riconciliato gli eletti con Dio.

Dopo aver compiuto tutto questo Gesù risorge dai morti con l’autorità giudiziale di riconquistare il mondo intero. Gli eletti di ogni nazione saranno salvati. Solo dopo la Risurrezione Gesù riceve dominio sull’intera terra, quel dominio che Adamo si era pregiudicato con il suo peccato.

(5) L’autorità di Gesù Cristo è la base o fondamento del comando che dà ai Suoi discepoli nei versetti 19 e 20. Prima della Risurrezione Gesù aveva detto ai Suoi discepoli: “Non andate tra i pagani e non entrate in nessuna città dei Samaritani, ma andate piuttosto verso le pecore perdute della casa d'Israele” (Matteo 10:5-6). Dopo la Risurrezione agli apostoli viene ordinato: “Andate dunque e fate miei discepoli tutti i popoli battezzandoli nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo”.

La parola quindi indica che coloro che vanno e che fanno discepoli di tutte le nazioni, lo fanno sulla base dell’autorità mediatrice data al Messia. Coloro che vanno devono promuovere ubbidienza a quella autorità. Proprio perché Gesù aveva ubbidito al Padre e conseguito salvezza per gente di tutto il mondo (vale a dire per gente di ogni lingua, tribù e nazione), Egli riceve ogni autorità dal Padre. Proprio perché a Cristo è stata data autorità universale, agli apostoli viene comandato di andare e fare discepoli d’ogni nazione. Gesù, dopo aver vinto la guerra, riceve ogni autorità dal Padre. Egli, poi, delega quell’autorità alla Chiesa. Le Chiesa deve comandare ad ogni nazione di “baciare il Figlio”, sottomettersi al Re dei re ed al Signore dei signori, “Poiché bisogna ch'egli regni finché abbia messo tutti i suoi nemici sotto i suoi piedi” (1 Corinzi 15:25).

Il fatto che gli ordini di marcia della Chiesa per la conquista del mondo sono basati su Cristo al quale è stata data ogni autorità in cielo e sulla terra, dovrebbe infondere nella Chiesa grande coraggio ed ottimismo: forse che esiste qualcosa o qualcuno che abbia più potere ed autorità che Gesù Cristo? I cristiani dovrebbero marciare decisi verso la battaglia consapevoli che Cristo ha assicurato loro la vittoria e che la Sua onnipotenza non può essere frustrata. Il pessimismo e il disfattismo che viene insegnato oggi in così tante chiese è totalmente alieno dall’insegnamento biblico. Sebbene vi siano stati nella storia periodi in cui i cristiani hanno sofferto la persecuzione ed arretramenti, state sicuri che Colui che cavalca su un cavallo bianco sconfiggerà ogni opposizione.

Il “dunque” del Grande Mandato indica quello che altrimenti sarebbe di fatto impossibile ora diventa gloriosamente possibile, anzi, una realtà certa [7].

Evitare un errore interpretativo comune

Prima di considerare come i cristiani debbano fare discepoli delle nazioni, è necessario notare la struttura grammaticale di questo brano per evitare equivoci oggi abbastanza comuni. Si sentono dei predicatori che, nell'esporre il Grande Mandato rilevano come il verbo tradotto con "andate" sia, nell'originale, un participio che dovrebbe essere tradotto "andando" o "essendo andati". Il punto del sermone diventa così: "Mentre andate, fate discepoli. Mentre siete al lavoro o a fare la spesa o in vacanza, fate discepoli". Certo dobbiamo cogliere ogni opportunità per conquistare anime a Cristo. Il participio, però, qui dovrebbe essere tradotto come un imperativo.

Il Grande Mandato ha tre participi: andando, insegnando, e battezzando. Non si tratta on greco di tre verbi, ma di tre aggettivi verbali. Questi tre verbi dipendono grammaticalmente dal verbo principale: "fate discepoli", che è un imperativo, o comando. I tre participi (andando, battezzando, ed insegnando) si devono tradurre come imperativi, perché ricevono il loro senso dal verbo da cui dipendono.

Il modo, la maniera di fare discepoli è andando, battezzando ed insegnando. Questo è esattamente che cosa facevano gli apostoli e gli evangelisti nella prima generazione della Chiesa. In solo una generazione si erano stabilite chiese per tutto l'Impero romano ed oltre: “Quanto sono belli i piedi di quelli che annunciano buone notizie! ... la loro voce è andata per tutta la terra e le loro parole fino agli estremi confini del mondo” (Romani 10:15, 18; cf. Atti. 17:6; Romani. 1:8; Col. 1:5, 6, 23). Cristo si aspetta che il Suo popolo, legato a Lui da un patto, “vada”, sia cioè militante nella promozione della vera fede [8]..

Che cos’è un discepolo?

Dato che Gesù ha dato istruzioni ai Suoi apostoli di “fare discepoli”, bisogna definire che cosa si intenda per “discepolo”. Nel greco antico questo termine veniva usato per descrivere uno studente o apprendista di un uomo saggio. I discepoli erano persone che aspiravano a conoscere e ad avere sapienza. Nelle scuole filosofiche greche, discepolo era una persona che si sottometteva ad un valente maestro. Questo processo di discepolato implicava uno stretto rapporto con il filosofo e dipendenza da Lui.

Il Nuovo Testamento definisce un discepolo come una persona che ripone la sua fiducia in Gesù Cristo e poi apprende ad impostare l’intera sua vita secondo il Suo insegnamento, avvalendosi dei mezzi della grazia.

In quanto Gesù ha delegato autorità a servitori ordinati che insegnano quanto Lui ha insegnato, fa parte dell’essere discepoli associarsi ad una chiesa cristiana che ne sia coerente, sottomettendosi ai suoi legittimi responsabili. La Scrittura afferma: “Ubbidite ai vostri conduttori e sottomettetevi a loro, perché essi vegliano per le vostre anime come chi deve renderne conto, affinché facciano questo con gioia e non sospirando; perché ciò non vi sarebbe di alcuna utilità” (Ebrei 13:17).

Va da sé che i cristiani debbano sottomettersi a tali conduttori solo quando questi ultimi insegnano ciò che Cristo ha comandato così com’è espresso dal Nuovo Testamento. Per questo è necessario fare come quelli di Berea: "Or questi erano di sentimenti più nobili di quelli di Tessalonica, perché ricevettero la Parola con ogni premura, esaminando ogni giorno le Scritture per vedere se le cose stavano così" (Atti 17:11). Quando i conduttori di una comunità cristiana insegnano cose evidentemente in contraddizione con l’espressa Parola di Dio, è necessario allontanarsi da tale chiesa.

Un discepolo di Gesù Cristo sottomette ogni area della sua vita al Re. Nessun’area della vita è esclusa dalla Sua autorità, “Mettete in pratica la parola e non ascoltatela soltanto, illudendo voi stessi” (Giacomo 1:22).

Perché “tutte le nazioni”?

Gesù avrebbe potuto istruire gli apostoli a fare discepoli tutti gli individui (“tutti gli uomini”), ma dice: “fate miei discepoli tutti i popoli”. Questo è significativo. Il termine “popoli” o “nazioni” nell’originale (ethnos) significa una moltitudine di individui della stessa natura, razza o nazione. Indica un vasto gruppo di persone che spesso parlano la stessa lingua ed hanno la stessa cultura. L’uso antico, biblico e moderno del termine è sostanzialmente lo stesso: moltitudini di persone che si distinguono da altri gruppo in vario modo come lingua, usanza, retaggio, cultura, collocazione geografica, ecc. Paolo dice: “Egli ha tratto da uno solo tutte le nazioni degli uomini perché abitino su tutta la faccia della terra, avendo determinato le epoche loro assegnate, e i confini della loro abitazione” (Atti 17:26). Giovanni scrive: “Dopo queste cose guardai e vidi una folla immensa che nessuno poteva contare, proveniente da tutte le nazioni, tribù, popoli e lingue, che stava in piedi davanti al trono e davanti all'Agnello, vestiti di bianche vesti e con delle palme in mano” (Apocalisse 7:9). Il significato della scelta fatta dal Cristo del termine “popoli” o “nazioni”, e non tanto “individui” o “uomini” è che il fine del Grande Mandato non è solo pochi individui qui e là da rendere Suoi discepoli, ma alla fin fine, interi popolo devono essere portati in soggezione a Gesù Cristo. Il compito della Chiesa non sarà esaurito fintanto che istituzioni, culture e governi civili siano sottomessi al Re dei re.

Questo compito deve essere realizzato con mezzi spirituali, non fisici. Individui e famiglie devono essere evangelizzati e portati nella Chiesa per apprendere tutto ciò che Cristo ha comandato. Tutti i cristiani, a loro volta, devono applicare la Parola di Dio ad ogni area della vita. Come il sale penetra e preserva la carne, la Parola di Dio necessariamente trasforma ogni aspetto della società. Risultato finale non potrà che essere una società cristiana. L’idea che la Bibbia sia un libro da usarsi solo nella sfera privata (individui, famiglie, chiese) per uso devozionale, e che la terra, le culture e i governi civili si pongano in qualche modo al di fuori dall’autorità onnicomprensiva di Cristo, è un riduzionismo completamente non scritturale.

Al fine di comprendere la natura onnicomprensiva del Grande Mandato, bisogna considerare il rapporto del Grande Mandato con il Mandato culturale”, il “Mandato di dominio” dato ad Adamo. Quando Dio crea Adamo ed Eva nel giardino dell’Eden, “Dio disse loro: 'Siate fecondi e moltiplicatevi; riempite la terra, rendetevela soggetta, dominate sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo e sopra ogni animale che si muove sulla terra'” (Genesi 1:28).

Lo scopo inteso da Dio per l’uomo prima della Caduta era quello di sviluppare una cultura globale in armonia con Dio, una cultura che onorasse e glorificasse Dio. Tutte le attività e le imprese umane dovevano essere fatte nel modo stabilito da Dio e per Dio. Tutto ciò che la cultura umana accumula nel tempo (musica, arte, scienza, medicina, architettura, economia, infrastrutture ecc.) dovevano essere fatte in ubbidienza a Dio riflettendo amore verso Dio e l’uomo. Se Adamo avesse ubbidito al Patto d’opere ed i suoi discendenti avessero adempiuto il Mandato di dominio, risultato sarebbe stato una civiltà globale che ama Dio e Gli ubbidisce.

Questa era la volontà precettiva di Dio per l’umanità. Il peccato umano, però, l’aver fatto ciò che era stato proibito, avrebbe reso necessario un Salvatore. Dio, nella Sua grazia e misericordia istituisce così il Patto di Grazia. Il piano originale per una cultura completamente in armonia con Dio non è stato accantonato [9]. A motivo del peccato, però, questo piano poteva solo realizzarsi attraverso Gesù Cristo, il Secondo Adamo. La Risurrezione del Cristo è il nuovo inizio, il fondamento della rigenerazione del mondo. La vittoria totale che Gesù ha conseguito sulla croce deve essere progressivamente portata ad incidere su tutti i popoli. Il Suo “ogni potere” su “tutti i popoli” esige che noi predichiamo i Suoi diritti regali su tutte le creature umane le loro istituzioni, culture, società e nazioni.

La salvezza di moltitudini di individui deve necessariamente condurre alla fine alla cristianizzazione culturale sotto l’autorità di Cristo, per la Sua gloria, mediante la Sua Provvidenza, in conformità con i propositi creazionali di Dio. Questo ordinamento globale era designato ad avere su di esso l’uomo alla gloria di Dio. Ecco perché all’inizio stesso della storia umana l’uomo non caduto era una creatura culturale [10].

Andate!

Dopo aver detto agli apostoli di aver ricevuto ogni potere (o autorità), Gesù ordina loro di andare e di rendere Suoi discepoli tutti i popoli. Prima di partire, però, essi dovevano prima attendere che il Cristo glorificato ed asceso conferisse potenza ala Chiesa facendo scendere su di essa lo Spirito Santo. “Eppure, io vi dico la verità: è utile per voi che io me ne vada; perché, se non me ne vado, non verrà a voi il Consolatore; ma se me ne vado, io ve lo manderò” (Giovanni 16:7); “Ma riceverete potenza quando lo Spirito Santo verrà su di voi, e mi sarete testimoni in Gerusalemme, e in tutta la Giudea e Samaria, e fino all'estremità della terra” (Atti 1:8). A Pentecoste, la Chiesa (che è il candelabro di Dio - Zaccaria 4:2-6; Apocalisse 1:12,13,20) riceve un’effusione di olio (lo Spirito Santo) e, come risultato, lingue come di fuoco appaiono sul capo dei discepoli. Chiave del successo del Grande Mandato è la potenza dello Spirito Santo: “Non per potenza, né per forza, ma per lo Spirito mio", dice il SIGNORE degli eserciti” (Zaccaria 4:6). La conversione dei proseliti ebrei da tre diversi continenti il giorno di Pentecoste, è segno della vittoria finale dell’Evangelo su tutte le nazioni.

Per comprendere il comando “Andate” è necessario considerare una questione: A chi si applica questo comando? Si applica forse indiscriminatamente a tutti i cristiani? Si applicava solo agli undici Apostoli? Si applica solo ai ministri ordinati dell’Evangelo? La risposta moderna che generalmente oggi viene data a questa domanda, generalmente parlando, è che questo comando si applichi a tutti i cristiani senza eccezione. Si interpreta così di solito il Grande Mandato come un comando rivolto a tutti i cristiani di andare a rendere testimonianza della loro fede presso i loro vicini.

Questa interpretazione si fonda si diverse argomentazioni. Una di esse è che gli apostoli erano su quel monte come rappresentanti della Chiesa nel suo insieme. Ne consegue che il comando si applichi ad ogni cristiano d’ogni tempo e paese. Un’altra argomentazione è che Cristo ha dato questo comando non solo agli Apostoli, ma ai 500 fratelli menzionati da Paolo in 1 Corinzi 15:6. Coloro che credono esservi stati presenti questi 500, fondano la loro argomentazione sulla frase: “alcuni, però, dubitarono” e sull’idea che il monte fosse il posto migliore dove potessero riunirsi 500 persone. Una tale argomentazione è poco di più che un’ipotesi ragionata. Non c’è modo di sapere se in quel luogo vi fossero presenti 500 persone. Il racconto dice: “Quanto agli undici discepoli, essi andarono in Galilea sul monte che Gesù aveva loro designato” (Matteo 28:16).

La migliore argomentazione è basata su Atti 8:1,4 “Tutti furono dispersi per le regioni della Giudea e della Samaria, salvo gli apostoli (...) Ora quelli che erano dispersi se ne andarono di luogo in luogo, portando il lieto messaggio della Parola”. È stato scritto: “Non possiamo mancare di notare che, per quanto si metta in rilievo e si onori l’autorità, questo non è considerata l’unica cosa necessaria. Alla morte di Stefano, i cristiani di Gerusalemme vengono tutti dispersi eccetto gli apostoli, e laici come sono, essi predicano la Parola dovunque vadano senza averne licenza o mandato diverso da quello che sorge dall’amore per Cristo e dallo zelo nel Suo servizio (8:1-4)” [11]. Discuteremo quanto quest’argomentazione regga quando considereremo l’interpretazione riformata classica del Grande Mandato.

L’interpretazione del Grande Mandato sostenuta praticamente da tutti i commentatori riformati e presbiteriani dal XVI fino al XIX secolo (quella che oggi è respinta, dimenticata ed ignorata) è che il comando “Andate” sia dato specificatamente agli Apostoli e che continui nel tempo solo attraverso un ministero ordinato. David Dickson (1647) scrive:

“Cristo ha istituito un ministero di insegnanti e governanti della Sua Chiesa affinché continuasse dalla Sua Risurrezione fino alla fine del mondo, perché Egli dice: ‘Andate adunque, ed ammaestrate tutti i popoli; battezzandoli nel nome del Padre, e del Figliuolo, e dello Spirito Santo; insegnando loro di osservare tutte le cose che io vi ho comandate. Or ecco, io son con voi in ogni tempo, infino alla fin del mondo’. La comunità rispettivamente di ministri e governanti della Chiesa comporta la responsabilità di andare fra tutte le nazioni della terra per raccoglierne discepoli a Cristo. La comunità dei credenti, o il corpo dei discepoli battezzati e sottoposti al Patto, non sono soggetti a questa autorità del raccogliere in chiesa, amministrare la dottrina, i sacramenti, la disciplina ed altre ordinanze pubbliche, se non la comunità dei ministri, insegnanti e governanti - com’è distinta dal corpo dei discepoli, che vengono istruiti e governati; perché è detto: Andate, miei ministri, fate discepoli, battezzateli ed insegnate loro. I ministri dell’Evangelo, rispettivamente gli anziani che insegnano e governano, sono i veri successori degli Apostoli nel dispensare la dottrina, i sacramenti e la disciplina stabilita da Cristo, perché esse sono nominati nella stessa patente (dottrina autorevole) con gli Apostoli, e oggetto della parola di Cristo che dice: ‘ io son con voi in ogni tempo, infino alla fin del mondo’ [12].

Matthew Henry scrive:

“Il mandato che Egli affida a coloro che manda: ‘Andate, dunque’. Questo mandato è dato: (1) In primo luogo agli Apostoli, i primi ministri di stato nel Regno di Dio, gli architetti che pongono le fondamenta della Chiesa. Ora, coloro che avevano seguito Cristo nella Rigenerazione, vengono fatti sedere su troni (Luca 22:30). (2) È dato ai loro successori, i ministri dell’Evangelo, il cui compito è quello di trasmettere l’Evangelo da nazione a nazione fino alla fine del mondo attuale e non meno necessario. La promessa dell’Antico Testamento di un ministero dell’Evangelo è fatta ad una successione (Isaia 59:21) e questo deve comprendersi così, altrimenti in che modo potrebbe forse Cristo essere con loro sempre fino al compimento del mondo? Cristo, alla Sua Ascensione, non solo ha dato Apostoli e Profeti, ma anche Pastori ed Insegnanti (Efesini 4:11)” [13].

Sebbene la Bibbia insegni che tutti i cristiani hanno il dovere di essere sale e luce nell’ambito della cultura loro circostante (Matteo 5:13-16) e che tutti i cristiani dovrebbero rendere testimonianza della loro fede ai loro vicini (ad es. Giovanni 4:28, 29, 39; Atti 18:26), l’interpretazione che afferma come il Grande Mandato sia dato agli Apostoli ed ai predicatori ed insegnanti ordinati fino alla fine dei tempi, è preferibile per un certo numero di ragioni.

(1) In primo luogo, la Bibbia insegna che l’ufficio degli Apostoli era di carattere unico e fondante per la crescita della prima generazione della Chiesa. Matteo, Marco ed Atti, tutti insegnano che il Grande Mandato è dato agli undici apostoli. “Quanto agli undici discepoli, essi andarono in Galilea sul monte che Gesù aveva loro designato” (Matteo 28:16); “Poi apparve agli undici mentre erano a tavola e li rimproverò della loro incredulità e durezza di cuore, perché non avevano creduto a quelli che l'avevano visto risuscitato. E disse loro: «Andate per tutto il mondo, predicate il vangelo a ogni creatura” (Marco 16:14-15); “Nel mio primo libro, o Teofilo, ho parlato di tutto quello che Gesù cominciò a fare e a insegnare, fino al giorno che fu elevato in cielo, dopo aver dato mediante lo Spirito Santo delle istruzioni agli apostoli che aveva scelti” (Atti 1:1-2; cfr. 1:8).

Gli Apostoli dovevano avere un ruolo speciale da interpretare nella diffusione dell’Evangelo attraverso l’impero romano: “Ma il Signore gli disse: «Va', perché egli è uno strumento che ho scelto per portare il mio nome davanti ai popoli, ai re, e ai figli d'Israele” (Atti 9:15). Paolo è il rappresentante personale di Gesù per il mondo dei Gentili: “Paolo, servo di Cristo Gesù, chiamato a essere apostolo, messo a parte per il vangelo di Dio” (Romani 1:1); “Guai a me, se non evangelizzo! Se lo faccio volenterosamente, ne ho ricompensa; ma se non lo faccio volenterosamente è sempre un'amministrazione che mi è affidata” (1 Corinzi 9:16-17).

(2) In secondo luogo, la Bibbia insegna che coloro che predicano l’Evangelo devono essere mandati: “Ora, come invocheranno colui nel quale non hanno creduto? E come crederanno in colui del quale non hanno sentito parlare? E come potranno sentirne parlare, se non c'è chi lo annunci? E come annunceranno se non sono mandati? Com'è scritto: «Quanto sono belli i piedi di quelli che annunciano buone notizie!»” (Romani 10:14-15). Murray scrive: “Nell’ultima proposizione del versetto 14, l’Apostolo pensa all’istituzione che è il mezzo ordinario e più efficace di propagare l’Evangelo, vale a dire la predicazione ufficiale della Parola da parte di coloro che ne sono stati incaricati. Il versetto 15 riflette sulla necessità del mandato di Dio a coloro che svolgono quest’ufficio” [15].

I singoli cristiani non hanno bisogno di uno speciale mandato per testimoniare della loro fede ai loro vicini, ma predicatori o ministri hanno bisogno di uno speciale mandato di andare a predicare l’Evangelo. Gli Apostoli erano stati inviati da Cristo stesso. Gli evangelisti e gli anziani sono inviati dalla Chiesa. “Nella chiesa che era ad Antiochia c'erano profeti e dottori: Barnaba, Simeone detto Niger, Lucio di Cirene, Manaem, amico d'infanzia di Erode il tetrarca, e Saulo. Mentre celebravano il culto del Signore e digiunavano, lo Spirito Santo disse: «Mettetemi da parte Barnaba e Saulo per l'opera alla quale li ho chiamati». Allora, dopo aver digiunato, pregato e imposto loro le mani, li lasciarono partire. Essi dunque, mandati dallo Spirito Santo, scesero a Seleucia, e di là salparono verso Cipro” (Atti 13:1-4). Lo Spirito Santo ha scelto due anziani ordinat al ministero dell’insegnamento per diventare missionari e poi la Chiesa ha imposto loro le mani e li ha inviati. È ovvio come non ogni cristiano sia ordinato ed inviato a predicare l’Evangelo.

(3) In terzo luogo, ogni esempio di predicazione nel libro di Atti è fatta da uomini ordinati, Il libro di atti è la registrazione da parte di Dio di che cosa significa “andare”. È prevalentemente un libro di azione. La storia (l’indicativo) spiega il comando di Cristo di andare (l’imperativo).

Vi è l’esempio della predicazione e dei miracoli operati dagli apostoli Pietro e Paolo. In quanto apostoli, Pietro e Paolo erano stati chiamati, addestrati, consacrati ed inviati direttamente da Cristo (cfr. Atti 9:5-6,15; 1 Corinzi 9:1,17-18; Galati 1:12,15-18). Tutti gli esempi dati da Atti di predicazione dell’Evangelo da persone che non erano apostoli, riguardano uomini ordinati che erano evangelisti. Il primo esempio è quello di Stefano (Atti 6:8-7:53), che era stato ordinato diacono (Atti 6:6). Stefano era un grande operatore di miracoli: “Stefano, pieno di grazia e di potenza, faceva grandi prodigi e segni tra il popolo” (Atti 6:8). Questo solo fatto distingue Stefano dalla maggior parte degli altri cristiani. Il dono dell’insegnamento e di operare miracoli era limitato da Dio a solo alcuni credenti (cfr. 1 Corinzi 12:29). Un altro esempio che si incontra è quello di Filippo (Atti 8), che prima era stato ordinato diacono e poi era diventato un evangelista. Lenski scrive: “Dobbiamo associare la predicazione di Filippo con la sua potenza d’operare miracoli. Questi doni di Dio l’avevano reso ciò che sarebbe stato chiamato ‘evangelista’, un predicatore missionario. Egli quindi era più che un cristiano ordinario che diffondeva l’Evangelo come parte della vocazione cristiana generale; eppure lui e la sua opera rimaneva sottoposta all’autorità degli Apostoli e della comunità madre di Gerusalemme (v. 14), cosicché lui agiva con la loro approvazione come loro agente” [16]. Vi è anche l’esempio di Sila (chiamato pure Silvano) che aveva accompagnato Paolo durante il suo secondo viaggio missionario (cfr. Atti 15:40 ss). Sila si identificava come anziano (“uomo autorevole fra i fratelli”), apostolo o missionario (1 Tessalonicesi 2:6) e profeta (Atti 15:32). Egli era attivamente impegnato in un ministero ufficiale di insegnamento e di predicazione (Cfr. Atti 15:32; 1 Tessalonicesi 2:2; 2 Corinzi 1:19). Un’altro “collaboratore” (Romani 16:21) di Paolo era Timoteo. Timoteo era un insegnante (2 Timoteo 2:2,15), un predicatore (2 Timoteo 4:2) e ministro della Chiesa (1 Timoteo 4:6). Egli era un insegnante ordinato al quale erano affidati compiti di responsabilità (1 Timoteo 6:20; 2 Timoteo 1:14).

Un altro esempio ancora è quello di Barnaba, profeta ed insegnante (Atti 13:1), al quale era stato affidata dalla chiesa opera missionaria e per questo era stato inviato (Atti 13:2-4). Ci si riferisce quindi a lui come apostolo e missionario (Atti 14:14).. Il cugino di Barnaba era Giovanni Marco (cfr. Colossesi 4:10) che pure era evangelista. Aveva servito con Paolo durante il suo primo viaggio missionario, con Barnaba a Cipro e scrive pure il vangelo di Marco. Se si esaminano gli evangelisti menzionati nel Nuovo Testamento, appare come essi fossero stati scelti fra persone che gà erano state ordinate come diaconi od anziani. Sebbene vi fosse una sovrapposizione di funzioni nell’ufficio di insegnante (ad es. Paolo si riferisce a Timoteo come evangelista e sovrintendente (2 Timoteo 4:5), Pietro apostolo fa riferimento a lui come un anziano di pari grado (1 Pietro 5:1) ecc.

Paolo enumera gli evangelisti come ufficio distinto in Efesini 4:11-12 “È lui che ha dato alcuni come apostoli, altri come profeti, altri come evangelisti, altri come pastori e dottori, per il perfezionamento dei santi in vista dell'opera del ministero e dell'edificazione del corpo di Cristo”. Un evangelista è in primo luogo qualcuno che è stato inviato a predicare l’Evangelo in nuove aree, che poi (insieme agli apostoli e altre chiese stabilite) opera per organizzare nuove comunità in quelle aree specifiche. Una volta poi che le nuove comunità hanno regolari pastori ed anziani (cfr. Tito 1:5), l’evangelista si trasferisce in nuovi territori. L’evangelista era un servitore ordinato, perché il suo compito implicava molto più che testimoniare. Riguardava l’insegnamento dell’intero consiglio di Dio o tutto ciò che Cristo ha comandato. Essi erano addetti al “perfezionamento dei santi in vista dell'opera del ministero e dell'edificazione del corpo di Cristo” (Efesini 4:12).

(4) In quarto luogo, adempiere al Grande Mandato implica l’amministrazione dei sacramenti (il Battesimo e la Cena del Signore). La Bibbia insegna come solo ministri legalmente ordinati possano amministrare i sacramenti. I ministri sono pastori incaricati di pascere il gregge di Dio (Geremia 3:35; Efesini 4:11; Atti 20:28; 1 Pietro 5:2). Parte di questo compito è l’amministrazione della Cena del Signore, il che è un mezzo della Grazia. Questa verità è sostenuta da Efesini 4:11-13 che enumera gli uffici dati per l’istruzione e il perfezionamento dei santi. “L’amministrazione dei sacramenti non è forse il perfezionamento dei santi, dell’opera del ministero, dell’edificazione del corpo di Cristo?” [17]. Solo alcuni sono incaricati ad un tale compito. Inoltre, solo i ministri della Parola sono considerati “amministratori dei pensieri di Dio” (1 Corinzi 4:1)., “e non c’è null’altro che maggiormente appartenga all’amministrazione ecclesiastica che la dispensazione dei sacramenti” [18]. Gillespie scrive: “Abbiamo esempi chiari e convincenti nel Nuovo Testamento, che i sacramenti erano amministrati da ministri pubblici, chiamati e consacrati ad essi, come il battesimo di Giovanni (Giovanni 1:33 ‘mi ha mandato a battezzare’) e frequentemente quello degli Apostoli, nel racconto di Atti. La Santa Cena, amministrata da Cristo stesso (il cui esempio in queste cose imitabili siamo tenuti a seguire … e dall’apostolo Paolo (Atti 20:7-11). Lo “spezzare il pane” è congiunto con la dottrina degli apostoli e la comunione fraterna (Atti 2:4).

È così che un ministro legittimo può in fede amministrare, e coloro che la ricevono la ricevono da lui in fede, i sacramenti, avendo evidenze scritturali per così fare, ma non c’è alcun mandato da parte di Cristo a coloro che non sono ufficiali della chiesa di amministrare i sacramenti, né vi è alcun chiaro esempio nel Nuovo Testamento di amministrazione di un sacramento da parte di una qualsiasi persona che possa essere provata non avere un ministero ordinato legalmente. Quindi, tali persone non possono, in fede, amministrare, né altre in fede, ricevere da esse o il Battesimo o la Cena del Signore” [19].

Tutte le evidenze enumerate qui sopra che il Grande Mandato si riferisca primariamente a servitori ordinati, sono di solito respinte sulla base di Atti 8:1,4 “Vi fu in quel tempo una grande persecuzione contro la chiesa che era in Gerusalemme. Tutti furono dispersi per le regioni della Giudea e della Samaria, salvo gli apostoli. Allora quelli che erano dispersi se ne andarono di luogo in luogo, portando il lieto messaggio della Parola”. Questa sezione della Scrittura non contraddice l’interpretazione che dice che il Grande Mandato è stato dato a predicatori legittimamente chiamati e ordinati. Dopo che Luca fa l’affermazione generale che “...quelli che erano dispersi se ne andarono di luogo in luogo, portando il lieto messaggio della Parola”, con l’esempio dell’evangelista Filippo ci dice come la Parola si era diffusa. “Quelli che erano dispersi” del versetto 4 ovviamente non significa ogni credente senza eccezione (ad es. bambini, malati, persone di tarda età, ecc.).

Alcuni sostengono che la parola tradotta con “predicare” (euaggelizomenoi) nel versetto 4, non si riferisca alla proclamazione pubblica, ma all’evangelizzazione personale. Alexander scrive: “Come lui dice che tutti (eccetto i Dodici) fossero stati dispersi, egli ora dice che tutti coloro che erano stati dispersi predicavano la Parola. Alcuni vorrebbero dedurne che ad essere stati espulsi fossero solo i predicatori, ma è molto più naturale comprendere il versetto come riferentesi non alla predicazione nel senso tecnico e formale, ma a quella gioiosa e spontanea diffusione della verità che è permessa e richiesta a tutti i credenti, sia laici che del clero, ordinati o non ordinati” [20]. Anche se questa interpretazione fosse vera, essa non contraddirebbe la concezione protestante classica del Grande Mandato.

Tutti riconoscono che i cristiani hanno l’obbligo di testimoniare ai loro vicini. Quando discute la predicazione di Filippo l’evangelista, Luca fa uso del termine kerysso che significa la proclamazione pubblica dell’Evangelo. Per quanto tutti i cristiani dovrebbero spiegare la Buona Notizia di chi è Cristo e di ciò che Egli ha compiuto ai loro amici e conoscenti, solo predicatori ordinati dell’Evangelo possono predicare pubblicamente la Parola ed amministrare i sacramenti. La ragione per la quale oggi tanto si equivoca su questa questione è che molti confondono il compito dell’evangelizzazione con il compito più comprensivo di fare discepoli i popoli. Fare discepoli i popoli implica lo stabilimento di chiese, i sacramenti, un ministero di predicazione stabilito, la disciplina ecclesiastica e così via. Per quanto tutti i credenti dovrebbero evangelizzare, solo alcuni sono chiamati a recarsi all’estero per stabilire delle chiese.

Battezzate

Al fine di rendere discepoli di Cristo tutti i popoli bisogna andare. La seconda cosa necessaria è battezzare. Perché battezzare è posto prima dell’insegnare? Perché in circostanze normali la maggior parte dell’insegnamento avviene dopo il Battesimo. Questo punto è vero non solo per i bambini delle famiglie di credenti che vengono con il Battesimo inclusi nel Patto, ma anche degli adulti convertiti. La conoscenza di cui ha bisogno un adulto per essere salvato è piccola. Una volta però che una persona è convertita a Cristo, è l’intera Bibbia che deve essere appresa ed applicata alla vita. L’ordine di battezzare seguito da insegnare è messo in rilievo nel libro degli Atti: “Quelli che accettarono la sua parola furono battezzati; e in quel giorno furono aggiunte a loro circa tremila persone. Ed erano perseveranti nell'ascoltare l'insegnamento degli apostoli e nella comunione fraterna, nel rompere il pane e nelle preghiere” (Atti 2:41-42).

Sono molte le ragioni per le quali il Battesimo è importante per il discepolato.

(1) In primo luogo, il Battesimo significa la rigenerazione di una persona da parte dello Spirito Santo. È con questo atto sovrano di Dio che i cuori vengono sottomessi. Il cuore di pietra viene sostituito da un cuore di carne. Coloro che non vogliono sono resi volenterosi e coloro che non sono capaci vengono messi in grado di fare. La conquista da parte di Cristo della terra comincia dal cuore delle persone. Nessuno mai crederebbe in Cristo e diventerebbe Suo discepolo senza la Nuova Nascita.

(2) In secondo luogo, il Battesimo significa l’unione del credente con Cristo nella Sua morte e risurrezione. Tutte le grazie salvifiche fluiscono dalla morte di Cristo che riconcilia con Dio.

(3) In terzo luogo, il Battesimo significa la purificazione dal peccato.

(4) In quarto luogo, nel Battesimo il nuovo credente riconosce pubblicamente la sua sottomissione alla proprietà ed autorità di Cristo. Il credente sincero che giunge ad essere battezzato si è ravveduto dai suoi peccati. Ha deposto le armi della sua guerra contro Dio ed è stato sottomesso al governo del Re del re e del Signore dei Signori. Egli “proclama di avere rotto con il mondo e di essere stato portato alla comunione con il Dio Triino, al quale intende consacrare la sua vita” [21]. Molti convertiti a Cristo che giungono da culture pagare, hanno testimoniato di essere per questo stati ripudiati dalla propria famiglia ed amici solo dopo essersi sottoposti al Battesimo cristiano.

(5) In quinto luogo, il Battesimo, in circostanze normali, è richiesto come requisito per diventare membri di chiesa. Diventare membri di una chiesa che insegna la vera Fede riformata (cioè il Cristianesimo biblico) è assolutamente essenziale per la propria crescita spirituale. Il discepolato non può essere separato dal governo della chiesa, dagli ufficiali, leggi e disciplina che Cristo ha istituito per il Suo corpo.

Lo spirito anti-istituzionale comune nel nostro tempo è un riflesso dell’odio del mondo per l’autorità di Cristo. La devozione personale e il governo di sé stessi sono importanti fattori nella santificazione. Essi, però, sono solo parte della vita cristiana. Dio è pure zelante per il Culto pubblico, i Sacramenti, la Disciplina di chiesa e la Comunione fraterna. “Ubbidite ai vostri conduttori e sottomettetevi a loro, perché essi vegliano per le vostre anime come chi deve renderne conto, affinché facciano questo con gioia e non sospirando; perché ciò non vi sarebbe di alcuna utilità” (Ebrei 13:17).

(6) In sesto luogo, il Battesimo è nel Nome del Dio trino (Padre, Figlio e Spirito Santo). Il Battesimo significa che l’unione con Cristo porta i credenti in un rapporto vitale con le tre Persone della Santa Trinità. Quando una persona crede e viene giustificata è adottata nella famiglia di Dio. Dio è Padre (abba). I credenti sono coeredi di Cristo. Lo Spirito Santo dimora nei credenti e li mette in grado sempre di più a spogliarsi del comportamento peccaminoso ed a rivestirsi di giustizia. La Chiesa è il Corpo di Cristo, la Sua Sposa. Dickson scrive: “Vi sono tre Persone nell’Essenza di Dio che sono distinte l’una dall’altra nell’ordine si sussistenza ed operazione, il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo. Queste tre sono un solo DIO, indiviso quanto ad essenza ed operazioni, uguale ed uno quanto ad autorità e potere; il loro nome ed il loro esercizio di autorità è uno, perché è detto: Battezzandoli, non nei nomi, ma nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo” [22].

Il fatto che il discepolato inizia con il Battesimo, ci insegna che la Chiesa è l’istituzione primaria di Dio per il discepolato e la crescita spirituale. Cristo ha dato il potere dell’insegnare pubblicamente, del battezzare, dell’amministrare la Cena del Signore, del governare e del disciplinare, ad ufficiali di chiesa legittimamente chiamati ed ordinati. Se bisogna battezzare le persone, predicare ad esse e sottoporle a disciplina, è necessario che siano membro di una chiesa locale.

I ministeri para-ecclesiastici non hanno l’autorità di predicare pubblicamente, battezzare, amministrare la Cema del Signore e la disciplina di Chiesa. Non è forse vero che le organizzazioni para-ecclesiastiche fanno molte cose buone per la società? Sì, spesso. Esse, però, non sono fondate sulla Scrittura, ma sul pragmatismo. Storicamente è vero che le organizzazioni para-ecclesiastiche hanno indebolito la Chiesa. Spesso successi a breve termine sono seguiti da problemi a lungo termine (ad es. falso ecumenismo, eresie, innovazioni nel culto, mancanza di rispetto per la Chiesa e gli ufficiali della Chiesa, discutibili stratagemmi evangelistici, psicologia popolare, ecc.). Se la

Chiesa non è fedele alla sua vocazione, allora la soluzione non può che essere il ravvedimento ed il risveglio, non lo stabilimento di istituzioni parallele rivali. La responsabilità di rendere tutti i popoli discepoli di Cristo spetta alla Chiesa ed a nessun altro. Insegnate La terza cosa necessaria per rendere tutti i popoli discepoli di Cristo è quella di insegnare loro ad osservare tutte le cose che Cristo ha comandate. Nel libro dell’Apocalisse, Gesù è descritto mentre cavalca un cavallo bianco procedendo a conquistare la terra intera (19:11-14). In che modo Cristo rende soggette le nazioni? Forse che Egli fa uso di mezzi fisici come pallottole, bombe e missili? No, “Dalla bocca gli usciva una spada affilata per colpire le nazioni” (19:15). Gesù sottomette le nazioni attraverso la potenza del Suo Spirito ed attraverso la predicazione e l’insegnamento della Parola. La “spada affilata” è la Parola di Dio - la Bibbia (cfr. Efesini 6:17; Ebrei 4:12; Apocalisse 1:16). Noi rendiamo i popoli discepoli di Cristo “insegnando loro la verità com’è rivelata nella Bibbia e cercando la potenza dello Spirito Santo per rendere efficace il nostro insegnamento in coloro che cerchiamo di istruire nelle cose di Dio” [23].

Tutto ciò che possiamo conoscere (da questo lato del cielo) al riguardo di Dio, del Cristo, della Legge, della Salvezza, della Chiesa, della nostra condizione, e via dicendo, è rivelata nella Bibbia: “Ogni Scrittura è ispirata da Dio e utile a insegnare, a riprendere, a correggere, a educare alla giustizia, perché l'uomo di Dio sia completo e ben preparato per ogni opera buona” (2 Timoteo 3:16-17). Uno studio del libro di Atti rivela come gli apostoli prendessero molto seriamente il comando di Gesù ad insegnare, perché essi erano completamente consacrati a diffondere la dottrina di Cristo: “Ed erano perseveranti nell'ascoltare l'insegnamento degli apostoli e nella comunione fraterna, nel rompere il pane e nelle preghiere” (Atti 2:42); “Non vi abbiamo forse espressamente vietato di insegnare nel nome di costui? Ed ecco, avete riempito Gerusalemme della vostra dottrina, e volete far ricadere su di noi il sangue di quell'uomo” (Atti 5:28); “E ogni giorno, nel tempio e per le case, non cessavano di insegnare e di portare il lieto messaggio che Gesù è il Cristo” (Atti 5:42). Paolo trasmetteva lo stesso tipo di consacrazione al suo compagno Timoteo quando gli scrive: “predica la parola, insisti in ogni occasione favorevole e sfavorevole, convinci, rimprovera, esorta con ogni tipo di insegnamento e pazienza” (2 Timoteo 4:2).

È molto importante che la chiesa insegni tutto ciò che Cristo ha comandato. Questo “tutto” dell’insegnamento di Cristo include non soltanto ciò che Egli ha insegnato nel Suo ministero pubblico, ma anche l’intera Parola di Dio - la Bibbia. Gesù insegnava l’ispirazione e l’autorità dell’Antico Testamento. Egli insegnava una concezione storica e letterale dei primi capitoli della Genesi (ad es. Matteo 19:4-6). Cristo accettava come reale il diluvio universale che era avvenuto ai tempi di Noè (cfr. Matteo 24:37-39). Egli pure insegnava la validità permanente della Legge morale dell’Antico testamento (Matteo 5:17-20). Il nostro Signore dice agli Apostoli che sarebbe venuto lo Spirito santo e che li avrebbe guidati in ogni verità, garantendo così l’ispirazione divina del Nuovo Testamento (Giovanni 16:13).

Quando la Chiesa non insegna tutto ciò che Cristo ha comandato, il risultato non può che essere disastroso per la Chiesa e la società. La maggior parte delle principali denominazioni protestanti ha abbandonato la Parola di Dio durante gli anni 20 e 30 del XX secolo. L’effetto ne è stato lo sviluppo di denominazioni mondanizzate ed apostate ed una cultura in declino. Il vuoto lasciato dalla corruzione della maggior parte del Protestantesimo è stato riempito dall’ateismo, dall’umanesimo secolare, dall’occultismo, dal misticismo New Age, da uno sfacciato edonismo e così via. Con l’abbandono della Bibbia si è sviluppato un abbandono sempre più grande della legalità. La teologia modernista ha favorito lo statalismo.

Le chiese fondamentaliste ed evangelicali che hanno adottato dottrine dispensazionaliste, hanno pure fallito nell’insegnare tutto ciò che Cristo ha comandato. Esse insegnano che la maggior parte dell’Antico Testamento sarebbe irrilevante per il cristiano, che Dio non ha fornito un modello della ricostruzione della società. Mancando di insegnare “l’intero consiglio di Dio”, il Fondamentalismo ha inconsapevolmente consegnato la nostra cultura, istituzioni, tribunali e così via ai modernisti umanisti secolari ed agli atei.

Insegnando una versione riduzionista del Grande Mandato, gli evangelicali sono sensibilmente scivolati verso l’esistenzialismo cristiano. L’obiettivo non è la cristianizzazione di intere nazioni, ma l’edificazione di ghetti esperienziali. “Fatti salvare e vieni in chiesa tutte le domeniche ed avrai meravigliose esperienze”. La moderna chiesa evangelica, nell’area della scienza e della cultura non conduce, ma segue. È Hollywood ed un crudo intrattenimento, barzellette e psicologia elementare ciò che modella oggi gran parte il culto delle chiese evangeliche. Si mette in evidenza la salvezza individuale ma si predica il falso vangelo dell’Arminianesimo (vale a dire che l’uomo ha il potere di veto e sovranità su Dio). Una volta che una persona “fa una decisione” per Cristo, le vien detto di non sprecare il tempo a cambiare la società, ma di aspettare l’imminente “rapimento”. La moderna chiesa evangelica è impotente, ha perduto il suo sapore,

Gesù non ha insegnato o raccomandato di ritirarsi in una forma pietistica di Cristianesimo. Gesù ha insegnato una dottrina che trasforma le culture e le nazioni in modo dinamico e militante. La Chiesa deve andare in ogni nazione e predicare l’Evangelo. Le chiese devono essere stabilite con i propri governanti e la predicazione de “l’intero consiglio di Dio”. Allorché un numero sempre maggiore di persone nella società vengono salvate, battezzate ed istruite ad applicare la Parola di Dio alla loro vita personale, famiglia, affari, governo civile, istruzione, economia ecc. la società ne risulterà trasformata. La Chiesa deve continuare ad andare, a battezzare ed a insegnare fintanto che ogni istituzione terrena ed ogni nazione non sarà sottomessa a Cristo. Obiettivo del Grande Mandato è che ciascuna nazione esplicitamente riconosca la Signoria di Cristo nelle loro costituzioni, leggi e tribunali, e che ciascuna nazione si leghi in un patto con Cristo.

Il Grande Mamcato non solo condanna le chiese che non predicano “l’intero consiglio di Dio” o “tutti ciò che Cristo ha comandato”, ma anche implicitamente riprende tutti i credenti che fanno delle aggiunte a ciò che Cristo ha comandato. Chiese che istruiscono i loro membri a celebrare feste extra-bibliche o un calendario liturgico, o che dicano ai credenti di cantare nel culto pubblico inni non ispirati, sta insegnando cose non comandate da Cristo. Allo stesso modo, denominazioni che proibiscono il consumo anche moderato di bevande alcooliche, o proibiscano di mangiare carne in certi giorni, aggiungono regole umane alla Legge di Cristo. L’apostolo Paolo ci ammonisce contro questi legalismi privi di senso. Egli dice che regole fatte dall’uomo non contribuiscono alla nostra santificazione. “Se siete morti con Cristo agli elementi del mondo, perché, come se viveste nel mondo, vi lasciate imporre dei precetti, quali: «Non toccare, non assaggiare, non maneggiare» (tutte cose destinate a scomparire con l'uso), secondo i comandamenti e le dottrine degli uomini? Quelle cose hanno, è vero, una parvenza di sapienza per quel tanto che è in esse di culto volontario, di umiltà e di austerità nel trattare il corpo, ma non hanno alcun valore; servono solo a soddisfare la carne” (Colossesi 2:20-23).

Il Grande Mandato restringe il compito della chiesa all’insegnare solo ciò che Cristo ha comandato - nulla di più e nulla di meno. In questo modo noi veniamo liberati dalle dottrine e dai comandamenti degli uomini.

L’incoraggiamento di Cristo

Dopo aver comandato agli apostoli di fare Suoi discepoli tutti i popoli, Gesù li incoraggia con questa promessa: “Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, sino alla fine dell'età presente” (Matteo 28:20). Quel “Ed ecco” traduce un’espressione ebraica che potrebbe essere parafrasata con: “Fate attenzione a quel che vi dico, rammentate, che io sono con voi”. Gesù richiama quindi la nostra attenzione a qualcosa della massima importanza che non ci dovrebbe ma sfuggire: una precisa promessa del Salvatore.

Quando Israele stava per impegnarsi nella missione che Dio aveva loro affidato, la conquista della Terra promessa, Giosuè parla della speciale promessa di Dio: “Non te l'ho io comandato? Sii forte e coraggioso; non ti spaventare e non ti sgomentare, perché il SIGNORE, il tuo Dio, sarà con te dovunque andrai” (Giosuè 1:9). Dopodiché Israele va e sconfigge con la spada sette nazioni pagane. Gli Apostoli, i loro collaboratori e coloro che succedono a loro nel tempo attraverseranno la storia conquistando mediante la Parola e lo Spirito. Sia l’antico Israele che la Chiesa del Signore Gesù dipendono dalla speciale presenza di Dio per poter avere coraggio, successo e la vittoria finale. Paolo dice: “...quindi colui che pianta e colui che annaffia non sono nulla: Dio fa crescere” (1 Corinzi 3:7). Gesù dice agli Apostoli che la Sua parteza dalla terra (all’Ascensione) va solo a loro vantaggio: “Eppure, io vi dico la verità: è utile per voi che io me ne vada; perché, se non me ne vado, non verrà a voi il Consolatore; ma se me ne vado, io ve lo manderò. Quando sarà venuto, convincerà il mondo quanto al peccato, alla giustizia e al giudizio” (Giovanni 16:7-8).

Immediatamente dopo la Sua ascensione, il Cristo dice ai Suoi discepoli: “Riceverete potenza quando lo Spirito Santo verrà su di voi, e mi sarete testimoni in Gerusalemme, e in tutta la Giudea e Samaria, e fino all'estremità della terra” (Atti 1:8). La presenza spirituale del Cristo (il Battesimo dello Spirito Santo) era pià importante per il compito del Grande Mandato che la stessa Sua presenza fisica. Dopo essere asceso al cielo e essersi seduto alla destra della Potenza, Gesù fa scendere sulla Chiesa lo Spirito Santo. Questo battesimo dà agli Apostoli ed agli evangelisti potenza e coraggio nel compito di evangelizzare i popoli. Quegli stessi uomini che erano fuggiti terrorizzati all’arresto ed al processo di Gesù, dopo Pentecoste sono visti predicare con stupefacente coraggio, ardimento e fervore, anche durante circostanze estremamente pericolose. Non dovremmo pure noi procedere nella nostra missione con coraggio ed ardimento? Dovremmo sempre rammentarci che il Signore della gloria risorto ed onnipotente è nostro compagno ed alleato sempre presente. Gesù che ha: “occhi come fiamma di fuoco” (Apocalisse 1:14), “cammina in mezzo ai sette candelabri d’oro” (Apocalisse 2:1). “È così che il Signore pattuglia il terreno ed è sempre sul posto ogni volta che è necessario. La Sua presenza spirituale non è localizzabile, ma co-estensiva nella Chiesa” [25]. Gentry scrive: “I credenti sono stati adeguatamente equipaggiati per il compito di evangelizzare il mondo e queòl trasformare la cultura che consegue all’opera evangelistica. Al cristiano è garantita la presenza costante del Signore della gloria risorto attraverso le operazioni spirituali dello Spirito Santo che dimora nella Chiesa. E’ Sua la “potenza dall’alto” che il Cristo concede (Luca 24:49). Il cristiano non dovrebbe leggere i giornali e temere che l’umanismo secolare gli rovini, anzi, gli pregiudichi tutto ciò che intende fare, perché l’umanesimo secolare, in tutte le sue manifestazioni non è che un idolo destinato ad essere abbattuto” [26].

Gesù dice: “ io sono con voi tutti i giorni”. Gesù non lascia nemmeno un singolo giorno senza la certezza del Suo aiuto. Il Cristo non solo in ogni momento di ogni giorno con il Suo popolo, ma pure “fino alla fine dell’età presente”, “fino al compimento dei tempi”, “fino alla certa realizzazione di tutti i propositi di Dio nella storia”, “fino alla completa realizzazione di tutti i compiti che ci sono stati affidati”. Il Signore della gloria sarà con la Sua chiesa fino alla fine, vale a dire sempre, perché la fine è il Suo trionfo. Questo prova che il Grande Mandato si applica alla Chiesa fino al Ritorno di Gesù. La promessa del nostro Signore non solo è il maggiore incoraggiamento che potremmo mai avere, ma è anche la garanzia della nostra vittoria. I cristiani non dovrebbero mai essere pessimisti al riguardo del successo dell’Evangelo nel mondo. Se qualcuno avrebbe avuto ragione di essere pessimista, non sarebbero stati forse i primi discepoli del Cristo? Erano perseguitati, lapidati, imprigionati, torturati, fatti a pezzi dalla spada, decapitati, dati ai leoni come cibo, crocifissi, arrostiti vivi, bastonati ed odiati da tutti. Molti padri e madri avevano dovuto assistere alla tortura e all’uccisione dei loro figli. Nonostante tutto questo, la chiesa primitiva è rimasta attiva, ardita e militante, predicando Cristo crocifisso e stabilendo chiese attraverso tutto l’impero. Essi con costruivano ...campi da tennis e di pallavolo, oppure dei ritiri spirituali, aspettando il momento del rapimento, ma avrebbero sconfitto l’Impero romano con la spada dello Spirito: “Non per potenza, né per forza, ma per lo Spirito mio", dice il SIGNORE degli eserciti” (Zaccaria 4:6), “Perciò, fratelli miei carissimi, state saldi, incrollabili, sempre abbondanti nell'opera del Signore, sapendo che la vostra fatica non è vana nel Signore” (1 Corinzi 15:58).

I cristiani non dovrebbero cercare speranza ed incoraggiamento leggendo le notizie dei quotidiani o guardando i notiziari alla televisione per vedere se vi siano per caso delle buone notizie per loro, ma devono guardare solo a Cristo. Dei cristiani che predichino un disfattismo pessimista per la chiesa, semplicemente dimostrano mancanza di fede nella chiara promessa di Cristo. Essi non sono diversi dagli esploratori israeliti che avevano fatto un disperante rapporto a Mosè: “Ma gli uomini che vi erano andati con lui, dissero: «Noi non siamo capaci di salire contro questo popolo, perché è più forte di noi». E screditarono presso i figli d'Israele il paese che avevano esplorato, dicendo: «Il paese che abbiamo attraversato per esplorarlo è un paese che divora i suoi abitanti; tutta la gente che vi abbiamo vista, è gente di alta statura” (Numeri 13:31-32). Siamo noi in grado di trionfare spiritualmente sul mondo intero? No, se ci limitassimo alle nostre forze, numeri e risorse no (Luca 5:4-11; Giovanni 15:5). Il Cristo, però, che è onnipotente e che possiede ogni autorità in cielo e sulla terra, è in grado di farlo. Gesù è a capo del Suo esercito. La Chiesa cavalca su cavalli bianchi dietro al Re (Apocalisse 19:14).

Note

  • [1] L. Berkhof, Systematic Theology (Grand Rapids, MI: Eerdmans, 1939), .332.
  • [2] Ibid. p. 345.
  • [3] Kenneth L. Gentry, Jr., The Greatness of the Great Commission (Tyler, TX: Institute for Christian Economics, 1990), p. 42.
  • [4] L. Berkhof, Systematic Theology, p. 266.
  • [5] A. W. Pink, Exposition of the Gospel John (Grand Rapids, MI: Zondervan, 1975 [1945]), part 3, p. 104.
  • [6] R. C. H. Lenski, The Interpretation of St. Matthew’s Gospel (Minneapolis, MN: Augsburg, 1961 [1943]), p. 1171
  • [7] Ibid., p. 1172.
  • [8] Kenneth L. Gentry, Jr., The Greatness of the Great Commission, p. 47.
  • [9] Molti evangelici respingono l'idea che il Mandato di dominio sia ancora in vigore. Vi sono però testi biblici che chiaramente indicano come il Mandato culturale pre-Caduta non è mai stato annullato. Il Mandato è riaffermato da Dio dopo la Caduta (ad es. Genesi 9:2; Salmo 8:6-8; Ebrei 2:6-8).
  • [10] Kenneth Gentry, Jr., The Greatness of the Great Commission, p. 58.
  • [11] Thomas Walker, Acts of the Apostles (Grand Rapids, MI: Kregel, 1984 [1910]), p. 20.
  • [12] David Dickson, A Brief Exposition of the Evangel of Jesus Christ According to Matthew (Carlisle, PA: The Banner of Truth Trust, 1981 [1647]), pp. 414-415.
  • [13] Matthew Henry, Commentary on the Whole Bible (McLean, VA: MacDonald, n.d.), 5:446.
  • [14] Simon J. Kistemaker, Acts (Grand Rapids, MI: Baker, 1990), p. 341.
  • [15] John Murray, The Epistle to the Romans (Grand Rapids, MI: Eerdmans, 1968 [59, 65]), Part 2, pp. 58-59.
  • [16] R. C. H. Lenski, The Acts of the Apostles (Minneapolis, MN: Augsburg, 1961 [1934]), p. 315.
  • [17] George Gillespie, A Treatise of Miscellany Question in Works (Edmonton, AB: Still Waters Revival Books, 1991 [1846, 1640]), 2:37.
  • [18] Ibid.
  • [19] Ibid., 2:38.
  • [20] J. A. Alexander Acts of the Apostles ( Carlisle, PA: The Banner of Truth Trust, 1980 [1857]), p 319.
  • [21] William Hendriksen The Gospel of Matthew (Grand Rapids, MI: Baker, 1973), p. 1001.
  • [22] David Dickson, Matthew, pp. 415-416.
  • [23] C. H. Spurgeon, The Gospel of Matthew (Grand Rapids, MI: Revell, 1987), p. 416.
  • [24] R. C. H. Lenski, The Interpretation of St. Matthew’s Gospel (Minneapolis, MN: Augsburg 1961 [1943]), p. 1180.
  • [25] Alfred Plummer, An Exegetical Commentary on the Gospel of Matthew (Grand Rapids, MI: Baker, 1982 [1915]), p. 436.
  • [26] Kenneth L. Gentry, Jr., The Greatness of the Great Commission, p. 96.
  • [27] Charles Hodge, Ephesians (Carlisle, PA: The Banner of Truth Trust, 1964 [1856]), p. 161.