Studi biblici/Giovanni 9:39

Da Tempo di Riforma.

Venuto per mettere in crisi?

Sintesi
Com’è sempre avvenuto nel corso della storia di questi ultimi 2000 anni, i proponenti delle più diverse filosofie, concezioni del mondo e politiche vorrebbero tirare Gesù (e con lui i cristiani) dalla loro parte, “dimostrando” come Egli sia come loro ed appoggi le loro idee e progetti. Gesù, così, viene “addomesticato” fino a crearne un’immagine falsa. Il vero Gesù, quello a cui il Nuovo Testamento rende testimonianza e proclama, non si lascia, però, certo addomesticare e continua a sfidare, provocare e mettere in crisi chiunque con affermazioni ed azione paradossali ed apparentenente contraddittorie. È il caso del testo biblico di oggi dove vediamo Gesù che apre gli occhi ad un uomo che era stato cieco dalla nascita e che poi lo riconosce come il Messia ed il Salvatore, e che si trova in contrapposizione a coloro che ritenevano di poter vedere e capire chi era Gesù, ma che non vedevano e non capivano nulla. Il testo parla di Gesù che è venuto per giudicare il mondo, ma anche non per giudicare. In che senso? Leggiamo il capitolo 9 di Giovanni.

Le ambizioni del mondo moderno

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Uno degli slogan favoriti del nostro tempo è “Non giudicare”, nel senso di “accetta e rispetta le scelte altrui”, il loro “stile di vita”, le loro idee. Il presupposto sul quale si afferma questo principio è che tutto sarebbe relativo, che non esisterebbero criteri di valutazione morale assoluti, che “quello va bene ed è giusto per te” può essere diverso da quello che è vero, va bene ed è giusto per altri e “lo devi accettare”.

Si propone così un idilliaco “regno della tolleranza” e della “libertà” che pare essere l’obiettivo dei moderni progettisti e costruttori della “nuova società”, del “nuovo mondo”. In questo “nuovo mondo” di “tolleranza” dove il “giudicare” sarà bandito, non avranno naturalmente spazio le “vecchie” religioni “assolutistiche” come il Cristianesimo, che, nella migliore delle ipotesi, dovranno essere “rivedute e corrette” se in quel mondo vorranno abitare.

È quello che sta già avvenendo fra i cristiani “liberali” e “progressisti” dove si sta cambiando radicalmente l’approccio tradizionale alle Sacre Scritture e dove la stessa figura di Gesù viene modellata secondo queste “nuove idee”, cosa che viene fatta passare come la scoperta del “vero” ed “autentico” Gesù. Nessuno sforzo e strategia viene risparmiato oggi per persuadere i cristiani ad accogliere queste “nuove prospettive”. Che tutto questo ingeneri contraddizioni ed incoerenze poco sembra importare, “è la via del progresso” - dicono. Non si tratta di un fenomeno nuovo: nel corso della storia di questi ultimi 2000 anni, ogni ideologia, filosofia ed eresia che pretendeva di imporsi in questo mondo, ha plasmato la propria immagine di Gesù, facendo credere che Egli sia o sarebbe stato dalla loro parte. Il vero Gesù, però, quello al quale il Nuovo Testamento rende testimonianza e che proclama, non tace e continua a contraddire, a metterle in crisi, a sfidare coloro che, con la loro supponenza, si ritengo “illuminati”, mentre in realtà sono ciechi e causano solo danni.

Il Testo biblico

Nel capitolo 9 del vangelo secondo Giovanni, Gesù si scontra con coloro che, nel Suo tempo, si ritenevano illuminati, depositari della sapienza e del buon ordine, ma che solo si rivelano ciechi ed ostinati nei loro radicati pregiudizi. Un uomo viene guarito dalla sua cecità fisica e nemmeno di fronte alle evidenze di un’effettiva guarigione essi intendono piegarsi di fronte a Gesù ed a ciò che effettivamente Egli e potrebbe essere, per loro e per il mondo inteso.

L’episodio culmina con un’affermazione di Gesù, una delle più tipiche espressioni del Suo “parlare duro” e scioccante. Egli dice:

“Io sono venuto in questo mondo per fare un giudizio, affinché quelli che non vedono vedano, e quelli che vedono diventino ciechi»” (Giovanni 9:39).

Gesù spiega qui una delle ragioni per cui era venuto: quella di mettere il mondo di fronte a un giudizio. Espressione piuttosto dura ed inaspettata. Sembra che Gesù dica di essere venuto con l'espressa intenzione di condannare il mondo! E' questo il motivo per cui Egli è venuto, per essere un giudice che esprime una sentenza di condanna?

Certamente ne converrete con me che tutto questo in qualche modo "non torna", "suona male", per quello che di Gesù abbiamo udito, ma soprattutto rispetto ad altri brani della Scrittura che sembrano affermare l'esatto contrario. La Scrittura, però, non contiene contraddizioni, se talvolta sembra così, è solo perché siamo noi a non comprendere rettamente. In effetti è vero, nello stesso vangelo di Giovanni, Gesù afferma: "Dio infatti non ha mandato il proprio Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma affinché il mondo sia salvato per mezzo di lui" (Giovanni 3:17).

Questo "ci suona meglio, non è vero? Gesù non è venuto per condannare, ma per salvare. Il problema però rimane: com'è possibile conciliare queste due espressioni di Gesù? In Giovanni 9 Gesù parla di Sé come di un giudice che emette una sentenza di condanna, ma in Giovanni 3 Egli dice di non essere venuto per giudicare il mondo....

Non per giudicare

Da un certo punto di vista è assolutamente vero: Gesù non è venuto per “giudicare”. Egli, infatti, in questo mondo, non assume la posizione di un giudice che, sullo scranno del suo tribunale, esamina la vita delle persone che sono fatte comparire di fronte a lui, per valutare se siano degne oppure no del favore e delle benedizioni di Dio in vista della loro assoluzione oppure della loro condanna, per poi emettere la sua sentenza. Egli dice, infatti, "Se uno ode le mie parole e non le osserva, io non lo giudico; perché io non sono venuto a giudicare [o “condannare”] il mondo, ma a salvare il mondo" (Giovanni 12:47). Se Gesù fosse venuto per fare una valutazione sulla nostra vita, noi potremmo facilmente giustificarci. Lui, però non vuole sentirci dire quanto bravi siamo, o quanto giustificati siamo nell’essere ciò che siamo. Egli non è venuto per valutarci e giudicarci perché tutte le creature umane di fatto sono già state giudicate colpevoli e sono state condannate. Noi tutti siamo già sottoposti a quella che la Bibbia chiama “ira di Dio” a causa dei nostri peccati. Infatti: "Non c'è nessun giusto, neppure uno. Non c'è nessuno che capisca, non c'è nessuno che cerchi Dio. Tutti si sono sviati, tutti quanti si sono corrotti. Non c'è nessuno che pratichi la bontà, no, neppure uno (...). Non c'è timor di Dio davanti ai loro occhi. Or noi sappiamo che tutto quel che la legge dice, lo dice a quelli che sono sotto la legge, affinché sia chiusa ogni bocca e tutto il mondo sia riconosciuto colpevole di fronte a Dio" (Romani 3:10-19). Noi tutti siamo, senza esclusione, una “vil razza dannata”. In questo contesto, la finalità, lo scopo della venuta di Gesù Cristo in questo mondo, e oggi dell’annuncio dell’Evangelo, è quella di chiamare a Sé quei peccatori ai quali Dio ha concesso la grazia della salvezza.

La venuta di Gesù e l’annuncio dell’Evangelo, inevitabilmente, però, si risolve in un giudizio nel senso di una separazione, una “partizione”, di una “discriminazione”, perché molti, di fronte al Signore e Salvatore Gesù Cristo, Lo respingono increduli proseguendo per la loro strada ed altri Lo seguono con fiducia e riconoscenza. Si può dire che così il “giudizio” sia risultato della venuta del Cristo, non la sua ragione. "Infatti Dio non ha mandato suo Figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. Chi crede in lui non è giudicato; chi non crede è già giudicato, perché non ha creduto nel nome dell'unigenito Figlio di Dio. Il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo e gli uomini hanno preferito le tenebre alla luce, perché le loro opere erano malvagie. Perché chiunque fa cose malvagie odia la luce e non viene alla luce, affinché le sue opere non siano scoperte; ma chi mette in pratica la verità viene alla luce, affinché le sue opere siano manifestate, perché sono fatte in Dio" (Giovanni 3:17-21), come pure: "Chi crede nel Figlio ha vita eterna, chi invece rifiuta di credere al Figlio non vedrà la vita, ma l'ira di Dio rimane su di lui" (Giovanni 3:36).

Questo è ciò che la Scrittura intende quando usa, in greco, il termine “krima”, da cui deriva il nostro “discriminazione”. La venuta del Cristo implica inevitabilmente il rivelare la cecità spirituale di alcuni affinché riconoscendo la loro cecità spirituale, si volgano a Cristo con fede e vedano. D’altro canto, la Sua venuta pure implica la cecità spirituale e quindi la condanna di coloro che pur pretendendo di vedere, di fatto non vedono a causa della loro incredulità. Gesù è il cardine sul quale gira ogni umano destino. Gesù spiega che ciò che è avvenuto a quest’uomo ed i farisei, è un esempio del senso del Suo intero ministero.

Il tempo della decisione

Il termine “giudicare”, poi, porta con sé la connotazione di “mettere in crisi”. Gesù - quello vero, non quello “addomesticato”, con le sue sfide e provocazioni mette sempre in crisi.

"Ora il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo e gli uomini hanno amato le tenebre più che la luce, perché le loro opere erano malvagie. Infatti chiunque fa cose malvagie odia la luce e non viene alla luce, affinché le sue opere non siano riprovate, ma chi pratica la verità viene alla luce, affinché le sue opere siano manifestate, perché sono fatte in Dio ". Ecco qui ancora la nostra parola: "giudizio". La parola greca originale che in italiano viene tradotta "giudizio" è krisis, si "crisi". Che cos'è la crisi se non un punto della vita in cui c'è una sostanziale svolta da fare, il tempo in cui bisogna fare una decisione fra due o più alternative. Quando siete nel più bel mezzo di una crisi, dovete scegliere che fare. Non potete più procrastinare, rimandare a domani, il dover fare una scelta. Dovete decidere che fare.

Ecco ciò di cui parla Gesù in Giovanni 3:19. Egli è la luce che è venuta nel mondo. Con la Sua venuta Gesù causa una crisi! Quant'è vero che Gesù mette in crisi! Si capisce allora bene perché molti non vogliano considerare troppo a fondo la Parola e la Persona di Gesù: non vogliono essere messi in crisi! Non gli possono, però, sfuggire così facilmente! Gesù costringe la gente a scegliere quale strada intendono prendere. Alcuni agiranno con saggezza e si metteranno decisamente dalla Sua parte ricevendolo come Signore e Salvatore, mentre altri stupidamente sceglieranno di rimanere attaccati al loro peccato. Rileggiamo il versetto precedente sostituendo la parola "giudizio" con "crisi". "Ora questa è la crisi:: la luce è venuta nel mondo e gli uomini hanno amato le tenebre più che la luce, perché le loro opere erano malvagie. Infatti chiunque fa cose malvagie odia la luce e non viene alla luce, affinché le sue opere non siano riprovate, ma chi pratica la verità viene alla luce, affinché le sue opere siano manifestate, perché sono fatte in Dio ".

La ragione per cui allora Gesù è venuto, non era quella di condannarci tutti: la cosa risulta molto chiara in Giovanni 3:17. Egli però è venuto per mettersi chiaramente faccia a faccia con noi, per causare una crisi nella nostra vita, per costringerci a decidere una buona volta da che parte vogliamo stare: se inchinarci a Lui come Signore e Salvatore della nostra vita, Lui che è la luce del mondo, e quindi essere così riabilitati di fronte a Dio, oppure respingerlo, preferire le nostre tenebre e quindi essere condannati. Gesù è venuto per provocare una crisi, per chiarire una buona volta le cose nella nostra vita. Basta con la perenne indecisione, basta rimandare la scelta a domani, "a tempi migliori". Non si può più essere neutrali, ora dovete scegliere chiaramente: "o con me o contro di me". Non vi sarà dato più tempo, il tempo è scaduto: decidetevi finalmente. Come nei giochi a premi.... Dobbiamo dare la nostra risposta, ora o mai più. Siamo con Lui o contro di Lui?

Esempi di ripetuta crisi

Vediamo che Gesù fa questo in diversi luoghi della Scrittura. Per esempio c'è Matteo 16. Li Gesù chiese ai Dodici: "Chi dicono gli uomini che io, il Figlio dell'uomo, sia?" (Matteo 16:13), ed essi Gli riferiscono così ciò che la gente dice di Lui, omettendo le cose più offensive che i Farisei dicevano... Poi però la cosa diventa più personale: "E voi, chi dite che io sia?". Gesù non aveva mai prima posto la cosa in modo così diretto. Ora però Gesù mette i 12 sotto la luce del riflettore: non potranno più sfuggire dal dargli una chiara risposta. Gesù espressamente li mette in crisi, devono scegliere chiaramente, il tempo è venuto. Ed essi prendono questa decisione: sarà la risposta giusta, la decisione più giusta, quella più coraggiosa: "Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente" (Matteo 16:16).

C'è un altro esempio in Giovanni 6. Qui Gesù dice cose molto dure al gruppo più vasto di discepoli e simpatizzanti che fino allora Lo avevano seguito. Egli dice loro: "Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue, dimora in me ed io in lui. Come il Padre vivente mi ha mandato ed io vivo a motivo del Padre, così chi si ciba di me vivrà anch'egli a motivo di me" (Giovanni 6:56,57). Con parole molto immaginose Gesù affermava essere l'unica fonte di nutrimento spirituale per quelli che Lo seguivano. Al che, dice il vangelo: "Udito questo, molti dei suoi discepoli dissero: "Questo parlare è duro, chi lo può capire?". ... Da quel momento molti dei suoi discepoli si tirarono indietro e non andavano più con lui" (Giovanni 6:60,66). Gesù, poi, si volge verso i Dodici e dice loro: "Volete andarvene anche voi? Oppure continuerete a seguirmi nei miei termini?". Senza dubbio era stata una crisi per i Dodici. Ancora una volta, messi di fronte a una scelta critica, essi scelgono bene e rispondono: "Signore, da chi ce ne andremo? Tu hai parole di vita eterna" (Giovanni 6:68).

Il nostro testo, in Giovanni 9, è un altro esempio di che cosa significa essere portati ad una crisi, essere portati al punto di dover prendere una decisione, fare un giudizio. Gesù aveva guarito un uomo dalla cecità. Il punto da comprendere attraverso il miracolo operato da Gesù, ad un certo livello, è chiaro. Gesù aveva avuto misericordia verso una persona che viveva sotto la maledizione degli effetti del peccato. Ma c'è di più. Il miracolo stesso è pure una parabola, un'immagine vivente dell'Evangelo. Allo stesso modo in cui Gesù aveva restituito a quest'uomo la vista fisica, tanto da permettergli di vedere le meraviglie del creato, Gesù restituisce a molti la visione spirituale affinché possano vedere le meraviglie dell'Evangelo.

Gesù qui si presenta come molto più che un guaritore. Il miracolo provoca una crisi. Qui Gesù presenta Sé stesso come la Luce del mondo. Senza di Lui una persona cammina nelle tenebre. E' solo quando qualcuno viene a Lui come quel cieco che aveva bisogno di guarigione, che quella persona può vedere le verità dell'Evangelo ed essere salvato. Una persona deve decidere.

Due tipi di persone

Ora, nell'uditorio di Gesù, descritto in questo capitolo, ci sono due tipo di persone. In primo luogo c'è l'uomo cieco. Dopo essere stato cacciato via dalla loro presenza perché “scomodo” per le loro inflessibili ed errate persuasioni, Gesù va alla sua ricerca. Quando trova quest'uomo, ormai guarito, gli fa questa semplice domanda: "Credi tu nel Figlio di Dio" (Giovanni 9:35).

E' una domanda semplice, ma Gesù mette l'uomo sotto la luce dei Suoi riflettori, non può sfuggire, Egli provoca una crisi. Essere stato guarito è una cosa, ma che importa se non si conosce Cristo? "Credi tu?". Quest'uomo è venuto al punto di dover "emettere la sua sentenza", non c'è modo di sfuggire alla domanda. "Credi tu?", "Si, Signore, io credo", e Gli rese l'onore e la gloria che Gli sono dovute.

Poi però nella scena ci sono gli altri, i Farisei. Essi avevano visto il miracolo ed avevano udito le parole di Gesù del versetto 39: "lo sono venuto in questo mondo per fare un giudizio, affinché quelli che non vedono vedano e quelli che vedono diventino ciechi". Ed essi Gli rispondono: "Aspetta un momento! Stai dicendo forse che noi siamo spiritualmente ciechi e che abbiamo bisogno di guarigione semmai dovessimo vedere la verità di Dio? E' questo che stai dicendo? Ricorda, caro mio, che noi siamo discepoli di Mosè. Sappiamo ciò che Dio vuole. Non sai forse quanto noi studiamo? Chi credi d'essere?". E così Gesù risponde: "Se foste ciechi, non avreste alcun peccato; ma siccome dite: "Noi vediamo perciò il vostro peccato rimane" (Giovanni 9:41).

Qui Gesù dice loro: "Voi condannate voi stessi. Se voi non aveste preteso di avere vista spirituale, di avere grande conoscenza di Dio, sareste giustificati. Invece voi mi dite che voi siete a posto, che potete vedere benissimo da soli, che non avete alcun bisogno della Luce del mondo. Voi mi respingere e causate così il vostro proprio giudizio".

Comprendete ora il versetto 39? Vedete perché Gesù è venuto? Rileggiamolo: "lo sono venuto in questo mondo per fare un giudizio, affinché quelli che non vedono vedano e quelli che vedono diventino ciechi". Qui abbiamo l'esempio dell'uomo che era stato guarito. Era diventato consapevole del suo bisogno, della sua cecità spirituale. Quando viene messo a confronto con le parole di Gesù, questi arriva e si inchina di fronte a Lui con fede, rendendogli l'onore e la gloria che Gli spetta. Quest'uomo ora è cambiato. Ora vede la verità dell'Evangelo. Era stato portato ad una crisi, ed aveva scelto saggiamente.

Che dire però del resto del testo, che "...quelli che vedono diventino ciechi"? Qui Gesù parla dei Farisei. Essi pensano di vedere. Essi ritengono di non avere alcun bisogno di Gesù. Essi credono di non avere più alcun bisogno di nuova luce. Anch'essi sono portati ad una crisi, ad un appello a decidere, eppure respingono Cristo. Scelgono stupidamente. Anch'essi sono cambiati. Essi sottostanno ora ad una maledizione persino più grande della cecità di quel cieco.

Ora possiamo rispondere alla nostra domanda. Perché Gesù è venuto? Gesù è venuto per portarci ad una crisi, al punto in cui noi siamo costretti a scegliere, a prendere finalmente una decisione, ad una sorta di giudizio su di Lui. Coloro che giungono a questa crisi ed ammettono il loro bisogno, si piegano di fronte a Cristo dandogli la lode e la gloria che Gli spetta. Questi vengono benedetti di vista spirituale. Coloro però che giungono a questa crisi e Lo respingono, rifiutano di ammettere il loro bisogno, rimangono nella maledizione delle tenebre, anzi, persino di più. Se prima potevano godere almeno di un poco di luce, essi ora diventano ancora più ciechi.

Non solo allora

Verso gli increduli. Il ministero, il servizio, di provocare una crisi nella vita di una persona, non è limitato ai giorni del ministero terreno di Gesù. Ancora oggi Gesù mette in crisi. In primo luogo Egli continua a farlo con coloro che sono perduti. Quando l'Evangelo viene presentato fedelmente ai perduti, Gesù viene faccia a faccia con l'uditore. Allora, proprio come Gesù aveva fatto con l'uomo che era stato guarito, Gesù provoca una crisi, e dice: "Credi tu in me?". Egli lo fa ogni qual volta la Sua Parola è predicata ai perduti. Ascoltate qualcosa dalla lettera agli Ebrei: "La parola di Dio infatti è vivente ed efficace, più affilata di qualunque spada a due tagli e penetra fino alla divisione dell'anima e dello spirito, delle giunture e delle midolla, ed è in grado di giudicare i pensieri e le intenzioni del cuore" (Ebrei. 4:12).

Ha una potenza in Sé stessa e mette a nudo il cuore. Quando essa è predicata ai perduti essa scende fino nel cuore della persona. Gesù, mediante la Sua Parola, provoca una crisi nella vita di una persona. "E tu, credi in me?". Così, l'Evangelo viene presentato ad una persona, non si tratta solo del rapporto fra chi l'annuncia e chi l'ode. E' Gesù che parla attraverso la Sua parola attiva e vivente e porta quella persona ad un punto di crisi. Coloro che preferiscono le tenebre, Lo respingeranno, ma coloro ai quali è stato dato amore per la verità, verranno a Lui come alla luce.

L'evangelizzazione non è una conversazione statica fra un cristiano ed un pagano. E' un'interazione dinamica fra il Figlio di Dio ed il perduto. Mediante essa, Gesù chiama la gente a scegliere. Ecco perché in 2 Corinzi 2:14 Paolo scrive: "Or sia ringraziato Dio il quale ci fa sempre trionfare in Cristo e attraverso noi manifesta in ogni luogo il profumo della sua conoscenza. Perché noi siamo per Dio il buon odore di Cristo fra quelli che sono salvati, e fra quelli che periscono; per questi un odore di morte a morte, ma per quelli un odore di vita a vita. E chi è sufficiente a queste cose?".

Quando Paolo predicava l'Evangelo, per alcuni era come un dolce e gradevole profumo. Questi erano coloro che avevano ricevuto l'Evangelo con fede. Per gli altri, però, a quelli che erano stati messi in crisi e portati al punto di dover decidere dalla vivente Parola, eppure avevano respinto il Salvatore, era come "odore di morte", un "puzzo di cadavere". Quando anche oggi l'Evangelo viene annunziato fedelmente, provoca ancora un punto di decisione.

Verso la Chiesa. C'è ancora un'altra area dove Gesù continua a portare la gente in crisi, e questa è nel contesto della Sua Chiesa. Un esempio classico al riguardo si trova in Apocalisse 3. Qui Gesù parla così ad una delle Sue chiese nell'Asia minore:

"E all'angelo della chiesa in Laodicea scrivi: queste cose dice l'Amen, il Testimone fedele e verace, il Principio della creazione di Dio. lo conosco le tue opere, che tu non sei né freddo né caldo. Oh, fossi tu freddo o caldo! Così, perché sei tiepido e non sei né freddo né caldo, io sto per vomitarti dalla mia bocca. Poiché tu dici: Io sono ricco, mi sono arricchito e non ho bisogno di nulla e non sai invece di essere disgraziato, miserabile, povero, cieco e nudo. Ti consiglio di comperare da me dell'oro affinato col fuoco per arricchirti, e delle vesti bianche per coprirti e non far apparire così la vergogna della tua nudità, e di ungerti gli occhi con del collirio, affinché tu veda. lo riprendo e castigo tutti quelli che amo; abbi dunque zelo e ravvediti. Ecco, io sto alla porta e busso, se qualcuno ode la mia voce ed apre la porta, io entrerò da lui, e cenerò con lui ed egli con me. A chi vince concederò di sedere con me sul mio trono, come anch'io ho vinto e mi sono posto a sedere col Padre mio sul suo trono. Chi ha orecchi, ascolti ciò che lo Spirito dice alle chiese" (Ap. 3:14-22).

Questo era un momento di crisi per la Chiesa a Laodicea. Il problema non era qualche terribile eresia. Non si trattava di immoralità sessuale, né di aspri conflitti nella comunità. Il problema era che la comunità era piena di cristiani insipidi. Qui non c'era né passione né zelo per Cristo, nessuna energia per il Suo regno. Era una chiesa piena di cristiani tiepidi, che "procedevano in folle". Dicevano a sé stessi che tutto andava bene, che non avevano bisogno di nulla, che erano spiritualmente ricchi. Così Gesù parla loro e dice: "Ecco, sto alla vostra porta e busso. Avete sentito? Oppure vi sentite così bene che non avete bisogno di aprire quella porta?". Gesù li provoca ad una crisi. Che faranno? Continueranno nella loro condizione di tiepidezza, contenti di sé stessi, ignorando l'appello di Gesù? Se lo facessero, il giorno verrebbe in cui Gesù stesso li rimuoverebbe di fra le Sue Chiese. Oppure essi risponderanno all'appello di Gesù ed apriranno la porta della rinnovata comunione fra di loro e il loro Signore?

Gesù continua a provocare crisi

Gesù vuole avere una Chiesa che sia per Lui come una pura sposa, e così continua a provocare crisi. Non pensate però che Gesù lo faccia con rabbia. Si tratta di un'espressione della Sua grazia. Se fosse irato e volesse distruggerci, certamente passerebbe oltre e non gli importerebbe di metterci in crisi. Semplicemente ci cancellerebbe. Quando Egli si pone faccia a faccia con noi, Egli ci chiama alla santità. Egli punta il dito verso i nostri peccati e chiede semplicemente: "Come pensi di trattare tutto questo?" Voglio che spariscano. E' meglio per te che spariscano. Che sceglierai di fare? Coloro che alla crisi rispondono con il ravvedimento e la fede, troveranno dietro di loro molte benedizioni. Gesù ci concede maggiormente della Sua grazia, maggiormente del Suo Spirito, maggiormente della Sua conoscenza di Dio, un maggiore godimento della Sua presenza.

Quelli però che giungono un punto di crisi e si rifiutano di ascoltare, si troveranno in condizione di privazione. Saranno più deboli nelle grazie cristiane. Daranno più spazio ad abitudini peccaminose che prenderanno piede in loro. Vi sarà maggiore pericolo di errare. Se non vi sarà cambiamento, nessun serio ravvedimento e rinnovo della fedeltà, non ci sarà che un'unica conseguenza. Il ramo verrà staccato dalla pianta come improduttivo. Anche questo fa parte del continuo ministero di Gesù nel provocare queste crisi.

Ecco una delle ragioni per cui Dio è venuto in questo mondo in Gesù di Nazareth. Egli venne per mettere il mondo di fronte ad un giudizio, non il Suo che ci giudica affinché possa condannare il mondo, ma il nostro giudizio su di Lui, che non si può più rimandare. Egli continuerà questo ministero di crisi fintanto che tutti i Suoi eletti non saranno raccolti e purificati, fintanto che Egli avrà per Sé uno Sposa purificata, la Chiesa, da ogni contaminazione.

Paolo Castellina, 28 Marzo 2014