Studi biblici/Giovanni 20:1-18

Da Tempo di Riforma.

Incontrare Gesù risorto

Sintesi. Soprattutto nel Nord-Europa, i cimiteri si trovano ancora attorno agli edifici di culto usati normalmente la domenica dalle comunità cristiane. Per molti, questi cimiteri sono spesso motivo di disagio e possono comunicare un’idea sbagliata della fede cristiana. Oggi, infatti, oggi tendiamo sempre di più a rimuovere il pensiero stesso della morte dalla nostra consapevolezza: la morte ci fa paura. Non è nemmeno raro trovare chi associa “la religione” alla morte. La fede cristiana, però, annuncia il Dio dei viventi, non dei morti, viventi qui ed ora e viventi presso Dio. Nel testo biblico di questa domenica (Giovanni 20:1-18), troviamo una donna che molto aveva amato Gesù, che si reca tristemente alla tomba dov’era stato posto il corpo morto di Gesù. Vi trova, però, una sorpresa ed essa fa esperienza che la vita, e non la morte, è la caratteristica determinante della fede cristiana, un’esperienza che può essere fatta pure oggi.

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Il Dio dei morti?

E' sempre meno comune oggi che i cimiteri siano posti attorno alle chiese comunemente usate la domenica per il culto come ancora troviamo, ad esempio, nell’Europa del nord. Accadeva per gli edifici di culto delle parrocchie secoli fa e spesso chi viene da fuori e non ne è abituato, viene al culto e "gli fa una strana impressione", talvolta persino sgradevole, dover passare attraverso delle tombe.

Questa impressione negativa è dovuta anche al fatto che oggi tendiamo sempre di più a rimuovere il pensiero stesso della morte dalla nostra consapevolezza: la morte ci fa paura.

Ci sono però, indubbiamente, anche aspetti positivi. Nelle chiese dei nostri villaggi, quelle tombe ci danno il senso di ciò che ci lega alle passate generazioni, ci sentiamo idealmente parte di una comunità che attraversa il tempo e che affonda le sue radici nella storia di cui siamo parte. E' una sorta di "comunione dei vivi e dei morti".

Può anche avere, però, una "funzione didattica", come il tempo in cui si usava incidere sull’ingresso delle pietre delle chiese o dei cimiteri in latino "memento mori", cioè "ricorda che devi morire", rammentati della fragilità della tua vita, rammentati di riconciliarti con Dio prima che sia troppo tardi.

Il fatto che i nostri cimiteri siano posti tradizionalmente attorno alle chiese, può anche avere, però, psicologicamente, un effetto negativo. Potrebbe comunicare il pensiero che "chiesa" e "morte" siano "elementi della stessa equazione". Inconsciamente, allora, diciamo: "La morte mi turba e mi spaventa: non voglio avere nulla a che fare con ciò che me la rammenta".

Quando poi la visita di chiese e cattedrali viene identificata con la visita ai "ruderi del passato", viene comunicata l'idea che dire "religione" è dire "roba vecchia", "superata". Allo stesso modo, avete mai pensato che impressione possa dare ai giovani il fatto che, in chiesa, si sentano solo “tetre musiche d’organo” insieme a lamentosi e vecchi canti e che siano frequentate da anziani alle ultime fasi della loro vita? I giovani vogliono vivere e ...noi diamo loro impressione di morte!

Quante volte, poi, è pure spesso vero che le "chiese tradizionali" siano di fatto spiritualmente morte! Dire "chiesa" sarebbe dunque indizio di morte, di "cose antiche", di tristezza? Spesso, indubbiamente, è così, ma questa non è la fede cristiana autentica. Il Dio di Abramo, il Dio d’Isacco, il Dio di Giacobbe, e il Dio del Signore nostro Gesù Cristo: "non è il Dio dei morti, ma dei vivi" (Mt. 22:32), così afferma la Bibbia. Il nostro Dio è Colui che ci illumina di gioia e serenità, che dà alla nostra vita senso e prospettive eterne, il Dio che risana anima, mente e corpo, il Dio della luce, della speranza, della vittoria sulle forze tenebrose del male che si nascondono anche nel nostro cuore! Il nostro Dio non è il Dio dei morti, ma dei vivi, vivi oggi e viventi domani in altro modo.

Perché? Perché cristiani sono coloro che uniscono la loro vita a Cristo risorto dalla morte, a Colui che ha detto: "Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me anche se muore, vivrà" (Gv. 11:25) e "Non temere, io sono il primo e l’ultimo, e il vivente. Ero morto, ma ecco sono vivo per i secoli dei secoli, e tengo le chiavi della morte e del soggiorno dei morti" (Ap. 1:17,18).

L’esperienza di Maria Maddalena

Il testo biblico sottoposto oggi alla nostra attenzione, ci porta a ripercorrere l'esperienza di Maria Maddalena, un personaggio dei vangeli, la prima che annuncia la notizia della risurrezione. Attraverso questo racconto scopriremo che cos’è ciò che la persuade della realtà della risurrezione del Salvatore Gesù Cristo. Questa certezza la può comunicare anche a noi oggi ed infonderci la stessa fede e la stessa vita.

"Il primo giorno della settimana, la mattina presto, mentre era ancora buio, Maria Maddalena andò al sepolcro e vide la pietra tolta dal sepolcro. Allora corse verso Simon Pietro e l'altro discepolo che Gesù amava e disse loro: «Hanno tolto il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l'abbiano messo». Pietro e l'altro discepolo uscirono dunque e si avviarono al sepolcro. I due correvano assieme, ma l'altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse primo al sepolcro; e, chinatosi, vide le fasce per terra, ma non entrò. Giunse intanto anche Simon Pietro che lo seguiva ed entrò nel sepolcro, e vide le fasce per terra, e il sudario che era stato sul capo di Gesù, non per terra con le fasce, ma piegato in un luogo a parte. Allora entrò anche l'altro discepolo che era giunto per primo al sepolcro, e vide, e credette. Perché non avevano ancora capito la Scrittura, secondo la quale egli doveva risuscitare dai morti. I discepoli dunque se ne tornarono a casa. Maria, invece, se ne stava fuori vicino al sepolcro a piangere. Mentre piangeva, si chinò a guardare dentro il sepolcro, ed ecco, vide due angeli, vestiti di bianco, seduti uno a capo e l'altro ai piedi, lì dov'era stato il corpo di Gesù. Ed essi le dissero: «Donna, perché piangi?» Ella rispose loro: «Perché hanno tolto il mio Signore e non so dove l'abbiano deposto». Detto questo, si voltò indietro e vide Gesù in piedi; ma non sapeva che fosse Gesù. Gesù le disse: «Donna, perché piangi? Chi cerchi?» Ella, pensando che fosse l'ortolano, gli disse: «Signore, se tu l'hai portato via, dimmi dove l'hai deposto, e io lo prenderò». Gesù le disse: «Maria!» Ella, voltatasi, gli disse in ebraico: «Rabbonì!» che vuol dire: «Maestro!». Gesù le disse: «Non trattenermi, perché non sono ancora salito al Padre; ma va' dai miei fratelli, e di' loro: "Io salgo al Padre mio e Padre vostro, al Dio mio e Dio vostro"». Maria Maddalena andò ad annunciare ai discepoli che aveva visto il Signore, e che egli le aveva detto queste cose" (Giovanni 20:1-18).

In visita al cimitero

All’inizio del nostro racconto troviamo questa donna che, come altre donne oggi, va a far visita al cimitero dove era stato sepolto Colui che aveva tanto amato e che tanto aveva rappresentato nella sua vita. Il cimitero forse era molto diverso dai nostri, ma uguali erano i suoi sentimenti a coloro che oggi perdono i propri cari.

Maria Maddalena si reca al cimitero "la mattina presto, mentre era ancora buio" come buio ed angoscia c’erano nel suo cuore. Il cimitero era un giardino, un parco vicino a delle colline rocciose, traforate di piccole grotte naturali trasformate in cripte dove venivano deposti i defunti. Alcune di esse erano state scavate nella roccia, alcune abbellite da decorazioni, sculture, frasi di consolazione, soprattutto dalle famiglie più ricche della città. Queste tombe erano ambienti dove venivano deposti generazione dopo generazione, i membri della stessa parentela. I morti giacevano su letti di pietra, avvolti in bende intrise fortemente di spezie ed oli profumati per limitare l’odore della decadenza, dato che venivano spesso aperte per deporvi altre salme.

Una grossa e pesante pietra circolare da muoversi su un solco ne impediva l’accesso ad animali oppure da estranei. Gesù era stato deposto nella tomba nuova di questo tipo, appartenente al facoltoso Giuseppe d’Arimatea, segretamente discepolo di Gesù che gliel’aveva messa a disposizione. Lo stesso famoso Nicodemo aveva provveduto una mistura di mirra e di aloe di circa cento libbre per impregnare le fasce che avvolgevano il corpo di Gesù.

Visitando quella tomba, Maria poteva illudersi, immaginare, che Gesù fosse ancora accanto a lei, e questo mi fa pensare a quanto spesso la religione sia soltanto un tentativo patetico di tenere in vita ricordi, "tradizioni" del passato, una vitalità che oggi è morta e sepolta e che nessuno più si illude possa ritornare, un "fantasticare" qualcosa che non c’è più, una semplice, ma patetica quanto inutile "commemorazione storica".

Evidenze non convincenti

Qualcuno che tanto aveva amato era morto: il futuro, per Maria Maddalena sembrava vuoto ed angoscioso, ma ecco che l’inaspettato accade. Per i cristiani è ormai ci è famigliare questo racconto: il sepolcro era aperto, le fasce a terra, il sudario piegato in un luogo a parte...

In che modo Maria aveva percepito le evidenze della risurrezione? La grossa pietra che chiudeva il sepolcro era stata spostata: era una pietra troppo grande e pesante per poter essere rimossa da una sola normale persona. Così Maria Maddalena aveva pensato che, di notte. fosse giunto un gruppo di persone per sottrarre il corpo di Gesù.

...ancora un ulteriore insulto a Gesù: non bastava quello che gli avevano fatto da vivo? Pietro e Giovanni, avvisati, avrebbero poi ispezionato la tomba accertandosi dei fatti, la tomba aperta e vuota, i panni di lino per terra, il sudario ripiegato in un luogo a parte: tutto questo non aveva però toccato il cuore di Maria, che era rimasto pieno di cordoglio ed angoscia, sicuramente aveva pensato a qualche "spiegazione ragionevole" di questi strani fatti...

Maria aveva visto degli angeli che le avevano parlato, annunziandole la risurrezione di Cristo, per altro profetizzata ... ma lei non aveva smesso di piangere. Forse, aveva pensato, era un’allucinazione... Fuori dalla tomba aveva visto addirittura il Signore stesso, ma non lo aveva riconosciuto, pensando fosse il custode del parco del cimitero... Il giardino, la pietra, l’opinione degli esperti, i messaggeri celesti, la vista stessa del Salvatore: niente di tutto questo aveva toccato la sua afflizione.

Non è tanto il caso di Maria Maddalena, ma tutto questo mi fa pensare a come sia in fondo inutile stare a discutere per "dimostrare" la risurrezione di Cristo, presentarne le prove e le evidenze, che pure ci sono e sono tante... perché molti troverebbero una giustificazione per "spiegare" in tutt’altro modo quello che potreste dire. Tanta gente non crederebbe neppure di fronte alle prove più schiaccianti, perché il loro cuore è avverso a Dio e al Suo Cristo, perché il loro cuore è stato reso duro dal materialismo e dal razionalismo, dalla filosofia imperante del "sospetto" che tutto pretende di "spiegare", stranamente sempre in senso diverso da come l’autorevole Parola di Dio ci comunica.

Tutto viene oggi creduto ed accettato, ...meno quello che la Bibbia dice. Non lo trovate questo strano? Tanta gente sarebbe pronta a credere ad ogni sorta di inganni di imbonitori televisivi, maghi ciarlatani ed oroscopi, ma a quello che dice la Bibbia, quello no, a quello non crede...

Un incontro personale

Quand’’è che Maria apre gli occhi di fronte alla realtà della risurrezione? Solo quando Gesù la chiama per nome: "Maria!": è quello il momento in cui ciò che è reale diventa reale per lei.

A darle la certezza e la gioia della risurrezione è il personale appello che le rivolge il Cristo risorto, ascoltare la Sua voce, il fare ciò che Lui le chiede: "Va’ dai miei fratelli e di’ loro che io salgo al Padre mio e Padre vostro, al Dio mio e al Dio vostro" (17).

Solo a quel punto Maria Maddalena si affretta a salire dai discepoli di Gesù e dice loro: "Ho visto il Signore!" (18). Allo stesso modo i discepoli non avrebbero creduto e confessato il Cristo risorto fintanto che Egli non avesse loro parlato. Solo allora avrebbero conosciuto la verità: "Abbiamo visto il Signore!" (25).

Allo stesso modo posso fare a me stesso la domanda: "Perché io credo alla risurrezione di Cristo?". La risposta è: non tanto perché io abbia riflettuto prima sulle schiaccianti sue prove e ne sia stato persuaso, non tanto perché io abbia prima studiato ed accettato la teologia e la concezione del mondo ad essa collegata, ma perché ho udito il personale appello che Dio mi ha rivolto in Cristo, perché Dio, in Cristo "mi ha chiamato per nome", perché nella mia vita ho avuto l'esperienza di essere personalmente interpellato proprio da quel Cristo. Dio in Cristo, ha rivelato al mio cuore il Suo interesse per me. Dio in Cristo, ha rivelato al mio cuore che solo Lui poteva essere la risposta alle mie più profonde aspirazioni, che pure avevo cercato di soddisfare in molte altre direzioni. In Lui il mio cuore è stato soddisfatto.

Dio, in Cristo, ha spezzato la durezza del mio cuore dandomi il Suo Spirito Santo che mi ha persuaso di una realtà che il mondo non conosce. A tutt’oggi Dio sta ripulendo il mio cuore dal materialismo e dal razionalismo impostomi dalla società e dalla cultura secolare, espandendo le mie prospettive. Ora le evidenze della risurrezione confermano la mia fede e, per grazia di Dio, sto comprendendo la teologia che spiega i fatti della risurrezione e imparo a conoscere ed applicare la concezione del mondo che essa sottintende, molto più vasta di quella oggi comune.

Evidenze della risurrezione oggi

I racconti che ci parlano di che cosa è avvenuto quel mattino di Pasqua e nei giorni successivi ci sono ormai famigliari. Essi non costituiscono più la viva sorpresa di cui aveva fatto esperienza Maria Maddalena e gli altri discepoli di Cristo. Questi racconti, però, ispirano a molti cuori il desiderio ardente di poter condividere anche loro la loro stessa fiducia nelle promesse di Dio, la loro pace interiore, l’energia che la risurrezione aveva loro comunicato, un atteggiamento completamente diverso verso la vita e verso la morte.

Non dobbiamo più "ammirare" la loro fede per poi dover tristemente ammettere che noi non ce l’avremo mai e allontanarcene rassegnati.... Anche noi possiamo avere la loro certezza, perché Cristo Gesù vive, e ancora oggi chiama e guarisce uomini e donne, persino nella nostra attuale cultura che molti vedono come irrimediabilmente scettica e materialista.

A convincerci non saranno ciò che il mondo "evidenze" o "prove" della risurrezione, esse non potranno darci la pace e la conoscenza che cerchiamo. Gli studiosi biblici e gli archeologi hanno pubblicato interi volumi sulla grandezza e sul peso della pietra che chiudeva l’ingresso di quella tomba, sulle credenze del primo secolo sugli angeli, e così via. Maria Maddalena, però, non era stata convinta dalla posizione di quella pietra, eppure lei era stata lì presente! Qualunque cosa avesse creduto non erano stati gli angeli a farle ricevere il suo conforto.

L’intelletto e le prove non aggiungono nulla alla fede nella risurrezione. Solo un incontro esistenziale con il Cristo può farci cambiare atteggiamento nei confronti della morte e confermarci sperimentalmente la validità di tutto ciò che Cristo rappresenta, del Suo Evangelo, persuaderci che la morte non è l’ultima parola sulla nostra esistenza, e aprire la nostra mente a nuove forme di esistenza personale.

L'incontro oggi

La fede nel Redentore che esce vittorioso sul peccato e sulla morte non viene prodotta dall’esame di prove giudiziali sottoposte ad una giuria di tribunale. La fede nel Redentore non proviene dalle opinioni degli studiosi e nemmeno da segni e prodigi.

Quante volte, instancabilmente, il Signore ci chiamava per nome e noi non abbiamo ascoltato od abbiamo preferito non ascoltare! Egli ci chiamava per nome fin dalla nostra infanzia. Il battesimo che molti hanno ricevuto da piccoli è segno del Suo interesse per noi. Abbiamo riflettuto su di questo? Egli ci chiama per nome e vuole stabilire con noi un rapporto personale ogni qual volta udiamo la Sua parola letta e predicata.

Ce ne rendiamo conto? Egli era vicino a noi sussurrando al nostro orecchio nei momenti di gioia e gridando nei momenti di crisi. L'abbiamo riconosciuto? Egli ci stava parlando nei momenti di silenzio, di riflessione o di preghiera. Abbiamo forse equivocato quella voce? Egli si rivolgeva a noi attraverso il conforto o la riprensione di qualche fratello o sorella cristiani. Ce ne siamo accorti?

Cristo è vivente ed operante oggi nel mondo, e innumerevoli persone in tutto il mondo vengono alla fede personale in Cristo, riconoscono di essere state chiamate da Lui e Gli affidano volentieri la loro vita.

Il Signore Gesù è veramente risuscitato! Preghiamo il Signore che anche nella nostra cultura (questo non avviene in altre parti del mondo), la gente possa fare un’associazione mentale totalmente diversa: comunità cristiana = gioia, amore, amicizia, solidarietà; Cristo = vita, guarigione, vittoria sul male, speranza; chiesa/edificio = luogo dove uomini, donne e bambini di ogni età si incontrano, cantano e pregano con convinzione e entusiasmo, luogo dove si ode leggere e predicare la fresca Parola di Dio, attuale, rilevante, che parla al nostro cuore ed alla nostra mente, perché da essa traspare il Cristo risorto.

Perché sembra tanto impossibile che qualcuno giunga a dire: "Vado in chiesa sempre e volentieri. Quel luogo vale più di mille altri luoghi od attrazioni, perché là trovo Cristo incarnato in uomini e donne che parlano, pensano ed agiscono in modo qualitativamente migliore di qualsiasi altro luogo al mondo!"?

Non è un sogno o una vana speranza, ma ciò che la gente dice di comunità cristiane oggi in molti luoghi del mondo. Perché non potrebbe essere così anche da noi? Non è impossibile!


Paolo Castellina, rifacimento della mia predicazione del 15 aprile 1995.