Studi biblici/Colossesi 3:1-4

Da Tempo di Riforma.

Una risurrezione che già ci coinvolge

Sintesi
Quando si parla della risurrezione di Gesù di Nazareth, l'avvenimento centrale della fede cristiana, di solito la gente pensa che si tratti di astrazioni, di speculazioni metafisiche di scarsa rilevanza per la nostra vita concreta, che riguardino "solo la fede", che siano "improbabili" o persino "mitologiche". Chi pensa in questo modo non conosce l'insegnamento del Nuovo Testamento o ne conosca solo un'immagine piuttosto limitata e distorta. La risurrezione di Cristo comporta, nel cristiano autentico, concrete implicazioni già nel presente. Si tratta della sua personale e verificabile morte e risurrezione - morale e spirituale, possibile proprio in forza della risurrezione di Cristo. Di che cosa si tratta? E' quello che esaminiamo nel testo biblico riservato per questa domenica di Pasqua: Colossesi 3:1-4.

Non astratte speculazioni

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Quando si parla di risurrezione, in particolare della risurrezione di Gesù di Nazareth, l'avvenimento centrale della fede cristiana, di solito la gente pensa che si tratti di astrazioni, di speculazioni metafisiche di scarsa rilevanza per la nostra vita concreta, di tutti i giorni. Si pensa che le questioni sulla Risurrezione riguardino "solo la fede", che siano "credenze" che riguardano "fatti non veramente provati, anzi improbabili".

Davvero, però, come si tende oggi a pensare, la fede nella risurrezione "non ha rilevanza pratica?" Il meno che si possa dire al riguardo, è che chi pensa in questo modo non conosce l'insegnamento del Nuovo Testamento o ne conosca solo un'immagine piuttosto limitata e distorta. La risurrezione di Cristo non è soltanto una proiezione fideistica del credente verso una realtà futura e neanche solo uno stimolo ed un incoraggiamento ad agire nello spirito di Cristo perché - si dice - la risurrezione ne garantisce il buon esito finale. Questo è vero, ma c’è molto di più. Credere in Cristo ed essere davvero in comunione con Lui, con la Sua morte e risurrezione, implica, per il cristiano, una sua personale e tangibile morte e risurrezione di tipo morale e spirituale. Si tratta di qualcosa di indubbiamente "concreto" che avviene, anzi, deve avvenire nel concreto, in mancanza della quale si ha pieno titolo di dubitare dell'autenticità di tale professione di fede.

Il testo biblico

Questo è ciò di cui parla l'apostolo Paolo nella lettera ai Colossesi, capitolo 3:

“Se dunque siete stati risuscitati con Cristo, cercate le cose di lassù dove Cristo è seduto alla destra di Dio. Aspirate alle cose di lassù, non a quelle che sono sulla terra; poiché voi moriste e la vostra vita è nascosta con Cristo in Dio. Quando Cristo, la vita nostra, sarà manifestato, allora anche voi sarete con lui manifestati in gloria” (Colossesi 3:1-4).

La potenza della risurrezione all’opera in noi

1. “Se dunque siete stati risuscitati con Cristo, cercate le cose di lassù dove Cristo è seduto alla destra di Dio".

L’apostolo Paolo qui scrive sulla base di un presupposto, vale a dire che i suoi lettori, gente concreta e vivente, “sono stati risuscitati con Cristo”. Quel suo “se” non è un’ipotesi, implica un “dato che...”: è un dato di fatto: “Dato che voi siete risuscitati con Cristo”! Il cristiano (autentico) è già esistenzialmente unito a Cristo, suo Signore e Salvatore, sia nella Sua morte che nella risurrezione, e questo non in modo “virtuale”, “ideale”, o “mistico”. Ciò che Cristo ha compiuto nella Sua morte e risurrezione, in queste persone è stato efficace tanto da operare in loro una tangibile trasformazione. Queste persone sono state unite a Cristo per fede e la loro vita è stata trasformata, o meglio, è in via di trasformazione. Questo è un fatto di cui tutti possono esserne testimoni. Come l’apostolo si esprime nel capitolo precedente, diventando credenti in Cristo, la loro vecchia vita è stata sepolta - essi sono “morti e sepolti” - e sono stati “vivificati”[1]. Per questo l’apostolo può affermare, senza contraddizione alcuna, che la risurrezione non è solo una realtà futura, ma qualcosa della cui efficacia l'autentico cristiano può e deve aver fatto esperienza.

Che cosa significa essere stati "risuscitati", aver già fatto l'esperienza della sua potente efficacia? Significa aver fatto l’esperienza della conversione nel modo di pensare e di vivere in seguito ad un incontro personale con Cristo attraverso l’annuncio dell’Evangelo. Attratto irresistibilmente a Cristo, il cristiano è colui o colei che Dio sta trasformando per mezzo dell’azione efficace dello Spirito Santo, dispiegando Egli in questo la stessa potenza manifestata nella risurrezione di Gesù dai morti. In altre parole, si tratta di ciò che chiamiamo l’esperienza della rigenerazione morale e spirituale. Dio estrae dalla massa perduta dei peccatori persone alle quali impartisce la grazia della salvezza in Cristo. Attraverso l'azione efficace dello Spirito Santo, esse si aprono verso Dio, giungono al ravvedimento ed alla fede ed iniziano un processo di santificazione che a suo tempo le porterà alla piena comunione con Dio. Queste persone si differenziano così moralmente e spiritualmente dagli altri, cambiano le loro prospettive sulla vita, si interessano dei valori e degli obiettivi di Cristo e desiderano, in quello che sono e fanno, compiacere Dio. Essi sono stati trascinati, per così dire, dal Cristo risorto, a rinnovare la loro vita. Sono stati "risuscitati" in senso morale e spirituale, ma indubbiamente concreto, ad una vita nuova.

Ecco così il senso dell’esortazione apostolica che qui troviamo: in quanto persone "risorte" con Cristo, esse ora devono cercare, o meglio, si impegnano a cercare, perseguire, coltivare, "le cose di lassù", quelle che sono proprie del Cristo risorto ed asceso al cielo. Questo concetto viene ribadito nel secondo versetto.

2. "Aspirate alle cose di lassù, non a quelle che sono sulla terra".

La comunione personale del credente con Cristo implica, così, due responsabilità, due imperativi: “cercare” e “aspirare”. Dato che Dio l’ha fatto risorgere con Cristo ed è già spiritualmente “seduto con Cristo in cielo”, egli deve continuare a cercare "le cose del cielo" e resistere alla tentazione di seguire le vie di questo mondo, quello che fanno gli inconvertiti, che vivono solo in funzione di questa terra. L’incontro personale con Cristo, il momento in cui si giunge alla fede, non termina certo la ricerca e le aspirazioni del credente. Il credente è chiamato a sviluppare gradualmente una mente impostata alle cose “del cielo” (le nostre benedizioni spirituali e speranza, i desideri del Salvatore, ecc.) e non tanto ciò che è semplicemente fisico e temporale, ciò sul quale si concentrano gli increduli, le persone di questo mondo. Le “cose del cielo” occupano la più gran parte degli interessi del cristiano. Egli “pensa” le cose celesti, la sua vita intellettiva deve imparare a muoversi su parametri diversi da quello che sono comuni in questo mondo.

L’autentico cristiano vede ogni cosa dalla prospettiva dell’eternità. Non vive più come se questo mondo fosse tutto ciò che importa. Considera questo mondo, la sua vita attuale da una visuale più vasta, quella dell’eternità. Considererà, per esempio, molto più importante dare che ricevere, servire più che dominare, perdonare piuttosto che vendicarsi.

Il cristiano deve certo tenere i suoi piedi sulla terra, ma la sua testa, o meglio, il suo cuore, è, di fatto, “nei cieli”. Questo non vuole dire estraniarsi dal mondo, ma vivere in questo mondo non secondo i principi del mondo, ma secondo i principi “del cielo”, operare affinché questo mondo sia conforme a quello celeste, conforme a Cristo ed ai Suoi valori. Qui il verbo “cercare” mette in rilievo aspetti più pratici, mentre il verbo “aspirare” indica l’intera impostazione della sua vita. Il primo è verso l’esterno, il secondo verso l’interno, l’interiore. C’è chi dice talvolta al credente: “Hai la testa nelle nuvole”, “Vivi in un altro mondo”, perché non dà tanta importanza alle cose di questo mondo, delle cose di cui si occupa la maggior parte della gente. Senza per questo ignorare le sue responsabilità terrene, egli darà necessariamente importanza molto relativa, ad esempio, al denaro, ai beni materiali, ai piaceri mondani, perché il suo interesse principale è “altrove”, “lassù”. Il cristiano vive di fatto “in prospettiva dell’eternità”.

Il mondo considera questo atteggiamento biasimevole. Il cristiano, però, pur compiendo ogni suo legittimo e necessario dovere in questo mondo, ha una visione trascendente della vita. Non se ne deve vergognare o lasciarsi intimidire dai riproveri che il mondo e delle chiese compromesse con questo mondo gli rivolgono. Essere risorti con Cristo significa vivere con parametri diversi, e di questo deve andarne fiero, qualunque cosa gli altri possano pensare di lui. Perché? Lo ribadisce il terzo versetto:

3. "...poiché voi moriste e la vostra vita è nascosta con Cristo in Dio".

Ci si aspetta che il cristiano condivida le aspirazioni di questo mondo, si comporti come gli altri. Come potrebbe? È morto! I morti non hanno a che fare con le cose "della terra", non se ne interessano! Fantasie e superstizioni immaginano che i morti abbiano un qualche rapporto con questo mondo, come se “aleggiassero” fra di noi, ci guardassero e persino “ci consigliassero”. Secondo l’insegnamento biblico non è così. Fra loro e noi “c’é una grande voragine” (Luca 16:26).

Lo stesso avviene fra l’autentico cristiano e l’andazzo di questo mondo. "...infatti che rapporto c'è tra la giustizia e l'iniquità? O quale comunione tra la luce e le tenebre? E quale accordo fra Cristo e Beliar? O quale relazione c'è tra il fedele e l'infedele? E che armonia c'è fra il tempio di Dio e gli idoli? Noi siamo infatti il tempio del Dio vivente, come disse Dio: «Abiterò e camminerò in mezzo a loro, sarò il loro Dio ed essi saranno il mio popolo. Perciò, uscite di mezzo a loro e separatevene, dice il Signore, e non toccate nulla d'impuro; e io vi accoglierò" (2 Corinzi 6:15-17).

In che senso noi dobbiamo altresì esservi "morti" e non avere a che fare, non interessarci di quelle cose? In questo mondo il cristiano certo vive, ma come “forestiero e pellegrino sulla terra”, come il popolo di Dio del passato, di cui è scritto: "Tutti costoro sono morti nella fede, senza ricevere le cose promesse, ma le hanno vedute e salutate da lontano, confessando di essere forestieri e pellegrini sulla terra" (Ebrei 11:13). Gesù dice di coloro che Gli appartengono: "Io ho dato loro la tua parola; e il mondo li ha odiati, perché non sono del mondo, come io non sono del mondo. Non prego che tu li tolga dal mondo, ma che tu li preservi dal maligno. Essi non sono del mondo, come io non sono del mondo" (Giovanni 17:14-16).

Volete conoscere quale sia l’atteggiamento del vero cristiano rispetto a questo mondo? L’apostolo Paolo scrive: "...preferiamo partire dal corpo e abitare con il Signore" (2 Corinzi 5:8). Il mondo considera follia un tale atteggiamento. Perché il cristiano può dire così? Perché la sia esistenza personale è "in Cristo". È celata, "nascosta" in Lui.

Il cristiano è “morto con Cristo” al mondo ed al peccato nel passato, e continua a vivere con Cristo nel presente. La sua vita trae il suo nutrimento spirituale da una sorgente segreta[2], la sua vita è sicura come se fosse depositata in una cassetta di sicurezza di una banza, anzi, più ancora. La sua vita è una con Cristo, il quale è “nel seno vdel Padre” (Giovanni 1:18). Per i maestri d’errore che l’apostolo Paolo denunciava poco prima nella lettera ai Colossesi, i tesori della sapienza erano nascosti nei loro libri segreti, ma per i cristiani Cristo è il tesoro della sapienza, e la nostra vita è nascosta in Lui.

4. "Quando Cristo, la vita nostra, sarà manifestato, allora anche voi sarete con lui manifestati in gloria”.

Certo, la trasformazione del cristiano, conseguente alla sua conversione, deve necessariamente essere visibile, ma l’incredulo cerca di contestarla e di “spiegarla” alla sua maniera. Di fatto, il mondo degli increduli, il mondo irrigenerato, non vede, non comprende, come la vita del cristiano sia indissolubilmente legata a Cristo. Un giorno, però, quando Cristo tornerà in gloria, quando tutti inequivocabilmente "lo vedranno", anche la vera natura del cristiano sarà manifestata con Cristo nella gloria.

Talvolta si dice di una persona: “La musica è la sua vita”, “Lo sport è la sua vita”, oppure “Vive in funzione del suo lavoro”. Quelle persone trovano la voita e tutto ciò che la vita significa, nella misica, nello sport, nel lavoro, o in altro. Per il cristiano Cristo è la sua vita. Cristo domina i suoi pensieri e riempie la sua vita. Che strano che il mondo comprenda che cosa possa voler dire vivere per la musica, lo sport o il lavoro, e dica di un cristiano che fa così che “è un fanatico”! Cristo, però, tornerà come ha promesso e sarà manifestato. L’Apocalisse dice: "Ecco, egli viene con le nuvole e ogni occhio lo vedrà; lo vedranno anche quelli che lo trafissero, e tutte le tribù della terra faranno lamenti per lui. Sì, amen" (Apocalisse 1:7). Allora Cristo non sarà più nascosto, e la verità sarà pure evidente al riguardo di tutti coloro che appartengono a Cristo.

Conclusione

Quando parliamo, anzi, annunciamo, la risurrezione del nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo dai morti, noi non parliamno di astrazioni, di ipotesi, di una realtà che appartenga solo alla fede, di pii desideri. Parliamo di una realtà operante e concreta che incide sul mondo reale, che ha inciso sulla nostra vita e che la determina. Per usare un’espressione teologica, la nostra fede è un “già e non ancora”, “escatologia realizzata”. Essa attende con grande aspettativa gli avvenimenti degli ultimi tempi sulla base di ciò di cui già in parte abbiamo avuto esperienza. L’apostolo scrive: “Poiché ora vediamo come in uno specchio, in modo oscuro; ma allora vedremo faccia a faccia; ora conosco in parte; ma allora conoscerò pienamente, come anche sono stato perfettamente conosciuto” (1 Corinzi 13:12).


Quando annunciamo la risurrezione di Cristo chiamiamo anche la nostra generazione ad essere coinvolta da questa realtà che è potente anche nel presente a trasformare vite, a redimerle, a liberarle dalla schiavitù del peccato per riconciliarle con Dio.

È chiaro, però, che la testimonianza del cristiano deve essere un consapevole impegno alla coerenza personale sulla linea indicata dal testo, un testo che, però, su questo argomento, non finisce lì! È importante anche il seguito, che oggi non abbiamo trattato, ma che dice: "Perciò fate morire in voi gli atteggiamenti che sono propri di questo mondo: immoralità, passioni, impurità, desideri maligni e quella voglia sfrenata di possedere che è un tipo di idolatria. Tutte queste cose attirano la condanna di Dio su quelli che gli disubbidiscono. Un tempo anche voi eravate così, quando la vostra vita era in mezzo a quei vizi. Adesso, invece, buttate via tutto: l'ira, le passioni, la cattiveria, le calunnie e le parole volgari. Non ci sia falsità quando parlate tra voi, perché voi avete abbandonato la vecchia vita e le sue azioni, come si mette via un vestito vecchio. Ormai siete uomini nuovi, e Dio vi rinnova continuamente per portarvi alla perfetta conoscenza e farvi essere simili a lui che vi ha creati" (Colossesi 3:5-11).

Solo così l’annuncio della risurrezione di Cristo può avere senso per chi lo ode. Gesù è veramente risuscitato ed è all’opera nella mia vita.

Paolo Castellina, 18 aprile 2014

Domenica 20 Aprile 2014, Pasqua. Letture bibliche: Atti 10:34-43 (o Geremia 31:1-6); Salmo 118:1-2,14-24 (o 118:14-24); Colossesi 3:1-4 (o Atti 10:34-43); Giovanni 20:1-18 (o Matteo 28:1-10).

Note

[1] Colossesi 2:9-15. [2] Giovanni 14:19; Filippesi 3:20