Studi biblici/1 Pietro 1:3-5

Da Tempo di Riforma.

Un'eredità incorruttibile

Sintesi
C'è chi ricevendo una sostanziosa eredità materiale, frutto di sacrifici e di duro lavoro, invece di reinvestirla e così “aumentare il capitale”, la dissipa senza alcun ritegno. Allo stesso modo, potremmo non renderci conto dei valori spirituali e morali di chi ci ha preceduto nella fede e che riceviamo dal nostro passato e ignorarli mentre – molto più saggiamente – dovremmo comprenderli, valorizzarli, viverli oggi e re-investirli per “aumentare il capitale” spirituale a beneficio dell’attuale e delle future generazioni. Nel testo biblico di oggi (1 Pietro 1:3-5), l'apostolo ci parla delle caratteristiche di questa eredità spirituale che riceviamo per grazia e le nostre responsabilità verso di essa.

Il privilegio di un’eredità

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Poter godere di una sostanziosa eredità familiare è un grande ed invidiato vantaggio. Ricevere o sapere di poter ottenere case, terreni, denaro, beni per i quali non si è faticato, frutto del lavoro e del previdente risparmio di chi ci ha preceduto, è qualcosa che molti pregustano spesso indegnamente. A volte, è vero, un’eredità è causa di preoccupazione perché può essere necessario contenderla con altri concorrenti fra il nostro parentado; a volte preoccupano le spese di gestione, di restauro, di amministrazione, le maggiori imposte che questi beni comportano; in genere, però, un’eredità è qualcosa di desiderabile da contemplare.

Un’eredità è sempre stata qualcosa di ambito e conteso, tanto che un giorno avevano persino voluto coinvolgere Gesù in queste questioni. Racconta il vangelo secondo Luca: "Ora uno della folla gli disse: «Maestro, di' a mio fratello che divida con me l'eredità». Ma Gesù gli rispose: Uomo, chi mi ha costituito su di voi giudice o spartitore?». Poi disse loro: «State attenti e guardatevi da ogni avidità; perché non è dall'abbondanza dei beni che uno possiede, che egli ha la sua vita»" (U. 12:13-15). Così pure commenta l’apostolo Paolo: “Infatti l'amore dei soldi è la radice di tutti i mali. Alcuni hanno avuto un tale desiderio di possedere, che sono andati lontani dalla fede e si sono tormentati da sé stessi con molti dolori” (1 Timoteo 3:10 TILC).

Per chi ha una mentalità venale e materialista, non esiste altra eredità se non quella che può essere valutata in termini monetari e di soddisfazione carnale. Chi, però, coltiva e valorizza prospettive sulla vita umana più vaste della dimensione semplicemente materiale, sa che esistono eredità di tipo diverso, e certamente più importanti, come l’eredità spirituale, morale e culturale. Egli sa, infatti, che la ricchezza autentica e la nobiltà dell’essere umano non consiste tanto di beni materiali, quanto di beni spirituali. Gesù, infatti, disse: “Non fatevi tesori sulla terra, dove la tignola e la ruggine consumano, e dove i ladri scassinano e rubano; ma fatevi tesori in cielo, dove né tignola né ruggine consumano, e dove i ladri non scassinano né rubano” (Matteo 6:19,20).

Un’eredità da valorizzare

Noi siamo stati chiamati, in Cristo, a far parte di un popolo, il popolo di Dio, il popolo di coloro che sono fedeli al Dio vero e vivente. Sebbene la storia dell'umanità sia storia di gente ribelle a Dio che vuole vivere senza Dio e senza legge per fare solo ciò che meglio loro aggrada (e che ne paga le dolorose conseguenze), per grazia di Dio, sin dai tempi più remoti, Dio non è mai stato privo di chi Lo onora con fede ed ubbidienza. La storia della ribellione e la storia della fedeltà sono due linee fin ora parallele che un giorno, però, divergeranno: quella dei fedeli entrerà nella gloria della comunione con Dio, quella dei ribelli nella tragica, definitiva e permanente separazione da Dio.

Il popolo di Dio, il popolo dei fedeli, ha una storia ed una tradizione registrata che trova nel racconto biblico le sue tappe più importanti, ma che include credenti di ogni tempo e paese, le cui vicende ci raccontano i libri di storia. Sono racconti appassionanti, conoscere i quali è per noi un dovere ed un privilegio. Le testimonianze della loro fedeltà, suggellata persino nel sangue, ci è di stimolo e di incoraggiamento. Fra questi sono gli esponenti ed i promotori della Riforma protestante. Bollati da falsi cristiani e perseguitati come sovversivi ed eretici, noi ne abbiamo raccolto l'eredità ed abbiamo la responsabilità di portare avanti fedelmente la loro testimonianza di fede. Sì, nella nostra generazione noi siamo chiamati con fierezza a portare avanti l'eredità spirituale del popolo di Dio di ogni tempo e paese e di passarla alle prossime generazioni.

Se lo attendeva l'apostolo Paolo che, sentendo di essere vicino a suggellare nel martirio la sua missione, scriveva: " ...siate irreprensibili e integri, figli di Dio senza biasimo in mezzo a una generazione storta e perversa, nella quale risplendete come astri nel mondo, tenendo alta la parola di vita, in modo che nel giorno di Cristo io possa vantarmi di non aver corso invano, né invano faticato. Ma se anche vengo offerto in libazione sul sacrificio e sul servizio della vostra fede, ne gioisco e me ne rallegro con tutti voi; e nello stesso modo gioitene anche voi e rallegratevene con me" (Filippesi 2:14-18).

C'è chi ricevendo una sostanziosa eredità materiale, frutto di sacrifici e di duro lavoro, invece di reinvestirla e così “aumentare il capitale”, la dissipa senza alcun ritegno. Allo stesso modo, potremmo non renderci conto dei valori spirituali e morali di chi ci ha preceduto nella fede e che riceviamo dal nostro passato e ignorarli mentre – molto più saggia mente – dovremmo comprenderli, valorizzarli, viverli oggi e reinvestirli per “aumentare il capitale” spirituale a beneficio dell’attuale e delle future generazioni.

Nella lettera dell’apostolo Paolo ai cristiani di Efeso egli prega il Signore affinché essi siano pienamente consapevoli dell’eredità di cui essi, per grazia di Dio, sono stati fatti titolari. Dice: Io prego Iddio a che :“egli illumini gli occhi del vostro cuore, affinché sappiate a quale speranza vi ha chiamati, qual è la ricchezza della gloria della sua eredità che vi riserva tra i santi” (Ef. 1:18).

Questa eredità non è null’altro che ciò che per grazia otteniamo unendo strettamente la nostra vita al Signore e Salvatore Gesù Cristo. È così perché unico scopo della Riforma protestante era e rimane quello di far tornare ad essere proclamato e vissuto, nella sua purezza, l’Evangelo di Gesù Cristo. Quando ci si libera, infatti, non solo dall'incredulità e dal materialismo, ma anche da ogni religione alienante, superstiziosa e ritualistica per scoprire l’efficacia e fecondità dell’autentico Evangelo di Gesù Cristo, allora ecco che giungono a partecipare, di fatto, a quella che la Scrittura chiama la Sua eredità.

Il mondo, disprezzando Cristo, vorrebbe spostare la nostra attenzione dalla nostra eredità spirituale facendoci credere che meglio si possa trovare altrove, ma la Scrittura ci ammonisce dicendo: “Guardate che nessuno faccia di voi sua preda con la filosofia e con vani raggiri secondo la tradizione degli uomini e gli elementi del mondo e non secondo Cristo; perché in lui abita corporalmente tutta la pienezza della Deità; e voi avete tutto pienamente in lui” (Colossesi 2:8-10). “Voi avete tutto pienamente in Lui”: ne siamo persuasi?

Caratteristiche di un’eredità

Vogliamo allora esaminare sommariamente che cosa sia questa eredità spirituale e quanto valga? Lo faremo avvalendoci di ciò che l’apostolo Pietro scrive nella sua prima lettera, quando afferma:

"Benedetto sia il Dio e Padre del nostro Signore Gesù Cristo, che nella sua grande misericordia ci ha fatti rinascere a una speranza viva mediante la risurrezione di Gesù Cristo dai morti, per una eredità incorruttibile, senza macchia e inalterabile. Essa è conservata in cielo per voi, che dalla potenza di Dio siete custoditi mediante la fede, per la salvezza che sta per essere rivelata negli ultimi tempi" (1 Pietro 1:3-5).

È un breve testo, ma carico di significato. Consideriamolo nelle sue tre parti.

I. I PRESUPPOSTI DELL’EREDITÀ

In questo testo l’Apostolo Pietro comincia col dire: “Benedetto sia il Dio e Padre del nostro Signore Gesù Cristo, che nella sua grande misericordia ci ha fatti rinascere a una speranza viva mediante la risurrezione di Gesù Cristo dai morti”. Che cosa vuole dire questo? Di chi parla? Per che cosa esattamente ringrazia il Signore? Che cosa intende dire quando afferma che Dio “ci ha fatti rinascere”?

Egli parla a coloro che, come lui, Dio ha chiamato a fare parte del Suo popolo eletto, della Sua famiglia spirituale, della Sua Chiesa, e ringrazia Dio perché Egli, davvero, è per noi Padre. La paternità di Dio, per la quale egli Lo ringrazia, non è però una paternità naturale, ordinaria.

È vero, dobbiamo ringraziare e lodare il Signore Iddio perché Egli è il nostro Creatore, Colui che ci ha fatto in modo così meraviglioso dandoci grandissimi privilegi ben al di sopra di ogni altra creatura. Noi non siamo più, però, quelli che dovevamo essere. A causa del peccato, la nostra natura è degenerata, ci siamo allontanati da Dio perdendo la nostra originale comunione con Lui ed i nostri privilegi, le nostre facoltà spirituali si sono corrotte e atrofizzate. Siamo come inutili, ingombranti ed inquinanti batterie scariche, destinate solo ad essere gettate via come rifiuti in una discarica.

L’apostolo Pietro, però, in questo testo, esprime la sua riconoscenza al Signore perché è successo qualcosa di stupefacente: Iddio, in Cristo, è venuto nella “discarica” che è questo povero mondo ed ha raccolto “batterie inutili e dannose”, e le ha rigenerate, le ha fatte rinascere a nuova vita, le ha fatte risorgere con Cristo, ha ridato loro la speranza di poter “funzionare di nuovo” ed essere nuovamente utili. Pietro dice che noi che Cristo ha chiamato, eletto, da questa umanità a far parte del Suo popolo, siamo come batterie rigenerate, rinate, ricostituite, risuscitate, ricaricate e pronte per essere riutilizzate. Questo è assolutamente meraviglioso, non è vero, e ben al di là di ogni umana aspettativa e speranza: siamo destinati, in Cristo, a fare di nuovo parte integrante del “motore” ben funzionante della creazione, o meglio, di una nuova creazione, che sta per essere rivelata negli ultimi tempi.

L’apostolo Pietro qui parla così della realtà della rigenerazione spirituale, della nuova nascita. Essere rigenerati, nati di nuovo è qualcosa di diverso dalla nostra nascita naturale. Se per natura noi nasciamo nel peccato e completamente condizionati dal peccato, la nuova nascita ci dispone per le cose spirituali, sante e celesti di Dio. Per grazia di Dio torniamo ad essere spiritualmente viventi per vedere, udire e respirare le cose di Dio, per vivere una vita di fede e di santità. Ci viene dato un “nuovo cuore”, la partecipazione alla vita di Dio, veniamo resi nuove creature.

Dio e non l’uomo è la causa efficiente di questa trasformazione, per il Suo totale beneplacito, per il Suo grande amore e straordinaria grazia, per la Sua abbondante misericordia, quella che Egli ha manifestato nella risurrezione di Gesù Cristo. La risurrezione di Cristo è la causa, il motore di questa trasformazione. In effetti un’abbondanza di grazia e di misericordia è manifestata nella rigenerazione e conversione dei peccatori che trova in Cristo risorto la sua origine ultima.

Se Cristo, infatti, non fosse risorto dai morti, nessuno avrebbe mai potuto avere la speranza di essere rigenerato. La risurrezione di Cristo dai morti, infatti, è il pegno, la certificazione, la garanzia della nostra rigenerazione. La risurrezione di Cristo, infatti, è una dichiarazione del fatto che Egli era ed è Figlio del Dio vivente. Come la risurrezione di Cristo era il primo passo verso la Sua gloria, così la rigenerazione per noi è il primo passo verso la vita eterna: tutte due queste realtà sono operate dalla stessa onnipotenza. La risurrezione di Cristo costituisce perciò per il credente un solido fondamento di speranza, sia della risurrezione dei credenti dai morti, di cui Cristo è causa meritoria, pegno e modello, e dell’eterna nostra gloria e beatitudine, perché Egli risorse per la nostra giustificazione, alla quale la glorificazione è inseparabilmente connessa.

Dio, così, torna ad essere padre di un popolo rigenerato, riscattato, riabilitato, fatto di persone che Egli adotta ed inserisce per grazia nella Sua famiglia spirituale, la Sua Chiesa, ecome figli adottivi, possiamo avere pieno titolo a tutti i privilegi che comporta fare parte della Sua famiglia, della Sua eredità.

II. LE CARATTERISTICHE DELL’EREDITÀ

Ecco l’origine, allora, dell’eredità di cui siamo ora, come popolo eletto di Dio, titolari, destinatari a pieno diritto, e della quale possiamo legittimamente godere. Ecco perché l’Apostolo parla di “una eredità incorruttibile, senza macchia e inalterabile. Essa è conservata in cielo per voi”.

Di questa eredità noi possiamo avere speranza viva. Quest’eredità è come una vasta proprietà, un ricco possedimento. Sono tutti i beni preziosi che solo si possono trovare in comunione con Dio, fonte di ogni bene: “ogni cosa buona e ogni dono perfetto vengono dall'alto e discendono dal Padre degli astri luminosi presso il quale non c'è variazione né ombra di mutamento” (Giacomo 1:17).

Tutto questo non lo otteniamo attraverso la nostra industriosità, né attraverso l’osservanza di una legge: è il puro dono della grazia di Dio verso i Suoi figli adottivi, perché un’eredità appartiene ai figli e solo a loro, e proviene dalla morte del loro testatore, Cristo, e di essa lo Spirito Santo che ci è stato dato è caparra. La Scrittura dice: “a tutti quelli che l'hanno ricevuto [Cristo] egli ha dato il diritto di diventar figli di Dio: a quelli, cioè, che credono nel suo nome” (Giovanni. 1:12).

Quest’eredità è incorruttibile, cioè libera essa stessa dalla corruzione. Non può essere corrotta da altri, dalle tarme, dalla ruggine, o da altre cose, come oro, argento e vesti, che sono parte di eredità terrene : quelle che questo mondo desidera ed apprezza. Né può essere usata da persone corrotte, o corrotte dal peccato, o rivestite di fragilità e di mortalità. Per questo per poterla ereditare la corruzione deve rivestirsi di incorruttibilità in ogni senso: “chiunque ha questa speranza in lui, si purifica com'egli è puro” (1 Gv. 3:3).

Quest’eredità è senza macchia. Di sua propria natura essa è pura e santa, libera dalla contaminazione del peccato, né essa ha a che fare con quelle impurità che alcuni cercano nei paradisi terrestri o celesti che essi vanamente sognano; né sarà posseduta da persone che non siano prima state purificate dal sangue e dalla giustizia di Cristo. La Scrittura dice: “Non sapete che gl'ingiusti non erediteranno il regno di Dio? Non v'illudete; né fornicatori, né idolatri, né adùlteri, né effeminati, né sodomiti, né ladri, né avari, né ubriachi, né oltraggiatori, né rapinatori erediteranno il regno di Dio. E tali eravate alcuni di voi; ma siete stati lavati, siete stati santificati, siete stati giustificati nel nome del Signore Gesù Cristo e mediante lo Spirito del nostro Dio” (1 Corinzi 6:9-11).

Quest’eredità è inalterabile, non finisce come il mondo e la sua gloria, le eredità e le ricchezze che vi sono in essa. Chi persegue quest’eredità si pone nella linea di Abraamo e Sara che cercavano una patria d’ordine superiore rispetto alle realtà di questo mondo, come dice la Scrittura: “Infatti, chi dice così dimostra di cercare una patria; e se avessero avuto a cuore quella da cui erano usciti, certo avrebbero avut o tempo di ritornarvi! Ma ora ne desiderano una migliore, cioè quella celeste; perciò Dio non si vergogna di essere chiamato il loro Dio, poiché ha preparato loro una città” (Eb. 11:14-16). Quest’eredità è fatta di ricchezze durevoli, abitazioni permanenti, una dimora eterna nei cieli, glorie che non appassiranno e non morranno mai, piaceri che non termineranno mai, e che saranno goduti senza diminuzione e senza che mai ce ne stancheremo. Quest’eredità non diminuisce come chi spende poco per volta il denaro di cui ha disponibilità, non perde della sua qualità come un apparecchio che usato si consuma. I fiori appassiscono, ma quest’eredità non verrà mai meno. Non è sottoposta alla legge dell’entropia della termodinamica che dice come ogni cosa ed energia tenda ad esaurirsi. Goderne non verrà pregiudicato né da malattia, né da morte.

“Essa è conservata in cielo per voi”. Essa è “conservata in cielo” al sicuro come in un’imprendibile cassaforte. Non c’è posto migliore di quello. Vi è custodita come da guardie armate che ne impediscono l’appropriazione indebita: è protetta dallo stesso potere di Dio. È assicurata nelle mani di Cristo come unico fiduciario. È sicura “in cielo”, cioè nessuno se ne potrà impossessare proditoriamente. L’eredità è “celeste” per indicarne lo straordinario valore, ben più delle ricchezze terrene. Là è stabile e sicura.

III. I DESTINATARI DELL’EREDITÀ

Per chi è dunque questa eredità? Il testo dice: “Essa è conservata in cielo per voi, che dalla potenza di Dio siete custoditi mediante la fede, per la salvezza che sta per essere rivelata negli ultimi tempi”. Essa è “per voi”, cioè per tutti coloro che in Cristo sono stati efficacemente chiamati a far parte del popolo di Dio, per gli eletti secondo la prescienza di Dio, coloro che sono stati rigenerati ad una speranza viva. Per questi l’eredità è stata preparata, disposta, conservata.

Questa è una descrizione delle persone per le quali questa eredità è riservata nei cieli. Non si tratta solo di eletti a salvezza, persone rigenerate al fine d’ottenere questa eredità, ma persone che vengono preservate affinché la ricevano nel modo più certo. Per loro in cielo è al sicuro. La loro felicità è davvero grande, la loro eredità è sicura per loro in cielo, e quaggiù essi vengono protette, fra mille trappole e difficoltà, fintanto che ne entreranno in sicuro possedimento.

Essi sono custoditi, non dalla propria abilità, né da angeli, ma dalle mani di Gesù Cristo stesso. Se il fondamento della loro vita è in Lui essi saranno come fortezze imprendibili. Sono conservati nell’amore di Dio, sul Suo cuore. Da esso non potranno mai essere separati. Dio si lega loro in un Patto della grazia, fuori dal quale non potranno mai essere posti perché suggellato dalla Sua incrollabile fedeltà. Essi sono stati giustificati dall’opera sicura del Cristo, per questo la loro condizione non potrà mai essere messa in questione e vacillare. Essi fanno parte della famiglia di Dio: sono figli, e non saranno mai considerati servi. Camminano sulla via sicura della verità dalla quale no n potranno mai del tutto deviare. Sono preservati dal peccato: benché vi possano talvolta scivolare, non potranno mai esserne distrutti. Satana potrà attaccarli, come pure le tentazioni, ma queste non potranno mai averne il sopravvento. Sono protetti persino dall’incredulità, dai dubbi, dalle paure: Cristo in cielo prega efficacemente per loro, e la loro fede non verrà mai del tutto meno: non potranno mai andare perduti. Essi sono così preservati, non dalla loro propria forza o quella di una qualsiasi creatura, ma dalla potenza di Dio. Sono protetti come da guardie, come da una guarnigione. Non solo angeli si accampano intorno a loro, non solo la salvezza è intorno a loro come un muro o un fossato, ma Dio stesso, nella perfezione del Suo potere, è per loro come un muro di fuoco. Sarà intorno a loro ora e per sempre, una forte rocca dove potranno trovare rifugio.

Mediante la fede, la fede che è opera di Dio, di cui Cristo è autore e compitore, non verrà mai meno e sarà sostenuta dallo stesso potere che sostiene i santificati; per fede nella potenza e fedeltà di Dio; attraverso una fede che guarda a Cristo, che si appoggia a Lui e che vive di Lui; per la fede che vince il mondo, e su ogni altro nemico, perché siamo più che vincitori, in virtù di Colui che ci fortifica. Ciò per cui i santi sono preservati è per la salvezza, quella salvezza già da loro ottenuta, per l’obbedienza e le sofferenze di Cristo, applicata loro al momento della conversione dallo Spirito di Cristo; il pieno godimento del quale – ciò che è inteso qui – è riservato per loro in cielo. Essi sono eredi di tutto ciò e lo possederanno appieno.

Si tratta de la salvezza che sta per essere rivelata negli ultimi tempi, che è pronta, essendo essa un regno già preparato sin dalla fondazione del mondo, una salvezza ottenuta dal sangue di Cristo, una dimora di gloria adatta a loro, attraverso la presenza e l’intercessione del loro Redentore. Essa è pronta per essere rivelata: in breve tempo sarà manifestata, al presente molta di essa non è visibile, occhio non ha visto, orecchio non ha udito tutta la sua gloria. I santi stessi non sono del tutto consapevoli di come diventeranno, sanno solo che saranno simili a Lui, e come questo sia lo potranno sapere solo negli ultimi tempi, quando Cristo tornerà per giudicare il mondo, quando tornerà per far risorgere il corpo di coloro che a Lui sono stati affidati dall’eternità. Allora la salvezza sarà loro pienamente manifesta, e ne godranno anima e corpo per sempre.

Conclusione

La gente di questo mondo ambisce dunque eredità terrene. Certo, il denaro e i possedimenti sono utili, ma sono beni passeggeri. In Cristo ci è stata offerta un’eredità incorruttibile, ed è quella che la Riforma ha proclamato e proclama.

Noi riceviamo tutto questo come eredità spirituale da chi l’ha valorizzata e vissuta nel passato e che ora ne gode appieno in cielo. Essa si manifesta in tutto un modo di pensare, di parlare, di agire. Essa è una particolare comprensione della realtà, una concezione di come vivere e di come morire. Essa ci presenta principi di vita buoni e giusti, quelli incapsulati nel Decalogo e incarnati in Cristo. Quest’eredità è fatta di principi di verità, equità, amore, pace ed ordine. Essa ci parla del modo per rapportarci veracemente e produttivamente con Dio. Essa è la fede di Abramo, Isacco, Giacobbe; la fede dei profeti; la fede ed il modo di vivere del Signore e Salvatore Gesù Cristo; la fede proclamata e vissuta dagli Apostoli e da schiere di credenti che nel corso della storia l’hanno messa fedelmente in pratica. Noi riceviamo questa eredità: sarà pure la nostra, quella che viviamo, proclamiamo e investiamo per la nostra generazione e per il futuro?

Vi sono alcune persone – certamente benemerite – che raccolgono e conservano con cura vecchi libri ed innari della spiritualità riformata del seicento e del settecento. Sono spesso libri consumati per l’uso, dove ancora si vedono le impronte e le annotazioni di persone che amavano Dio e la Sua Parola, persone che pregavano e leggevano la Bibbia regolarmente, che cantavano Salmi, che esprimevano la loro fede non solo “in chiesa”, ma anche nella corrispondenza privata e nel loro lavoro, persone che vivevano e morivano in pace. Spesso ho l’impressione che alcuni non si rendano proprio conto del valore di ciò che conservano tanto gelosamente. Non parlo del valore commerciale che questi libri hanno oggi sul mercato, ma del loro immutato valore spirituale, della loro spiritualità a cui questi conservatori sembrano del tutto estranei. Mi chiedo: com’è possibile avere in casa simili tesori e, in molti casi ...non avere imparato nulla? Essere spesso così apatici, indifferenti, materialisti, estranei al dinamismo della spiritualità vivente ed operante dei loro antenati? Sono davvero i loro eredi?

Tante volte mi sembrano coloro che Gesù descriveva nella “parabola delle dieci mine” in cui vediamo un uomo nobile che affida il suo denaro a degli amministratori affinché lo facciano fruttare. Uno di loro, però, invece di investire quei beni li sotterra. A lui l’uomo nobile poi dice: "perché non hai messo il mio denaro in banca, e io, al mio ritorno, lo avrei riscosso con l'interesse?". Poi disse a coloro che erano presenti: "Toglietegli la mina e datela a colui che ha dieci mine". Essi gli dissero: "Signore, egli ha dieci mine!". "Io vi dico che a chiunque ha sarà dato; ma a chi non ha sarà tolto anche quello che ha" (Luca 19:23-26). Sarà questo il destino degli eredi ingrati?

Paolo Castellina, rifacimento del 24 aprile 2014 della predicazione del 4 aprile 2002.