Studi biblici/Matteo 25:1-13

Da Tempo di Riforma.

Il suo ritorno è certo, ma nell'attesa non possiamo dormire

Oggi nemmeno la dottrina cristiana del promesso ritorno di Cristo è andata esente dallo scetticismo imperante. ll messaggio del Nuovo Testamento, però, mantiene vvo questo articolo di fede perché “dormire” e “perdere il treno” non è un fenomeno solo moderno. L’attesa del promesso ritorno di Cristo ci rende discepoli vigili ed operanti. È quanto ci insegna il testo biblico di questa domenica: Matteo 25:1-13, tradizionalmente indicataci come “La parabola delle dieci vergini”.

Un'intensa e gioiosa attesa

Immaginate di attendere con ansia qualcosa di bello che vi porterà una grande gioia. Che cosa potrebbe essere per voi? Il ritorno di colui o colei che amate e che ha dovuto partire, il giorno del matrimonio per dei promessi sposi, di una vacanza o di un viaggio tanto atteso, il "sospiro di sollievo" che vi procura la fine di una situazione difficile e spiacevole che state passando, i soldi di un'imminente grossa vincita od eredità. Che cos'è che attendete con gioia e grande aspettativa, per il quale "non vedete l'ora"?

Avevo quindici anni, e mio padre mi aveva mandato lontano da casa ad abitare ed a studiare in un collegio. Era quasi come una prigione per me. La domenica venivano i visitatori (genitori, parenti ed amici) a portare fuori i loro figli o nipoti. Quante volte io ero rimasto là in attesa che chiamassero il mio nome ed io potessi uscire da quel collegio, ma inutilmente, perché, a causa della distanza, solo poche volte l'anno io ricevevo la visita di qualcuno che mi portasse fuori. Pensate alla delusione di non essere chiamato ed alla grande gioia che m'incoglieva quando, finalmente, qualcuno era venuto per me, proprio per me e, non solo mi faceva uscire, ma aveva anche dei regali per me. Pensate alla gioia che avevo l'ultimo giorno dell'anno scolastico, quando i miei genitori erano venuti a prendermi per riportarmi a casa!

Quali sono le vostre esperienze di intensa attesa di un avvenimento gioioso? Per un cristiano, intensa e gioiosa attesa è quella del promesso ritorno del Suo Signore e Salvatore Gesù Cristo! Questa promessa era e rimane al cuore stesso della fede cristiana, come testimonia tutto il Nuovo Testamento ed è impressa nel Credo. Vi sembra strano? No, se sapete chi è, che cosa ha fatto e fa, che cosa promette il Signore Gesù Cristo. Per qualcuno certamente potrà sembrare folle e morboso, ma l'apostolo Paolo aveva scritto di non vedere l'ora di terminare questa vita e di essere finalmente unito al Suo Signore e Salvatore Gesù Cristo in cielo. Diceva: "Sono stretto da due lati: da una parte ho il desiderio di partire e di essere con Cristo, perché è molto meglio; ma, dall'altra, il mio rimanere nel corpo è più necessario per voi" (Filippesi 1:23,24). E' così per chi ama Cristo!

Parabola di un attesa

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Il testo biblico sottoposto oggi alla nostra attenzione è una parabola di Gesù che parla del Suo ritorno e dell’atteggiamento più appropriato che deve avere chi attende quell'avvenimento. Leggiamolo in Matteo, al capitolo 25, versetti da 1 a 13.

"«Allora il regno dei cieli sarà simile a dieci vergini le quali, prese le loro lampade, uscirono a incontrare lo sposo. Cinque di loro erano stolte e cinque avvedute;le stolte, nel prendere le loro lampade, non avevano preso con sé dell'olio; mentre le avvedute, insieme con le loro lampade, avevano preso dell'olio nei vasi. Siccome lo sposo tardava, tutte divennero assonnate e si addormentarono. Verso mezzanotte si levò un grido: "Ecco lo sposo, uscitegli incontro!" Allora tutte quelle vergini si svegliarono e prepararono le loro lampade. 8E le stolte dissero alle avvedute: "Dateci del vostro olio, perché le nostre lampade si spengono". Ma le avvedute risposero: "No, perché non basterebbe per noi e per voi; andate piuttosto dai venditori e compratevene!". Ma, mentre quelle andavano a comprarne, arrivò lo sposo; e quelle che erano pronte entrarono con lui nella sala delle nozze, e la porta fu chiusa. Più tardi vennero anche le altre vergini, dicendo: "Signore, Signore, aprici!". Ma egli rispose: "Io vi dico in verità: Non vi conosco". Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l'ora" (Matteo 25:1-13).

Il contesto

Per cogliere il significato di questa parabola di Gesù, è necessario conoscere quali fossero, per un tipico villaggio palestinese di quel tempo, le usanze in auge in occasione di un matrimonio, come pure lo spirito che caratterizzava quell'avvenimento.

Un matrimonio era davvero cosa di grande rilievo che coinvolgeva tutto il villaggio, in vista del quale ci si preparava con grande senso di gioiosa aspettativa. Allora non c'erano tante occasioni di festa e quindi l'annuncio di un imminente matrimonio metteva tutti in grande frenesia!

Partecipare ad una festa di nozze era allora un dovere ed un privilegio che persino dispensava legalmente dall'adempiere diversi doveri religiosi a cui erano normalmente tenuti gli israeliti. Particolarmente coinvolti nella festa erano gli amici e le amiche d'entrambi gli sposi. Al termine del periodo di fidanzamento, lo sposo si recava in corteo con i suoi amici a casa della sposa per prelevarla e portarla a casa sua, là dove si sarebbe svolta la festa di nozze. Dalla casa della sposa, sarebbe così, con canti di gioia, ripartito il corteo formato dallo sposo e dai suoi amici, dalla sposa portata in portantina, e dalle amiche di lei.

L'attenzione della parabola s'incentra sul comportamento delle giovani amiche della sposa, qui in numero di dieci e chiamate "vergini". La scena si svolge la sera, quand'ormai era buio. Mancando allora, evidentemente, l'illuminazione pubblica, sarebbero state necessarie delle lampade ad olio, o, più probabilmente, delle torce, lunghi bastoni con la punta avvolta da stracci intrisi d'olio d'oliva ai quali si dava fuoco. Si verifica, però, un problema: lo sposo, con il suo corteo d'amici, ritarda, ed è quindi necessaria una riserva d'olio per le torce. Cinque di queste ragazze, dimostrandosi sagge, avevano previsto quest'eventualità e si muniscono d'olio supplementare. Cinque, invece, si dimostrano negligenti, disavvedute, o, come dice la parabola, "stolte": non ci pensano, o lo ritengono non necessario. L'attesa si prolunga così tanto che tutte quelle ragazze s'addormentano.

Nel più bel mezzo della notte, inatteso, un grido annuncia l'arrivo del corteo dello sposo.

Le torce erano ormai consumate, ma le cinque ragazze previdenti hanno ancora olio per riaccendere le torce e scortare la sposa alla festa di nozze. Le altre cinque se ne trovano prive e chiedono alle prime di condividere con loro l'olio che hanno. Esse, però, rispondono che, se lo facessero, non ce ne sarebbe abbastanza per tutte e di andare piut- tosto da qualcuno a comprarne. Le cinque ragazze disavvedute, così, si allontanano e vanno a cercare olio supplementare.

Il corteo, però, non sta ad aspettarle, e parte verso la casa del banchetto. Vi arriva e le porte vengono chiuse e non più riaperte, nemmeno quando, in extremis, le cinque ragazze disavvedute trovano l'olio e vi corrono, sperando di essere ammesse ugualmente alla festa. La loro insistenza, però, non giova loro nulla. La porta rimane per loro inesora- bilmente chiusa, anzi, si sentono solo rispondere: "Andatevene! Chi siete? Non vi conosciamo!". Che figura! Che angoscia!

L'attesa del regno che viene

Per Gesù, che racconta questa parabola, la gioiosa ed attesa occasione di una festa di nozze rappresenta la grande gioia del regno di Dio che viene. Quelle ragazze rappresentano noi, Suoi discepoli. Gesù, un giorno, tornerà come in un corteo trionfale al quale ci inviterà ad unirci e con Lui, con grande gioia, marceremo "verso il cielo". Sembra già di vederlo mentre parte, con Cristo in testa, e noi tutti, con entusiasmo, che cantiamo, magari, quel vecchio spiritual negro che dce: "When the saints go marchin' in"! Sarà un i giorno magnifico e quel giorno, secondo le Sue promesse, noi lo aspettiamo con ansia!

Finalmente, per grazia di Dio, ci lasceremo alle nostre spalle questo mondo, reso brutto e sporco dal peccato, questo mondo di ingiustizie e sofferenze, d'odio, violenza, empietà e brutture d'ogni genere, ed entreremo nel "nuovo cielo" e nella "nuova terra" dove saremo per sempre in compagnia del nostro amato Dio e Salvatore Gesù Cristo, go dendone la presenza per sempre, magnificandolo ed esaltandolo insieme ai Suoi fedeli! Quel giorno, dice la Scrittura: "Egli asciugherà ogni lacrima dai loro occhi e non ci sarà più la morte, né cordoglio, né grido, né dolore, perché le cose di prima sono passate" (Apocalisse 21:4).

Si, noi "non vediamo l'ora" che giunga quel giorno meraviglioso e per esso ci stiamo preparando con la massima diligenza, non è vero?

Tutti pronti?

Beh, qualcuno lo sta facendo, ma gli altri? "La notte è buia", "lo sposo ritarda... Si, è vero, l'ha promesso... ma verrà mai veramente? Si sta avvicinando mezzanotte...Magari non verrà più.. Magari ha cambiato idea! Magari erano false promesse che ci faceva per illuderci... Ma che sonno che ci è venuto... Le nostre fiaccole stanno ormai spegnendosi... Le tenebre prevarranno.. Sarà solo il sonno della morte e della disperazione... Ormai rassegnati... nessuno verrà... dormire, forse, è la cosa migliore... Almeno ci potremo consolare con l'illusione di qualche sogno... e poi tutto si spegnerà. La rappresentazione finita, cala il sipario, finisce il film... ci eravamo illusi per un po'... tutti torneremo alla solita vita, o alla solita morte... Non abbiamo più l'olio della speranza... a che serve? Tanto... non c'è nulla da sperare!

Siamo così? Allora siamo degli stolti sciocchi ...disavveduti. Si, è quello che ci dice Gesù ...se siamo così. Perché? Perché "Il Signore non ritarda l'adempimento della sua promessa, come pretendono alcuni..." (2 Pietro 3:9). A tempo debito tornerà, esattamente come ha promesso. Allora, come ci troverà?

Allora cercheremo magari di correre ai ripari.. "Scusa, ci eravamo sbagliati...". Allora cercheremo di rimediare procurandoci quello che prima avremmo dovuto avere, quello che prima avremmo dovuto fare... Allora avremo fede, allora... ci ingegneremo a fare delle "buone opere", allora ...correremo in chiesa ...pregheremo, ...canteremo i salmi, ...allora andremo a farci dare "l'attestato di buona condotta" che ci è necessario, l'attestato di ...credente, di ...membro di chiesa. Non ce n'era mai importato nulla prima, ma quel giorno ci accorgeremo che, invece, "serve". Allora chiederemo ai credenti, quelli che avevamo sempre disprezzato e deriso, di darci un po' del loro "olio", ma diranno di no, perché in quel modo, non ce ne sarebbe abbastanza per tutti.... Infatti, ciascuno vivrà per la sua fede e non per quella di altri. Il profeta Abacuc scrive: "Egli è pieno d'orgoglio, non agisce rettamente; ma il giusto vivrà per la sua fede" (Abacuc 2:4).

Allora correremo... e torneremo.. solo per vedere che il corteo trionfale di Cristo è già partito, senza aspettarci ...senza di noi! Allora... allora... cercheremo di raggiungere in tutta fretta la casa della festa, la casa di Dio. La porta però sarà chiusa...Busseremo... "Fateci entrare, siamo noi! Per pietà... Non lasciateci qui fuori!". E dalla porta ci risponderanno: "Ma chi siete? Non vi conosciamo!". La porta rimarrà per noi chiusa... Lo considereremo "una grave ingiustizia". Eppure Gesù stesso non aveva forse parlato chiaramente i al riguardo? Non erano forse le Sue precise parole scritte nella Bibbia?

Ascoltate: "Non chiunque mi dice: Signore, Signore! entrerà nel regno dei cieli, ma chi fa la volontà del Padre mio che è nei cieli. Molti mi diranno in quel giorno: 'Signore, Signore, non abbiamo noi profetizzato in nome tuo e in nome tuo cacciato demòni e fatto in nome tuo molte opere potenti?". Allora dichiarerò loro: "Io non vi ho mai conosciuti; allontanatevi da me, malfattori!" (Matteo 7:21-23).

La mancanza d'olio delle ragazze disavvedute è simile a quanto accade in un'altra parabola, là dove l'invitato alle nozze si presenta privo dell'abbigliamento richiesto (22:11). In ciascun caso si rileva l'assenza del requisito fondamentale richiesto: "...Ora il re entrò per vedere quelli che erano a tavola e notò là un uomo che non aveva l'abito di o nozze. E gli disse: "Amico, come sei entrato qui senza avere un abito di nozze?" E costui rimase con la bocca chiusa. Allora il re disse ai servitori: "Legatelo mani e piedi e gettate- lo nelle tenebre di fuori. Lì sarà il pianto e lo stridor dei denti". Poiché molti sono i chiamati, ma pochi gli eletti»" (Matteo 22:11-14). Che incubo, non è vero?

I personaggi della parabola

Chi rappresentano i personaggi principali di questa parabola e, in particolare, chi rappresentino queste "dieci ragazze" risulta così chiaro.

Per esprimerlo, vorrei usare le indicazioni stesse di Giovanni Diodati, teologo e traduttore riformato della Bibbia, date nelle note a piè di pagina che accompagnano il testo di questa parabola.

Lo sposo rappresenta Cristo; il tempo delle nozze è quello del Suo ritorno, il tempo della fine in cui Egli verrà per prendere con Sé la Sua Chiesa.

La notte è lo stato della Chiesa nel mondo attuale. In questo mondo, infatti, regna il peccato e la situazione può essere davvero disperante perché il Signore sembra tardare a stabilire pienamente, come ha promesso, il Suo regno.

Le vergini sono, così, le "amiche della sposa", coloro che fanno professione di fede in Cristo. La chiesa cristiana, infatti, continua ad avere, per grazia di Dio, molti amici ed amiche. Esse persistono a mantenere accesa la fiaccola dell'Evangelo, nonostante "i venti contrari" che vorrebbero spegnerla, continuano ad alimentarla con la loro fede, tenendo viva la fiamma della speranza. Si, le vergini avvedute sono i veri fedeli, che amano sinceramente Cristo, credono in Lui, nella Sua Parola, opera e promesse e gli ubbidiscono con gioia. Pur "non vedendolo" essi lo amano. Nei loro cuori, essi hanno fatto provvista di ammaestramento, di fede, di pietà e del dono dello Spirito Santo, che è l'olio...

Le vergini stolte o, nella versione Diodati, "pazze", sono coloro che nella Chiesa trascurano, per negligenza o incredulità, d acquistare e di conservare il suddetto dono dello i Spirito, il solo che possa produrre e tenere vivi in loro, nei loro cuori, "...amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mansuetudine, autocontrollo" (Galati 5:22), il solo che possa mantenere viva ed operante la speranza.

L'addormentamento è il rallentamento o la cessazione dei regolari esercizi di pietà e dell'attesa di Cristo, nata dall'infermità della carne in cui Cristo non dimora veramente. E' logico che "si addormentino" spiritualmente. Non fanno uso, o non abbastanza, dei mezzi di grazia che Dio ha per noi provveduto: il culto, la preghiera, la lettura e la meditazione della Bibbia, la comunione fraterna...La loro professione di fede è soltanto esteriore. Quando, così, Lui ritornerà, queste ultime non si dimostreranno pronte ad accoglierlo ed a seguirlo, nonostante il tentativo disperato e vano, dell'ultimo minuto, di riparare anni di negligenza e di disubbidienza.

Quando il Signore tornerà, chi avrà provveduto alla Sua accoglienza, senza lasciarsi intimidire dalle circostanze, partirà con gioia, assieme a Lui. Sarà una gioia simile a quel- la espressa dal Salmo 126 che parla dell'inaspettato ritorno dei redenti dall'esilio in Babilonia:

'Quando il SIGNORE fece tornare i reduci di Sion, ci sembrava di sognare. Allora spuntarono sorrisi sulle nostre labbra e canti di gioia sulle nostre lingue. Allora si diceva tra le nazioni: «Il SIGNORE ha fatto cose grandi per loro». Il SIGNORE ha fatto cose grandi per noi, e noi siamo nella gioia. SIGNORE, fa' tornare i nostri deportati, come torrenti nel deserto del Neghev. Quelli che seminano con lacrime, mieteranno con canti di gioia. Se ne va piangendo colui che porta il seme da spargere, ma tornerà con canti di gioia quando porterà i suoi covoni".

Il compito dell'amico

Siamo, dunque, in un periodo di attesa, ma di attesa operosa, l'attesa delle "vergini avvedute" della parabola. Che cosa significa attendere operosamente e con fiducia il ritorno del Signore? E' implicito da tutto ciò che abbiamo detto fin ora, ma cerchiamo di esplicitarlo. Potremmo così dire che coloro che Cristo, anche nella nostra generazione, chiama amici e che professano di amare Lui e la Sua chiesa, devono svolgere diligentemente il loro compito d'amico.

Chi è il vero amico? Colui che ti sta sempre accanto, che ti comprende e non ti abbandona mai, qualunque siano le circostanze in cui si trova. Il libro biblico dei proverbi dice: "L'amico ama in ogni tempo; è nato per essere un fratello nella sventura" (Proverbi. 17:17). Siamo noi costanti ed imperturbabili ad amare Dio e la Sua chiesa? Il vero amico di Dio è fedele come Mosè, di cui è scritto: "Or il SIGNORE parlava con Mosè faccia a faccia, come un uomo parla col proprio amico" (Esodo 33:11). Egli è amico fedele, per questo "Dio non si vergogna di essere chiamato il loro Dio" (Ebrei 11:16).

Il compito di queste "amiche della sposa" era quello di andare incontro allo sposo con le loro fiaccole accese per accompagnarlo, e questo loro compito non era per loro solo un dovere, ma anche un privilegio ed una gioia. Si, è una gioia, per un cristiano essere amico del Signore, perché è consapevole di chi Lui sia e che cosa Egli ha fatto e fa per lo ro:

"Nessuno ha amore più grande di quello di dar la sua vita per i suoi amici. Voi siete miei amici, se fate le cose che io vi comando. Io non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo signore; ma vi ho chiamati amici, perché vi ho fatto conoscere tutte le cose che ho udite dal Padre mio. Non siete voi che avete scelto me, ma sono io che ho scelto voi, e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; affinché tutto quello che chiederete al Padre, nel mio nome, egli ve lo dia" (Giovanni 15:13-16).

Come cristiani, il nostro compito è quello di attenderlo . Il verbo "attendere", però, anche in italiano, non vuole dire solo "aspettare". Il vocabolario della lingua italiana, infatti, dice: Attendere: aspettare con vivo desiderio, con ansia, che giunga a noi una persona o una cosa, come una madre che attende il ritorno del figlio che ama. Attendere, però, significa pure "prestare attenzione", volgere l'animo, la mente a qualcosa, e quindi, anche ascoltare, considerare, osservare, rilevare, accudire, applicarsi. Infine, "attendere" vuol dire "servire", da cui il sostantivo "attendente". Chi è l'attendente? E' il soldato addetto agli ordini ed al servizio personale di un ufficiale. "Attendere", quindi, in italiano, è un termine ricco e pregnante. Verso Cristo, abbiamo noi vivo desiderio di Lui, sincero amore? Gli prestiamo attenzione, volgendo verso di Lui il nostro animo? Lo ascoltiamo, Lo consideriamo, ci "applichiamo" a Lui ed alla Sua Parola? E soprattutto: lo serviamo, o meglio Gli serviamo?

Nostro compito di cristiani è quello di onorarlo, di tenere alto il Suo nome con la nostra lode ed adorazione, con la nostra ubbidienza, con la nostra fedele testimonianza. Siamo fieri di Lui e certamente ben lungi dal vergognarci di portare il Suo nome? Ra m- mentiamoci che Gesù disse: "...se uno si sarà vergognato di me e delle mie parole in que- sta generazione adultera e peccatrice, anche il Figlio dell'uomo si vergognerà di lui quando verrà nella gloria del Padre suo con i santi angeli" (Marco 8:38).

Preoccupazione principale delle "vergini avvedute" è tenere in mano le loro fiaccole accese quando esse servono "lo Sposo" e così rendergli onore e servirlo. I cristiani, per usare un'espressione biblica, sono "figli di luce", come disse l'apostolo Paolo: "perché in passato eravate tenebre, ma ora siete luce nel Signore. Comportatevi come figli di luce" (Efesini 5:8), "perché voi tutti siete figli di luce e figli del giorno; noi non siamo della notte né delle tenebre" (1 Tessalonicesi 5:5).

Così noi attendiamo il Suo promesso ritorno. Il ritorno di Cristo, infatti, è il centro nel quale si incontrano tutti i raggi della ruota della nostra fede, ed al quale il tutto della vita di Dio ha costante riferimento e tendenza.

Conclusione

Qual è dunque l'avvenimento che voi tanto attendete e che vi porterà grande gioia? Sono tanti e buoni, in questo mondo, gli oggetti di legittima attesa, le nostre legittime aspirazioni, e ne facciamo pure l'oggetto delle nostre intense preghiere. Tutti questi oggetti d'attesa, però, per quanto buoni, devono essere relativi e secondari alla grande, gioiosa ed intensa attesa che ci deve essere in noi per il promesso ritorno del Signore e Salvatore Gesù Cristo!

Qualcuno, certo, non vorrebbe affatto incontrarlo, quel giorno, perché sa che Lo incontrerebbe come severo Giudice in quanto non ha vissuto come do- veva e si è sempre rifiutato di convertirsi emendando il proprio comportamento.

Chi però ha conosciuto l'amore e la misericordia di Dio che, nel Salvatore Gesù Cristo gli offriva grazia e perdono, attraverso il suo ravvedimento e la sua fede, attende con ansia il ritorno di Cristo, "non ne vede l'ora", perché finalmente sarà, quel giorno, riunito a Lui per sempre, nel Suo regno nella gioia e nella pace, con i Suoi fedeli, e saranno finite per sempre le sofferenze di questo mondo. Egli attende, però, quel giorno, non nell'ozio!

Per lui è un'attesa operosa, perché deve tenere accesa quaggiù la fiaccola dell'Evangelo, con la quale Gli andrà gioiosamente incontro! Un vero onore e privilegio, oltre che un dovere! Che possa essere così per tutti voi che mi ascoltate!

Paolo Castellina, 4 novembre 2014, predicazione originale del 10 ottobre 2003.