Studi biblici/Luca 2:8-20

Da Tempo di Riforma.


Le sorprendenti scelte di Dio: i pastori di Betlemme

E' forse una banalità, trita e ritrita, leggere nel periodo natalizio, il racconto evangelico della nascita di Gesù? I soliti "luoghi comuni" che lasciano il tempo che trovano e che "stufano" anche gli uditori più pazienti… La maggior parte della gente oggi bene conosce il testo sulla visita dei pastori di Betlemme alla stalla dov'era nato Gesù. Luca 2:8-20, il testo per questa domenica. Se consideriamo bene il messaggio della situazione che questo testo biblico descrive, al di là di ogni luogo comune, noi troveremo che esso, di fatto, comporta un messaggio d'amore e di speranza per ciascuno di noi qui oggi.

Discorsi di circostanza?

Come dice un Salmo in una versione cantata italiana: "Odio i discorsi vani", odio dire le solite banalità e generalità di circostanza, quelle che si sentono sempre durante le festività natalizie, sia dai predicatori sia dai politici, i soliti "luoghi comuni" che lasciano il tempo che trovano e che "stufano" anche gli uditori più pazienti…


E' una banalità, trita e ritrita, leggere a Natale, il racconto evangelico della nascita di Gesù? Potrei avere la tentazione di pensarlo, se non fosse che esso fa parte della Parola rivelata di Dio, attraverso la quale Egli anche oggi parla alla nostra generazione. Leggerò così oggi parte di questo racconto, non nella convinzione di sapere già tutto al riguardo, ma nella fiducia che, attraverso di esso, Iddio vuole comunque comunicare qualcosa di importante.


Vi leggo, dunque, dal vangelo secondo Luca, al cap. 2, dal versetto 8, ciò che riguarda i pecorai, i pastori di Betlemme, nella notte della natività.


"In quella stessa regione c'erano dei pastori che stavano nei campi e di notte facevano la guardia al loro gregge. E un angelo del Signore si presentò a loro e la gloria del Signore risplendé intorno a loro, e furono presi da gran timore. L'angelo disse loro: «Non temete, perché io vi porto la buona notizia di una grande gioia che tutto il popolo avrà: "Oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è il Cristo, il Signore. E questo vi servirà di segno: troverete un bambino avvolto in fasce e coricato in una mangiatoia"». E a un tratto vi fu con l'angelo una moltitudine dell'esercito celeste, che lodava Dio e diceva: «Gloria a Dio nei luoghi altissimi, e pace in terra agli uomini ch'egli gradisce!». Quando gli angeli se ne furono andati verso il cielo, i pastori dicevano tra loro: «Andiamo fino a Betlemme e vediamo ciò che è avvenuto, e che il Signore ci ha fatto sapere». Andarono in fretta, e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia; e, vedutolo, divulgarono quello che era stato loro detto di quel bambino. E tutti quelli che li udirono si meravigliarono delle cose dette loro dai pastori. Maria serbava in sé tutte queste cose, meditandole in cuor suo. E i pastori tornarono indietro, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com'era stato loro annunziato" (Luca 2:8-20).

Un testo ben conosciuto

La maggior parte della gente oggi bene conosce questo testo, anche se raramente apre una Bibbia. Questi versetti dell'evangelista Luca sono entrati nella nostra cultura: è la scena tradizionale della nascita di Gesù dipinta in tanti modi da cartoline d'auguri, presepi e rappresentazioni natalizie dei bambini. La vediamo oggi anche nella pubblicità alla televisione, come pure nei film che, in questo periodo, passano alla televisione. In questo periodo, in effetti, i sentimenti del cristiano sono molto contrastanti. Da una parte ci sarebbe da rallegrarsi che la nostra cultura, almeno in quest'occasione, si rammenti della Persona del nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo, giacché Egli rimane, in pratica, un perfetto estraneo per tutto il resto dell'anno. Dall'altra, il cristiano si chiede seriamente se tutto questo "spirito natalizio" onori davvero il suo Signore oppure Lo disonori, equivocando la Sua Persona e messaggio con vuoto sentimentalismo e confondendolo con quel personaggio barbuto vestito di rosso che, nella mitologia popolare, va in giro, in questo periodo a fare doni ...ai bambini buoni. Mi sa che, però, da quello che si vede alla televisione, fra i due concorrenti, "Gesù" e "Babbo Natale", "vinca" sicuramente quest'ultimo e che la cosa vada segnalata alla ...commissione sulle pari opportunità!


Fra le cose che mi preoccupano, in questo periodo, è che, con tutte queste annuali ripetizioni del tema, la familiarità che abbiamo con "la scena del presepio" ed in particolare dei pastori che, dopo aver ricevuto l'annuncio della nascita del Salvatore, si recano alla "grotta" di Betlemme, possa farcela prendere un po' troppo per scontata, tanto da non farci più intendere quanto stupefacente sia stata la cosa. Non si tratta, infatti, semplicemente dell'amorevole considerazione che Iddio ha avuto per alcuni pecorai, ma ci parla, in modo molto efficace, della considerazione amorevole che Iddio ha per noi. Se, infatti, consideriamo bene il messaggio della situazione che questo testo biblico descrive, noi troveremo che esso, di fatto, comporta un messaggio d'amore e di speranza per ciascuno di noi qui oggi.

A chi Dio per primo trasmette la notizia

Iniziamo a considerare la caratteristica più ovvia di questo racconto: a chi Dio annuncia la nascita di Suo Figlio? Chi è che invita a venire a vedere il neonato? Una sporca dozzina di pecorai straccioni!


Nelle Scritture vi è registrato un solo annuncio della nascita di Gesù, un unico invito che Dio invia a qualcuno di venire a far visita a Maria, Giuseppe ed a Gesù bambino: quest'invito è rivolto a dei poveracci, puzzolenti, privi d'istruzione e, per altro, socialmente e religiosamente emarginati. Pensateci bene: è "normale" tutto questo? Permettetemi che vi dica qualcosa sui pecorai di quel tempo.


Emarginati religiosi. Erano gli ultimi che ci si sarebbe aspettato che Dio avesse notato. Prima di tutto, essi erano degli emarginati religiosi. Secondo la legge religiosa israelitica, questi uomini erano impuri. La loro professione impediva loro dal partecipare alle festività ed ai giorni sacri del calendario israelita. Perché? Beh, qualcuno doveva pure prendersi cura delle pecore! Quando tutti stavano andando in pellegrinaggio a Gerusalemme per offrire sacrifici nel tempio, o a partecipare ad una delle feste annuali, essi dovevano stare nei campi a curare le bestie. Un esempio moderno potrebbe essere un camionista, o lavoratore che deve sottostare a dei turni, il cui lavoro gli impedisce di partecipare regolarmente alle riunioni della chiesa. Certo, questo non era colpa loro. Quei pecorai, però, erano guardati con disprezzo, da un punto di vista religioso. Qualunque cosa

avessero nel cuore, essi non erano in grado di partecipare pienamente alla vita religiosa della comunità.


Emarginati socialmente. Non solo questo, ma i pecorai erano degli emarginati socialmente, gente che stava ai margini della società. Dato che erano sempre in movimento per cercare nuovi pascoli per le loro greggi, erano guardati con sospetto, come si guardano oggi gli zingari, o i giostrai, gli artisti del circo. Erano spesso accusati di essere dei ladri. Se spariva qualcosa dalle case, si pensava subito che fosse colpa dei pecorai. A loro non era permesso rendere testimonianza nei tribunali, perché la loro parola non era considerata affidabile. La cosa però più grave era che essi non avevano molto contatto con la gente. La maggior parte del tempo essi "stavano nei campi" (v. 8). Per loro questo non era un lavoro di 40 ore settimanali. Stavano con le pecore ventiquattro ore il giorno, sette giorni la settimana. Durante il giorno essi conducevano le pecore al pascolo e se ne prendevano cura mentre esse pascolavano. Vigilavano per impedire che dei predatori come i lupi non devastassero il gregge. Di notte, essi, di fatto, dormivano negli ovili per proteggerlo dai ladri e dagli attacchi degli animali. Un buon pastore poteva riconoscere una pecora a vista. Conoscevano le loro pecore, e le pecore li conoscevano. Gesù stesso dice di loro: "Colui che entra per la porta è il pastore delle pecore. A lui apre il portinaio, e le pecore ascoltano la sua voce, ed egli chiama le proprie pecore per nome e le conduce fuori. Quando ha messo fuori tutte le sue pecore, va davanti a loro, e le pecore lo seguono, perché conoscono la sua voce" (Giovann 10:2-4).


Un lavoro noioso. Fare il pecoraio era un lavoro solitario, stancante, di solito molto noioso, e qualche volta, molto pericoloso. Dava loro molto contatto con le pecore, ma poche opportunità di contatto con la gente. Non fa meraviglia che Davide, nell'Antico Testamento, il pecoraio che divenne re d'Israele, fosse un tale valente musicista. Molti pecorai imparavano a suonare il flauto o qualche altro strumento, perché dovevano stare ore ed ore senza nulla da fare se non a guardare le pecore pascolare. I pecorai non avevano molti contatti sociali. Mettetela così: probabilmente non vorreste che vostra figlia ne sposasse uno…


Se ci mettessimo nei panni di Dio... Facciamo, però, un passo indietro per un momento. Immaginate d'essere Dio e che vogliate annunciare la notizia più stupefacente, incredibile e gioiosa che ci sia - la nascita del vostro unico Figlio, Gesù Cristo, la nascita di Colui che sarebbe stato il Salvatore del mondo, Colui che la nazione di Israele tanto attendeva da migliaia d'anni, e per il quale sperava e pregava. Finalmente arriva! A chi comunichereste la notizia, a chi lo direste, chi invitereste per primo a venire a vedere?


Quando nasce un nuovo membro della famiglia reale inglese, per esempio, quando nacquero i figli della principessa Diana, Harry e William, forse che avevano fatto giungere la notizia per primo ai poveracci senza tetto ed agli scaricatori di porto della città di Londra? Forse che avevano invitato per primi a visitare Diana ed il suo nuovo bambino, i taxisti o le serve dei bassifoNdi della città? sono sicuro che gli annunci e gli inviti erano stati, invece, stampati su biglietti decorati d'oro ed inviati ai leader politici ed ai capi di stato stranieri.


Il punto è che, un avvenimento come la nascita del Cristo vi sareste aspettati che fosse annunciato alle persone importanti della nazione, leader politici - re, governatori, magistrati, persino l'imperatore romano - per venire a rende omaggio a futuro Re dell'universo. Leader religiosi - preti, rabbini, responsabili delle sinagoghe, capi religiosi del sinedrio - sarebbero stati invitati per adorare il loro Messia. Capi militari. Ricchi mercanti.


Uomini e donne famosi. I maggiori organi di stampa. Nessuno di loro, però, riceve la benché minima considerazione da parte di Dio. Certo, alcuni re stranieri avevano seguito le tracce di una misteriosa stella cometa fino a Betlemme, e n'avevano informato Erode. Essi, però, non avevano ricevuto la visita di messaggeri celesti, un coro angelico, o un invito formale. Solo questi pochi e poveri pecorai, questi emarginati religiosi e sociali, n'avevano ricevuto l'annuncio. Potete immaginare il direttore del coro degli angeli che annuncia loro questo? E' come se il coro, mettia mo, della Scala di Milano, avesse fatto per tutto l'anno prove del Messia di Hendel, per poi rappresentarlo solo di fronte ai senza tetto che dormono nei sotterranei della stazione centrale riparati solo da scatole di cartone.

Le motivazioni di Dio

Perché Dio ha fatto, invece, proprio questo? Perché ha mandato i Suoi angeli ad annunciare la nascita di Cristo a questi pecorai, per invitarli, e solo loro, a venire a vedere il bambino? Non perché fossero santi. Forse che questi pecorai erano particolarmente religiosi e insolitamente santi? Beh, nonostante il fatto che essi non potessero partecipare ai riti della religione organizzata, forse che essi erano dei credenti in Dio particolarmente degni di nota? Lo dubito, sebbene il testo dica che quando essi ricevono la notizia, essi credono a ciò che dicono loro gli angeli, e fanno ciò che gli angeli dicono loro di fare. Non c'è, però, nulla nel testo, che indichi come essi fossero più religiosi di chiunque altro.


Non perché se l'aspettavano. Forse essi se lo aspettavano, aspettavano che Dio li visitasse? In qualche modo essi se lo attendevano? No. Di fatto, se fossi un pecoraio, probabilmente penserei che Dio nemmeno sappia che io esisto. Non vado al tempio ad offrire sacrifici. Non mi presento mai in occasione delle festività religiose. Non frequento la sinagoga, e le mie più profonde discussioni teologiche le faccio ...con un branco di stupide pecore. Se Dio sa chi sono, certamente non deve avere di me una grand'opinione..


Ipotesi. Perché, allora, Dio manda i Suoi angeli per primo a dei pecorai? Sono state al riguardo proposte diverse ipotesi, come, per esempio, il fatto che Gesù stesso si sia poi chiamato "il buon Pastore", quello che si prende cura di noi come un pastore fa delle Sue pecore. Io preferisco, però, una spiegazione più semplice. Iddio voleva mostrare come il Suo amore non faccia discriminazioni sulla base della classe, della ricchezza o posizione sociale. Egli non rispetta i re ed i principi più che lA gente che, agli occhi del mondo è priva di importanza e considerazione. Egli non considera maggiormente preti e pastori più dei "semplici membri di chiesa". Dio non fa favoritismi. Egli non accorda trattamento di favore ad un gruppo rispetto ad un altro. Il Suo amore è disponibile per tutti sulla stessa base - la fede in Gesù Cristo, e quella soltanto.


E' conforme allo "stile" di Dio. Di fatto, molti brani della Scrittura indicano come l'amore di Dio elevi piuttosto gli umili ed abbassi i potenti e gli arroganti: "Tu salvi la gente afflitta, ma il tuo sguardo si ferma sugli alteri, per abbassarli" (2 Samuele 22:28); "il SIGNORE gradisce il suo popolo e adorna di salvezza gli umili" (Salmo 149:4); "Così parla il SIGNORE: «Il cielo è il mio trono e la terra è lo sgabello dei miei mpiedi; quale casa potreste costruirmi? Quale potrebbe essere il luogo del mio riposo? Tutte queste cose le ha fatte la mia mano, e così sono tutte venute all'esistenza», dice il

SIGNORE. «Ecco su chi io poserò lo sguardo: su colui che è umile, che ha lo spirito afflitto e trema alla mia parola" (Isaia 66:1-2); "Chiunque si innalzerà sarà abbassato e chiunque si abbasserà sarà innalzato" (Matteo 23:12); "Così anche voi, giovani, siate sottomessi agli anziani. E tutti rivestitevi d'umiltà gli uni verso gli altri, perché Dio resiste ai superbi ma dà grazia agli umili. Umiliatevi dunque sotto la potente mano di Dio, affinché egli vi innalzi a suo tempo" (1 Pietro 5:5,6).


Nessuna discriminazione. In altre parole, Dio dimostrava, con la scelta che Egli fa di questi umili pecorai d'essere i primi a ricevere la notizia della nascita del Cristo, che Gesù non stava per essere il Salvatore solo di re e governatori, papi o preti. Gesù è il Salvatore di persone d'ogni categoria sociale: non privilegia un gruppo rispetto ad un altro. Egli non fa discriminazioni sulla base di intelligenza, istruzione, possedimenti, professione, potere politico, o condizione sociale, o di qualsiasi altro criterio di importanza che noi si possa avere. Il Suo amore è offerto indiscriminatamente a chiunque si ravveda dei propri peccati e si affidi completamente a Cristo, come proprio Signore e Salvatore.


Uguaglianza nel bisogno. I criteri di rispettabilità che valgono in questo mondo sono del tutto fallaci, perché, di fatto, in quanto peccatori, nessuno di noi merita alcunché da parte di Dio. In realtà, chi pensa da sé stesso di valere qualcosa, di possedere qualsivoglia titolo di merito, di poter pretendere qualcosa da Dio, si rende ancora più odioso ed è persino peggiore degli altri, perché al peccato che tutti noi condividiamo, aggiunge anche quello di fare di Dio un bugiardo, come sta scritto: "Se diciamo di non aver peccato, lo facciamo bugiardo, e la sua parola non è in noi" (1 Gv. 1:10).


Sono "i migliori"? Il più delle volte, infatti, proprio questa gente che pensa di valere qualcosa, è quella stessa che mette in questione la stessa Parola di Dio, che contesta di non avere bisogno di un Salvatore, che si oppone alla testimonianza che Dio rende al proprio Figlio, come sta scritto: "Chi crede nel Figlio di Dio ha questa testimonianza in sé; chi non crede a Dio, lo fa bugiardo, perché non crede alla testimonianza che Dio ha resa al proprio Figlio" (1 Giovanni 5:10). Ramme ntiamoci come, di fatto, è proprio "chi conta" che più si oppone, violentemente, allo stesso Cristo, come Erode e la maggior parte dei leader religiosi del Suo tempo.


L'Apostolo Paolo rende evidente i criteri di Dio in un famoso brano di una sua lettera. Egli scrive: "Infatti, fratelli, guardate la vostra vocazione; non ci sono tra di voi molti sapienti secondo la carne, né molti potenti, né molti nobili; ma Dio ha scelto le cose pazze del mondo per svergognare i sapienti; Dio ha scelto le cose deboli del mondo per svergognare le forti; Dio ha scelto le cose ignobili del mondo e le cose disprezzate, anzi le cose che non sono, per ridurre al niente le cose che sono, perché nessuno si vanti di fronte a Dio. Ed è grazie a lui che voi siete in Cristo Gesù, che da Dio è stato fatto per noi sapienza, giustizia, santificazione e redenzione; affinché com'è scritto: «Chi si vanta, si vanti nel Signore»" (1 Co. 1:26-31).


Dio ama l'umiltà per la Sua gloria. In altre parole, Iddio ama particolarmente quelle persone che sono umili, infime ed ordinarie, perché questo rende la Sua potenza e sapienza, ancora più evidente. Quando Egli si avvale di persone che, ovviamente, hanno molti doni e capacità, allora i risultati potrebbero essere attribuiti allo sforzo ed al talento umano. Se Egli, però, utilizza persone di capacità ovviamente medie e basse, allora il credito per il risultati va solo a Lui.

Il significato di tutto questo per noi

Che cosa, allora, significa tutto questo per me, per ciascuno di voi?


Incoraggiamento. Beh, se voi vi identificate con i pecorai, la cosa dovrebbe essere molto incoraggiante. Forse considerate voi stessi come se guardaste le cose dall'esterno. Io immagino che molte notti, mentre i pastori sedevano solitari al freddo, nei campi,con nient'altro per compagnia che muti animali, essi guardavano verso il villaggio, vedevano le luci delle case ed udivano il suono delle famiglie riunite, gente che rideva, magari, ed essi avrebbero tanto voluto essere con loro. Forse anche qualcuno di voi si è sentito così. Non appartenete alla "bella gente", non siete particolarmente ricchi, potenti, o influenti. E' improbabile che il vostro nome compaia su qualche giornale per aver compiuto imprese memorabili. Siete socialmente ai margini. Forse quando paragonate il vostro livello d'osservanza religiosa con quello d'altri, il paragone non è favorevole: saltuaria o rara presenza ai culti, poca o nulla lettura della Bibbia, preghiere infrequenti. Pensate magari che se Dio è anche solo consapevole della vostra esistenza (cosa dubbia), Egli

probabilmente non ha una grande opinione di voi. Potreste essere anche gente per la quale "va tutto bene". Superficialmente potrebbe essere vero, ma "dentro" voi pensate che non sia proprio così. Vi sentite come se a Dio non importasse nulla di voi, né vorrebbe occuparsi di voi.


Buone notizie. Se una di queste descrizioni assomiglia a ciò che voi sentite, allora ho buone notizie da darvi. La migliore notizia possibile: Dio vi ama. Proprio come amava quei pecorai. E voi siete speciali per Lui. Proprio come quei pecorai erano speciali per Lui, così speciali da dare loro l'incredibile privilegio d'essere i primi ad udire della nascita di Gesù, i primi, oltre a Giuseppe ed a Maria, a posare gli occhi sul Figlio di Dio, i primi ad annunciare a tutti di Cristo. Egli non da questi privilegi all'imperatore romano o al sommo sacerdote di Israele, Egli li da a dei pecorai. Non glieli da nonostante quello che erano, ma proprio per quello che erano - gente umile ed ordinaria senza un'alta opinione di sé stessi. E' gente semplice disposta semplicemente a credere a ciò che Dio aveva loro detto ed a fare semplicemente ciò che Dio aveva comandato loro di fare.


Spontanea disponibilità. Quando odono la notizia, essi non vanno a cercare dei professionisti della religione per avere il loro parere. Semplicemente accettano ciò che dicono loro gli angeli. Quando sono invitati a visitare Betlemme per vedere il neonato Messia, essi non si preoccupano di chi sarebbe rimasto a curarsi del gregge. Non si sono messi a discutere animatamente sul come avrebbero potuto trovare un piccolo bambino in un popolato villaggio. Essi semplicemente ubbidiscono e ci vanno.

L'invito è per noi

Farete questo oggi? Dio non vi ha mandato un angelo per darvi la notizia, ma oggi ha mandato me ed Egli vi ha dato la Sua Parola nella Bibbia. Iddio oggi vi sta invitando proprio come aveva invitato quei pastori. Riceverete il Suo amore? Crederete a ciò che dice e farete ciò che Egli vi dirà? Riconoscerete il bisogno che avete d'essere perdonati e riporrete la vostra fiducia in Gesù, il Cristo, per essere salvati? Non dovete essere dei geni per far parte "del gruppo". Dovete solo credere ed ubbidire.


Ascoltate le promesse del Signore: "Perché Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna" (Giovanni 3:16); "Tutti quelli che il Padre mi dà verranno a me; e colui che viene a me, non lo caccerò fuori" (Giovanni. 6:37).


Prego il Signore che coloro che qui oggi ancora non hanno affidato consapevolmente la loro vita a Cristo, lo facciano presto. Quando lo farete, mi piacerebbe avere il privilegio di saperlo, affinché io vi possa aiutare a sviluppare e a far crescere il vostro rapporto con Cristo: questo è il compito a cui Dio mi ha chiamato.


Siete dell'èlite? E ...se voi non vi identificaste con quei pecorai? E se invece voi vi identificaste con l'élite religiosa e sociale, quelli con maggiori risorse degli altri, gente realizzata e potente? Allora riconoscete che, agli occhi di Dio, voi siete sullo stesso livello di chiunque altro. Non avete un qualche vantaggio con Dio. Di fatto, qualsiasi cosa che vi facesse pensare di voi stessi un po' troppo, qualsiasi cosa che stimolasse il vostro orgoglio, vi metterebbe molto più indietro di altri. Se questo è il caso, chiedete a Dio di purificare il vostro cuore e di concedervi vera umiltà. Comprendere che voi siete accettati di fronte a Dio sulla stessa base di chiunque altro - non per qualsiasi cosa che voi abbiate, ma solo a causa del sacrificio di Gesù Cristo, il quale ha dato la Sua vita ed ha sofferto il castigo per il vostro peccato, affinché voi poteste avere vita eterna e ricevere il perdono. Umiliatevi di fronte a Dio, ed Egli non dovrà farlo per voi dopo.


Infine, che cosa fanno i pecorai, quei pastori, come risposta, conseguenza, di ciò che vedono ed odono? Essi "divulgarono quello che era stato loro detto" (v. 17). Voi e io dobbiamo fare lo stesso, specialmente in questo periodo dell'anno, per tutti coloro che ancora attendono di udire la buona notizia! Soprattutto, come comunità cristiana, dobbiamo ragionare ed agire come il Signore Iddio ha fatto. A chi rivolgiamo noi soprattutto la nostra attenzione: a "chi conta" agli occhi del mondo, oppure a chi conta agli occhi di Dio? Esaminiamo criticamente la nostra vita, e rendiamola conforme alla volontà rivelata di Dio! Così sia.


Paolo Castellina, 24.12.2002.