Studi biblici/Luca 1:6-8,19-28

Da Tempo di Riforma.

La predicazione: un dito puntato verso Cristo

Sintesi. La predicazione: un dito puntato verso Cristo. La predicazione è lo strumento privilegiato stabilito da Dio stesso che come un segnale indicatore indirizza la nostra vita verso Cristo. Giovanni il battezzatore, precursore di Cristo, è stato spesso rappresentato dagli artisti cristiani con il dito indice della mano destra puntato verso Cristo. Per noi Giovanni diventa il prototipo, il modello, dell'autentica predicazione cristiana. Nel testo biblico di questa domenica notiamo diversi elementi che ce ne descrivono le caratteristiche. (1) Conoscere Cristo, la Sua rilevanza per la nostra vita, è qualcosa di molto più profondo (e necessario) del semplice "sapere di Lui". È frutto di rivelazione. (2) Dio è Colui che prende l'iniziativa di rivelarci Cristo e che precede ogni interesse che possiamo avere in Lui. (3) Quella di Giovanni è una testimonianza, frutto di esperienza personale del Cristo (non di conoscenza teorica). (4) La predicazione cristiana mette in particolare evidenza l'opera di Cristo. Egli, come "Agnello di Dio" è il solo sacrificio espiatorio che toglie di mezzo ciò che si frappone fra noi e Dio e che ci apre non solo alle Sue benedizioni, ma anche ad ogni opera significativa che noi si possa fare.

Chiese nei centri commerciali?

I mercati sono sempre stati - anche per chi non ha molti soldi da spendere - dei luoghi affascinanti. Sono luoghi di incontro e di intrattenimento ed ancora oggi non solo quelli tradizionali nelle piazze dei paesi, ma anche i grandi centri commerciali sono posti indubbiamente attraenti. C'è la vita che pulsa, voci, suoni, colori, grandi quantità di prodotti diversi, ristoranti, divertimenti. Anticamente ai margini dei mercati vivevano mendicanti, indovini, giocatori d'azzardo, truffatori e ciarlatani, e spesso è così ancora oggi. C'è chi grida dai banchi esaltando i loro prodotti attirando l'attenzione della gente. Insomma ce n'è per tutti i gusti. Visto che sempre più spesso questi luoghi sono aperti anche la domenica, dato che sono così popolari, c'è chi ha pensato pure, facendo buon viso a cattivo gioco, di trasferire le chiese all'interno degli stessi centri commerciali per poter raggiungere meglio la gente per la quale la domenica non è più "il giorno in cui si va in chiesa". All'interno di questi centri commerciali, così, dei cartelli illuminati, non tanto diversi da altri che pubblicizzano dei prodotti, indicano la via per raggiungere il locale dove un predicatore dell'Evangelo presenta il messaggio di Cristo, l'unico che possa veramente soddisfare i bisogni profondi di una persona. Tutto questo vuol dire forse profanare il messaggio cristiano confondendolo con tanti altri? Non necessariamente. Bisogna trovare il modo per far giungere alla gente questo messaggio e nel modo più efficace, anche se, evidentemente, senza stravolgerlo o alienarlo.


Il prototipo del predicatore cristiano

Il prototipo del predicatore cristiano, che indica la via che porta alla salvezza in Cristo, era lo stesso precursore di Cristo, Giovanni Battista. Lo ritroviamo nel testo biblico indicato per la nostra riflessione di oggi. Questo testo è illuminante sul carattere che deve avere l'annuncio dell'Evangelo e sul suo stesso contenuto. Lo leggiamo come lo troviamo nel vangelo secondo Giovanni, al capitolo primo, dal versetto 6-8 e dal 19-28.


“Vi fu un uomo mandato da Dio, il cui nome era Giovanni. Egli venne come testimone per rendere testimonianza alla luce, affinché tutti credessero per mezzo di lui. Egli stesso non era la luce, ma venne per rendere testimonianza alla luce. (...) Questa è la testimonianza di Giovanni, quando i Giudei mandarono da Gerusalemme dei sacerdoti e dei Leviti per domandargli: «Tu chi sei?». Egli confessò e non negò; confessò dicendo: «Io non sono il Cristo». Essi gli domandarono: «Chi sei dunque? Sei Elia?» Egli rispose: «Non lo sono». «Sei tu il profeta?» Egli rispose: «No». Essi dunque gli dissero: «Chi sei? affinché diamo una risposta a quelli che ci hanno mandati. Che dici di te stesso?». Egli disse: «Io sono la voce di uno che grida nel deserto: "Raddrizzate la via del Signore", come ha detto il profeta Isaia». Quelli che erano stati mandati da lui erano del gruppo dei farisei; e gli domandarono: «Perché dunque battezzi, se tu non sei il Cristo, né Elia, né il profeta?» 26 Giovanni rispose loro, dicendo: «Io battezzo in acqua; tra di voi è presente uno che voi non conoscete, colui che viene dopo di me, al quale io non sono degno di sciogliere il legaccio dei calzari!». Queste cose avvennero in Betania di là dal Giordano, dove Giovanni stava battezzando” Giovanni 1:6-8,19-28)


I vangeli danno molta prominenza alla figura di Giovanni Battista, il precursore di Gesù, l’ultimo profeta dell’Antico Testamento. Prominenza, però, non vuol dire centralità, perché egli era solo “un dito puntato” verso il Cristo, una figura autorevolissima, ma sempre sussidiaria. Egli sarebbe stato d’accordo con il proverbio cinese che dice: "Quando un dito indica la luna, l'imbecille guarda al dito"!


I testi biblici ricorrenti dei vangeòo che parlano di Giovanni Battista sono tesi a mettere in evidenza il carattere, la finalità, della sua particolare missione. Giovanni Battista, infatti, può essere davvero inteso come il prototipo, il modello stesso della stessa predicazione cristiana. Qual è, infatti, il carattere, le finalità, il proposito ultimo della predicazione cristiana? Essere quello che a suo tempo era Giovanni Battista, cioè "un dito puntato" verso Cristo. Di questo è consapevole la secolare tradizione cristiana. Gli artisti, infatti, lo hanno sempre rappresentato col dito indice della mano destra puntato verso il Cristo. In alcuni dipinti Giovanni indica il cielo, in altri indica una croce, in altri ancora la figura del Cristo che viene verso di lui. Giovanni non indica mai sé stesso, anzi, è

coerente, in tutte le circostanze a deviare l'attenzione della gente da sé stesso a Cristo affinché l'attenzione fosse concentrata esclusivamente su quest'ultimo.


Questa è esattamente la funzione della predicazione cristiana (sia dal tradizionale pulpito che attraverso i mass-media). Questo deve essere l'atteggiamento di ogni predicatore cristiano. Il contenuto del suo messaggio deve essere esclusivamente uno, deve avere un unico obiettivo: deve richiamare l'attenzione e rivolgerla verso Cristo, "nel quale tutti i tesori della sapienza e della conoscenza sono nascosti" (Colossesi. 2:3).


Come dice la Bibbia a proposito di Gesù, il Salvatore: "Egli è l'immagine del Dio invisibile, il primogenito di ogni creatura; poiché in lui sono state create tutte le cose che sono nei cieli e sulla terra, le visibili e le invisibili: troni, signorie, principati, potenze; tutte le cose sono state create per mezzo di lui e in vista di lui. Egli è prima di ogni cosa e tutte le cose sussistono in lui. Egli è il capo del corpo, cioè della chiesa; è lui il principio, il primogenito dai morti, affinché in ogni cosa abbia il primato. Poiché al Padre piacque di far abitare in lui tutta la pienezza e di riconciliare con sé tutte le cose per mezzo di lui " (Colossesi 1:13-20).


Tutto per mezzo di Lui ed in vista di Lui affinché in ogni cosa abbia il primato in Lui c'è la pienezza.


Quale messaggio particolare ci dà, a questo riguardo, il testo biblico di oggi. In esso mi colpiscono

particolarmente alcune sue espressioni. La prima di queste è:

“Io non lo conoscevo”.

Per ben due volte Giovanni Battista dice: "Io non lo conoscevo" (31, 33). Giovanni era parente stretto di Gesù, eppure egli dice: "Io non lo conoscevo". Nei villaggi di campagna e nelle valli di montagna "tutti si conoscono" - si dice - tutti sanno "i fatti dell'uno e dell'altro". Questo comporta vantaggi e svantaggi. Alcuni, proprio per questo, preferiscono abitare nelle città. Là, infatti, si può vivere nell'anonimato, si può fare quel che si vuole, senza essere guardati e criticati ma nei paesi no, tutti si conoscono Molto probabilmente, così, Giovanni conosceva Gesù, suo parente, eppure dice: "Io non lo conoscevo".


È spesso vero che una persona noi non la conosciamo mai veramente, anche se ci viviamo insieme. Così spesso è di Gesù: pensiamo magari di sapere su di Lui tutto quello che dobbiamo sapere. Bene o male la figura di Gesù fa parte, infatti, della nostra cultura. Quanto spesso è vero, però, che molti hanno dei pregiudizi su di Lui e Gli sono ingiustamente ostili. Per altri, forse per la maggior parte della gente, Gesù è indifferente. Non si rendono conto di quanto Egli sia rilevante e determinante per la loro stessa vita.


L'apostolo Paolo, un tempo, a causa dei suoi pregiudizi verso Cristo, perseguitava i cristiani. Gli sarà necessaria una speciale e drammatica rivelazione per rendersi conto di chi era veramente Colui che perseguitava. Molto tempo dopo quell'esperienza, può scrivere: "se anche abbiamo conosciuto Cristo da un punto di vista umano, ora però non lo conosciamo più così" (2 Corinzi 5:16).


Una volta Gesù chiede ai Suoi discepoli: "Chi dice la gente che io sia?", e Gli rispondono: «Alcuni dicono Giovanni il battista; altri, Elia; altri, Geremia o uno dei profeti». Al che Gesù ribatte: «E voi, chi dite che io sia?». Simon Pietro risponde: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». Gesù commenta questa confessione di fede di Pietro, profondamente sentita, dicendo: «Tu sei beato, Simone, figlio di Giona, perché non la carne e il sangue ti hanno rivelato questo, ma il Padre mio che è nei cieli» (Matteo 16:13-21).


Sì, conoscere davvero Gesù significa davvero "essere beati", perché è frutto di rivelazione. Così è stato per Paolo, Pietro, Giovanni battista Lo è stato per voi? Avete chiesto voi in preghiera a Dio di rivelarvi chi è Gesù e la Sua importanza per la stessa vostra vita?


Una seconda cosa che mi colpisce in questo testo è:

“Veniva verso di lui”

Il testo dice: "Giovanni vide Gesù che veniva verso di lui" (29), come pure egli afferma: "[Cristo] Mi ha preceduto" (30). Queste parole indicano una realtà, un fatto, misterioso e stupefacente al tempo stesso: è Dio che prende l'iniziativa di venirci incontro per rivelarsi a noi. È Lui che precede ogni interesse che noi si possa avere per il Cristo, ogni decisione che noi si possa mai fare per Lui. È vero per tutti coloro che nel Nuovo Testamento sono discepoli ed apostoli di Cristo. Questo rimane vero per tutti coloro per i quali oggi Cristo è significativo. Quando guardano indietro nella loro vita, sono stupefatti e riconoscenti, perché si rendono conto che l'iniziativa di chiamarli efficacemente alla fede in Cristo ed all'impegno verso di Lui è stata di Dio stesso. Non dipendeva da loro. Erano indifferenti, estranei o persino ostili a Cristo. Un giorno, però, Dio ha mandato loro qualcuno che ha presentato loro il Cristo e sono stati persuasi. Un giorno i loro occhi sono caduti su un

particolare testo della Bibbia che ha fatto loro vedere le cose di Cristo da un punto di vista completamente diverso, e sono stati persuasi. Un giorno una particolare circostanza della loro vita li ha fatti particolarmente riflettere, e sono stati persuasi. Si sono affidati a Cristo, hanno "deciso per Lui" in un modo che non avevano mai pensato prima possibile. Una volta Gesù disse ai Suoi discepoli: "Non siete voi che avete scelto me, ma sono io che ho scelto voi" (Giovanni 15:16).


Natanaele va da Gesù, incuriosito ed attratto da Lui, e Gesù gli dice: "Io ti conosco". "Natanaele gli chiese: «Da che cosa mi conosci?» Gesù gli rispose: «Prima che Filippo ti chiamasse, quando eri sotto il fico, io ti ho visto»" (Giovbanni 1:48).


Quando Giovanni Battista dice: "Egli mi ha preceduto" non si riferisce tanto alla preesistenza temporale di Cristo, altrettanto vera, ma al fatto di essere stato personalmente coinvolto in una "avventura" da Colui che prima ancora che "gli venisse in mente" lo ha chiamato. Egli è simile al profeta Geremia che scrive:"Tu mi hai persuaso, SIGNORE, e io mi sono lasciato persuadere, tu mi hai fatto forza e mi hai vinto" (Geremia. 20:7). Quella di Dio non è la violenza di chi vuole prevalere su di noi, ma la forza del padre che strappa a forza il bambino, che inconsapevole gli resiste, da una situazione di pericolo.


Forse attraverso queste stesse parole che ora voi ascoltate da me, Iddio vi sta chiamando personalmente in modo efficace per coinvolgervi in quella che chiamo "l'avventura della fede" e ricorderete questo come un momento per voi unico e significativo. Qualcosa di simile è successo proprio a me in passato.


Ecco così il carattere della predicazione cristiana, quello della testimonianza:

“Giovanni rese testimonianza”

Il nostro testo mette in evidenza la missione, il ministero di Giovanni, e come il suo, quello di ogni predicatore, come di una testimonianza: "Giovanni rese testimonianza" (32), "Ho visto" (32), "Ho veduto ed ho attestato" (34).


Per un certo tempo, nel passato, lavoravo per un'assicurazione. Dovevo andare ad accertare come fossero di fatto avvenuti degli incidenti intervistando coloro che ne erano stati coinvolti come pure coloro che vi avevano assistito, i testimoni. È la funzione di coloro che hanno scritto il Nuovo Testamento: Pietro, Giovanni, Paolo, testimoni diretti di Cristo, ma anche di coloro che hanno raccolto le testimonianze dei testimoni oculari.


L'evangelista Luca scrive: "Poiché molti hanno intrapreso a ordinare una narrazione dei fatti che hanno avuto compimento in mezzo a noi, come ce li hanno tramandati quelli che da principio ne furono testimoni oculari e che divennero ministri della Parola,è parso bene anche a me, dopo essermi accuratamente informato di ogni cosa dall'origine, di scrivertene per ordine, illustre Teofilo, perché tu riconosca la certezza delle cose che ti sono state insegnate" (Luca 1:1-4). Giovanni scrive: "Quel che era dal principio, quel che abbiamo udito, quel che abbiamo visto con i nostri occhi, quel che abbiamo contemplato e che le nostre mani hanno toccato della parola della vita (poiché la vita è stata manifestata e noi l'abbiamo vista e ne rendiamo testimonianza, e vi

annunziamo la vita eterna che era presso il Padre e che ci fu manifestata), quel che abbiamo visto e udito, noi lo annunziamo anche a voi, perché voi pure siate in comunione con noi; e la nostra comunione è con il Padre e con il Figlio suo, Gesù Cristo. Queste cose vi scriviamo perché la nostra gioia sia completa" (1 Giovanni 1:1-4).


Quelle del Nuovo Testamento sono testimonianze accurate. Così deve anche essere la predicazione e l'evangelizzazione: quella autentica non può necessariamente essere un discorso teorico ed astratto, ma deve provenire dalla testimonianza viva di un uomo o di una donna che personalmente hanno fatto l'esperienza di ciò che di Cristo annunciano. Se non è così, come talvolta accade, allora diventa un discorso vano, inutile, ozioso e noioso, privo di efficacia, un discorso che Dio non onora accompagnandolo con la potenza del Suo Spirito Santo.


Ecco, infine "la sostanza" dell'annuncio di Giovanni Battista. Egli punta il dito su Gesù che si sta avvicinando a lui e dice:

“Ecco l’agnello di Dio”

"Ecco l'Agnello di Dio, che toglie il peccato del mondo!". La predicazione cristiana non solo si incentra sulla Persona di Cristo che pure descrive. La predicazione cristiana non solo tratta dell'insegnamento morale e spirituale del Cristo, che pure è necessario esporre ed applicare. La predicazione cristiana mette prima di tutto in evidenza l'opera di Cristo, quel che Lui ha compiuto.


Giovanni battista, e con lui, l'intero Nuovo Testamento, mette in evidenza Gesù come "Agnello di Dio". Molto probabilmente per noi moderni questa immagine potrà risultare incomprensibile o dire poco o nulla. Essa, però, indicava una realtà ben conosciuta per l'antico Israele, la società nella quale viveva Giovanni. L'antico Israele, a differenza di noi oggi, prendeva molto sul serio il rapporto che ogni creatura umana deve avere con Dio e "si preoccupava" molto, quando per un uomo o una donna, questo personale, consapevole ed armonioso rapporto con Dio mancava oppure era disturbato.


C'è qualcosa, infatti, che impedisce o disturba il nostro rapporto con Dio: è il peccato, il fatto cioè di vivere in modo difforme dalla Sua volontà con indifferenza oppure ribellione alla Sua legittima e salutare autorità sulla nostra vita. Il peccato ha conseguenze disastrose sulla vita umana. Esso infrange l'armonia che ci deve essere fra noi e gli altri, fra noi e la natura, fra noi e Dio. Quando non c'è questa armonia la vita umana è disastrosa, si avvia verso la morte e, soprattutto, si rende passibile del giusto giudizio di condanna da parte di Dio.


È forse questa una condanna ineluttabile e inappellabile come il giudizio che aveva spazzato via l'umanità al tempo del diluvio universale, quando Dio, a causa della malvagità umana, si era pentito di aver creato l'uomo decidendo di liberarsene definitivamente? No. Dio stabilisce un modo per liberarsi del peccato, per toglierlo di mezzo. Questo modo è simboleggiato da un agnello, sacrificato sull'altare. Un agnello, puro ed innocente, viene ucciso al posto, in sostituzione, del peccatore.


Per Dio la legge è cosa seria, il peccato è cosa seria., la giustizia è cosa seria e non può essere ignorata. La giustizia deve fare il suo corso ed essere soddisfatta. La legge infranta esige un castigo. Vuoi salvarti dal castigo che meriti? Allora trova qualcuno che sia disposto a pagare il tuo debito! Il debito, in un modo o in un altro lo devi pagare! L'agnello sacrificato doveva rappresentare Colui che avrebbe preso il posto del peccatore, disposto a pagare in vece sua il prezzo del suo costo: il Messia che viene, che offre la Sua vita per pagare Egli stesso il prezzo della salvezza del trasgressore, il Cristo.


Ecco allora l'annuncio di Giovanni Battista: Gesù è l'Agnello di Dio che paga il prezzo della salvezza di chiunque, in questo mondo, riponga in Lui la sua fede, ravvedendosi dei suoi peccati. Ecco come il peccato può essere tolto dalla mia e dalla vostra vita: quando Gesù, "Il Figlio di Dio" (34) interviene per toglierlo di mezzo!


Ecco perché la predicazione cristiana autentica non è e non potrà mai essere un discorso moralista astratto o un'esortazione a fare ciò che è giusto, come se noi fossimo in grado di metterla in pratica! La predicazione cristiana autentica parla non di quello che dobbiamo fare noi, ma di quello che Dio ha fatto in Cristo per ristabilire la nostra personale comunione con Dio e poterci mettere in grado di operare veramente.


La predicazione cristiana, come quella di Giovanni battista, punta il dito verso Cristo e dice: "Ecco l'Agnello di Dio che toglie il peccato dal mondo" (29). Accogliete con fiducia la Sua persona ed opera nella vostra vita ravvedendovi dai vostri peccati, seguitelo dovunque Egli vuole condurvi.


La predicazione cristiana è quella di Pietro che descrive: "ciò che Dio aveva preannunziato per bocca di tutti i profeti, cioè, che il suo Cristo avrebbe sofferto, egli lo ha adempiuto in questa maniera". Egli concludeva dicendo: " Ravvedetevi dunque e convertitevi, perché i vostri peccati siano cancellati e affinché vengano dalla presenza del Signore dei tempi di ristoro e che egli mandi il Cristo che vi è stato predestinato, cioè Gesù" (At. 3:18-20).

Conclusione

Charles H. Spurgeon, in una sua predicazione sullo stesso nostro testo, diceva: "Oggi non intendo tanto predicare un sermone, quanto esortare coloro che hanno veduto l'Agnello di Dio di guardarlo con maggiore attenzione, di studiarlo più intensamente. Intendo soprattutto pregare a che la potenza dello Spirito Santo si compiaccia di rivelarlo loro. Voglio esortare gli uomini che hanno guardato altrove a distogliere il loro sguardo dalla loro infruttuosa ricerca di pace e di vita, di venire e di contemplare "l'Agnello di Dio che toglie i peccati dal mondo". Possa lo Spirito di Dio aprire loro gli occhi ed inclinare il loro cuore affinché questa sera, questa stessa sera, essi possano guardare a Lui e vivere".


Potrebbe forse essere diverso da questo lo scopo ultimo di ogni predicazione, cioè essere un segnale indicatore, un dito indice puntato che esorta a concentrare la nostra attenzione su Cristo, "che da Dio è stato fatto per noi sapienza, giustizia, santificazione e redenzione" (1 Corinzi. 1:30). Nel grande "supermercato" di questo mondo, quella è l'unica indicazione che valga veramente la pena di seguire.


Paolo Castellina, 9 dicembre 2014, rielaborazione di una predicazione del 5 gennaio 2007.