Studi biblici/Filippesi 2:5-11

Da Tempo di Riforma.

È degno di ricevere ogni onore e gloria!

Sintesi
Gesù era entrato in Gerusalemme circondato da una folla osannante (Matteo 21:1-11). Erano indubbiamente sospinti da grandi speranze. Sarebbero stati delusi anche da Lui? Molti sì perché Gesù era e rimane “diverso” e non risponde ai nostri bisogni nel modo che spesso noi ci aspettiamo. La grandezza di Gesù di fatto si muoveva e si muove su parametri diversi da quelli comunemente accettati in questo mondo. Per questo l’appello dell’Evangelo è alla conversione del nostro modo di vedere le cose e di comportarci. La grandezza di Gesù e la Sua esemplarità ci viene illustrata da Filippesi 2:1-11, il testo proposto alla nostra attenzione per la “Domenica delle Palme” di quest’anno e che studiamo in questa riflessione biblica.
"Quando furono vicini a Gerusalemme e giunsero a Betfage, presso il monte degli Ulivi, Gesù mandò due discepoli, dicendo loro: «Andate nella borgata che è di fronte a voi; troverete un'asina legata, e un puledro con essa; scioglieteli e conduceteli da me. Se qualcuno vi dice qualcosa, direte che il Signore ne ha bisogno, e subito li manderà». Questo avvenne affinché si adempisse la parola del profeta: «Dite alla figlia di Sion: "Ecco il tuo re viene a te, mansueto e montato sopra un'asina, e un asinello, puledro d'asina"». I discepoli andarono e fecero come Gesù aveva loro ordinato; condussero l'asina e il puledro, vi misero sopra i loro mantelli e Gesù vi si pose a sedere. La maggior parte della folla stese i mantelli sulla via; altri tagliavano dei rami dagli alberi e li stendevano sulla via. Le folle che precedevano e quelle che seguivano, gridavano: «Osanna al Figlio di Davide! Benedetto colui che viene nel nome del Signore! Osanna nei luoghi altissimi!». Quando Gesù fu entrato in Gerusalemme, tutta la città fu scossa, e si diceva: «Chi è costui?» E le folle dicevano: «Questi è Gesù, il profeta che viene da Nazaret di Galilea»" (Matteo 21:1-11).

Folle osannanti

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Il racconto dell’ingresso trionfale di Gesù a Gerusalemme, quello che si legge tradizionalmente nelle chiese in quella che è chiamata “la Domenica delle Palme”, è indubbiamente suggestivo. Esso rende testimonianza a ciò che ancora oggi avviene quando delle folle accolgono trionfalmente, onorano ed acclamano qualcuno che, nella sua saggezza e capacità, ha dimostrato di essere o promette di essere un grande leader in grado di portare pace e benessere per tutti sconfiggendo tutto ciò che vi si oppone. D’altro canto, la stessa scena è guardata con scetticismo ed incredulità da chi “realisticamente” si rende conto come questi “grandi personaggi”, in quello che dicono e fanno, regolarmente dimostrino poi di essere venditori di illusioni, o peggio, siano solo abili manipolatori delle folle e che, di fatto, servono solo sé stessi e il potere “di chi sta loro dietro”. Non è insolito, infatti, che “a parte pochi fanatici”, queste folle osannanti e plaudenti, siano solo “pecoroni” manovrati ad arte, magari costretti ad essere lì con la forza o in cambio di benefici immediati, com’é avvenuto ed ancora oggi avviene nelle dittature.

Il legittimo scetticismo su queste folle osannanti e sui personaggi che esse onorano, caratterizza pure il cristiano che, nutrito dal sano realismo insegnato dalle Sacre Scritture sulla natura umana, sa che nessuno a questo mondo, qualunque cosa sembri aver fatto o prometta di fare, o comunque si presenti, è degno di tali onori. ...con un’unica eccezione, il Signore e Salvatore Gesù Cristo. Per esperienza il cristiano sa che Egli, Gesù, il Cristo, non ha mai deluso né deluderà mai chiunque Gli si affidi. Per questo è intenso desiderio, preghiera e massima aspirazione del cristiano che Gesù, e solo Lui, riceva dal più grande numero di persone ogni onore e gloria, ciò che Egli merita. È “il sogno” del cristiano: una folla di gente, d'ogni età e condizione, che scende dalle proprie case per acclamare, con entusiasmo e persuasione, Gesù di Nazareth, come loro Signore e Salvatore! Una folla di persone d'ogni razza, lingua e nazione, che esalta e magnifica Gesù di Nazareth, come loro unico Maestro, e che Lo proclama Via, Verità e Vita! Che cosa grande sarebbe se veramente tutti, anche oggi, potessero riconoscere ed acclamare Gesù di Nazareth, con tutto il loro cuore e con tutta la loro forza!

E' forse questa aspirazione una vana speranza, una pia illusione? No, perché sappiamo che un giorno sarà davvero così: le profezie delle Sacre Scritture parlano chiaro ed esse non hanno mai fallito. Magnifiche, al riguardo, sono le visioni del libro dell'Apocalisse. In una di queste, Giovanni dice: "...e vidi, e udii voci di molti angeli intorno al trono, alle creature viventi e agli anziani; e il loro numero era di miriadi di miriadi, e migliaia di migliaia. Essi dicevano a gran voce: «Degno è l'Agnello, che è stato immolato, di ricevere la potenza, le ricchezze, la sapienza, la forza, l'onore, la gloria e la lode». E tutte le creature che sono nel cielo, sulla terra, sotto la terra e nel mare, e tutte le cose che sono in essi, udii che dicevano: «A colui che siede sul trono, e all'Agnello, siano la lode, l'onore, la gloria e la potenza, nei secoli dei secoli». Le quattro creature viventi dicevano: «Amen!». E gli anziani si prostrarono e adorarono" (Ap. 5:11-14).

Si, davvero qualcosa d'entusiasmante e meraviglioso per chi sa chi è e che cosa può fare Gesù, il Cristo! La gloria di Cristo, riconosciuta, esaltata, goduta è, in fondo, il fine ultimo di tutta l'autentica predicazione cristiana e di tutto l'insegnamento impartito dalla comunità cristiana che voglia essere fedele al suo compito. Accompagnare uomini, donne, ragazzi e bambini a riconoscere chi è Gesù e che cosa Egli può essere per la loro vita e vederlo realizzato, è il privilegio e la gioia più grande che un ministro di Dio possa avere. Che ci potrebbe essere di più grande di questo? Si, davvero, «Degno è Gesù, il Cristo di ricevere la potenza, le ricchezze, la sapienza, la forza, l'onore, la gloria e la lode».

Il perché della Sua gloria

Perché Gesù, il Cristo, è degno del massimo onore e gloria? Ve lo vorrei spiegare oggi attraverso un testo della Parola di Dio che troviamo nella lettera dell'apostolo Paolo ai cristiani della città di Filippi, al capitolo due. Il contesto immediato in cui l'apostolo introduce l'argomento è questo: egli esorta quella comunità cristiana alla concordia e alla necessità che da essa sia bandito ogni spirito di parte e di vanagloria (2:1-4). Per fare questo, egli cita le parole di un "inno a Cristo", usato e ben conosciuto a quel tempo nelle comunità cristiane. Attraverso di esso egli mette in evidenza quanto sia importante, da parte loro, che essi manifestino, nei loro rapporti gli uni con gli altri, "...lo stesso sentimento che è stato anche in Cristo Gesù" (5), vale a dire, lo stesso Suo modo di pensare ed agire. E', infatti, di quel modo di pensare, di parlare e d'agire, che consiste la Sua gloria e, di riflesso, anche la nostra. Se, infatti, essi chiamano Gesù loro Maestro e Signore, Egli lo deve essere veramente, non solo a parole, ma in fatti e verità. L'Apostolo, così, fa rivolgere l'attenzione dei lettori a Cristo, esempio supremo d'umiltà e di dedizione disinteressata al bene degli altri: in questo consiste la Sua gloria. Leggiamo, allora, il testo

"Abbiate in voi lo stesso sentimento che è stato anche in Cristo Gesù, il quale, pur essendo in forma di Dio, non considerò l'essere uguale a Dio qualcosa a cui aggrapparsi gelosamente, ma spogliò sé stesso, prendendo forma di servo, divenendo simile agli uomini; trovato esteriormente come un uomo, umiliò sé stesso, facendosi ubbidiente fino alla morte, e alla morte di croce. Perciò Dio lo ha sovranamente innalzato e gli ha dato il nome che è al di sopra d'ogni nome, affinché nel nome di Gesù si pieghi ogni ginocchio nei cieli, sulla terra, e sotto terra, e ogni lingua confessi che Gesù Cristo è il Signore, alla gloria di Dio Padre" (Filippesi. 2:5-11).

Un canto significativo ed istruttivo

Una prima cosa che mi colpisce di questo testo è come sia veramente notevole che l'Apostolo usi, per insegnare sia la teologia che l'etica, le parole di un inno, di un canto. Spesso, infatti, non c'è migliore strumento didattico che il canto. Qui l'apostolo Paolo, ispirato da Dio, riprende le parole di un canto e le usa per meglio imprimere nei suoi lettori l'identità e la gloria di Cristo, com'era Gesù e l'importanza di imitarlo. Questo "inno a Cristo" può essere diviso in sei strofe. Le prime tre celebrano l'umiliazione di Cristo, le altre tre, la Sua esaltazione. Le esamineremo partendo proprio dalla Sua umiliazione. L'umiliazione di Cristo

1. La prima frase dice: "...il quale, pur essendo in forma di Dio..." (6 a). La parola qui tradotta con "forma" può essere equivocata, perché oggi per "forma" s'intende qualcosa di diverso da allora. Difatti, la traduzione interconfessionale (TILC), traduce: "Egli era come Dio" togliendo il termine "forma".. La "forma" di qualcuno o qualcosa significava la sua realtà interiore e profonda, spesso celata dall'apparenza.

"L'apparenza inganna", si dice oggi. Difatti, sotto le apparenze di un comune palestinese di quel tempo, si nascondeva Dio stesso: una realtà che poteva scoprire solo chi davvero "aveva occhi per vedere", chi, senza pregiudizi, sapeva scorgere la "realtà profonda" di Gesù, la Sua "essenza". La pretesa del Salvatore alla divinità faceva infuriare i capi giudei (Gv. 5:18) e li aveva indotti ad accusarlo di bestemmia (Gv. 10:33). Qual era, dunque, l'essenza di Gesù, la sua "costituzione morfologica"? Essa era la stessa di quella di Dio. Egli era Dio fattosi uomo, Dio che si abbassa, e perciò si umilia, per scendere al livello umano e diventare, dell'essere umano, il Salvatore: questo è "il succo" della proclamazione dell'Evangelo. Questo è il punto d'arrivo al quale intende giungere sia la predicazione, sia l'insegnamento della comunità cristiana: accompagnare una persona a riconoscere in Gesù la presenza stessa di Dio che, in Gesù, vuole essere il suo personale Signore e Salvatore, affinché confessi la sua fede in Lui.

2. Egli dunque, era Dio, ma: " ...non considerò l'essere uguale a Dio qualcosa a cui aggrapparsi gelosamente" (6 b), tenacemente. L'espressione originale, letteralmente: "...non reputò rapina l'essere uguale a Dio" (Diodati). La Sua non era un'indebita e blasfema pretesa, come di se stessi facevano e fanno certi personaggi della politica o della religione che "pensano di essere chissà chi", spiattellando "a destra ed a manca" questo loro presunto titolo, per ottenere onori, poteri e privilegi. Gesù non stava cercando d'essere Dio o di farsi passare per tale: era qualcosa che possedeva intrinsecamente ma di cui né si vantava, né si profittava. Questa Sua identità profonda Egli "non la faceva pesare" in alcun modo. Gesù non cercava onori: era una persona semplice, alla mano, disponibile, servizievole ...eppure era Dio! Gesù non solo manteneva un "basso profilo", assolutamente non pretenzioso, ma, come dice il nostro testo:

3. "...spogliò sé stesso" (7 a), cioè si spogliò volontariamente della gloria celeste e divina della Sua Persona, tanto da "annichilire" sé stesso, da umiliarsi al massimo grado e "svuotarsi" di questa Sua dignità. Non che ad essa avesse rinunciato, perché rimaneva l'Emmanuele, cioè Dio con noi, ma aveva rinunciato a qualunque interesse personale, dignità ed onore. Diventare uomo, per chi è Dio, è già uno stupefacente abbassamento, ma non bastava! Qualcuno potrebbe pensare: diventa uomo, ma assume la maggiore delle cariche che si possano avere in questo mondo, il maggiore onore che, in questo mondo, una creatura umana possa avere. No, Iddio diventa uomo in Gesù:

4. "...prendendo forma di servo" (7 b), ecco che cosa rileva il testo. Iddio assume la condizione del servo! Che cosa ci potrebbe essere, di solito, di meno onorevole che un servo? Che cosa ci potrebbe essere di più disprezzabile e meno importante in questo mondo di un servo? Immaginate la condizione di un lavapiatti, di uno che pulisce i gabinetti, di un "garzone di stalla" che è tenuto alla larga perché puzza, di uno scaricatore di porto, di un "soldato semplice", anonima e semplice pedina e "carne da cannone" manovrata da chi comanda. Pensate alla persona più ignorata e disprezzata, ad uno "zero" che nella società umana conta meno che nulla! Ebbene, volontariamente, Dio diventa in Gesù proprio uno così! Vi sorprende che questo arrechi scandalo, ancora oggi, a certi nel mondo per i quali "un Dio così" sarebbe inconcepibile ed offensivo! Questo è il Dio al quale il cristiano si affida!

5. Ecco così che il testo riassume il concetto or ora espresso: "...divenendo simile agli uomini" (7 c), condividendo in tutto e per tutto la condizione umana: nascita, crescita, sofferenza, contraddizioni, e persino la condizione dei più umili, "...trovato esteriormente come un uomo" (8 a), esteriormente, perché la sua identità profonda lo rendeva più che un uomo, "... umiliò se stesso" (8 b), cioè Egli si abbassò volontariamente a condividere le miserie umane, con un'unica eccezione: compì perfettamente la volontà di Dio senza mai commettere nulla che potesse dispiacergli. Se però voi pensaste che questo fosse abbastanza, vi sbagliate, perché Gesù fa l'esperienza dell'umiliazione ultima: 6. "... si fa ubbidiente fino alla morte" (8 c). Egli, cioè, rinuncia completamente a qualunque interesse personale ed accetta il sacrificio ultimo della Sua intera vita, la distruzione dell'intera Sua vita, per ricuperare l'essere umano dalle conseguenze del peccato e ristabilirlo in comunione con Dio, destinandolo, per grazia, alla vita eterna. Gesù, innocente e meritevole d'ogni bene che accetta di morire affinché la creatura umana, colpevole e meritevole solo del peggio, possa vivere! Notate bene come non si tratti di una morte "naturale", né di una morte accidentale, ma di una morte violenta, tra le più atroci "...la morte di croce" (8 d), la morte alla quale erano destinati i peggiori fra i criminali! Questo è davvero il massimo, non è vero? Gesù si rende disponibile a soffrire lamorte più crudele e vergognosa. Qualcuno potrebbe dire: "E' il massimo della stupidità dare la Sua vita per chi nulla merita e nemmeno lo riconosce e l'apprezza!". No, è amore.

Questo è il nostro Maestro, dice l'apostolo ai cristiani di Filippi ed a noi: da Lui siamo chiamati ad imparare a fare altrettanto! Perché? Perché questa è la via che conducealla vera gloria ed alla vera vita. Non esistono delle scorciatoie, se non illusorie. E' proprio per questo, dice Paolo, citando questo inno, che Gesù ha acquisito il nome più grande che mai possa esserci nell'intero universo.

L'esaltazione di Cristo

1. "Perciò Dio lo ha sovranamente innalzato e gli ha dato il nome che è al di sopra d'ogni nome" (9). Il Suo "nome" non è semplicemente un titolo: si riferisce alla Sua Persona, alla Sua posizione di dignità e d'onore. Nominatemi, se potete, una qualunque altra persona del passato e del presente, e dimostratemi che essa è più grande e importante di Gesù. Vi sfido a trovarla: non la troverete mai, perché anche i migliori personaggi della storia, nella loro vita, hanno macchie ed ombre, ipocrisie ed incoerenze. Di essi si può "sospettare" in molti modi. Non però di Gesù! Di Lui solo si può dire che "la morte non lo poteva trattenere", perché Egli risorge dalla morte e dopo, con la Sua ascensione, il Suo nome è esaltato alla destra di Dio. Pare che Napoleone Bonaparte avesse un giorno esclamato: "Se l'antico filosofo Socrate entrasse, in questo momento, in questa stanza, noi dovremmo alzarci in piedi e rendergli onore. Se, però, Gesù Cristo entrasse, in questo momento in questa stanza, dovremmo cadere sulle ginocchia ed adorarlo!".

Stefano, primo martire della fede cristiana, in una visione, di fronte ai Suoi ingiusti accusatori, dice: "Ecco, io vedo i cieli aperti, e il Figlio dell'uomo in piedi alla destra di Dio" (Atti 7:56). Il mondo, questo, non lo può sopportare, difatti: "...essi, gettando grida maltissime, si turarono gli orecchi e si avventarono tutti insieme sopra di lui; e, cacciatolo fuori dalla città, lo lapidarono ... lapidarono Stefano che invocava Gesù e diceva: «Signore Gesù, accogli il mio spirito»" (Atti 7:57,58). Si, Stefano proclama il nome di Gesù senza timore e la sua stessa vita riflette il carattere di Gesù. Infatti: "Poi, messosi in ginocchio, gridò ad alta voce: «Signore, non imputar loro questo peccato». E detto questo si addormentò" (At. 7:60). La profezia di Isaia, al riguardo di Gesù, dice: "Dopo aver dato la sua vita in sacrificio per il peccato, egli vedrà una discendenza, prolungherà i suoi giorni, e l'opera del SIGNORE prospererà nelle sue mani" (Is. 53:10): oggi stesso chi Lo segue è l'adempimento di quella profezia!

2. C'è un popolo raccolto in ogni tempo e paese che Dio raccoglie attorno a Gesù: con gioia e con riconoscenza s'inginocchiano davanti al Cristo affidandogli la loro vita e manifestando sottomissione a Lui. Di fatti il testo dice: "...affinché nel nome di Gesù si pieghi ogni ginocchio nei cieli, sulla terra, e sotto terra" (10). Un popolo Lo proclama Signore, ma un giorno, volenti o nolenti a Lui si sottometteranno tutti, perché a questo Egli è destinato, perché l'eterno progetto di Dio: "...consiste nel raccogliere sotto un solo capo, in Cristo, tutte le cose: tanto quelle che sono nel cielo, quanto quelle che sono sulla terra" (Efesini 1:10). Nessun essere intelligente in tutto l'universo - siano angeli o santi in cielo, gente vivente sulla terra o Satana, i demoni, o i perduti nell'inferno, sfuggirà. Tutti si piegheranno, o di buon grado, oppure saranno costretti a farlo, perché Egli è il legittimo Creatore e Signore dell'universo.

3. "...e ogni lingua confessi che Gesù Cristo è il Signore" (11 a). Si, ciò che ognuno confesserà è che "Gesù Cristo è il Signore". Questo, il primo credo cristiano, significa che Gesù Cristo è Yahweh, Dio. Un giorno tutto sarà fatto per riconoscere che Gesù Cristo è tutto ciò che diceva d'essere - vero Dio da Dio vero. Sfortunatamente, per molti sarà troppo tardi perché abbiano la salvezza delle loro anime. 4. L'esaltazione, infine, di Gesù Cristo, è e sarà: "...alla gloria di Dio Padre" (11 b). Il posto elevato che ora occupa il Salvatore e l'universale futuro inchino in segno di riconoscimento della Sua signoria è finalizzato alla gloria di Dio, come è chiamato ad essere tutto ciò che compie il cristiano in ubbidienza alla volontà di Dio. Il filosofo Blaise Pascal disse un giorno: "Gesù Cristo è il centro di tutto e l'oggetto d'ogni cosa: chi non Lo conosce, non sa nulla dell'ordine della natura, e nulla di sé stesso".

Conclusione

E' davvero qualcosa di meraviglioso sapere che un giorno folle intere di persone acclameranno Gesù Cristo come loro Signore e Salvatore! La domenica in cui Gesù entra trionfalmente a Gerusalemme non è che, di quel giorno, un pallido esempio.

Certamente, fra quella folla, vi erano persone non sincere oppure superficiali, facilmente trascinate dall'eccitazione generale e non davvero disposte a seguire fedelmente Gesù. Non così quel giorno, perché la verità sarà palese agli occhi anche dei più ostinati che, con vergogna, ammetteranno di essere stati ciechi e stupidi non averlo fatto prima. Perché per il cristiano quest'esaltazione di Gesù comunica entusiasmo e gioia? Perché Iddio lo ha fatto la grazia di gustare, per esperienza, che tutto ciò che le Sacre Scritture dicono di Gesù è vero; perché Iddio lo ha, per Sua grazia, reso membro del Suo popolo, sparso in ogni tempo e paese, e con esso loda e benedice il suo Signore. Ora comprende che davvero "Degno è l'Agnello, il Cristo, che è stato immolato, di ricevere la potenza, le ricchezze, la sapienza, la forza, l'onore, la gloria e la lode", che la via della salvezza e della vera gloria è quella dell'umiltà, del sacrificio, della dedizione completa e disinteressata alla volontà di Dio. E' per questo che il cristiano autentico proclama ed insegna l'Evangelo di Gesù Cristo, affinché pure chi ascolta possa fare parte di questa folla festante che, dopo averlo compreso, esprime la Sua gioia e riconoscenza per i doni d'amore e di grazia che Dio ci ha fatto in Lui. Che possa davvero essere così per voi tutti.

Paolo Castellina, 9 Aprile 2014