Salmi/arpa/Prefazione: differenze tra le versioni

Da Tempo di Riforma.
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Versione delle 23:33, 22 dic 2013

Prefazione

I salmi di Davide sono sempre stati una fonte di perenne consolazione e d'insegnamento per il popolo di Dio, in tutti i secoli, ed attraverso tutte le vicende della storia. Essi sono rimasti, fino ai giorni nostri, le uniche effusioni di pietà che l'universa chiesa cristiana riconosce nel suo culto e nelle sue devozioni: Copti, Greci, Latini, Anglicani e Riformati li tengono in uguale venerazione. Era costume dei primitivi Cristiani, i quali seguivano in questo la pratica ricevuta dagli Ebrei, di cantare i Salmi di Davide nelle loro adunanze, e vi furono forti opposizioni nella Chiesa, allorquando si vollero introdurre altri inni religiosi che, non essendo contenuti nelle Scritture canoniche, non erano ritenuti come divinamente ispirati. Durante il medio evo, il canto e la musica ecclesiastica divennero sempre più complessi, finché il canto sacro rimase una funzione quasi esclusiva del clero. Nei secoli immediatamente precedenti alla Riforma vi furono vari tentativi da parte dei Valdesi, degli Albigesi, dei Moravi e dei seguaci di Wycliffe per far ritornare il canto religioso alla semplicità dei tempi primitivi, ma fu solamente la Riforma del secolo XVI che riuscì in questo intento, togliendo al clero il monopolio della musica sacra, e restituendolo alle congregazioni. Così i Salmi di Davide, tradotti in versioni ritmiche nelle lingue volgari, e posti in musica, divennero, una volta ancora, l'unico libro di cantici delle chiese riformate. Lutero, Calvino, e gli altri riformatori ebbero la loro parte in quest'opera ma, strettamente parlando, la salmodia moderna principia con Clemente Marot, celebre poeta di corte di Francesco I di francia, il quale tradusse 52 dei salmi in rime francesi, e Teodoro di Beza ne completò la collezione, con l'assistenza dello stesso Calvino. Nell'anno 1641 il nostro Giovanni Diodati pubblicò, in Ginevra, la sua versione dei Salmi in versi italiani, come pure, parecchi anni prima, ne aveva pubblicato un'altra versione in rime francesi, ma non fu curato da coloro che già avevano la traduzione di Marot.

Fra le chiese riformate ve ne sono alcune che hanno serbato l'antico costume di cantare esclusivamente i salmi ispirati di Davide nelle loro solenni assemblee di culto. Una di queste, la "Chiesa presbiteriana unita" che già conta un buon numero di congregazioni italiane, ha sentito il bisogno di avere una raccolta metrica di salmi davidici, ad uso dei nostri connazionali. Alcuni anni fa, e precisamente nel 1914, essa affidava a noi l'incarico di quest'opera invitandoci a seguire le linee generali e divisioni dei "Bible Songs" in uso nelle loro congregazioni di lingua inglese; e noi accettammo, lusingandoci che le versioni metriche del Diodati e di altri autori italiani, avrebbero grandemente semplificato il nostro compito. Però, allorquando dopo non poche difficoltà, riuscimmo a procurarci tali versioni, dovremmo persuaderci che il loro linguaggio, generalmente antiquato ed ingombro di metafore, sarebbe riuscito assai poco comprensibile al nostro elemento popolare, mentre era quasi impossibile adattare a quei metri una musica moderna. Così fummo costretti a fare noi stessi l'opera di traduttore e di poeta ad un tempo, mentre il nostro amico, Rev. Dott. John McNaugher, presidente del Seminario Teologico di Pittsburgh, l'allora capo della commissione editrice del "Bibli Songs", ci accordava il suo valido aiuto per la parte tecnica e musicale, ed il Rev. Prof. Tommaso Fragale, pastore della chiesa presbiteriana della stessa città, si incaricava di scegliere i Salmi più adatti al canto delle nostre chiese, e di correggere le bozze di stampa, oltre al fornirci dei suoi illuminati consigli per la parte poetica. Noi abbiamo cercato di scostarci il meno possibile, dal linguaggio stesso della Bibbia, ricorrendo alle volte, onde essere più esatti, all'originale ebraico, e ci siamo sforzati di mantenere le espressioni della versione in prosa di Diodati come essendo già ben nota alle nostre congregazioni, e ricordandoci che il Tiraboschi la dichiarò essere: "quanto allo stile colta ed elegante". Nella scelta della musica ci siamo studiati di adattare, ad ogni Salmo, una melodia speciale che esprimesse il sentimento contenuto nella poesia, cercando che i compositori italiani siano largamente rappresentati. Al tempo stesso abbiamo dovuto servirci di molte delle popolari melodie contenute nei "Bible Songs", che hanno la specialità di essere fornite di "Cori", e la properietà artistica delle quali aoppartiene al "United Presbyterian Board of Publications", ed abbiamo poi serbato un buon numero di quelle più familiari, e comuni a quasi tutti i libri dei cantici evangelici. L'idea di dividere ogni Salmo in varie sezioni, ciascuna con un titolo appropriato, è stata adattata dalle edizioni inglesi. Gli editori osano sperare che "L'Arpa davidica" possa penetrare oltre i limiti di una sola denominazione, e divenire il compagno costante nelle devozioni private delle famiglie cristiane, ravvivando così un glorioso costume dei tempi della Riforma.

Possa il Signore benedire i nostri sforzi e farli risultare alla gloria del Suo Nome ed all'edificazione della Sua Chiesa.

New York, Agosto 1918