Salmi/Come vuole il Signore/009

Da Tempo di Riforma.

6. Quello che non è proibito è permesso?

Vi sono altri che affermano esservi molte cose che, sebbene non direttamente comandate, non siano proibite, e quindi che debbano essere tollerate o permesse. Lo stesso principio in questione, però, implica la proibizione di tutto ciò che non sia comandato nelle Scritture da un precetto positivo, un chiaro principio, o una deduzione giusta e legittima.

Ammettiamo per un momento il principio che richieda una proibizione diretta, e vediamo che potrebbe succedere. Avreste aperto una porta spaziosa attraverso la quale passerebbe l'incenso, croci e crocifissi, genuflessioni e candele, innumerevoli sacramenti e tutte l'armamentario del papismo. Dove sta il potere di evitare tutto questo? Potreste provare una proibizione diretta? Il fuoco che Nadab e Abihu avevano offerto, non era proibito con tante parole, ma l'assenza di un comando diretto si comprovò essere proibizione sufficiente per legittimare Dio a punire severamente l'innovazione.

E non fu Geroboamo censurato per avere indetto una festa in Israele il 15° giorno dell'8° mese invece che il 7° (1 Re 12:33). Egli avrebbe potuto rispondere che Dio non aveva proibito l'8° mese e che quindi era permissibile. Lo scrittore ispirato, però, lo censura per essersi inventato qualcosa che Dio non aveva stabilito. Inoltre, quando le testimonianze della Chiesa espressamente affermano che il modo accettevole di rendere culto al vero Dio sia stabilito, istituito e prescritto da Lui stesso, non è forse tutto questo sufficiente per esigere un chiaro comando che autorizzi l'atto di culto? Il linguaggio della confessione di fede, non lascia spazio per dubbi o cavilli: "Il secondo comandamento proibisce di rendere culto a Dio in modi non stabiliti dalla Sua Parola".