Salmi/Come vuole il Signore/003: differenze tra le versioni

Da Tempo di Riforma.
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Versione attuale delle 20:25, 25 dic 2013

3. Perché cantare solo i Salmi?

Le chiese che intendono prendere sul serio e vivere la Parola del Signore scoprono che il canto dei Salmi non è solo un corollario o un’utile aggiunta al proprio canzoniere, ma è qualcosa da fare in modo esclusivo. La cosa può parere ad alcuni piuttosto radicale, come spesso “radicale” è considerato chi prende la Bibbia sul serio quale essa è, cioè autorevole Parola di Dio. Perché, allora, solo i Salmi?

I testi chiave sono questi: “Ma siate ricolmi di Spirito, parlandovi con salmi, inni e cantici spirituali, cantando e salmeggiando con il vostro cuore al Signore” (Ef. 5:18,19); “La parola di Cristo abiti in voi abbondantemente; istruitevi ed esortatevi gli uni gli altri con ogni sapienza; cantate di cuore a Dio, sotto l'impulso della grazia, salmi, inni e cantici spirituali” (Cl. 3:16).

Qualcuno, a questo punto, potrebbe dire: “Ecco, vedete, accanto ai Salmi possono e devono essere cantati “inni” come le classiche composizioni di Toplady, Watts e Wesley, e “cantici spirituali” come i cori moderni popolari oggi in molte chiese. Se, però, consideriamo più attentamente questi versetti, troviamo quanto segue:

1. Ai credenti è comandato di essere ricolmi dello Spirito di Cristo facendo in modo che in loro “abiti abbondantemente” la Sua Parola.

2. Questo lo si realizzeranno istruendosi ed esortandosi l’un l’altro ed attraverso il canto.

3. L’espressione, quindi, “salmi, inni e cantici spirituali” indica i Salmi di Davide, perché essi soli soddisfano ad entrambe le condizioni, cioè essere la parola di Cristo destinata ad essere cantata.

Questa terna di termini per descrivere un’unica e sola cosa ricorre anche in altri luoghi della Bibbia (vedasi, ad es. Es. 34:7; De. 3’:20; At. 2:22). Infatti, che cosa significava per i primi cristiani l’espressione: “salmi, inni e cantici spirituali”? Essi l’avrebbero identificato, dato il loro entroterra israelitico, alle composizioni esistenti, cioè al Salterio. Non c’è evidenza alcuna che Gesù abbia cantato altro che i Salmi della Bibbia. L’”inno” cantato da Gesù in Matteo 26:30 era notoriamente il Salmo (o i salmi) cantati dagli Israeliti durante la cena pasquale.

I salmi, gli inni ed i cantici sono tutti detti “spirituali”, cioè “dati dallo Spirito Santo”, Quale altra composizione umana potrebbe considerarsi “ispirata” dallo Spirito Santo se non quelle registrate nella Bibbia? Possiamo essere certi che i Salmi siano proprio parole dello Spirito Santo e quindi il veicolo perfetto per servire allo scopo del canto nel culto, il quale non è l’espressione dei nostri sentimenti, ma l’atto con il quale Iddio disciplina la nostra anima.

La Riforma, dunque, assume la Bibbia come autorevole parola di Dio destinata a determinare ogni aspetto della nostra fede e del nostro comportamento, e quindi anche il modo in cui rendiamo a Dio il culto che Gli è dovuto, inclusa l’espressione del nostro canto. E’ quanto essa chiama “il principio regolatore del culto”, insegnato sia nell’Antico che nel Nuovo Testamento (cfr. De. 12:32; Mt. 28:18-20).

Applicare seriamente questo principio anche alle chiese moderne vorrebbe dire eliminare molte delle sue attuali pratiche. Di fatto la domanda che ci dobbiamo sempre porre è questa: “Abbiamo l’autorizzazione di Dio a fare ciò che facciamo?”. Ogni altra argomentazione è subordinata a questa. Non è affatto, come potrebbe pensare qualcuno, una forma di schiavitù, ma la garanzia stessa della libertà dei figlioli di Dio, perché impedisce loro che autorità umane, secondo i loro criteri ed arbitrio, impongano loro ciò che Dio non ha ordinato.