Salmi/Come vuole il Signore/001

Da Tempo di Riforma.

1. Perché al culto cantiamo?

Una delle caratteristiche principali del culto evangelico è lo spazio e l’importanza che accorda al canto comunitario. Perché? Il canto, nella cultura umana di ogni tempo e paese, è sempre stato il mezzo privilegiato per esprimere collettivamente i sentimenti più vari ed intensi: gioia e tristezza, gratitudine e lode, celebrazione e incitamento, e altro ancora.

La comunità cristiana, con il canto, durante il culto che a Dio è dovuto, ha ben motivo d’esprimere verso Dio questi sentimenti, perché è cosciente di ciò che Dio è, ha compiuto e compie per il Suo popolo. Infatti, sia nell’Antico che nel Nuovo Testamento, il canto è la risposta emotiva più spontanea all’esperienza che il popolo di Dio fa di un Dio che, con grande misericordia e compassione, lo redime e salva dal male.

Basti vedere il primo e l’ultimo riferimento che la Bibbia fa al canto: “Allora Mosè e i figli d'Israele cantarono questo cantico al SIGNORE: «Io canterò al SIGNORE, perché è sommamente glorioso; ha precipitato in mare cavallo e cavaliere…” (Es. 15:1), “…cantavano il cantico di Mosè, servo di Dio, e il cantico dell'Agnello, dicendo: «Grandi e meravigliose sono le tue opere, o Signore, Dio onnipotente; giuste e veritiere sono le tue vie, o Re delle nazioni” (Ap. 15:3).

L’esempio del popolo di Dio che, nella Bibbia, canta come una delle maggiori espressioni del culto, è indiscutibile. Questo, però, non è il motivo principale per cui al culto noi cantiamo. Noi cantiamo soprattutto perché Iddio stabilisce Egli stesso, come Suo preciso ordine, che noi, esprimendogli il nostro culto, si debba cantare. Innumerevoli sono i testi biblici che ci esortano, infatti, dicendo: “Cantate al SIGNORE, benedite il suo nome, annunziate di giorno in giorno la sua salvezza!” (Sl. 96:2).

Che cosa, però, cantiamo? Dio stesso prescrive nella Sua Parola che dobbiamo cantare secondo le espressioni del Salmi, i quali costituiscono il “libro di canto” per eccellenza.