Culto/liturgia1550/Preghiera in caso di avversita: differenze tra le versioni

Da Tempo di Riforma.
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::''Perciocché la Scrittura ci insegna che le pestilenze, le guerre ed altre simili avversità, sono visitazioni di Dio, con le quali Egli punisce i nostri peccati, quando le vediamo venire dobbiamo conoscere che Iddio è adirato contro di noi. Allora, se noi siamo veri fedeli, dobbiamo riconoscere i nostri errori, averne dolore e dispiacere in noi stessi, ritornando al Signore con vera penitenza ed emendazione di vita, pregandolo con ogni umiltà che ci perdoni. Per questa ragione, se noi vediamo alle volte che Dio ci minaccia, per non tentare la Sua pazienza, ma piuttosto prevenire il Suo giudizio, il quale altrimenti vediamo essere allora apparecchiato, è bene avere ogni settimana un giorno disputato, nel quale specialmente si trattino queste cose, facendone ammonizione al popolo, e nel quale si facciano orazioni e suppliche secondo che il tempo richiede. Di che seguita qui una forma appropriata a ciò. Per il principio del sermone, vi è la confessione generale delle domeniche, posta di sopra. Alla fine del sermone, fatte che si sono le ammonizioni, e mostrato come Iddio affligge ora gli uomini per cagione dei peccati che si commettono sopra tutta la terra, e che il mondo è dato ad ogni iniquità e scelleratezza, dopo essersi ancora esortato il popolo a ridursi ed emendare la sua vita e parimenti per pregare Iddio per impetrare misericordia, s'usa la forma dell'orazione che segue.''
 
::''Perciocché la Scrittura ci insegna che le pestilenze, le guerre ed altre simili avversità, sono visitazioni di Dio, con le quali Egli punisce i nostri peccati, quando le vediamo venire dobbiamo conoscere che Iddio è adirato contro di noi. Allora, se noi siamo veri fedeli, dobbiamo riconoscere i nostri errori, averne dolore e dispiacere in noi stessi, ritornando al Signore con vera penitenza ed emendazione di vita, pregandolo con ogni umiltà che ci perdoni. Per questa ragione, se noi vediamo alle volte che Dio ci minaccia, per non tentare la Sua pazienza, ma piuttosto prevenire il Suo giudizio, il quale altrimenti vediamo essere allora apparecchiato, è bene avere ogni settimana un giorno disputato, nel quale specialmente si trattino queste cose, facendone ammonizione al popolo, e nel quale si facciano orazioni e suppliche secondo che il tempo richiede. Di che seguita qui una forma appropriata a ciò. Per il principio del sermone, vi è la confessione generale delle domeniche, posta di sopra. Alla fine del sermone, fatte che si sono le ammonizioni, e mostrato come Iddio affligge ora gli uomini per cagione dei peccati che si commettono sopra tutta la terra, e che il mondo è dato ad ogni iniquità e scelleratezza, dopo essersi ancora esortato il popolo a ridursi ed emendare la sua vita e parimenti per pregare Iddio per impetrare misericordia, s'usa la forma dell'orazione che segue.''
  
Iddio onnipotente, Padre celeste, noi riconosciamo in noi stessi e confessiamo, sì com'è la verità, che noi non siamo degni d'alzare gli occhi al cielo, per comparire dinnanzi al Tuo volto, e che noi non dobbiamo presumere che le nostre preghiere abbiano ad essere esaudite da Te, se Tu guardi a quello che è in noi.
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Iddio onnipotente, Padre celeste, noi riconosciamo in noi stessi e confessiamo, sì com'è la verità, che noi non siamo degni d'alzare gli occhi al cielo, per comparire dinnanzi al Tuo volto, e che noi non dobbiamo presumere che le nostre preghiere abbiano ad essere esaudite da Te, se Tu guardi a quello che è in noi. Di fatto, la nostra coscienza ci accusa ed i nostri peccati rendono testimonianza contro di noi, e sappiamo che Tu sei giusto Giudice che non giustifichi i peccatori e gli iniqui, ma punisci i delitti di quelli che hanno trasgredito i Tuoi comandamenti.
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E così, Signore, considerando tutta la nostra vita, noi siamo confusi nei nostri cuori e non possiamo fare altro che abbandonarci e disperarci come se noi fossimo già nell'abisso della morte. Nondimeno, Signore, poiché per la Tua infinita misericordia, Ti è piaciuto comandarci che noi Ti invochiamo, fosse anche dal profondo dell'inferno, e che quanto più manchiamo in noi stessi, tanto più abbiamo il nostro rifugio nella Tua somma bontà; e poiché ancora ci hai promesso ricevere le nostre richieste e supplicazioni, non considerando punto la nostra propria dignità, ma soltanto per il nome ed i meriti del nostro Signore Gesù Cristo, il quale Tu hai costituito nostro Intercessore ed Avvocato, rinunciando ad ogni speranza umana, noi prendiamo ardire dalla sola Tua bontà, di venire dinnanzi al Tuo cospetto per invocare il Tuo santo nome, e per ottenere misericordia.
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In primo luogo, o Signore, oltre agli infiniti benefici che Tu distribuisci comunemente a tutti gli uomini della terra, Tu ci hai fatte tante grazie particolari, che è impossibile raccontarle, né pur sufficientemente comprenderle. Soprattutto, Ti è piaciuto chiamarci alla conoscenza del Tuo santo Evangelo, traendoci fuori dalla miserabile servitù del diavolo nella quale eravamo, liberandoci dalla maledetta idolatria e dalle superstizioni dove noi eravamo immersi, per condurci alla luce della Tua verità. E nondimeno, per nostra ingratitudine e disconoscenza, avendo dimenticato i beni che abbiamo ricevuto dalla Tua mano, noi abbiamo deviato, discostandoci da Te, andandocene dietro alle nostre concupiscenze; non abbiamo reso quell'onore e quell'ubbidienza alla Tua santa Parola, che noi dovevamo; non Ti abbiamo esaltato e glorificato come si conveniva; e benché Tu ci avessi sempre fedelmente ammoniti con la Tua Parola, noi non abbiamo ascoltate le Tue ammonizioni.
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Noi abbiamo dunque peccato, Signore, noi Ti abbiamo offeso. E per tanto riceviamo confusione ed ignominia sopra di noi, riconoscendo essere gravemente colpevoli dinnanzi al Tuo giudizio; e se Tu ci volessi trattare secondo ciò che noi meritiamo, non potremmo aspettarci altro che morte e dannazione. Se, infatti, noi ci volessimo scusare, la nostra coscienza ci accuserebbe e la nostra iniquità è davanti a Te per accusarci. E con effetto, Signore, noi vediamo come, per i castighi che già ci sono avvenuti, Tu sei stato con gran ragione adirato contro di noi, perché, essendo Tu giusto e ragionevole, non affliggi i Tuoi senza ragione.
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Essendo noi dunque stati battuti dalle Tue verghe, riconosciamo che Ti abbiamo provocato contro di noi. Ed al presente vediamo ancora la Tua mano alzata per punirci, per quanto le spade con le quali tu usi eseguire la Tua vendetta, siano già tratte fuori e le minacce che Tu fai contro i peccatori ed iniqui siano tutte apparecchiate.

Versione delle 17:11, 29 dic 2013

Preghiera in caso di avversità

Perciocché la Scrittura ci insegna che le pestilenze, le guerre ed altre simili avversità, sono visitazioni di Dio, con le quali Egli punisce i nostri peccati, quando le vediamo venire dobbiamo conoscere che Iddio è adirato contro di noi. Allora, se noi siamo veri fedeli, dobbiamo riconoscere i nostri errori, averne dolore e dispiacere in noi stessi, ritornando al Signore con vera penitenza ed emendazione di vita, pregandolo con ogni umiltà che ci perdoni. Per questa ragione, se noi vediamo alle volte che Dio ci minaccia, per non tentare la Sua pazienza, ma piuttosto prevenire il Suo giudizio, il quale altrimenti vediamo essere allora apparecchiato, è bene avere ogni settimana un giorno disputato, nel quale specialmente si trattino queste cose, facendone ammonizione al popolo, e nel quale si facciano orazioni e suppliche secondo che il tempo richiede. Di che seguita qui una forma appropriata a ciò. Per il principio del sermone, vi è la confessione generale delle domeniche, posta di sopra. Alla fine del sermone, fatte che si sono le ammonizioni, e mostrato come Iddio affligge ora gli uomini per cagione dei peccati che si commettono sopra tutta la terra, e che il mondo è dato ad ogni iniquità e scelleratezza, dopo essersi ancora esortato il popolo a ridursi ed emendare la sua vita e parimenti per pregare Iddio per impetrare misericordia, s'usa la forma dell'orazione che segue.

Iddio onnipotente, Padre celeste, noi riconosciamo in noi stessi e confessiamo, sì com'è la verità, che noi non siamo degni d'alzare gli occhi al cielo, per comparire dinnanzi al Tuo volto, e che noi non dobbiamo presumere che le nostre preghiere abbiano ad essere esaudite da Te, se Tu guardi a quello che è in noi. Di fatto, la nostra coscienza ci accusa ed i nostri peccati rendono testimonianza contro di noi, e sappiamo che Tu sei giusto Giudice che non giustifichi i peccatori e gli iniqui, ma punisci i delitti di quelli che hanno trasgredito i Tuoi comandamenti.

E così, Signore, considerando tutta la nostra vita, noi siamo confusi nei nostri cuori e non possiamo fare altro che abbandonarci e disperarci come se noi fossimo già nell'abisso della morte. Nondimeno, Signore, poiché per la Tua infinita misericordia, Ti è piaciuto comandarci che noi Ti invochiamo, fosse anche dal profondo dell'inferno, e che quanto più manchiamo in noi stessi, tanto più abbiamo il nostro rifugio nella Tua somma bontà; e poiché ancora ci hai promesso ricevere le nostre richieste e supplicazioni, non considerando punto la nostra propria dignità, ma soltanto per il nome ed i meriti del nostro Signore Gesù Cristo, il quale Tu hai costituito nostro Intercessore ed Avvocato, rinunciando ad ogni speranza umana, noi prendiamo ardire dalla sola Tua bontà, di venire dinnanzi al Tuo cospetto per invocare il Tuo santo nome, e per ottenere misericordia.

In primo luogo, o Signore, oltre agli infiniti benefici che Tu distribuisci comunemente a tutti gli uomini della terra, Tu ci hai fatte tante grazie particolari, che è impossibile raccontarle, né pur sufficientemente comprenderle. Soprattutto, Ti è piaciuto chiamarci alla conoscenza del Tuo santo Evangelo, traendoci fuori dalla miserabile servitù del diavolo nella quale eravamo, liberandoci dalla maledetta idolatria e dalle superstizioni dove noi eravamo immersi, per condurci alla luce della Tua verità. E nondimeno, per nostra ingratitudine e disconoscenza, avendo dimenticato i beni che abbiamo ricevuto dalla Tua mano, noi abbiamo deviato, discostandoci da Te, andandocene dietro alle nostre concupiscenze; non abbiamo reso quell'onore e quell'ubbidienza alla Tua santa Parola, che noi dovevamo; non Ti abbiamo esaltato e glorificato come si conveniva; e benché Tu ci avessi sempre fedelmente ammoniti con la Tua Parola, noi non abbiamo ascoltate le Tue ammonizioni.

Noi abbiamo dunque peccato, Signore, noi Ti abbiamo offeso. E per tanto riceviamo confusione ed ignominia sopra di noi, riconoscendo essere gravemente colpevoli dinnanzi al Tuo giudizio; e se Tu ci volessi trattare secondo ciò che noi meritiamo, non potremmo aspettarci altro che morte e dannazione. Se, infatti, noi ci volessimo scusare, la nostra coscienza ci accuserebbe e la nostra iniquità è davanti a Te per accusarci. E con effetto, Signore, noi vediamo come, per i castighi che già ci sono avvenuti, Tu sei stato con gran ragione adirato contro di noi, perché, essendo Tu giusto e ragionevole, non affliggi i Tuoi senza ragione.

Essendo noi dunque stati battuti dalle Tue verghe, riconosciamo che Ti abbiamo provocato contro di noi. Ed al presente vediamo ancora la Tua mano alzata per punirci, per quanto le spade con le quali tu usi eseguire la Tua vendetta, siano già tratte fuori e le minacce che Tu fai contro i peccatori ed iniqui siano tutte apparecchiate.