Corsi/Essere cristiani/38: differenze tra le versioni

Da Tempo di Riforma.
(Creata pagina con "= Cuore a cuore = == 5. Sia santificato il Tuo nome == Se fossimo lasciati a noi stessi, le nostre preghiere comincerebbero e terminerebbero con noi stessi, perché il nostr...")
(Nessuna differenza)

Versione delle 00:11, 6 gen 2014

Cuore a cuore

5. Sia santificato il Tuo nome

Se fossimo lasciati a noi stessi, le nostre preghiere comincerebbero e terminerebbero con noi stessi, perché il nostro naturale egocentrismo non ha limiti. Senza dubbio, del tutto egocentriche sono le preghiere di molti cosiddetti cristiani, i quali in realtà sono dei pagani. Per gente come noi, però, spiritualmente zoppi come siamo, il modello che Gesù ci insegna è al tempo stesso la fisioterapia che ci insegna a camminare, la stampella che ci sostiene, e la strada che dobbiamo percorrere. Essa ci insegna a cominciare da Dio: difatti la lezione numero uno che dobbiamo imparare è che Dio è infinitamente più importante di quanto lo siamo noi. Ecco così risaltare chiaramente come nelle prime tre richieste, la parola chiave sia “tuo, tuo, tua”, e la prima richiesta sia: “Sia santificato il tuo nome”. Si tratta della richiesta più basilare ed importante che mai noi potremmo fare in una preghiera. Se comprendete perché davvero sia così, e la farete vostra, avrete scoperto il segreto sia della preghiera che della vita.

Sia gloria a Dio

Che cos’è esattamente che chiediamo a Dio quando diciamo: “Sia santificato il Tuo nome”? Il “nome” di Dio nella Bibbia significa, in ogni caso, la persona che Egli ha rivelato d’essere. “Santificato” significa “conosciuto, riconosciuto, ed onorato come santo, speciale”. “Santo” nella Bibbia è la parola che viene usata per contraddistinguere tutto ciò che rende Dio diverso da noi stessi, in particolare la Sua purezza e gloria. Questa richiesta, quindi, chiede che la lode e l’onore del Dio della Bibbia, e di Lui soltanto, stia alla base di qualunque altra cosa.

L’idea di “A Dio soltanto vada ogni onore e gloria” è il motto che contraddistingue il movimento iniziato dal riformatore Giovanni Calvino, la sua nota dominante, perché, a differenza di altre correnti del cristianesimo, esso è quello che più di ogni altro ha messo in rilievo come ogni cosa debba tendere esclusivamente alla gloria ed all’onore di Dio, non di noi stessi (le nostre opere, meriti, o vantaggio), non della chiesa, non di altri personaggi religiosi. Tutto deve essere fatto con l’unico scopo di promuovere, esaltare e magnificare Dio. “Non a noi, o Eterno, non a noi ma al tuo nome dà gloria, per la tua benignità e per la tua fedeltà” (Sl. 115:1).

UN SENSO DI DIREZIONE

Chi è colui o colei che può pregare così e intenderlo veramente? Solo la persona che considera l’intera sua vita da questa prospettiva. Chi lo fa, non cade nella trappola della super-spiritualità, tanto da concentrarsi solo sull’opera di redenzione a scapito di quella delle creazione. Concentrarsi esclusivamente sull’opera della redenzione, per quanto devotamente e in buona fede, significa davvero non avere i piedi per terra e ferire la propria umanità. Al contrario, questi vedrà ogni cosa sorgere in ultima analisi, dalla mano del Creatore, e quindi assumere un carattere fondamentalmente buono e affascinante, qualunque cosa l’uomo ne abbia fatto (bellezza, sesso, natura, bambini, arte, capacità, cibo, gioco, non meno che la teologia ed altre “cose di chiesa”). Con senso di gioia e di riconoscenza questi vivrà pure per aiutare gli altri a vedere i valori della vita, e loderà Dio per essi. Alla fin fina, in questa nostra epoca superficiale, santificare il nome di Dio inizia proprio qui, con un atteggiamento di gratitudine per la bontà della creazione.

Questo non è tutto. Santificare il nome di Dio esige la nostra lode per la bontà e grandezza della Sua opera di redenzione, con la sua abbagliante mescolanza di sapienza, amore, giustizia, potenza, e fedeltà. Con sapienza Iddio ha trovato il modo di giustificare giustamente chi è ingiusto; con infinito amore Egli ha donato il Suo figlio perché per noi sopportasse l’agonia della morte; con giustizia Egli ha fatto si che Suo figlio diventasse il nostro Sostituto, affinché patisse Lui al posto nostro la sentenza per la nostra disubbidienza che noi meritavano; con potenza Egli ci unisce al Cristo risorto, rinnova il nostro cuore, ci libera dalla servitù al peccato, e ci spinge a ravvederci ed a credere; con fedeltà Egli ci preserva dal cadere, come ha promesso di fare(vedi Giovanni 10:28ss; 1 Corinzi 1:7ss; 1 Pietro 1:3-9), fintanto che noi giungeremo trionfalmente alla gloria finale. Non siamo noi che salviamo noi stessi! Non derivano da noi né la grazia salvifica del Padre, né l’opera salvifica del Figlio, e nemmeno la nostra fede: tutto è dono di Dio. La salvezza, dal principio alla fine, appartengono al Signore, e per santificare il nome di Dio, è necessario riconoscere questo, e lodare e ringraziare Dio per tutto questo.

Nemmeno questo è tutto! Si può veramente e completamente santificare il Nome di Dio quando Gli si rende culto perché Egli fa cooperare ogni cosa per il bene ultimo del Suo popolo (cfr. Romani 8:28), come pure per la verità ed affidabilità della Sua Parola scritta, che ogni credente dovrebbe valorizzare come: “La tua parola è una lampada al mio piede e una luce sul mio sentiero” (Sl 119.105). Noi dobbiamo poter condividere la preghiera che dice: “Adorerò rivolto al tuo santo tempio e celebrerò il tuo nome per la tua benignità e per la tua verità, perché tu hai esaltato la tua parola e il tuo nome al di sopra di ogni altra cosa” (Sl. 138:2). Il Nome di Dio, cioè Iddio stesso, viene disonorato dei i Suoi figli vivono con paura, come se il loro Padre celeste avesse perso controllo sul mondo, o non avessero la certezza che se non seguissero l’esempio del loro fratello maggiore e non ricevessero l’insegnamento e le promesse della Bibbia, come istruzioni del Padre stesso. Oggi, sfortunatamente, c’è una grande carenza nel non santificare il Nome di Dio oggi in questo modo.

Santificare il nome di Dio significa esprimere gratitudine: ciò che maggiormente disonora Dio è la mancanza di apprezzamento e di gratitudine, cosa che Paolo indica come la causa stessa dell’umana degenerazione (Romani 1:20ss). Ciò che conta, quando onoriamo e glorifichiamo il nostro Creatore, non è solo riconoscere il primato di Dio su ogni cosa, ma pure ringraziarlo fattivamente con la nostra ubbidienza. “Sia santificato il Tuo Nome” esprime il desiderio che noi ed ogni creatura razionale con noi, si dia gloria a Dio in questo modo!

La Scrittura descrive lo spirito con il quale noi santifichiamo il nome di Dio, come “il timore del Signore”. Con la parola “timore” si intende il rispetto e la stima che noi dobbiamo avere per la maestà di Dio da una parte e la nostra umile fiducia verso di Lui.

Un testo classico, al riguardo, è il Salmo 111: “"Alleluia, celebrerò l'Eterno con tutto il cuore nel consiglio dei giusti e nell'assemblea. Grandi sono le opere dell'Eterno, ricercate da tutti quelli che si dilettano in esse. Le sue opere sono maestose e grandiose e la sua giustizia dura in eterno. Egli fa sì che le sue meraviglie siano ricordate; l'Eterno è misericordioso e pieno di compassione. Egli dà cibo a quelli che lo temono e si ricorderà per sempre del suo patto. Egli ha mostrato al suo popolo la potenza delle sue opere, dandogli l'eredità delle nazioni. Le opere delle sue mani sono verità e giustizia; tutti i suoi comandamenti sono fermi, stabili in eterno per sempre, fatti con verità e rettitudine. Egli ha mandato la redenzione al suo popolo, ha stabilito il suo patto per sempre; santo e tremendo è il suo nome. Il timore dell'Eterno è il principio della sapienza, hanno grande sapienza quelli che mettono in pratica i suoi comandamenti; la sua lode dura in eterno" (Salmo 111).

Una volta si usava l’espressione “essere timorati di Dio” (la si usa poco oggi forse perché si potrebbe applicare a ben poca gente!). Significava il carattere delle persone responsabili e sensate, ma pure il senso di rispetto e di devozione che i nostri padri avevano per Dio. Infatti l’autentico rispetto per Dio conduce alla vera sapienza, all’essere realisti e intelligenti, e quando i cristiani appaiono goffi e superficiali, ci si dovrebbe veramente chiedere se essi abbiano di fatto imparato a santificare davvero il nome di Dio!

Il fine ultimo dell’uomo

Il Catechismo abbreviato di Westminster dice che il fine ultimo della vita umana sia quello di “glorificare Dio e di gioire per sempre della Sua presenza”.

Il fine, lo scopo, l’obiettivo ultimo, di Dio, manifestato in tutto ciò che fa, è la Sua gloria (e che altro di maggiore si potrebbe immaginare?), ed Egli ci ha creati in modo tale che la realizzazione massima di noi stessi e la nostra gioia più profonda stia nel santificare il nome di Dio, lodandolo, essendo sottomessi a Lui, e servendolo. Dio non è un sadico, ed il principio della nostra creazione (che lo si creda oppure meno, e di fatto molti non ci credono, come Satana non ci crede), è che c’è una totale coincidenza fra dovere, interesse, e gioia vera.

I cristiani spesso credono che fare la volontà di Dio sia cosa spiacevole e pesante (un’idea, fra l’altro, pagana, che disonora Dio), che questo faccia dell’uomo un martire, che non si rendono spesso conto come il dovere ed il piacere vadano sempre assieme, quando si rapporta con Dio! Di fatto dovere e piacere in Dio coincidono! L’esperienza lo può dimostrare! Consacrarsi alla santificazione di Dio per tutta la nostra vita, si trasformerà ben presto in qualcosa di soddisfacente e che produce gioia vera e profonda. Lo potete credere? Beh, provare per credere! Provatelo, e scoprirete quanto questo sia vero!

PER L’APPROFONDIMENTO

Il nome di Dio glorificato: Salmo 148.

DOMANDE PER RIFLETTERE E DISCUTERE

  • (1) In che cosa differisce il Padre nostro da quelle preghiere che normalmente ci verrebbero più spontanee?
  • (2) Sai spiegare con le tue stesse parole, che cosa significa “Sia santificato il Tuo nome”?
  • (3) In che modo influisce sulla nostra vita intera il credere che tutto proviene da Dio?

(5, continua)