Corsi/Essere cristiani/37: differenze tra le versioni

Da Tempo di Riforma.
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Versione delle 00:08, 6 gen 2014

Cuore a cuore

4. Che sei nei cieli

La vitalità di questa preghiera risiede in larga parte nell’ampiezza della visione di Dio che essa promuove. Una concezione ristretta di Dio rende arida la preghiera. Potrebbe essere questo il tuo problema? Dovremmo imparare molto dalle preghiere della Bibbia, perché esprimono una concezione elevatissima di Dio.

L’invocazione di Dio nella preghiera del Signore, ci porta appunto ad una simile consapevolezza. “Padre nostro” ci parla della qualità e della profondità dell’amore di Dio verso il Suo popolo – della continua cura e interesse che un perfetto padre dovrebbe dimostrare. “Che sei nei cieli” ci pone di fronte al fatto che il nostro divino Padre è grande – eterno, infinito, onnipotente. Questo, quindi, ci porta a prendere coscienza che l’amore di Dio è immutabile, il limitato, indefettibile nei Suoi propositi, e del tutto il grado di occuparsi dei bisogni che Gli portiamo quando preghiamo. Una preghiera modellata ed appoggiata da pensieri come questi, non potrà mai essere arida ed oziosa.

Nei cieli

Dato che Dio è spirito, “cieli” non può significare un luogo lontano da noi dove Egli abiterebbe. Degli dei della Grecia si pensava che passassero la maggior parte del loro tempo lontano dalla terra, in un posto celestiale equivalente per noi …ai Carabi, dove si rifugiano i ricconi del nostro paese. Il Dio della Bibbia, però, non è così. Certo, “i cieli” devono essere in qualche modo considerati “un luogo” dove dimorano santi ed angeli, perché santi ed angeli sono creature, ed essi devono esistere nello spazio e nel tempo. Quando però del Creatore si dice che sia “nei cieli” il pensiero sottostante è che Egli esista su un piano diverso, in una diversa dimensione, piuttosto che in un luogo. Il Dio che è “nei cieli” è sempre vicino ai Suoi figli sulla terra: la Bibbia prende la cosa per scontata, sempre.

Il culto

La consapevolezza della grandezza di Dio dovrebbe sia renderci umili (ridimensionarci!) che muoverci a rendergli il culto che Gli è dovuto. La preghiera del Signore è intesa non solo a insegnarci a come “chiedere cose”, ma pure a rendere a Dio il culto che Gli è dovuto, e quindi a “santificare il Suo nome” nei nostri propri cuori. Angeli e santi nella gloria adorano Dio come Padre (Efesini 3:14 ss) e lo stesso dovremmo fare noi.

Sapendo che il nostro Padre è nei cieli, o meglio, sapendo che Dio nei cieli è nostro Padre, vuol dire promuovere la nostra meraviglia, gioia, e senso del privilegio di essere considerati Suoi figli, e di avere a nostra disposizione una “linea privilegiata”, quella della preghiera, per comunicare con Lui. Davvero si tratta di una “linea privilegiata”, di una “hot line”, perché sebbene Dio sia il Signore dell’universo, Egli ha sempre tempo per noi, i suoi occhi sono su ogni cosa in qualsiasi momento, ma Egli ci presta piena attenzione ogni qual volta Lo invochiamo. Non è meraviglioso? Ce ne rendiamo veramente conto? E’ cosa sulla quale molto riflettere, e ci sono due vie lungo le quali la nostra mente può viaggiare al fine di meglio comprenderlo.

La prima: Pensate prima alla grandezza di Dio. Egli è l’invisibile Creatore che “abita una luce inaccessibile” (1 Ti. 6:16), apparentemente remoto, lontano. Pensate alla domanda che si fa Salomone: “Ma è proprio vero che DIO abita con gli uomini sulla terra? Ecco, i cieli e i cieli dei cieli non possono contenerti, tanto meno questo tempio che io ho costruito!” (2 Cr. 6:18). Poi pensate alla risposta che Dio stesso gli dà: “Poiché così dice l'Alto e l'Eccelso, che abita l'eternità, e il cui nome è Santo «Io dimoro nel luogo alto e santo e anche con colui che è contrito e umile di spirito, per ravvivare lo spirito degli umili, per ravvivare lo spirito dei contriti” (Is. 57:15). Rammentate poi come questa promessa trovi il suo adempimento più profondo proprio quando Iddio diventa il Padre si insignificanti esseri mortali e peccatori come noi, peccatori che sono contriti nel ravvedimento, e umili nel riconoscimento della loro miseria e che si sono rifugiati in Gesù per trovarvi riposo. Questo stupefacente, eccelso, indescrivibile Iddio si abbassa con amore fino a noi per tirarci fuori dal fango, per così dire, e ci porta a far parte della Sua famiglia, ci unisce a Sé stesso in una comunione inscindibile, e ci arricchisce per sempre di ciò che più vale.

La seconda: Pensate alla paternità di Dio, e poi rammentatevi che Egli è “nei cieli” (che Egli è, come si dice, un “Padre celeste”). Questo vuol dire che Egli è libero da limitazioni, inadeguatezze, e difetti, quelli che si trovano in un padre terreno, e che la Sua paternità è, come ogni altro rapporto, da ogni punto di vista assolutamente ideale, perfetto, glorioso. Meditate a lungo sul fatto che non esiste Padre migliore di Lui, nessun altro genitore che come Lui sia più impegnato verso il benessere dei Suoi figli, o maggiormente saggio e generoso nel promuoverlo. Dio stesso, il Creatore, è un tale Padre.

Fate si che i vostri pensieri si muovano avanti ed indietro come un pendolo che acceleri, a ampiezza sempre più grande. “Egli è mio Padre – ed Egli è l’Iddio dei cieli; Egli è l’Iddio dei cieli – ed Egli è mio Padre! Può sembrare incredibile, ma è vero! Cogliete questo con il vostro pensiero, anzi, lasciate che questo pensiero colga voi completamente; poi dite a Dio come vi sentite quando pensate a questo, e quello sarà il culto che Gesù voleva evocare in noi quando ci dava questo modello di pensiero, questa invocazione di Dio come Colui che è sia Padre Suo che nostro.

Per l’ulteriore studio

A contatto con l’Iddio trascendente: Isaia 40

Domande per la riflessione e la discussione

  • (1) Qual è l’importanza del fatto che il Dio al quale preghiamo sia “nei cieli”?
  • (2) Che cosa intende dire l’autore quando dice: “che Egli esista su un piano diverso, in una diversa dimensione, piuttosto che in un luogo”? *(3) Quale risposta dovrebbe evocare in noi la conoscenza della grandezza di Dio?

(4, continua)