Corsi/Essere cristiani/35

Da Tempo di Riforma.

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Copertina originale

Essere cristiani

"Essere cristiani" è un adattamento di Paolo E. Castellina del libro: J. I. Packer, I want to be a Christian, Tyndale House Publishers Inc., Wheaton, Illinois, 1988. Ripubblicato sotto il nome di "Growing in Christ", vedasi: http://goo.gl/7Eb2QU

1. Quando pregate

Pregare Dio costituisce oggi un problema per molte persone. Alcuni non ne hanno la più pallida idea di come farlo, altri credono che la preghiera sia un momento per starsene in pace nel silenzio, oppure una sorta di meditazione trascendentale. La maggior parte, forse, hanno rinunciato completamente alla preghiera.

Perché esiste questo problema? La risposta è chiara. Molti hanno difficoltà con la preghiera perché hanno idee molto confuse su Dio stesso. Se non sei certo che Dio esista, che Egli sia una persona, se sia davvero buono, o in controllo di tutte le cose, oppure di fatto interessato a gente comune come noi, non potrai altro che concluderne che la preghiera non ha senso, per non dire sciocca, ed allora nemmeno te ne preoccupi.

Se però tu credi, come fanno i cristiani, che Gesù è l’immagine di Dio – in altre parole che il carattere di Dio è quello stesso manifestato da Gesù, allora non avrai dubbi, e riconoscerai che per noi parlare a Dio Padre e a Dio Figlio in preghiera, è cosa altrettanto naturale di come Gesù parlava a Suo Padre in cielo, o come per i Suoi discepoli parlare con il loro Maestro durante i giorni del Suo ministero terreno.

Una conversazione a due sensi

Se pensiamo alla conversazione con i nostri genitori o con dei veri amici, persone che amiamo e rispettiamo e che sono pronte ad aiutarci con il loro consiglio e la loro azione, la cosa, evidentemente, non è insensata o tediosa. Volentieri conversiamo con loro e ci prendiamo il tempo necessario per farlo. Sappiamo che è importante e che ne avremo beneficio. Lo stesso dovrebbe essere per la nostra comunione con Dio nella preghiera. Un uomo di Dio, posto di fronte a un qualche problema, rispondeva: “Ne devo parlare al Padre”, e intendeva la preghiera.

Quando preghiamo, davvero Dio ci dice delle cose? Si. Certamente non udremo delle voci, né avremo una forte ed improvvisa impressione di un messaggio che ci sta arrivando. Di fatto, se ci sembra di avere talvolta esperienze simili, dovremmo veramente esaminarle criticamente. Quando però verbalizziamo ed analizziamo i nostri problemi di fronte al trono di Dio, e Gli diciamo che cosa desideriamo e perché lo vogliamo, e mettiamo a confronto quel particolare problema con l’insegnamento della Parola scritta di Dio, noi vedremo molte certezze che si cristallizzeranno nel nostro cuore riconoscendole come l’opinione di Dio al riguardo delle nostre preghiere e della Sua volontà per noi e per gli altri. Se ci chiediamo: “Perché mi sta succedendo questo?”, e non ci arriva nessuna luce al riguardo, potrebbe ben essere il caso di quel testo biblico che dice: “Le cose occulte appartengono all'Eterno, il nostro DIO” (De. 29:29), ma se chiedete: “In che modo debbo servire e glorificare Dio qui ed ora?”, vi sarà sempre per noi una risposta.

Fatti per pregare

Non è eccessivo dire che noi siamo stati fatti da Dio per pregare, che la preghiera è non la più facile, ma l’attività più naturale in cui noi ci si possa impegnare, e che la preghiera, agli occhi di Dio è la misura di un uomo. Murray McChayne disse: “L’essenza di un uomo si manifesta quando egli è da solo, in ginocchio, davanti a Dio, e niente di più”.

Forse i discepoli di Gesù sentivano esattamente questo quando Gli chiedevano: “Signore, insegnaci a pregare” (Lu. 11:1). Glielo avete voi mai chiesto? Gesù certamente si era molto rallegrato nell’udire una simile richiesta. Alla maniera di un buon maestro, però, Egli controlla i Suoi sentimenti e fornisce loro una risposta puntuale: “Quando pregate, dite…”, e per la seconda volta nel Suo ministero Egli dà loro la forma di parole che noi chiamiamo “il Padre nostro” (Lu. 11:2-4; cfr. Mt. 6:9-13).

“Dite…”. Forse che Gesù intendeva che dovremmo ripetere come un pappagallo quelle stesse parole? No: ma che essi avrebbero dovuto entrare nello spirito e nella sostanza di quella preghiera. Quella preghiera è il modello di ogni preghiera cristiana. Gesù ci dice che la nostra preghiera sarà accettabile da Dio quando, e solo quando, i nostri atteggiamenti, pensieri e desideri corrispondono a quel modello. Questo vale a dire: Ogni nostra preghiera dovrebbe essere un pregare come il Padre nostro, assomigliante ad esso.

Imparare a pregare

“Non si può insegnare l’esperienza!”. Questa frase proviene da un dépliant concernente l’attività professionale dei giovani, ma si tratta di una grande verità anche per quanto riguarda la preghiera come lo è per acquisire capacità lavorative!

Pregare, come cantare, è qualcosa che si impara a fare, non leggendo dei libri o seguendo una serie di lezioni come queste, ma di fatto praticandolo. E’ un’attività così naturale e spontanea che si può diventare in essa molto pratici anche senza aver letto mai alcun libro al riguardo. Eppure, come l’addestramento della voce ci aiuta a cantare meglio, così l’esperienza ed i consigli degli altri potranno aiutarci allo scopo di pregare meglio.

La Bibbia è piena di modelli per la preghiera: 150 modelli di lode, richiesta, e devozione sono contenute nel Libro dei Salmi, e molti altri esempi ancora sono contenuti nell’intera Bibbia, insieme ad istruzioni sul come farlo.

Certamente non dovremmo accontentarci di fare il verso a preghiere altrui, né Dio sarebbe contento se noi lo facessimo. Che direste se un figlio parlasse con i suoi genitori soltanto con l’aiuto di formulari, citazioni, e frasi imparate a memoria che riproducessero sentimenti altrui? Come però l’interpretazione di un brano musicale da parte di un altro pianista può aiutarci ad imparare a suonarlo nel modo migliore (non forse esattamente allo stesso modo) così, nelle preghiere di altri veniamo aiutati a trovare il nostro proprio modo per pregare e certamente per pregare assieme a loro. Al di sopra di ogni altra preghiera, abbiamo così il modello del Padre nostro.

Allo stesso modo in cui l’analisi della luce esige che si faccia riferimento ai sette colori dello spettro che la produce, allo stesso modo l’analisi del Padre nostro esige che noi si faccia riferimento ad uno spettro di sette diverse attività: accostarci a Dio in adorazione e fiducia, riconoscere la Sua opera e il Suo valore, con espressioni di lode e di culto; confessare il proprio peccato, e chiederne perdono; chiedere ciò che risponde ai nostri bisogni, per noi stessi e per gli altri; discutere con Dio per ottenere la Sua benedizione come Giacobbe faceva in Genesi 32 (a Dio piace che si discuta con Lui); accettare da Dio la propria situazione come qualcosa che Lui stesso ha plasmato; e aderire a Dio fedelmente nella buona come nella cattiva sorte. Queste sette attività assieme costituiscono la preghiera biblica, e il Padre nostro le incorpora tutte.

Il padre nostro, quindi, dovrebbe essere posto al servizio di dirigerci e di spronarci costantemente alla preghiera. Pregare nei suoi termini è il modo sicuro per conservare le nostre preghiere nel quadro della volontà di Dio, pregare attraverso di esso, espanderne le proposizioni quando preghiamo: questo è il metodo più sicuro per dare nuova linfa alla preghiera quando diventa sterile e ci blocchiamo. Non andremo mai oltre questo modello di preghiera. Questa non solo è la prima lezione del Signore sulla preghiera, è pure ogni altra lezione. Signore, insegnaci a pregare.

Domande per lo studio biblico

La naturalezza della preghiera: Salmo 27; 139.

= Domande per la riflessione e l’approfondimento =?

  • (1) In che modo la nostra concezione di Dio influisce sul nostro modo di pregare?
  • (2) Perché qui l’autore chiama la preghiera “l’attività più naturale in cui noi potremmo mai impegnarci? (3) In che senso ogni preghiera dovrebbe essere lo specchio del Padre nostro?

(1, continua)