Corsi/Essere cristiani/33

Da Tempo di Riforma.

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Copertina originale

Essere cristiani

"Essere cristiani" è un adattamento di Paolo E. Castellina del libro: J. I. Packer, I want to be a Christian, Tyndale House Publishers Inc., Wheaton, Illinois, 1988. Ripubblicato sotto il nome di "Growing in Christ", vedasi: http://goo.gl/7Eb2QU

32. Il giorno della terza nascita

Il mio battesimo mi rimanda al ”giorno della mia terza nascita”. Che vuol dire? E’ il giorno che dall’eternità è stato segnato nel calendario privato di Dio in cui il mio cuore cesserà di battere.

Quando e come questo avverrà, io non lo so – se preannunciato o improvviso, se avvicinandomi ai 90 anni, se a casa, in ospedale, o all’aria aperta, se pacificamente o agonizzando, se dopo un decadimento naturale del corpo, come descritto in Ecclesiaste 12, o attraverso qualche malattia assassina, violenza umana, o persino attraverso il ritorno di Cristo alla fine di questo mondo. Tutto quel che so è che un giorno, in qualche modo, il mio cuore cesserà di battere e, sicuro come il sorgere del sole. Quel giorno, quello in cui il mondo chiamerà il giorno della mia morte, per me sarà veramente un giorno di nascita, il terzo della serie.

La vita a venire

Quali sono stati gli altri due primi giorni della mia nascita? Il numero uno è quando ho lasciato il ventre di mia madre, per vedere, sentire, nutrirmi e gridare come un abitante di questo mondo fisico; Il numero due è stato quando io sono uscito dalle tenebre spirituali, per me 18 anni dopo, per vedere, sentire, nutrirmi, e gridare di gioia per la salvezza che Dio mi ha accordato e per l’amore di Cristo per me. Per “giorno della mia nascita”, io non intendo un anniversario, ma il giorno che mi vede iniziare a godere dei doni di Dio come mai prima avrei potuto nemmeno immaginare. Questo sarà ciò che comporterà il fermarsi del mio cuore, e quello per me sarà veramente per me un giorno di nascita, un nuovo compleanno. Disse D. L. Moody “Un giorno ti diranno che Moody è morto. Non lo credeteci! Quel giorno sarò davanti al trono di Dio, sarò più vivo di quanto mai io lo sia stato!”. Questo vale anche per me.

Un amico scrisse così: “O Dio, sono così grato di averti chiesto di prendere controllo della mia vita, di essere la mia autorità, il mio Signore. Che sollievo pensare che la decisione di scrivere la parola ‘fine’ alla mia vita terrena, non è qualcosa che io possa scegliere. Nella mia umanità, infatti, nella mia inconsapevole follia, io potrei scegliere …di non scegliere mai! La morte è davvero una porta che conduce al più e non al meno, un aumento, e non una diminuzione, un riempire, e non uno svuotare, un giorno di nascita, e non una sveglia!”. Esattamente. Noi guardiamo alla morte come ad un’uscita, ad una porta che dalla luce che amiamo ci fa entrare nelle tenebre. E’ così per gli increduli. Per i cristiani, però, la morte è un ingresso, un corridoio che porta dalla penombra di quaggiù (spiritualmente, qui la vita non è mai più di quello) alla luce viva e chiara della nostra visione di Dio. “Per questo essi sono davanti al trono di Dio e lo servono giorno e notte nel suo tempio; e colui che siede sul trono dimorerà tra di loro. Essi non avranno più fame né sete non li colpirà più né il sole né arsura alcuna, perché l'Agnello, che è in mezzo al trono, li pascolerà e li guiderà alle vive fonti delle acque; e Dio asciugherà ogni lacrima dai loro occhi»” (Apocalisse 7:15-17).

Paolo disse: “sono stretto da due lati: avendo il desiderio di partire a da questa tenda e di essere con Cristo, il che mi sarebbe di gran lunga migliore” (Filippesi 1:23). La morte di un cristiano equivale ad una promozione, non ad una tragedia, per quanto presto possa giungere nella nostra esistenza; coloro che sono in lutto piangono per sé stessi, e per quelli che sono stati lasciati indietro. Quando il personaggio di Bunyan, Cristiana, muore, “i suoi figli piansero, ma due uomini di fede che sapevano ciò che fosse la morte, il sig. Grancuore e il sig. Valente, suonarono i cembali e le arpe bene accordate della gioia”. George Mc Donald disse: “Se sapessimo ciò che Dio sa sulla morte, batteremmo le mani”.

SEGNO DI SPERANZA

Come posso essere sicuro di tutto questo? In primo luogo perché la Bibbia me lo attesta, in secondo luogo perché me lo attesta il mio battesimo. Gli israeliti erano gente di terra, e nella Bibbia l’acqua è spesso simbolo di caos e di morte. “Le acque scorrevano sopra il mio capo, io dicevo: «È finita per me»” (Lamentazioni 3:54). Nel battesimo, così, andare sott’acqua significa morire fisicamente con Gesù, come pure morire spiritualmente attraverso ilo ravvedimento e la rinuncia a sé stessi. Emergere dall’acqua è segno di continuità con Gesù dopo la morte, nella risurrezione fisica, come pure suggello di rinnovamento spirituale ora.

Il rito del battesimo, quindi, è una promessa drammatizzata da parte di Dio, che la morte non metterà a termine la mia esistenza, o la mia gioia, perché un nuovo dono di vita sorpasserà quella sentenza di morte. Il fatto che io sia passivo quando il ministro mi battezza, mi insegna che io posso e devo dipendere dall’attiva grazia di Dio per riportarmi a casa. La promessa che Dio mi fa nel mio battesimo, si estende al letto di morte e dopo, quando il Signore Gesù mi porterà a Sé (Giovanni 14:1-3; 17:24). “Il meglio deve ancora venire”, disse uno scrittore, ed aveva ragione. Il mio terzo giorno di nascita deve ancora giungere!

Per lo studio biblico ulteriore

Benvenuti a casa! (Giovanni 14:1-4; Luca 23:39-43; 1 Pietro 1:1-9; 2 Pietro 1:1-11).

Domande per lo studio e l’approfondimento

  • (1) Sei d’accordo che la morte sia un giorno di nascita? Spiega con parole tue.
  • (2) In che modo la prospettiva della morte è diversa fra cristiano ed un incredulo? Che cosa ci dice il battesimo sulla nostra morte?

(fine seconda parte del libro originale)