Corsi/Essere cristiani/24

Da Tempo di Riforma.

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Copertina originale

Essere cristiani

"Essere cristiani" è un adattamento di Paolo E. Castellina del libro: J. I. Packer, I want to be a Christian, Tyndale House Publishers Inc., Wheaton, Illinois, 1988. Ripubblicato sotto il nome di "Growing in Christ", vedasi: http://goo.gl/7Eb2QU

23. Battezzati nel nome di Gesù

Nel libro degli Atti, il giorno di Pentecoste, Pietro dichiara solennemente, di fronte alla folla di persone riunita a Gerusalemme, chi era quel Gesù che era stato crocifisso, e della cui crocifissione erano stati complici. Dopo di che: “essi, udite queste cose, furono compunti nel cuore e chiesero a Pietro e agli apostoli: «Fratelli, che dobbiamo fare?». Allora Pietro disse loro: «Ravvedetevi e ciascuno di voi sia battezzato nel nome di Gesù Cristo per il perdono dei peccati, e voi riceverete il dono dello Spirito Santo” (At. 2:38).

E’ facile non intendere tutta la forza di quel “battezzati nel nome di Gesù Cristo”. Pietro prescriveva loro non tanto un gesto formale di rincrescimento per la crocifissione di Gesù, ma una rinuncia totale alla propria indipendenza quanto a modo di vivere e una totale sottomissione alla signoria di Cristo sulla loro vita.


Il nome stesso di Gesù porta con sé la “pretesa” di Gesù e il battesimo conseguente è, per coloro che hanno raggiunto l’età della discrezione, il segno che questa “pretesa” è stata accettata.

Nome e pretesa

Paolo lo mostra quando egli dice che nell’Esodo gli Israeliti “tutti furono battezzati per Mosè”, cioè “furono ricevuti attraverso il battesimo in comunione con Mosè” seguendo ubbidientemente il loro leader inviato da Dio dove la nuvola conduceva, attraverso il mare che si era diviso (1 Co. 10:1) . Paolo lo mostra ancora più chiaramente quando rammenta ai suoi convertiti che non è a lui che essi devono esclusiva ubbidienza, né che devono combattere per il suo onore, dato che essi non sono stati “battezzati nel nome di Paolo” (1 Co. 1:13). Paolo presuppone che il battesimo, tra le altre cose, sia una cerimonia di arruolamento, in cui si giura fedeltà a Cristo come fedeli servitori e soldati per tutta la vita.

Che cosa implica questo impegno? La Bibbia lo descrive con le parole stesse di Gesù in Giovanni 10, dove Egli descrive sé stesso come il Pastore ed i Suoi seguaci come il Suo gregge. Il buon pastore, dice Gesù, precede, porta al pascolo e protegge il Suo gregge (vv. 4, 9, 11). Compito unico della pecora è seguire il pastore dovunque Egli vada (v. 3ss).

Un tema ricorrente del Nuovo Testamento è quello di Gesù come pioniere, il quale percorre per noi la via della gloria, il che corrisponde a quello del pastore che riporta a casa il gregge.

Ancora vediamo come il modo classico per considerare il ministero di Gesù sia nei termini dei tre ministeri consacrati dell’Antico Testamento: profeta, sacerdote e re. Come profeta, il cui insegnamento su Dio proviene interamente da Dio, Gesù è il buon pastore che conduce, mostrandoci la via che porta alla vita. Come sacerdote, posto fra di noi e Dio, per assicurarci la gioia della nostra comunione con Lui, e sacrificando Sé stesso per i nostri peccati ed ora provvedendo a noi dal cielo, Gesù è il buon pastore, che salva le sue pecore al costo della stessa Sua vita (Gv. 10:11, 15, 17ss). Poi come re, Signore delle nostre circostanze, coscienza, e condotta, Gesù è il buon pastore che protegge il Suo gregge da pericoli di ogni sorta.

Si vede così come essere battezzati nel nome di Gesù significa diventare fattivamente Suoi discepoli: Dobbiamo prestare attenzione a Gesù come messaggero di Dio. «Questi è il mio amato Figlio, in cui mi sono compiaciuto: ascoltatelo!» (Mt. 17:5). Dobbiamo confidare in Gesù come Mediatore fra noi e Dio “Venite a me, voi tutti che siete travagliati e aggravati, ed io vi darò riposo” (Mt. 11:28), e come nostro Maestro dobbiamo ubbidire a Gesù: “Ora, perché mi chiamate, Signore, Signore, e non fate quello che dico?” (Lu. 6:46). Voi ed io siamo stati battezzati. Viviamo in questo modo?

La nuova società

Non è tutto. Riconoscendo Gesù come nostro pastore, noi affermiamo la nostra identificazione con il Suo gregge, la comunità per la quale “il popolo di Gesù” è un nome perfetto, la Chiesa cristiana. Essi sono i nostri compatrioti, i nostri concittadini, perché “La nostra cittadinanza infatti è nei cieli, da dove aspettiamo pure il Salvatore, il Signor Gesù Cristo” (Fl. 3:20). Essi sono i nostri fratelli, perché: “voi siete tutti fratelli” (Mt. 23:8); ed essi sono con noi le membra nell’organismo di servizio che è il Corpo di Cristo, perché: “siamo membra gli uni degli altri” (Ef. 4:25), e “tutti siete uno in Cristo Gesù” (Ga. 3:28).

Il battesimo, così ha delle implicazioni sociali. Significa essere coinvolti nella “vita di corpo” di mutua collaborazione e solidarietà: questa, per un battezzato, deve essere la regola (Vedi Ro.12:4ss; 1 Co. 12:4ss; Ef. 4:7-16; 1 Pi. 4:10ss). L’isolazionismo nella Chiesa (sedere a parte, non familiarizzarsi con gli altri, evitare di assumere responsabilità, e così via) viene spesso condannato come rinnegare il significato della Santa Cena. Dobbiamo però vedere come questo pure rinneghi il significato dello stesso battesimo, ed in modo altrettanto drastico. Tutto questo ora ci è chiaro? Per noi è una questione di principio l’amore attivo che dobbiamo avere per la comunità dei credenti? Se non è così, comprendiamo che cosa significhi il nostro battesimo?

Per lo studio biblico ulteriore

Ciò che Gesù chiede ai Suoi discepoli: Luca 9:57-62; 14:25-33; Giovanni 13:1-17.

Domande per la riflessione e la discussione

  • In che modo il battesimo significa la fine di un modo di vivere e l’inizio di un altro?
  • Perché Packer chiama il battesimo “una cerimonia di arruolamento”.
  • Che ha a che fare il battesimo con “la vita di corpo”?