Corsi/Essere cristiani/22

Da Tempo di Riforma.

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Copertina originale

Essere cristiani

"Essere cristiani" è un adattamento di Paolo E. Castellina del libro: J. I. Packer, I want to be a Christian, Tyndale House Publishers Inc., Wheaton, Illinois, 1988. Ripubblicato sotto il nome di "Growing in Christ", vedasi: http://goo.gl/7Eb2QU

21. Un sacramento di buone notizie

Mi sono svegliato da quello che sembra essere stato un lungo sonno. Apro i miei occhi, ma è tutto scuro. Mi rendo conto che non ho la più pallida idea di dove mi trovi. Pare che io sia da solo, e qualunque cosa ci sia sotto i miei piedi è informe e scivolosa. Muovermi mi sembra un rischio, perché non riesco a scorgere nulla. Forse non c’è nessun posto dove andare, ma come potrei solo pensare di rimanere qui? Niente ha significato. Il senso di non avere speranza mi fa star male – mi fa sentire piccolo, debole, e spaventato. Mi sembra però di udire una voce in distanza: “Vieni: qui c’è luce!”. Non posso dire ancora con certezza da dove provenga questa voce, ma so che l’unica cosa possibile da fare per me è cercare di muovermi verso di essa il meglio possibile.

Una voce nelle tenebre

La persona che si converte da adulta alla fede cristiana è stata descritta come un fenomeno del nostro tempo, e molti adulti che ora sono cristiani, possono dire di aver avuto un’esperienza simile a quella descritta prima. Non ci deve sorprendere! Il punto di partenza del cristianesimo biblico, infatti, è precisamente come una voce che si ode nel buio, un richiamo di Dio ad avvicinarsi, una voce che non si udirà mai veramente, per quanto il tema sia familiare, fintanto che non ci si renda conto di essere spiritualmente al buio, soli e perduti. E’ proprio facendoci fare questa esperienza che lo Spirito Santo mette in grado gli adulti di udire la voce di Dio.

Il termine “Parola di Dio” descrive sia la Persona di Gesù che la Bibbia: entrambe, infatti, rivelano il pensiero di Dio. Nel Nuovo Testamento, però, “Parola di Dio” denota l’Evangelo, cioè la “buona notizia” (questo è il significato di “Evangelo”) al riguardo dell’amore di Dio per i perduti. Questa è la parola che Dio stesso pronuncia nell’oscuro caos della nostra coscienza.

Fuori dalle tenebre

Che cosa dice Iddio nell’Evangelo? Egli annuncia il dono più stupefacente che mai si possa fare. Egli offre totale riabilitazione, ricupero (cioè salvezza) della nostra persona dall’estraneità e dall’inimicizia con Dio che tutti ci accomuna e ci danna, il che sta alla radice di tutto il nostro senso di colpa, miseria, e frustrazione. Egli ci offre salvezza da ciò che la Bibbia chiama “peccato”. Egli promette una vita nuova e senza fine, pace, forza morale e una gioiosa prospettiva, a tutti coloro che sono abbastanza umili da non cercare di guadagnarsela con le proprie forze ma semplicemente riceverla.

Come può Dio fare una simile offerta? Attraverso la morte di Cristo come sacrificio valido per espiare la pena che meritiamo a causa dei nostri peccati. Come facciamo a ricevere questa vita? Rinunciando alla nostra ribellione, ed abbracciando il Salvatore risorto come nostro Maestro; questa vita la si può trovare stabilendo un rapporto con Lui. Che accade poi? Facciamo sempre di più esperienza di ciò che disse Gesù quando affermò: «Io sono la luce del mondo; chi mi segue non camminerà nelle tenebre ma avrà la luce della vita» (Gv. 8.12).

Una gloria riflessa

Molti oggi guardano al battesimo come una formalità ecclesiastica che serve per dare un nome al bambino, ed alcuni cristiani, temendo idee di magia rigenerativa che potrebbero celarsi sotto di esso, gli danno poca importanza. Gli antichi Padri della Chiesa, però, lo celebravano come qualcosa di meraviglioso e di prezioso. Quando essi esaltavano il battesimo chiamandolo “la porta della vita”, forse che utilizzavano concezioni pagane di rituali correttamente eseguiti che avrebbero innescato forze soprannaturali? No, anche se il loro linguaggio è stato talvolta preso in questo modo. Essi, di fatto, celebravano il meraviglioso significato del battesimo, quello che garantisce al credente l’adempimento della meravigliosa promessa evangelica di salvezza. Per loro, la gloria del battesimo era il fatto che esso riflette la gloria dell’Evangelo, e questo dovrebbe essere pure per noi.

Confermare solenni promesse con segni visibili e tangibili – come i documenti firmati e sigillati, doni, strette di mano, pasti condivisi e brindisi – è la cosa più naturale che esista al mondo. Ciò che viene promesso è entusiasmante, e riceverne e possederne il segno comporta grande gioia. Chiedete ad una sposa come essa si senta quando il suo sposo le mette l’anello al dito (il quarto dito, mano sinistra) come suggello di una fedeltà che si vuole durare tutt’una vita! Chiedete ad una donna felicemente sposata che significhi per lei dare uno sguardo al proprio anello nuziale! Allo stesso modo il battesimo esprime l’impegno di un amante – Dio! – il quale garantisce felicità senza fine. Per questo ricevere e riflettere sul significato del battesimo deve portarci grande gioia!

Era il Salvatore stesso che, per confermare la promessa di salvezza, aveva istituito i due sacramenti evangelici del Battesimo e della Cena del Signore. La Chiesa orientale li chiama “misteri”, a significare la rivelazione di ciò che prima era celato (questa parola veniva usata come iniziazione nelle sette). La Chiesa occidentale li chiama “sacramenti”, per significare impegni solenni (questa parola era usata dai soldati romani per giurare fedeltà).

Sia il Battesimo come la Cena del Signore sono aiuti visivi per aiutarci visibilmente a confidare nelle promesse che Dio ci ha rivolto in Cristo, ed entrambi i sacramenti devono essere visti proprio in questo modo, se vogliamo vedere in essi la loro vera gloria. Ora voi lo vedete?

Per lo studio biblico ulteriore

Dio che conferma le Sue promesse: 1) Il patto, confermato dalla Circoncisione (Ge. 17), la speranza della gloria, confermata da un giuramento (Eb. 6:11-20); il perdono dei peccati, confermato dal calice della Cena del Signore (Mt. 26:20-29).

Domande per lo studio ulteriore e la riflessione

  • 1. Perché sia Gesù che la Bibbia vengono chiamati “la Parola di Dio”.
  • 2. Che cosa intende dire l’autore quando afferma che “la gloria del battesimo … era riflessa nella gloria dell’Evangelo?”.
  • 3. Che cosa intende la Chiesa orientale quando usa la parola “misteri” e quella occidentale quando usa la parola “sacramenti”, e che cosa ci dicono entrambe queste parole sul battesimo?