Corsi/Essere cristiani/21

Da Tempo di Riforma.

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Copertina originale

Essere cristiani

"Essere cristiani" è un adattamento di Paolo E. Castellina del libro: J. I. Packer, I want to be a Christian, Tyndale House Publishers Inc., Wheaton, Illinois, 1988. Ripubblicato sotto il nome di "Growing in Christ", vedasi: http://goo.gl/7Eb2QU

20. Ciò che dice il segno del battesimo

C’è un’autobiografia che inizia dicendo: “Io sono nato (così almeno mi hanno detto)…”. Questo è il modo in cui debbo parlare del mio battesimo, perché sono stato battezzato da bambino. Così credo che sia avvenuto anche con voi. Sin dal quarto secolo, se non prima (le opinioni al riguardo divergono), la maggior parte dei cristiani sono stati battezzati nell’infanzia, e quindi hanno dovuto accettare il loro battesimo sulla base della fiducia. Se tu fosti stato battezzato da ragazzo, o come convertito della prima generazione, lo ricorderesti certamente in modo molto vivo. Non ci si può fermare però lì, comunque sia avvenuto. Il battesimo è una cosa del passato, e quando cerchiamo di vedere come possa avere una qualche incidenza sull’oggi, non cerchiamo tanto di vederlo come un avvenimento semplicemente da ricordare, ma nel comprenderlo come un segno che parla, un simbolo che porta con sé un messaggio, ciò che Agostino di Ippona descrisse come una parola visibile che proviene da Dio.

Il messaggio

Da dove viene questo modo di guardare al battesimo? Dall’apostolo Paolo, il quale fa appello al battesimo per mostrare ai cristiani quale sia la vocazione che hanno ricevuto, In Romani 6:1-14 egli dice che per il fatto che noi siamo stati sepolti e fatti risorgere con Cristo nel battesimo, noi non possiamo continuare a peccare come se nulla fosse. In Colossesi 2:8-3:17 egli sostiene che proprio perché noi siamo stati sepolti e fatti risorgere con Cristo nel battesimo, noi non possiamo scadere in una “religione naturale” mondana e priva di Cristo, fatta di legalismo e di superstizione, ma dobbiamo lasciare che la vita soprannaturale di risurrezione che caratterizza Cristo trovi espressione in noi infrangendo vecchie abitudini e conformandosi sempre di più al carattere stesso di Cristo.

Vivendo in questo modo, in consapevole solidarietà con il Cristo vivente, sulla base della totale cancellazione della nostra colpevolezza verso Dio, avvenuta con il sacrificio di Cristo sulla croce, noi potremo davvero esprimere la nostra identità cristiana. Il battesimo, così, per Paolo, rappresenta tutto questo: sia l’opera compiuta da Dio nel rinnovare la nostra situazione esistenziale (la nostra crocifissione e risurrezione insieme a Cristo) e la nostra “opera” di ravvedimento (vivere un nuovo capitolo della nostra vita dopo aver concluso il vecchio). All’udire questo alcuni ne rimangono perplessi, pensando che Paolo, che altrove dice che siamo giustificati e salvati attraverso la fede in Cristo, e quella sola (Ro. 3:27-30; Ga. 2:15ss; Ef. 2:8ss; Fl. 3:4-9), implichi qui che sia il rito del battesimo di per sé stesso a guadagnarci la salvezza. Pensare così, però, significa fraintendere ciò che egli dice, come mostreranno i segg. Punti.

Paolo scrive a convertiti al cristianesimo della prima generazione. Il battesimo, secondo l’uso del Nuovo Testamento, ha seguito la loro conversione, la loro professione di fede. Credere ed essere battezzati, quindi, nella loro mente, erano due aspetti dell’unica realtà di diventare cristiani.

Presupponendo questo legame, Paolo rammenta loro che ciò che pensavano essere avvenuto nel battesimo, era avvenuto per fede, e non senza di essa. “essendo stati sepolti con lui nel battesimo, in lui siete anche stati insieme risuscitati, mediante la fede nella potenza di Dio che lo ha risuscitato dai morti” (Cl. 2:12). Nonostante una superstizione popolare, spesso incoraggiata dal clero stesso che avrebbe dovuto sapere meglio, nessuna tradizione cristiana (cattolica, ortodossa o protestante) afferma che le persone battezzate in grado di aver fede possano essere salvate senza di essa, o che degli autentici credenti possano essere perduti perché non battezzati.

Per Paolo e per tutti gli scrittori del Nuovo Testamento, il legame fra credere ed essere battezzati è simile a quello esistente fra ereditare il trono di un regno e sottoporsi alla cerimonia di incoronazione: attraverso la cerimonia di incoronazione, la realtà già esistente dei privilegi reali, viene dichiarata pubblicamente, confermata, celebrata, e formalmente regolarizzata. Quando un re sale sul trono questi viene “fatto” re, ma lo era già di diritto. Allo stesso modo una persona viene “fatta” cristiana nel battesimo, ma ne aveva già diritto prima. Nel battesimo il figlio di un credente “viene reso” membro di Cristo, figlio di Dio, erede del regno dei cieli.

Paolo qui non fa affatto appello al battesimo come prova di salvezza (solo il battesimo questo non lo può mai essere, pensa a Simon Mago in Atti 8:13-24). Egli fa appello al battesimo, come abbiamo detto, solo come segno fornito da Dio che insegna ai credenti professanti a quale tipo di vita essi siano stati chiamati, e si sono impegnati, a quale vita essi hanno il privilegio e vengono messi in grado di vivere.

VIVI IL TUO BATTESIMO

Quando Martin Lutero fu tentato, come spesso lo era, egli dubitava dell’amore di Dio nei suoi confronti e cadeva nella disperazione. Allora egli avrebbe continuato a ripetere continuamente a sé stesso: “Baptizatus sum” (io sono stato battezzato). Egli così ritornava ad avere la certezza interiore che non dovesse minimamente dubitare dell’amore di Dio verso di lui. Egli aveva ricevuto il messaggio del battesimo. E noi, l’abbiamo ricevuto questo messaggio?

Per lo studio ulteriore

  • Il battesimo è figura della salvezza: Colossesi 2:8-3:4; Romani 6:1-14.
  • Domande Per la discussione e la riflessione
  • Che cosa mostra il battesimo ai cristiani circa loro stessi?
  • Qual è il rapporto fra battesimo e salvezza?

In che modo Martin Lutero ritrovava la certezza dell’amore di Dio nel suoi riguardi ripensando al battesimo?