Corsi/Essere cristiani/19: differenze tra le versioni

Da Tempo di Riforma.
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Versione delle 23:17, 5 gen 2014

Essere cristiani

18. La vita eterna

Gli scettici ci dicono che il solo pensiero di una futura vita eterna fa loro orrore: "sarebbe così noiosa!" dicono. Evidentemente essi hanno trovato noiosa questa vita, e non possono immaginare un’esistenza che potrebbe essere resa eternamente interessante e degna di essere vissuta! Poveretti! Vediamo proprio qui come sia possibile essere accecati dalle conseguenze di una vita senza Dio, e dal nero pessimismo a cui conduce!

Non tutti i nostri contemporanei, però, sono così. Altri credono che sopravviveranno alla morte. Per questo si interessano di fenomeni spiritistici, che darebbero la prova della sopravvivenza. Dobbiamo però notare tre fatti: (1) i cosiddetti "messaggi" dall’oltretomba sono disperatamente futili, banali, egocentrici. (2) Questi messaggi "stranamente" non provengono mai da coloro che in questa vita hanno vissuto come credenti impegnati. (3) I medium e i loro "spiriti guida" sono sempre molto imbarazzati al solo udire il nome di Gesù. Questi tre fatti ci mettono in guardia sul fatto come questi fenomeni spiritistici, comunque possano essere spiegati, sono un vicolo cieco per investigare "la beata speranza della vita eterna".

Il paradiso è segnato dalla presenza di Gesù

Quando il Credo parla de "la vita eterna" intende significare non esistenza senza fine (anche i demoni e le anime perdute ce l’hanno), ma la gioia finale in cui Gesù è entrato (Ebrei 12:2), e che Egli ha promesso e pregato che i Suoi discepoli potessero un giorno pure condividere. "Se uno mi serve, mi segua; e là dove sono io, là sarà anche il mio servo; se uno mi serve, il Padre l'onorerà.... Padre, io voglio che dove sono io, siano con me anche coloro che tu mi hai dato, affinché vedano la mia gloria che tu mi hai dato, perché tu mi hai amato prima della fondazione del mondo" (Gv. 12:26, 17:24).

L’essenza stessa del paradiso è essere con Gesù: ecco ciò di cui si tratta quando si parla di "vita eterna". "Un tempo vivevo solo per sentito dire e per fede", scrive il personaggio di John Bunyan di nome Perseverante, "ma ora vado dove vivrò per visione, dove sarò con Lui, nella cui compagnia io mi sono sempre rallegrato!". Che faremo in paradiso? Non sarà un ozio eterno, ma renderemo culto a Dio, lavoreremo, penseremo, e comunicheremo, godendo dell’attività, della bellezza, della gente, e di Dio. La cosa prima e fondamentale, però, è che vedremo ed ameremo Gesù, il nostro Salvatore, Maestro ed Amico.

Una gioia senza fine

Il carattere eterno di quella vita è stato descritto nel modo più vivido possibile dall’anonimo benefattore che al canto di John Newton "Amazing Grace", ha aggiunto questo verso supplementare:

Ma quando saremo stati là diecimila anni / luminosi e brillanti come il sole / avremo non meno giorni per cantare la lode di Dio / di quanti ne avevamo all’inizio.

Ho scritto con entusiasmo, perché questa vita eterna è qualcosa al quale non vedo l’ora di giungere! Perché? Non perché in questa vita io abbia terminato le mie risorse d’amore – proprio l’opposto! La mia vita è piena di gioia, e quattro sono le fonti della mia gioia: conoscere Dio e la gente, e le buone e piacevoli cose che contano per Dio e per gli altri, o per me, come uomo di Dio. Non riuscirò, però, quaggiù ad avere la pienezza di queste benedizioni. Il mio rapporto con Dio e con gli altri non è mai così ricco e pieno come vorrei che fosse, e trovo sempre più di quello che pensavo nella grande musica, nella grande poesia, nei grandi libri, nelle grandi vite, e nel grande caleidoscopio dell’ordine del mondo naturale. Un famoso jazzista scrisse: "Pare che più ho, e più vorrei avere", e ci sono mille ed una cosa (incluso il jazz) per le quali mi sento proprio così.

Più vado avanti negli anni e più riconosco di apprezzare Dio, e la gente, e le cose buone ed amabili, le cose nobili, sempre più intensamente; è così pura gioia pensare che tutto questo continuerà ed aumenterà in qualche forma (Dio sa che forma questo avrà, e sono contento di aspettare e di poi vedere), letteralmente per sempre. Di fatto i cristiani ereditano il destino che le favole immaginano: noi (si, voi ed io, questi sciocchi peccatori salvati) vivremo, e vivremo felicemente, e per l’infinita misericordia di Dio noi vivremo felicemente da allora per sempre.

Noi non possiamo immaginare come possa essere la vita in paradiso, e la persona saggia cerca di non farlo. Al contrario, essa troverà la sua pace contemplando la dottrina sul paradiso come la Bibbia sobriamente la insegna, il luogo dove i redenti troveranno tutto ciò che il loro cuore desidera: gioia con il loro Signore, gioia con il Suo popolo, e gioia nel vedere la fine di tutte le frustrazioni e distretta, la provvigione per tutti i nostri autentici bisogni. Ciò che si dice ai bambini: "Se vuoi caramelle e animaletti domestici con cui giocare, in paradiso ce li avrai", non è un modo per evadere dal problema, ma la testimonianza alla verità che in paradiso non vi saranno più desideri legittimi insoddisfatti. Quali però saranno questi desideri, non possiamo saperlo con certezza, salvo il primo ed il principale, cioè il desiderio di essere per sempre con il Signore (1 Ts. 4:17).

Spesso, in momenti di grande piacere, diciamo "Vorrei che questo non finisse mai", ma di fatto finisce. Nel paradiso, però, le cose saranno diverse. Possiate voi (ed io) godere di tutte le gioie del paradiso.

Per lo studio biblico ulteriore

La nostra destinazione finale: Apocalisse 21:1-22:5

Domande per la riflessione e l’approfondimento

  • Perché Packer è molto sospettoso dei fenomeni spiritistici? Perché il paradiso sarà pieno di gioia?
  • Voi personalmente non vedete l’ora di arrivarvi?
  • Perché si, o perché no? Che faranno i residenti del paradiso?

(18, fine prima parte)