Corsi/Essere cristiani/18: differenze tra le versioni

Da Tempo di Riforma.
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Versione delle 23:15, 5 gen 2014

Essere cristiani

17. La resurrezione dei corpi

La Scrittura vede la morte – l’unica certezza della vita – non come un’amica, ma come una distruttrice. Quando il mio corpo e la mia anima si separeranno, non sarò che un’ombra di quello che ero. Il mio corpo è parte di me stesso, l’apparato con cui mi esprimo e mi rapporto con il mondo. Senza di esso, tutte le mie capacità di fare e di rapportarmi con gli altri sono impossibili. Pensa a qualcuno completamente privo delle sue facoltà, e mettilo a confronto con un paralitico; ora metti a confronto il paralitico con qualcuno completamente privo del corpo, e vedrete che intendo. I paralitici possono fare già poco, coloro che sono senza un corpo ancora meno. La morte, quindi, sebbene non metta fine alla nostra esistenza personale, l’annienta, la distrugge veramente.

Affrontare la morte

La morte è il problema umano di base, perché se la morte fosse davvero definitiva, nulla ne varrebbe veramente la pena, salvo che godere il più possibile la vita che abbiamo. «mangiamo e beviamo, perché domani morremo» (1 Co. 15:32). Nessuna filosofia o religione che non affronti il problema della morte ci può essere davvero utile.

E’ a questo punto, però, che il Cristianesimo si distingue realmente da tutte le altre prospettive. Da solo, nel mezzo di tutte le fedi e degli "-ismi" del mondo, esso considera la morte come sconfitta. Per la fede cristiana, infatti, la speranza si fonda su un fatto, cioè che Gesù risorse corporeamente dalla tomba ed ora vive eternamente in cielo. La speranza consiste nel fatto che quando Gesù ritornerà, il giorno in cui la storia si fermerà ed il mondo finirà, Egli "trasformerà il corpo della nostra umiliazione rendendolo conforme al corpo della sua gloria, mediante il potere che egli ha di sottomettere a sé ogni cosa" (Fl. 3:21; cfr. 1 Gv. 3:2). Questa speranza abbraccia tutti coloro che sono morti in Cristo, come pure quei cristiani che saranno in vita al momento del Suo ritorno: "Non vi meravigliate di questo, perché l'ora viene, in cui tutti coloro che sono nei sepolcri udranno la sua voce e ne usciranno, quelli che hanno fatto il bene in risurrezione di vita, e quelli che hanno fatto il male in risurrezione di condanna" (Gv. 5:28,29). La risurrezione di un corpo significa il ristabilimento della persona – non solo una parte di me, ma tutto me stesso – per una vita attiva, creativa, ed immortale, per Dio e con Dio.

Un nuovo corpo

Nel far risorgere i credenti, Dio completa la loro redenzione con il dono, non dei loro vecchi corpi rattoppati, ma di nuovi corpi adatti all’uomo nuovo. Attraverso la rigenerazione e la santificazione Dio li ha già rinnovati interiormente: ora ricevono nuovi corpi adatti a completare questo rinnovamento. Il vecchio corpo è collegato al nuovo corpo, eppure è molto diverso da esso, proprio come le piante sono connesse ai semi da cui provengono, eppure molto diverse da essi (vedi 1 Co. 15:35-44). Il mio attuale corpo, "fratello asino", come Francesco di Assisi lo chiamava, è come la prima auto che uno studente si permette di comprare. Costa poco, è di seconda o terza mano, ma ha sempre dei problemi, ruggine, guasti, e che spesso mi lascia per strada (che frustrazione!). Con il mio nuovo corpo, però, a confronto, sarebbe come guidare una Rolls Royce: allora si che potrò andare veramente bene!

Senza dubbio, proprio come me, voi amate il vostro corpo perché è parte di voi, e "impazzite" quando con esso non potete fare quello che vorreste. E’ giusto. Ed è bene pure sapere che Dio, dandoci proprio questo corpo limitato, ora, vuole prepararci affinché un giorno noi si possa gestire corpi migliori. Come disse lo scrittore C. S. Lewis, Egli ci dà cavalli poco appariscenti sui quali imparare a cavalcare, e solo dopo ci darà cavalli di prim’ordine su cui galoppare e saltare.

Un nano che conosco pianse di gioia al pensiero del corpo che Dio ha in serbo per lui nel giorno della risurrezione, e quando penso a certe persone che fisicamente si trovano in terribili condizioni – deformi, in rapida decadenza, invalide, ormonalmente squilibrate, o handicappate per molti versi, anch’io piangerei di gioia nel vedere quel giorno la loro persona ricostituita in condizioni ottimali in una nuova realtà.

Anima e corpo

Molto probabilmente questo elemento del Credo era stato messo qui per combattere l’idea (molto comune per tre secoli dopo Cristo, e non sconosciuta oggi) che la speranza umana è l’immortalità dell’anima, che si starà molto meglio senza un corpo…. Molti disprezzavano il corpo. Dicevano "il corpo è la tomba dell’anima". Questa concezione, però, esprima un’idea sbagliata sia della materia (che Dio ha creato, che a Dio piace e dichiara buona) e dell’uomo (che non è un’anima nobile in grado di giustificare le cose vergognose che fa dandone la colpa alla propria "conchiglia" materiale, ma un’unità psicofisica la cui condizione morale viene direttamente espressa dal nostro comportamento fisico). L’effetto destabilizzante del peccato è molto chiaro nel modo in cui funzionano i miei appetiti fisici (per non dire altro); ma tutti questi appetiti sono parte di me stesso e devo riconoscere responsabilità morale per qualunque espressione attiva che essi producano. La dottrina biblica del giudizio è che ciascuno di noi riceverà: "la retribuzione delle cose fatte nel corpo in base a ciò che ha fatto, sia in bene che in male" (2 Co. 5:10).

Come Cristo

La promessa che un giorno noi avremo dei corpi "simili al Suo corpo glorioso" (Fl. 3:20ss), è come una sfida che ci viene rivolta – davvero, di tutto cuore, abbracciamo il nostro destino finale di essere come Cristo (cfr. 1 Gv. 3:2)? Affrontare questa questione potrebbe per noi essere un momento di verità. Alcuni trovano la loro più vera identità gratificando tutti i loro solletichi fisici (eccitazione sessuale, sonno, cibo, esercizio, violenza, eccitazione prodotta da sostanze come alcool o droga, ecc.) e si sentono che se essi fossero privati di queste cose non rimarrebbe loro più nulla se non il dolore. Alcuni scrittori contemporanei, avversi al cristianesimo, considerano Cristo, "il pallido uomo di Galilea" come colui che solo "raggela" il mondo con il suo respiro, oppure che, per "umanizzarlo" immaginano dei suoi rapporti sessuali con una sacerdotessa pagana… Tali concezioni rendono l’idea di diventare come Gesù simile ad una sentenza di morte. Che idea ti suggerisce quella di "diventare come Gesù"? Se sei stato influenzato dalle concezioni deformate della cultura che gli è avversa, certo la cosa non ti attirerebbe. Non si tratta però del vero volto di Gesù che la Scrittura ci comunica.

Se sei stato condizionato dagli avversari di Gesù, chiedi a Dio di mostrarti come la vita di Gesù, anima e corpo, sia stata la vita più pienamente umana che mai sia esistita, e continua a guardare a Gesù, come lo incontri nei vangeli, fintanto che tu non lo veda. Allora la prospettiva di essere come Lui ti apparirà come il destino più nobile e magnifico possibile. Fintanto che non lo vedi, però, ti chiedo di credermi, e non scherzo, per te non vi sarà speranza alcuna.

Per lo studio biblico ulteriore

La speranza di risurrezione: Marco 12:18-27; 1 Co. 15:35-58; Filippesi 3:4-16

Domande per riflettere ed approfondire

  • Perché non ha valore per noi una religione che non affrontasse il problema della morte?
  • Quali evidenze ci dà la Bibbia del fatto che la morte sia stata sconfitta?
  • Quanto noi possiamo dire di sapere sulla condizione di coloro che saranno risuscitati?

(17, continua)