Corsi/Essere cristiani/17: differenze tra le versioni

Da Tempo di Riforma.
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Versione delle 08:43, 6 gen 2014

Lezione precedente - Lezione successiva

Essere cristiani

16. La remissione dei peccati

Che cosa sono i peccati? Il peccato, dice il Catechismo Abbreviato di Westminster, è "qualsiasi mancanza di conformità o trasgressione alla legge di Dio". Quest'espressione fa eco a 1 Giovanni 3:4 che dice: "il peccato è violazione della legge". Vi sono pure altri aspetti. Si tratta di una trasgressione in rapporto a Dio come Legislatore, ribellione in rapporto a Dio come legittimo Sovrano, mancare di centrare il segno in rapporto a ciò che eravamo destinati ad essere fin dall'inizio, colpevolezza in rapporto a Dio come Giudice, impurità in rapporto a Dio come al Santo.

Il peccato è una perversione che tocca ciascuno di noi in ogni aspetto della nostra vita. Indipendentemente da Gesù Cristo, nessun essere umano potrà mai essere libero dalla sua infezione. Essa appare nei nostri desideri come pure nelle nostre motivazioni ed azioni. Il libro di preghiera della Chiesa Anglicana insegna a dire: "Abbiamo seguito troppo le invenzioni ed i desideri del nostro cuore… Abbiamo lasciato incompiute quelle cose che avremmo dovuto fare, e (spiritualmente) in noi non c'è alcunché di sano". Agli occhi di Dio il peccato è il problema di ciascuno di noi, perché la Scrittura afferma: "I tuoi occhi sono troppo puri per sopportare la vista del male" (Ab. 1:13 TILC). Scopriamo che la vita è per noi come un campo minato: più cerchiamo di evitare il peccato, e più lo troviamo - troppo tardi - rendendoci conto di aver messo il piede dove non dovremmo averlo messo, e "andiamo a pezzi" per quanto riguarda il dovere che abbiamo di amare Iddio e gli altri con tutto noi stessi. Qual è il risultato di tutto questo? "Di fatto, l'ira di Dio si manifesta dal cielo contro tutti gli uomini, perché lo hanno rifiutato e hanno commesso ogni specie di ingiustizia soffocando la verità" (Ro. 1:18 TILC). La buona notizia, però, è questa: il peccato può essere perdonato. Centrale per l'Evangelo è un "ma", il glorioso "ma" del Salmo 130:3,4: "Se tu dovessi tener conto delle colpe, o Eterno, chi potrebbe resistere, o Signore? Ma presso di te è il perdono, perché tu sia temuto". Qui "temere Dio" significa "rendergli culto con fedeltà".

Vitale e reale

Il perdono è qualcosa che avviene in un contesto di rapporto personale. Significa riaccogliere in amicizia coloro che ti sono messi contro, che ti hanno fatto del male, ti hanno offeso e calpestato. Il perdono è compassionevole (esso mostra una benevolenza non meritata verso il trasgressore), il perdono è creativo (rinnova un rapporto finito male), e, inevitabilmente, il perdono costa molto. Il perdono di Dio è l'esempio supremo di tutto questo, perché si tratta di Dio che riabilita, con grande amore, la comunione con la creatura umana, pagando il prezzo della morte di croce.

Se il nostro peccato fosse imperdonabile dove dovremmo noi essere? Una cattiva coscienza è la più universale fra le esperienze - e la più maledetta. Non c'è cambiamento esteriore che ci possa sollevare da essa. Te la porti dietro ogni ora del giorno. Più sei coscienzioso, più la consapevolezza di aver deluso e fatto del male ad altri e a Dio ti darà la caccia. Senza perdono non puoi aver pace. L'inferno, indubbiamente, è una cattiva coscienza che, con tutte le sue forze, ti strappa la tua stessa carne nel nome di Dio, qui e nell'aldilà.

Lutero lo sapeva molto bene

Un uomo che era afflitto dal proprio peccato, un giorno scrisse a Martin Lutero. Il Riformatore, che aveva egli stesso sofferto lungamente l'agonia di questo stesso problema sulla sua stessa pelle, aveva risposto: "Impara a conoscere Cristo e Lui crocifisso. Impara a cantargli e a dirgli: Signore Gesù, Tu sei la mia giustizia. Io sono il tuo peccato. Tu hai preso su di te ciò che spettava a me. Tu diventasti ciò che non eri affinché io potessi diventare ciò che non ero. Confrontate questo con ciò che dice Paolo: "Poiché egli ha fatto essere peccato per noi colui che non ha conosciuto peccato, affinché noi potessimo diventare giustizia di Dio in lui" (2 Co. 5:21), tradotto anche come: "Cristo non ha mai commesso peccato, ma Dio lo ha caricato del nostro peccato per riabilitarci dinanzi a sé per mezzo di lui" (TILC). Collegati con Gesù, il Signore vivente, per fede, e il grande scambio avverrà. Attraverso la morte sacrificale di Gesù Dio ti accetta come giusto, e cancella i tuoi peccati. Questa è la giustificazione, il perdono, e la pace.

Paolo in Romani e Galati, ed i Riformatori stessi dopo di lui, più che di perdono parlano di "giustificazione". Questo perché la giustificazione è qualcosa in più del perdono: significa non solo lavarti delle colpe del passato, ma anche accettazione e il dono di diventare, agli occhi di Dio, un giusto, anzi, un giustificato. Inoltre, la giustificazione è un atto finale, essendo una decisione che Dio non ritratterà mai, ed è così base di una certezza. Un semplice perdono non significherebbe altro che una tolleranza temporanea. La giustificazione, in questo modo - l'assoluzione pubblica e la riabilitazione di fronte al tribunale di Dio - è di fatto un concetto più ricco.

Solo per fede

Nel passato (oggi le cose sono meno nette), i Cattolici-romani non coglievano quanto fosse decisiva la giustificazione che in Cristo si ottiene, né vedevano come la rettitudine (giustizia) di Cristo ("il sangue e l'obbedienza di Cristo", come dice un canto cristiano), ne fosse l'unica base, non si rendevano conto che il nostro compito era proprio quello di smetterla di pensare di potercela guadagnare, e semplicemente accoglierla come un dono della grazia e dell'amore di Dio. Essi così insistevano sul fatto che i sacramenti, le "buone opere", e i patimenti del purgatorio fossero necessari supplementi per essere alla fine veramente accolti, perché pensavano che fossero la base sulla quale il perdono potesse essere accordato. I Riformatori, però, predicavano, tanto quanto Paolo, che in Cristo possiamo ottenere piena e totale accettazione, un atto decisivo di perdono qui ed ora: solo per fede, essi dicevano.

Perché solo per fede? Perché solo la giustizia di Cristo può essere la sola base di perdono e di pace, e Cristo e i Suoi doni possono essere ricevuti con un atto di fede. Fede non significa solo credere alla verità che Dio proclama, ma confidare in Cristo, prendere ciò che Egli offre, e poi rallegrarci grandemente nel conoscere ciò che ci è stato accordato.

Hai già ricevuto il dono del perdono che Dio ti vuole offrire sulla base dell'opera di Cristo? Lo si può facilmente perdere di vista. Paolo diceva che gli Israeliti l'hanno perduto. La loro tragedia era che il loro zelo per Dio li aveva condotti a stabilire la loro propria giustizia (cioè a pensare di guadagnarsi l'accettazione di Dio), ed essi "non si sono sottomessi alla giustizia di Dio" (cioè al modo che Dio aveva scelto per accordare perdono e giustificazione confidando nell'opera di Cristo solo). Vedi Romani 10:2sss. La patetica verità è che noi peccatori nel profondo del cuor nostro riteniamo di essere giusti o di potere noi stessi guadagnarsi quanto necessario, e noi costantemente ci giustifichiamo, ed odiamo ammettere che in noi vi sia qualcosa di seriamente sbagliato, una qualsiasi cosa che Dio possa usare contro di noi. Dobbiamo proprio fare violenza ai nostri istinti perversi, a questo punto, prima che sia possibile in noi un'autentica fede. Dio ci salvi dal ripetere nella nostra vita la tragedia degli israeliti!

Per lo studio biblico ulteriore

Giustificazione in Cristo per fede, indipendentemente dalle opere: Romani 5; 10:1-13; Galati 2:15-3:29; Filippesi 3:4-16.

Domande per lo studio e la riflessione

  • 1. Che cos'è il perdono, e che cosa esso compie a livello personale per chi lo riceve?
  • 2. Che intendeva Lutero quando diceva: ". Tu diventasti ciò che non eri affinché io potessi diventare ciò che non ero"?
  • 3. Perché il perdono da parte di Dio può venirci solo per fede?

(16, continua)