Corsi/Essere cristiani/13

Da Tempo di Riforma.

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Copertina originale

Essere cristiani

"Essere cristiani" è un adattamento di Paolo E. Castellina del libro: J. I. Packer, I want to be a Christian, Tyndale House Publishers Inc., Wheaton, Illinois, 1988. Ripubblicato sotto il nome di "Growing in Christ", vedasi: http://goo.gl/7Eb2QU

12. Salì al cielo

"Salì", rispecchia le parole di Gesù: "io salgo al Padre mio e Padre vostro, al Dio mio e Dio vostro" (Gv. 20:17, cfr. 6:62). "Al cielo" rispecchia le parole degli angeli nel racconto dell'Ascensione: "Gesù, che è stato portato in cielo di mezzo a voi, ritornerà" (At. 1:11). Che cos'è, però, questo "cielo". E' forse lassù nell'atmosfera o nello spazio esterno? Forse che il Credo intende dire che Gesù sia stato il primo astronauta? No, sia il Credo che la Bibbia vogliono affermare qualcosa di diverso.

Che significa "cielo"?

Nella Bibbia, "cielo" significa tre cose:

La vita eterna di Dio che si sostiene da sola. In questo senso Dio sempre viveva "in cielo", anche quando non c'era alcuna terra. La condizione degli angeli e degli esseri umani quando partecipano alla vita di Dio, sia pregustandola oggi che nella pienezza dell'aldilà. In questo senso, la ricompensa del cristiano, il suo tesoro, la sua eredità, sono tutte "in cielo", e "cielo" diventa la parola che riassume la speranza finale del cristiano. Il cielo che, essendo al di sopra di noi e più simile all'infinito di qualunque cosa che conosciamo, è simbolo nello spazio e nel tempo della vita eterna di Dio, proprio come l'arcobaleno è simbolo del Suo patto eterno.

La Bibbia e il Credo proclamano che nell'Ascensione, quaranta giorni dopo la risurrezione, Gesù entrò nella dimensione indicata al punto 2, in modo nuovo e decisivo: da quel momento Egli "siede alla destra di Dio, Padre onnipotente", governando su ogni cosa nel nome di Suo Padre onnipotente, per sempre, e per il bene del Suo popolo. "Alla destra di Dio" non significa una collocazione spaziale, ma una funzione regale (cfr. Atti 2:33ss; Ro. 8:34; Ef. 1:20ss; Eb. 1:3,13; 10:12ss). Egli è salito "al di sopra di tutti i cieli" (cioè è ritornato nella vita che aveva prima di incarnarsi, una vita non limitata da alcunché di creato), "per riempire tutte le cose" (cioè per rendere il Suo potere regale efficace in ogni luogo; v. Ef. 4:10). "Ascendere", o "salire" è una parola, così, che illustra l'esaltazione (lett. "andare su!") ad una condizione di suprema dignità e potere.

L'ascensione

Ciò che accadde all'ascensione, quindi, non era Gesù che diventa un astronauta, ma che ai Suoi discepoli viene mostrato un segno proprio come alla Trasfigurazione. Come lo descrive C. S. Lewis: "essi videro dapprima un breve movimento verticale e poi una vaga luminosità (ciò che probabilmente qui significa "nuvola") e poi più nulla". In altre parole, è il ritiro finale di Gesù dalla vista umana, per governare finché non ritornerà per giudicare, che fu presentato agli occhi fisici dei discepoli, come un salire in cielo nel senso descritto al n. 3. Questo non dovrebbe renderci perplessi. Il ritiro deve essere stato in qualche modo in qualche posto, su, giù, a sinistra, a destra, non apparendo più o svanendo improvvisamente... erano gli unici modi possibili. Il che significa chiaramente che Gesù da quel momento sarebbe regnato nella gloria? Questo risponde da solo.

Il messaggio del racconto dell'Ascensione è dunque: "Gesù, il Salvatore, regna!".

Il nostro cuore in cielo

In un mondo aggravato da così tanti mali, un modo in cui i filosofi più pessimisti suggeriscono il suicidio come la migliore opzione per l'uomo, l'ottimismo incrollabile e raggiante dei primi cristiani, che riuscivano a sentirsi in paradiso per quanto il mondo sembrava abbattersi su di loro, faceva grande impressione. Fa' grande impressione ancora oggi quando i cristiani sono abbastanza cristiani da mostrarlo! Il suo segreto erano (e sono), tre certezze:

1. La prima riguarda il mondo di Dio. Si tratta che Cristo realmente lo governa, che Egli ha riportato una vittoria decisiva sulle forze tenebrose che lo opprimono, e che la manifestazione di questo fatto sarà solo questione di tempo. La guerra di Dio con Satana è ora come un gioco di scacchi in cui il risultato è sicuro ma dove la parte perdente ancora non ha rinunciato a giocare, oppure come l'ultima fase delle umane ostilità in cui il nemico sconfitto contrattacca. Ancora fa molti danni e sembra forte, ma si tratta solo del colpo di coda di un leone ferito e morente che, prima di morire ancora vuole fare tutti i danni che gli sono possibili. Sarebbe stato forse meglio che il computo degli anni della nostra era A. D. (Anno Domini), fossero calcolati non dalla nascita di Cristo, ma dall'anno della Sua morte in croce, risurrrezione ed ascensione, perché è proprio lì che la signoria di Cristo diventa un fatto cosmico come lo è oggi.

2. La seconda certezza riguarda il Cristo di Dio. Si tratta del fatto che il nostro Signore regnante "intercede" per noi (Ro. 8:34; Eb. 7:25), nel senso che Egli compare "alla presenza di Dio", come nostro "avvocato" (Eb. 9:24; 1 Gv. 2:1) per assicurarsi che noi si riceva la grazia necessaria per aiutarci in tempo di bisogno (Eb. 4:16) e per essere preservati nell'amore di Dio fino alla fine (cfr. la promessa del Buon Pastore, in Gv. 10:27-29). "Intercedere" denota non la supplica di chi implora misericordia o la carità, ma l'intervento di Colui che ha diritto sovrano e potenza per fare richieste e agire nell'interesse di un altro. Dicono bene coloro che affermano che la stessa presenza del Signore e la Sua vita in cielo come re - sacerdote sul trono, la nostra propiziazione, sia già in sé stessa un'intercessione: il solo fatto che Lui sia là è abbastanza per garantirci grazia e gloria. Un canto del 18. secolo mette questa certezza in parole che fanno sobbalzare il cuore: "L'amore ti mosse a morire, e su questo io metto la mia fiducia. Non posso dire perché il Salvatore tanto mi abbia amato, ma una cosa posso dire: ora siamo così uniti che quando Lui è nella gloria è impossibile che mi lasci indietro".

3. La terza certezza riguarda il popolo di Dio. Si tratta sia di qualcosa che Dio ci fa sperimentare, che di qualcosa che Dio ci fa capire. Si tratta del fatto che i cristiani godono qui ed ora una segreta vita di comunione con il Padre e con il Figlio che nulla, nemmeno la morte, può toccare, perché ü la vita del mondo a venire che già è cominciata, la vita celeste che già si può pregustare quaggiù. La spiegazione di questa esperienza, che tutto il popolo di Dio conosce in una qualche misura, è che i credenti di fatto sono passati attraverso la morte (non fisica, ma come un avvenimento personale e psichico) verso la vita eterna che giace oltre. "voi siete morti e la vostra vita è nascosta con Cristo in Dio" (Cl. 3:3; cfr. 2:12; Ro. 6:3,4). "Dio, che è ricco in misericordia per il suo grande amore con il quale ci ha amati, anche quando eravamo morti nei falli, ci ha vivificati con Cristo" (Ef. 2:4,5).

Una preghiera per il giorno dell'Ascensione invoca Dio affinché "Egli conceda ...che come noi crediamo che il Tuo unigenito Figlio Gesù Cristo sia salito in cielo, così noi pure si possa con cuore e mente salirvi pure, e rimanervi in eterno". Che noi si possa davvero essere messi in grado, con la potenza di queste tre certezze, far proprio quello".

Per lo studio biblico ulteriore

Il significato dell'Ascensione: Atti 1:1-11; Efesini 1:15-2:10.

Domande per lo studio e la riflessione

  • In che senso Gesù è salito in cielo?
  • Egli vi è ritornato per farvi cosa?
  • Che cosa sta facendo ora Cristo?
  • Che importanza ha per noi ora questo Suo ministero celeste?

(12, continua)