Corsi/Essere cristiani/11

Da Tempo di Riforma.

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Copertina originale

Essere cristiani

"Essere cristiani" è un adattamento di Paolo E. Castellina del libro: J. I. Packer, I want to be a Christian, Tyndale House Publishers Inc., Wheaton, Illinois, 1988. Ripubblicato sotto il nome di "Growing in Christ", vedasi: http://goo.gl/7Eb2QU

10. Discese agli inferi

Una volta parlare di sesso era "un'oscenità", qualcosa di sconveniente di cui non bisognava parlare. Oggi che tutti parlano liberamente di sesso, "la nuova oscenità" è parlare della morte. Della morte non si parla in pubblico, si dice oggi, sarebbe sgradevole e fuori posto. Davvero? E perché? Anche se però si nasconde la morte, essa rimane una realtà ineliminabile. L'unico fatto sicuro della vita è che un giorno, con preavviso o senza, o quietamente o dolorosamente, essa dovrà per noi cessare. Come dobbiamo però affrontare la morte, quando verrà?

La fede cristiana è vittoria sulla morte

I cristiani sostengono che il Gesù delle Scritture sia vivo, e che coloro che giungono a conoscerlo come proprio Salvatore, Signore, ed Amico, troveranno modo di affrontare vittoriosamente ogni situazione della vita, morte compresa: Come dice un canto cristiano: "Non ci sono vie tanto oscure che dobbiamo attraversare, che Cristo non abbia prima attraversato. Per questo io so di averlo sempre al mio fianco". La morte senza Cristo è "il re degli spaventi", ma con Cristo alla morte viene spuntato il suo "pungiglione" e non ci potrà fare quel male che senza di Lui essa ci farebbe.

Il puritano John Preston sapeva questo molto bene. Sul suo letto di morte gli avevano chiesto se egli avesse paura della morte, ora che gli era così prossima. "No," disse Preston: "Io dovrò solo cambiare la mia dimora, non la mia compagnia". E' come se avesse detto: "Devo lasciare tutti i miei amici, ma non il mio Amico, perché Egli non mi abbandonerà mai".

Questa è la vittoria - vittoria sulla morte, e sulla paura che incute. E' proprio per puntare il dito su questa vittoria che il Credo, prima di annunciare la risurrezione di Cristo, dichiara: "discese agli inferi", oppure "discese nel soggiorno dei morti". Sebbene questa frase non fosse stata stabilita nel Credo se non dopo il quarto secolo, e per questo non viene usata in alcune chiese, ciò che essa dice è molto importante, come vedremo fra un attimo.

Inferi, non inferno

Potrebbe essere equivocato dire "inferi" nel Credo per la sua somiglianza con "inferno". Originalmente la parola "inferi" significava "il soggiorno dei morti", qualunque esso fosse, l'aldilà, la dimensione in cui entra chi esce dalla scena della vita terrena, parola corrispondente al greco Hades, e all'ebraico Geenna. Ecco di che cosa si parla qui, dove il Credo fa eco alle parole dell'apostolo Pietro che, citando il Salmo 16:10, diceva: " tu non lascerai l'anima mia nello Sceol e non permetterai che il tuo Santo veda la corruzione", una profezia adempiutasi nella risurrezione di Cristo (vedi At. 2:27-31). Nella nostra lingua, però, "inferno" ha assunto il significato di "luogo della retribuzione finale dei senza Dio", condizione che il Nuovo Testamento chiama Geenna.

Ciò che intende il Credo, però, è che Gesù sia entrato non nella Geenna, ma nell'Hades - cioè che Egli sia veramente morto, che non si trattava di una morte simulata. Gesù è veramente morto, e poi è risorto dai morti.

Bisognerebbe però aggiungere che (sebbene dovrebbe essere ovvio) che la parola "discese" non implica che la via che va dalla Palestina all'Hades sia all'interno della terra, più di quanto "risorse" implichi che Gesù sia tornato alla superficie dopo essere stato come in una miniera! Si usa qui il linguaggio della "discesa" perché l'Hades, essendo il luogo dove soggiornano coloro che sono privi di corpo, è più basso in valore e in dignità dalla vita qui sulla terra, dove il corpo e l'anima sono uniti assieme e l'essere umano è integro (e non diviso).

Gesù nell'Hades

" Fu messo a morte nella carne, ma vivificato dallo Spirito" (1 Pi. 3:18). Gesù entrò nell'Hades, dove soggiorna chi ha lasciato la vita nella materia, e la Scrittura ci dice brevemente che cosa Gesù vi fece.

In primo luogo, con la Sua presenza, Egli rese l'Hades un Paradiso (un luogo di piaceri) per il ladrone pentito (cfr. Lu. 23:43), e presumibilmente per tutti coloro che morirono confidando in Lui durante il Suo ministero terreno, proprio come ora Egli fa con i fedeli che muoiono (vedi Fl. 1:21-23; 2 Co. 5:6-8).

In secondo luogo, Egli perfezionò la condizione degli spiriti dei credenti dell'Antico Testamento (cfr. Eb. 12:23; 11:40), portandoli fuori dalle tenebre che lo Sheol che per loro era stato (Sl. 88:3-6; 10-12), fino a farlo diventare l'identico Paradiso degli altri.

In terzo luogo, 1 Pietro 3:19 ci dice: "…nel quale egli andò anche a predicare agli spiriti che erano in carcere", presumibilmente proclamando il Suo regno ed il fatto di essere stato stabilito come giudice del mondo intero, agli spiriti ribelli (forse gli angeli) dell'era antidiluviana (i "figli di Dio" di Ge. 6:1-4). Alcuni hanno fondato su questo testo la speranza che tutti gli esseri umani che non ebbero l'opportunità di udire l'Evangelo durante la loro vita, o coloro che lo respinsero, lo udrebbero ancora nell'aldilà, ma le parole di Pietro non forniscono alcuna evidenza che si tratti di questo.

Ciò che rende importante per noi l'ingresso di Gesù nell'Hades, però, è semplicemente il fatto che ora possiamo affrontare la morte sapendo che quando sopraggiungerà, noi non saremo soli. Egli, Gesù, ne ha fatto prima l'esperienza. Egli già vi è stato, e ci accompagnerà per tutto il tratto.

Per lo studio biblico ulteriore

L'atteggiamento cristiano di fronte alla morte: Filippesi 1:19-26; 2 Corinzi 5:1-10; 2 Timoteo 4:6-18.

Domande per la riflessione e la discussione

  • Definisci e differenzia i termini biblici: Hades,. Sheol, e Geenna.
  • Come facciamo a sapere che per Gesù l'esperienza del morire è stata autentica?
  • Che differenza può fare quando uno muore con Cristo o senza di Lui?

(10, continua)