Corsi/Essere cristiani/10

Da Tempo di Riforma.

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Copertina originale

Essere cristiani

"Essere cristiani" è un adattamento di Paolo E. Castellina del libro: J. I. Packer, I want to be a Christian, Tyndale House Publishers Inc., Wheaton, Illinois, 1988. Ripubblicato sotto il nome di "Growing in Christ", vedasi: http://goo.gl/7Eb2QU

9. Soffrì sotto Ponzio Pilato

Immaginate una scuola di scienziati o di filosofi, o i membri di un partito politico, che ripetessero costantemente che il loro fondatore era stato condannato a morte dal governo perché costituiva una minaccia per la legge e l'ordine! Si, questo è ciò che fanno i cristiani, e la croce sulla quale è stata eseguita la condanna a morte di Gesù, sta al centro del Credo! "Soffrì sotto Ponzio Pilato e fu crocifisso". Considerate queste parole in ordine inverso.

"Fu crocifisso": questo era il modo consueto con cui gli antichi romani eseguivano la condanna a morte. Dire "Gesù fu crocifisso" è come dire che Egli sia stato condannato all'impiccagione o alla sedia elettrica!

Pilato

"Sotto Ponzio Pilato". Hitler viene ricordato come colui che aveva mandato a morire nelle camere a gas milioni di Ebrei, e Pilato, in ogni caso un oscuro personaggio di scarso rilievo storico, viene ricordato per il solo fatto di aver fatto uccidere Gesù.

Sotto l'occupazione romana, le autorità di Israele non potevano condannare a morte nessuno, così, dopo aver esse stesse sentenziato che Gesù dovesse morire per aver confessato la sua vera identità di essere il divino Re e Salvatore, il Cristo, era loro dovere passare il caso ai romani per un'ulteriore esame e sentenza finale. Gli israeliti avevano infatti considerato del tutto blasfema la pretesa di Gesù, e secondo la loro legge, per questo, avrebbe dovuto essere messo a morte.

Pilato, dopo essersene lavato le mani, diede luce verde a questo assassinio legale facendo sentenziare Gesù a morte, non perché fosse colpevole (la sua innocenza era stata dimostrata), ma per fare contenti e tenere buoni chi Lo voleva morto. Pilato ritenne che questa fosse per lui un'abile mossa politica e diplomatica. Fino a che punto si può essere cinici? "Lavarsene le mani" oggi è diventato un modo di dire per dire che la cosa non ci riguarda, ma l'origine di questa espressione è proprio ciò che fece Pilato, lavandosi simbolicamente le mani per dire che di quella faccenda non voleva averci a che fare. "Fate ciò che volete, ma non coinvolgetemi, io non voglio esserne responsabile!".

Passione

"Soffrì". Questa espressione porta in sé non solo il significato comune di aver sofferto di forti dolori, ma pure nel senso più antico e vasto di essere fatto oggetto ingiustamente delle sconsiderate azioni altrui. La parola latina è "passus", da cui il nostro termine "passione".

Sia Dio, sia l'uomo furono gli agenti della passione di Gesù: " egli, dico, secondo il determinato consiglio e prescienza di Dio, vi fu dato nelle mani e voi lo prendeste, e per mani di iniqui lo inchiodaste alla croce e lo uccideste" (Atti 2:23, dal primo sermone dell'apostolo Pietro). Gli scopi che Dio si era proposto attraverso la crocifissione di Gesù erano altrettanto reali come la colpevolezza di chi su quella croce ce L'aveva messo.

Che cosa si proponeva Dio attraverso la morte sulla croce di Gesù? L'esecuzione del giudizio sul peccato, per poter mandare liberi da questa condanna i peccatori, "il giusto per gli ingiusti". Con la crocifissione di Cristo, atto umano di profonda ingiustizia, Dio realizzò un atto di divina giustizia.

Gesù conobbe sulla croce tutto il dolore, fisico e mentale, che l'uomo può infliggere ad una creatura, come pure tutta l'ira divina e la repulsione che i miei peccati meriterebbero; perché Egli era su quella croce al mio posto, espiando la pena che io avrei dovuto subire. "Noi tutti come pecore eravamo erranti, ognuno di noi seguiva la propria via, e l'Eterno ha fatto ricadere su di lui l'iniquità di noi tutti" (Isaia 53:6).

Propiziazione

Qui raggiungiamo il cuore stesso, il cuore del cuore, potremmo dire, di tutto il Cristianesimo, perché se l'incarnazione di Dio come uomo in mezzo a noi è il tempio di Dio, il sacrificio di espiazione compiuto da Gesù ne costituisce il luogo santissimo. Se l'incarnazione costituiva il miracolo supremo, essa non era però che il primo di una serie di passi che scendono dalla gioia e dalla beatitudine del Cielo, alla sofferenza e vergogna del Calvario (Filippesi 2:5-8).

La ragione per cui il Figlio di Dio divenne uomo era per versare il Suo sangue come sacrificio pieno, perfetto e sufficiente, oblazione e soddisfazione per i peccati del mondo intero. Dio "non ha risparmiato il suo proprio Figlio, ma lo ha dato per tutti noi" (Ro. 8:32): ecco quant'è la misura del Suo amore (cfr. 5:5-8).

E' negli stessi termini che l'apostolo Giovanni spiega ciò che egli intende quando scrive che "Dio è amore", termine questo molto spesso equivocato. Per amore, infatti, non si intende sentimentalismo e generica benevolenza, come si intende oggi, ma capacità di dare la propria vita intera per esprimere questo amore. "Chi non ama non ha conosciuto Dio, perché Dio è amore. In questo si è manifestato l'amore di Dio verso di noi, che Dio ha mandato il suo Figlio unigenito nel mondo, affinché noi vivessimo per mezzo di lui. In questo è l'amore: non che noi abbiamo amato Dio, ma che lui ha amato noi e ha mandato il suo Figlio per essere l'espiazione (o meglio, propiziazione) per i nostri peccati" (1 Gv. 4:8-10).

La croce di Cristo ha molte sfaccettature e significati. Come sacrificio offerto per il completo perdono dei nostri peccati, esso era una propiziazione (Ro. 3:25; 1 Gv. 2:2; 4:10; cfr. Eb. 2:17); cioè il mezzo che distoglie da noi la giusta manifestazione dell'ira di Dio a causa del nostro peccato e la fa "scaricare" su Cristo. Nello stesso versetto precedente, la TILC dice: " L'amore vero è questo: non l'amore che abbiamo avuto verso Dio, ma l'amore che Dio ha avuto per noi; il quale ha mandato Gesù, suo Figlio, per farci avere il perdono dei nostri peccati": è vero, ma questa traduzione non rende tutto il peso di come Dio ci abbia fatto avere il perdono dei peccati, cioè un atto di propiziazione.

Come nostra propiziazione, il sacrificio di Cristo sulla croce è diventato per noi riconciliazione, lo strumento per cui posiamo tornare ad essere in pace con un Dio offeso, estraniato da noi e giustamente irato (Romani 5:9-11). Non siamo saggi quando minimizziamo l'ostilità che Dio ha verso di noi peccatori; ciò che dovremmo fare è magnificare ciò che Cristo ha compiuto per noi nel trasformare la Sua giusta ira con la pace ed il perdono.

Oltre alla riconciliazione, la croce di Cristo era pure redenzione, il salvataggio operato nei nostri riguardi dalla schiavitù e dalla miseria che il peccato comporta, essendone stato pagato il prezzo (vedi Ef. 1:7; Ro. 3:24; Ap. 5:9; Mr. 10:45); e come redenzione, essa pure era vittoria su tutte le forze ostili che ci trattenevano nel peccato e fuori dal favore di Dio (Cl. 2:13-15). Bisogna esplorare il sacrificio di Cristo sulla croce da tutte queste angolature se vogliamo coglierne l'intera verità. "...Non sono più io che vivo: è Cristo che vive in me. La vita che ora vivo in questo mondo la vivo per la fede nel Figlio di Dio che mi ha amato e volle morire per me ... Io invece voglio vantarmi soltanto di questo: della croce del nostro Signore Gesù Cristo: poiché egli è morto in croce, il mondo è morto per me e io sono morto per il mondo" (Ga. 2:20; 6:14 TILC), così disse Paolo. Grazie a Dio io posso identificarmi in tutto questo. Lo potete voi?

Per lo studio biblico ulteriore

Il significato della croce: Isaia 53; Romani 3:19-26; Ebrei 10:1-25.

Domande per pensare e discutere

  • Qual è il significato completo che i cristiani trovano nella parola "soffrì" (in latino passus). "Sia Dio che gli uomini erano agenti della passione di Gesù".
  • Spiega. Che cos'ha a che fare la morte di Cristo con i tuoi peccati?