Corsi/Essere cristiani/02: differenze tra le versioni

Da Tempo di Riforma.
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Essere cristiani

1. Credo

Quando si chiede alla gente in che cosa crede, di solito dà, non solo risposte differenti, ma differenti tipi di risposta.

Uno dice: “Io credo nei fantasmi”, cioè, io credo che i fantasmi davvero esistano. “Io credo nel socialismo” significa: io credo che le teorie politiche ed i principi del socialismo siano validi e vadano applicati per il bene di tutti.

Che significa, però, quando una comunità riformata, cattolica - romana, anglicana, battista… si alza e dice: “Io credo in Dio”? Essa intende qualcosa di diverso da chi proclama di credere ai fantasmi, o al socialismo. Uno può credere ai fantasmi senza per questo andarne a caccia, e nel socialismo senza andare a votare. In casi come questi, credere è una questione che riguarda solo l’intelletto.

La frase d’apertura del Credo, però, “Io credo in Dio”, rende una frase greca coniata dagli scrittori del Nuovo Testamento, che significa letteralmente “Io sto credendo in Dio”, cioè, oltre a credere a certe verità su Dio, io vivo in rapporto con Dio, confidando in Lui ed ubbidendogli, io sono in comunione con Lui. Quando dico: “Io credo in Dio”, io affermo la mia convinzione che Dio mi ha invitato ad avere un rapporto con Lui, che io ho accettato questo Suo invito.

La fede

La parola “fede” è il termine italiano che traduce il greco pistis derivata dal verbo pisteuo, cioè “credere dentro”. Si tratta più che “credere che qualcosa esista” (ma questo non mi tocca più che quel tanto). E’ una fiducia di fondo che mi porta ad affidarmi a Dio, ad abbandonarmi fiduciosamente in Lui, ad ubbidirgli con convinzione, sapendo che quello che Egli è e mi comanda, è bene per me.

C’è una differenza fra la parola “credenza” e “fede”. La credenza è una semplice opinione. La fede è considerare l’oggetto della fede come completamente degno di fiducia, affidabile, che non ti tradisce né ti danneggia. Potrebbe anche essere un’automobile, una medicina, un medico, una moglie o un marito. Lo tratto come degno di fiducia e mi affido senza paura ad esso. Sappiamo come non sia sempre saggio dare completa fiducia ad un essere umano, perché è fallibile. Con Dio, però, la cosa è diversa e la fede in Lui ha conseguenze ancora più profonde. A determinare ciò che implica il mio impegno di fede è l’offerta e domanda di quell’oggetto di fede. Mostro fede nella mia auto quando ho fiducia che essa sia in grado di portarmi dove io voglio andare. Mostro fede nel mio medico, quando prendo le medicine che egli mi prescrive. Mostro fede in Dio quando mi piego volentieri alla Sua autorità e provvidenza, ricevendo Gesù Cristo, Suo Figlio, come mio proprio Signore e Salvatore, contando sulle Sue promesse di benedirmi qui e nell’aldilà. Questo è il significato della risposta all’offerta ed alla domanda di Dio del Credo.

Talvolta la fede è equiparata a quella consapevolezza di “Uno lassù” (o “oltre”, o “al cuore delle cose”) che, di tanto in tanto, attraverso la natura, la coscienza, le grandi opere artistiche, l’amore, o altro, tocca anche il cuore più ostinato. (Se poi prenda questo seriamente, è un’altra questione. Tocca a tutti - Dio se ne occupa). La fede cristiana, però, inizia solo quando noi prestiamo ascolto alla rivelazione che Dio fa di Sé stesso in Cristo e nelle Sacre Scritture. E’ là che noi Lo incontriamo come il Creatore che rivolge a tutti l’appello alla conversione e a credere nel Suo Figlio Gesù Cristo “come Egli ci ha comandato” (At. 17:30; 1 Gv. 3:23; cfr. Gv. 6:28 ss.). La fede cristiana significa udire, considerare e fare ciò che Dio dice.

Il dubbio

Io scrivo come se la rivelazione di Dio nella Bibbia fosse una verità indubitabile e un’autorità indiscutibile. In ultima analisi io penso che lo sia. Io so, però, come sapete pure voi, che preconcetti e pregiudizi, che non ci siamo dati la pena di considerare criticamente, creino problemi per molti. Molti hanno dubbi profondi e perplessità su elementi del messaggio biblico. Quale rapporto hanno questi dubbi con la fede? Che cos’è il dubbio? E’ la condizione di una mente divisa in sé stessa. L’apostolo Giacomo dice che chi dubita è “un uomo dal cuore doppio e instabile”, come un’onda spinta qua e là dal mare (Gm. 1:6-8). Il dubbio lo si può trovare sia all’interno che all’esterno della fede. Nel primo caso si tratta di una fede infetta, malata, non come dovrebbe essere; nel secondo caso il dubbio si pone in chi lotta per avere fede oppure chi lotta contro un Dio sentito come una presenza invadente che pretende ciò che non si ha intenzione di conformarsi. Nell’autobiografia spirituale di C. S. Lewis, Sorpreso dalla gioia, si possono osservare in successione proprio queste motivazioni.

Nei nostri dubbi, non riteniamo di essere onesti, e certamente cerchiamo di esserlo; l’onestà perfetta, però, non si trova in questo mondo. Spesso soggiace ai dubbi di una persona su questo o quest’altro articolo di fede la sua indisponibilità (cosciente o non cosciente) di prendere Dio in parola, un supposto rispetto per gli eruditi che affermano il contrario, la paura di essere messi in ridicolo, di impegnarsi, o qualche altro motivo. Tutto ciò diventa chiaro allorché una persona guardi criticamente alla sua passata esperienza.

Come si può aiutare chi dubita? In primo luogo spiegandogli l’area in cui incorre in problemi (i dubbi spesso sorgono da incomprensioni); in secondo luogo mostrando la ragionevolezza della fede cristiana, come pure illustrando quali siano le basi che permettono di abbracciare la fede cristiana (gli articoli di fede cristiani, infatti, sebbene stiano al di sopra della ragione, non sono contro la ragione); in terzo luogo esplorando ciò che può aver dato adito ai dubbi (perché i dubbi non sono mai razionalmente impellenti, e le esitazioni circa la fede cristiana hanno più spesso a che fare con i propri gusti e preferenze, sentimenti offesi, snobismo sociale, intellettuale e culturale - cose che incidono più di quanto non ce se ne renda conto.

A livello personale

Spesso nel culto si pronuncia il Credo all’unisono, ma le parole del Credo dicono: “Io credo”, non “noi crediamo”. Ogni credente parla per sé stesso. Egli così proclama la sua filosofia di vita ed allo stesso tempo rende testimonianza di cosa lo rende felice: egli si sente nelle mani del Dio che la fede cristiana proclama, ed è contento di esservi. Quando così dice: “Io credo”, questo per lui è un atto di lode e di riconoscenza. E’ senza dubbio una gran cosa essere in grado di ripetete il Credo con piena consapevolezza.

Per lo studio biblico ulteriore

Una fede in azione: Romani 4; Ebrei 11; Marco 5:25-34.

Domande per la riflessione e la discussione

  • Qual è il significato essenziale di “fede” (pistis in greco)?
  • Qual è l’importanza della parola “io” nella frase di apertura del Credo?
  • Quali dubbi sulla fede cristiana hai dovuto affrontare in te stesso e negli altri? Pensi che l’approccio dell’autore di queste riflessioni sia adeguato?

(1, continua)