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Da Tempo di Riforma.

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D. 105. Quali sono i peccati proibiti nel primo comandamento?

R. I peccati proibiti nel primo comandamento sono: ... (6) Il tentativo audace e curioso di scrutare in ciò che Dio intende che rimanga celato. (7) qualsiasi empietà (profanità); (8) odio contro Dio; (9) amore di sé stessi; (10) egocentrismo; (11) e tutte le altre disposizioni disordinate ed immoderate della nostra mente, della volontà, o degli affetti verso altre cose, e sottratte a lui interamente o in parte; (12) vana credulità; (13) infedeltà; 14) l’eresia; (15) fede erronea (miscredenza); (16) la diffidenza; (17) il disperare ... .

Riferimenti biblici

  • L'impertinente e curioso di scrutare in cio che Dio intende che rimanga celato. "Le cose occulte appartengono al SIGNORE nostro Dio, ma le cose rivelate sono per noi e per i nostri figli per sempre, perché mettiamo in pratica tutte le parole di questa legge" (Deuteronomio 29:28).
  • Il peccato di profanità. "Professano di conoscere Dio, ma lo rinnegano con i fatti, essendo abominevoli e ribelli, incapaci di qualsiasi opera buona" (Tito 1:16); "che nessuno sia fornicatore, o profano, come Esaù che per una sola pietanza vendette la sua primogenitura" (Ebrei 12:16).
  • Il peccato di inimicizia contro Dio. "...alunniatori, maldicenti, abominevoli a Dio, insolenti, superbi, vanagloriosi, ingegnosi nel male, ribelli ai genitori" (Romani 1:30).
  • Il peccato dell'amore smodato per sé stessi. "...perché gli uomini saranno egoisti, amanti del denaro, vanagloriosi, superbi, bestemmiatori, ribelli ai genitori, ingrati, irreligiosi" (2 Timoteo 3:2).
  • Il peccato dell'egoismo immoderato. "Poiché tutti cercano i loro propri interessi, e non quelli di Cristo Gesù" (Filippesi 2:21).
  • Il peccato di volgere il nostro cuore verso cose create anziché a Dio. "Non amate il mondo né le cose che sono nel mondo. Se uno ama il mondo, l'amore del Padre non è in lui. Perché tutto ciò che è nel mondo, la concupiscenza della carne, la concupiscenza degli occhi e la superbia della vita, non viene dal Padre, ma dal mondo" (1 Giovanni 2:15-16).
  • Il peccato di vana credulità. "Carissimi, non crediate a ogni spirito, ma provate gli spiriti per sapere se sono da Dio; perché molti falsi profeti sono sorti nel mondo" (1 Giovanni 4:1).
  • Il peccato di incredulità. "Badate, fratelli, che non ci sia in nessuno di voi un cuore malvagio e incredulo, che vi allontani dal Dio vivente" (Ebrei 3:12).
  • Il peccato di eresia. "idolatria, stregoneria, inimicizie, discordia, gelosia, ire, contese, divisioni, sètte" (Galati 5:20); "Ammonisci l'uomo settario una volta e anche due; poi evitalo" (Tito 3:10).
  • Il peccato di miscredenza, o fede sincera in ciò che è falso. "Quanto a me, in verità pensai di dover lavorare attivamente contro il nome di Gesù il Nazareno" (Atti 26:9).
  • Il peccato di diffidenza. "...perché non avevano creduto in Dio, né avevano avuto fiducia nella sua salvezza" (Salmo 78:22).
  • Il peccato di disperazione. "Caino disse al SIGNORE: «Il mio castigo è troppo grande perché io possa sopportarlo" (Genesi 4:13).

Commento

Conoscere legittimo ed illegittimo. Il significato di "tentativo impertinente e curioso di scrutare in cio che Dio intende che rimanga celato" deve essere precisato. Non vuole dire che sia sbagliato investigare i misteri della divina Rivelazione. Ciò che è proibito non è la legittima investigazione di ciò che Dio ha rivelato (nella Natura a nella Scrittura), ma il cercare di scoprire ciò che non ci è stato rivelato, e soprattutto il farlo con irriverenza, per motivi sbagliati (curiosità, piuttosto che il desiderio di dar gloria a Dio e di beneficare l'umanità). La persona che investiga i segreti di Dio con atteggiamento rispettoso e giuste motivazioni, si rende conto che vi sarà un punto in cui dovrà necessariamente fermarsi e non procedere ulteriormente, vale a dire quando si trova di fronte a misteri sconcertanti ed impenetrabili. Suo scopo è quello di "calcare le orme" dei pensieri di Dio, cioè comprendere ciò che Dio ha inteso che noi comprendessimo, e non pretendere di comprendere Dio con il suo limitato umano intelletto.

Profanità. Profanità è l'essere irrispettoso verso le cose sacre. Una persona profana è colei che tratta ciò che è sacro come se fossero cose ordinarie, di tutti i giorni, con atteggiamento casuale, irriguardoso, troppo familiare, senza rendersi ben conto di ciò di cui sta parlando o manipolando. Esaù era una persona profana perché aveva considerato il suo diritto di primogenitura come di cosa superflua che poteva essere barattata con una zuppa di lenticchie. La vita umana, ogni creatura umana, indipendentemente dalle condizioni in cui si trova, è sacra e va sempre rispettata. Una Bibbia va trattata con grande rispetto: scarabocchiarne o strapparne le pagine utilizzandole per scopi ordinari vuol dire essere persone profane che non si rendono conto (o appositamente disprezzano) ciò con cui hanno a che fare, vale a dire la Parola di Dio. Gli elementi del pane e del vino avanzati dopo la celebrazione della Cena del Signore, non vanno semplicemente gettati via come se fossero cose ordinarie. Il significato che è stato loro dato le mettono a parte come cose speciali.

Inimicizia contro Dio. Il fatto che le persone irrigenerate di fatto odino Dio (cfr. Romani 1:30) può solo essere spiegato sulla base delle dottrine bibliche del peccato originale e della depravazione totale. L'ambizione ad essere dio e legge a noi stessi, del tutto indipendenti e "liberi" è profondamente radicato nell'animo umano e questo conferma, quasi ce ne fosse bisogno, quanto sia vero il racconto della tentazione satanica di Adamo ed Eva. Esistono persone che persino si vantano di odiare Dio: questo mostra le profondità abissali del male morale in cui è caduta l'umanità attraverso la caduta di Adamo.

Amore smodato di sé stessi. Amare noi stessi non è peccato. Peccato è l'amore smodato e morboso per noi stessi. Il comandamento: "Ama il tuo prossimo come te stesso" implica che amare noi stessi è un dovere. Così come l'auto-preservazione è un istinto di base della nostra natura, amare noi stessi non può essere un peccato, ma è un impulso che Dio ha radicato in noi. Quando però l'amore per noi stessi diventa squilibrato, così che una persona ama sé stessa più del suo prossimo e particolarmente più di Dio, allora si tratta di egoismo smodato ed è quindi peccaminoso. Significa allora sottrarre a Dio ed agli altri ciò che spetta loro per concentrarsi (mente, volontà, affetti) soltanto su di sé.

Credulità o "vana credulità" o dabbenaggine. Significa essere disposti a credere o ad accettare ciò che di fatto non è degno di essere creduto od accettato perché manca di verosimiglianza. La persona credulona è disposta a credere a tutto ciò che sente. Non è in grado di discernere fra ciò che è degno di fede e ciò che non lo è. Nella sfera religiosa, la persona credulona è grandemente influenzata da predicatori dotati di entusiasmo e suggestiva eloquenza. L'uditore credulone non soppesa le affermazioni del predicatore confrontandole con la Scrittura: le ingoia senza riflettere attentamente. Questo tipo di persone sono grandemente influenzate dalla popolarità di certi libri o spettacoli, cambiando eventualmente idea quando ne incontrano un altro che per gli stessi motivi attira la loro intenzione. Segue ogni mutevole moda religiosa e manca di discernimento e di stabilità.

L'incredulità è un peccato molto diffuso in un'epoca dove tutto è criticato e guardato con sospetto. Quando proprio la fede in Cristo è essenziale per la salvezza, l'incredulità la rende particolarmente ardua. Vi sono, naturalmente, molti gradi di incredulità ed anche nel cristiano migliore vi possono essere periodi di perplessità e di crisi. Diventa un problema quando questi periodi sono così prevalenti da mettere in questione la stessa autentica rigenerazione e salvezza di chi ne è affetto. "Badate, fratelli, che non ci sia in nessuno di voi un cuore malvagio e incredulo, che vi allontani dal Dio vivente" (Ebrei 3:12).

L'eresia. Nella Bibbia il termine "eresia" significa propagandare false dottrine formando nella chiesa, per esempio, un gruppo settario di pressione, insegnando o distorcendo ciò che la Bibbia di fatto non insegna e non è accreditato nella maggior parte delle chiese cristiane nella storia. Nell'uso moderno il termine "eresia" è giunto a significare false dottrine, in particolare credere e sostenere dottrine contrarie alle verità essenziali del Cristianesimo, oppure esagerare l'importanza di una particolare dottrina biblica per farla diventare di rilevanza essenziale, tanto che chiunque non la sostenga a quel modo viene respinto e persino non considerato cristiano, o "cristiano al 100%". Tipico è l'atteggiamento di chi pretende di annunciare un "pieno vangelo" contrapposto a quello "difettoso" di altri. Sebbene l'idea moderna di eresia è peccaminosa, l'accento posto dalla Bibbia con questo termine è più simile a "partigianeria", quello di chi ha un atteggiamento sempre polemico che fomenta divisioni.

La miscredenza. Per "miscredenza" si intende un'illusione religiosa, la ferma e fiduciosa fede in qualcosa di falso o di sbagliato. L'apostolo Paolo pensava di fare la volontà di Dio perseguitando i cristiani. Da parte sua era miscredenza.

Diffidenza e disperazione. Questi due termini sono collegati. Disperazione semplicemente è totale mancanza di fiducia e quindi di speranza. Diffidenza significa dubitare o non credere nelle promesse, amore e bontà di Dio. Disperazione vuol dire farlo in modo assoluto. Caino aveva dato luogo alla disperazione, perché credeva che il suo castigo dovesse essere per lui del tutto intollerabile. Giuda era caduto in una simile disperazione quando, invece di invocare il perdono di Dio aveva deciso di suicidarsi. La disperazione conduce spesso al suicidio, quando una persona pensa che ormai non vi sia più perdono per lei, nella sua disperata incredulità e allora "vuole farla finita". Non sarà così, ma sarà l'inizio di ben altro.

Ulteriori questioni

Qual è la vera natura del peccato di mondanità?

L'Apostolo scrive: "Non amate il mondo né le cose che sono nel mondo. Se uno ama il mondo, l'amore del Padre non è in lui" (1 Giovanni 2:15). Il mondo significa talvolta l'universo, i cieli e la terra, come quando si dice che "Dio ha fatto il mondo e tutte le cose che sono in esso" (Atti 17:24). Qui indica la creazione terrestre con l'uomo che n'è il re, ma nello stato di ribellione a Dio in cui attualmente si trova. Amare il mondo implica quindi un amare le cose create invece del Creatore, un amarle egoisticamente per soddisfare le proprie cupidigie, la propria vanità. Più che questo, implica simpatia per le idee stravolte, per i sentimenti di inimicizia verso Dio, per i principii corrotti e l'andazzo peccaminoso dell'umanità aliena dal suo Creatore. Nel suo stato attuale il mondo "giace nel maligno" (1 Giovanni 5:19) e perciò l'amicizia del mondo è inimicizia contro Dio. 'Chi dunque vuol essere amico del mondo si rende nemico di Dio' (Giacomo 4:4). Il peccato di mondanità vuol dire amare le cose futili e vane, il godimento fine a sé stesso, lo sprecare tempo prezioso per cose non costruttive, che non danno gloria a Dio.