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Da Tempo di Riforma.

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D. 99. Quali regole devono essere osservate per la retta comprensione dei Dieci Comandamenti?

R. Per la retta comprensione dei Dieci Comandamenti devono essere osservate le seguenti regole: [...]

7. Che ciò che è proibito o comandato a noi stessi, noi siamo tenuti, secondo lo stato in cui siamo stati posti, a fare in modo che sia evitato o eseguito da altri, secondo i doveri propri della loro condizione.

8. Che in ciò che è comandato ad altri, noi siamo vincolati, secondo il nostro stato e vocazione, ad essere loro d’aiuto; come pure ad aver cura di non prendere parte con altri ciò che sia loro proibito.

Riferimenti biblici

  • È nostro dovere incoraggiare altri alla giustizia e scoraggiare loro a commettere ciò che è peccato. "...ma il settimo è giorno di riposo, consacrato al SIGNORE Dio tuo; non fare in esso nessun lavoro ordinario, né tu, né tuo figlio, né tua figlia, né il tuo servo, né la tua serva, né il tuo bestiame, né lo straniero che abita nella tua città" (Esodo 20:10); "Non odierai tuo fratello nel tuo cuore; rimprovera pure il tuo prossimo, ma non ti caricare di un peccato a causa sua" (Levitico 19:17); "Infatti, io l'ho prescelto perché ordini ai suoi figli, e alla sua casa dopo di lui, che seguano la via del SIGNORE per praticare la giustizia e il diritto, affinché il SIGNORE compia in favore di Abraamo quello che gli ha promesso" (Genesi 18:19); "E se vi sembra sbagliato servire il SIGNORE, scegliete oggi chi volete servire: o gli dèi che i vostri padri servirono di là dal fiume o gli dèi degli Amorei, nel paese dei quali abitate; quanto a me e alla casa mia, serviremo il SIGNORE" (Giosuè 24:15); "Questi comandamenti, che oggi ti do, ti staranno nel cuore; li inculcherai ai tuoi figli, ne parlerai quando te ne starai seduto in casa tua, quando sarai per via, quando ti coricherai e quando ti alzerai" (Deuteronomio 6:6-7).
  • È nostro obbligo cercare di aiutare gli altri a fare ciò che è bene agli occhi di Dio. "Noi non signoreggiamo sulla vostra fede, ma siamo collaboratori della vostra gioia, perché nella fede già state saldi" (2 Corinzi 1:24).
  • È nostro dovere non diventare in alcun modo complici dei peccati altrui. "Non imporre con troppa fretta le mani a nessuno, e non partecipare ai peccati altrui; consèrvati puro" (1 Timoteo 5:22); "Non partecipate alle opere infruttuose delle tenebre; piuttosto denunciatele" (Efesini 5:11).

Commento

L'intenzione di queste due ultime regole di interpretazione dei Dieci Comandamenti è la nostra responsabilità per il benessere morale del nostro prossimo. Queste due regole ci rammentano come la giustizia, l'ubbidienza alla volontà di Dio, non è semplicemente una questione individuale, ma che riguarda anche la nostra considerazione per gli altri. Sebbene sia vero che, alla fin fine, ciascuno dovrà rendere conto di sé stesso davanti a Dio, dobbiamo rammentarci che parte di quella responsabilità ha a che fare pure con l'effetto della nostra vita sul benessere morale degli altri.

L'espressione "secondo i doveri della loro condizione" prevede che, quando dobbiamo determinare il grado e la natura della nostra responsabilità verso il carattere e la vita morale degli altri, la nostra posizione nella società ed il nostro rapporto con gli altri, dobbiamo prendere in considerazione altri fattori. Ad esempio, la responsabilità di un genitore per i suoi figli è molto più grande della responsabilità dei figli (non adulti) verso i loro genitori. Eppure anche un bambino ha la responsabilità di sforzarsi, secondo la condizione in cui si trova, che i suoi genitori pratichino ciò che è giusto ed evitino ciò che è sbagliato agli occhi di Dio. Allo stesso modo un responsabile di una comunità cristiana ha una maggiore influenza sui membri di essa di quanto ce n'abbiano essi individualmente, e questo a causa della sua posizione d'autorità. In ogni caso ciascuno esercita la propria responsabilità.

Abbiamo il dovere di fare in modo che altri pratichino la giustizia ed evitino ciò che è peccato in molti modi.. (1) Dando noi stessi il buon esempio; (2) testimoniando verso gli altri, o cercando di persuaderli a seconda delle occasioni che ci vengono offerte; (3) esercitando qualsiasi misura di autorità che ci sia legittimamente accordata. I primi due metodi possono e devono essere praticati da tutti i cristiani; il terzo metodo è limitato a quelle persone alle quali è stata affidata autorità nella famiglia, nella chiesa, o nello stato. Ogni cristiano, in questo modo, dovrebbe essere di esempio nel come osservare il giorno del riposo e cercando di persuadere altri a rispettarlo. Se però quel cristiano è un genitore, dovrebbe proibire ai suoi figli di violarlo. Un impiegato dello Stato deve promuovere l'onestà con l'esempio e la testimonianza, ma potrebbe pure essere suo dovere esercitare la sua autorità denunciando chi si rende responsabile di furti. In ogni caso, l'esercizio dell'autorità deve essere limitato alla misura che gli è stata accordata da Dio ed alla natura del rapporto con le persone implicate.

Vi sono pure molti modi in cui possiamo essere utili agli altri, in dipendenza dalle circostanze. Possiamo sempre essere utili cercando di comprendere le difficoltà e le tentazioni che gli altri devono affrontare e mantenere verso di loro un atteggiamento simpatetico. Dobbiamo cercare di evitare uno spirito critico indebito, e persino quando sarebbe nostro dovere rimproverare qualcuno, noi lo dovremmo fare con gentilezza ed amore cristiano, non con un atteggiamento aspro pensando di essere più giusti di loro. Se qualcuno sta affrontando una dura lotta contro il peccato, la tentazione o lo scoraggiamento, dovremmo aiutarlo attraverso l'incoraggiamento. Non dovremmo mai rallegrarci nell'iniquità, o prendere piacere segreto nel vedere altri che sbagliano e per questo pagano. Evitare ogni pettegolezzo sugli sbagli altrui può fare molto per guarire le ferite aperte della chiesa visibile.

"Aver cura di non prendere parte con altri di ciò che sia loro proibito" significa incoraggiarli a fare ciò che è sbagliato e quindi incorrere nella stessa colpa, anche se la cosa non fosse a noi proibita. È sbagliato, per esempio, accettare un passaggio in un'auto che sia stata rubata se sappiamo che l'auto è stata rubata. Accettare un passaggio non è sbagliato, ma in questo caso significherebbe partecipare al crimine di un'altra persona. Allo stesso modo è ovviamente sbagliata la ricettazione, acquistare cioè della merce che sappiamo essere stata rubata. Se, ancora per esempio, ad un bambino è stato proibito di uscire un giorno di casa per andare ad una partita di pallone, è sbagliato accompagnarcelo noi, incoraggiandolo così nella disubbidienza all'autorità dei suoi genitori.

Altre questioni

È giusto far fare ad altri quello che a noi non sarebbe consentito fare?

Certamente no. Se una cosa è sbagliata rimane sbagliata sia che la facciamo noi o che la facciamo fare a qualcun altro. Questo principio, però, in pratica è frequentemente violato. Un negoziante non dovrebbe tenere aperto il suo negozio di domenica e lasciare un suo impiegato che si occupi delle vendite. Se un certo libro o rivista non è opportuno che noi lo leggiamo, non dovremmo darlo ad altri affinché lo leggano, non fa differenza se quelle persone siano o non siano cristiane. La legge morale di Dio è in vigore per tutti e non solo riguarda i cristiani. Dio esige perfezione morale da tutti, cristiani o non cristiani che siano. La sua legge è oggettiva e riguarda tutte le creature umane. È cosa perversa dire che un cristiano che non farebbe per sé stesso una certa cosa, possa impiegare qualcuno che non è cristiano per fare quella cosa per lui!