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D/R 98 - indice - D/R 100

D. 99. Quali regole devono essere osservate per la retta comprensione del Decalogo?

La risposta a questa domanda è suddivisa in otto punti che saranno commentati separatamente. Essa espone quali sono i criteri interpretativi dei Dieci Comandamenti.

R. Per la retta comprensione del Decalogo devono essere osservate le seguenti regole:

1. Che la legge è perfetta ed obbliga ognuno alla piena conformità dell’intero uomo alla sua giustizia, ed all’intera e perpetua ubbidienza, tanto da esigere la più grande perfezione in ogni suo dovere ed a proibire il peccato [anche] al minimo grado. (Commento).

2. Che essa è spirituale: essa, cioè, si estende fino all’intelletto, la volontà, i sentimenti ed ogni altro potere dell’anima, tanto quanto parole, opere e gesti. (Commento).

3. La stessa cosa, ma sotto diversi rispetti, è richiesta o proibita in comandamenti diversi.

4. Laddove si esige l'adempimento di un dovere, pure si proibisce il peccato contrario corrispondente; e dove un peccato è proibito, là pure è comandato il dovere contrario corrispondente. Allo stesso modo, laddove al comandamento è annessa una promessa, pure vi si minaccia il contrario; e laddove è annessa una minaccia, il contrario vi è implicato. (Commento).

5. Che ciò che Dio proibisce, non deve essere fatto in alcun tempo; ciò che Egli comanda è sempre nostra incombenza adempiere, benché ogni particolare dovere non deve essere fatto in ogni tempo.

6. Che inclusi in un peccato o dovere, sono tutti quelli dello stesso genere ad essere proibiti o comandati; insieme a tutte le loro cause, modi, occasioni ed apparenze d’essi, come pure ogni istigazione [provocazione] a commetterlo. (Commento).

7. Che ciò che è proibito o comandato a noi stessi, noi siamo tenuti, secondo lo stato in cui siamo stati posti, a fare in modo che sia evitato o eseguito da altri, secondo i doveri propri della loro condizione.

8. Che in ciò che è comandato ad altri, noi siamo vincolati, secondo il nostro stato e vocazione, ad essere loro d’aiuto; come pure ad aver cura di non prendere parte con altri ciò che sia loro proibito. (Commento).

Testo originale

Inglese Latino
What rules are to be observed for the right understanding of the ten commandments? For the right understanding of the ten commandments, these rules are to be observed: (1) That the law is perfect, and binds everyone to full conformity in the whole man unto the righteousness thereof, and unto entire obedience forever; so as to require the utmost perfection of every duty, and to forbid the least degree of every sin. (2) That it is spiritual, and so reaches the understanding, will, affections, and all other powers of the soul; as well as words, works, and gestures. (3) That one and the same thing, in divers respects, is required or forbidden in several commandments. (4) That as, where a duty is commanded, the contrary sin is forbidden; and, where a sin is forbidden, the contrary duty is commanded: so, where a promise is annexed, the contrary threatening is included; and, where a threatening is annexed, the contrary promise is included. (5) That: What God forbids, is at no time to be done; What he commands, is always our duty; and yet every particular duty is not to be done at all times. (6) That under one sin or duty, all of the same kind are forbidden or commanded; together with all the causes, means, occasions, and appearances thereof, and provocations thereunto. (7) That: What is forbidden or commanded to ourselves, we are bound, according to our places, to endeavor that it may be avoided or performed by others, according to the duty of their places. (8) That in: What is commanded to others, we are bound, according to our places and callings, to be helpful to them; and to take heed of partaking with others in: What is forbidden them. Ut Decalogus recte intelligatur, quenam regulae sunt observandae? Ut Decalogus recte intelligatur, isthaec regulae sunt observandae: (1) Lex est perfecta, unumquemque obligans ad securatam totius hominis cum iustitia eiusdem congruentiam, ad obedientiam integram et perpetuam, adeo quidem ut summam exiget cuiusque officii perfectionem, gradum vero peccati minimum quamque prohibeat. (2) Lex est spiritualis, adeoque non minus intellectum, voluntatem, affectionem, ceterasque omnes animae potentias pertingit, quam verba, opera, gestusque externos. (3) Res una eademque, respectu alio atque alio, in pluribus mandatis aut praecipitur aut prohibetur. (4) Quemadmodum ibi officium praecipitur, peccatum ei contrarium prohibetur; ubicunque vero prohibetur peccatum quodvis ibi etiam praecipitur officium eidem contrarium: ad eundem modum ubi promissum subiungitur, includitur ei contraria comminatio; ubi vero interminatio subnectitur, contrarium ibi promissum subintelligitur. (5) Quod Deus prohibet id nullo tempore faciendum est, quod vero praecipit semper quidem tamquam officium nobis incumbit; at unumquodque officium particulare omni tempore prestare non tenemur. (6) Sub unu seu peccato sive officio eiusdem generis omnia aut prohibentur, aut praecipiuntur, una cum omnibus eorum causis, modiis, occasionibus, ut etiam quaeeunque eurum vel speciem habent, cum omnibus eorundem irritamentis. (7) Quisquid nobis ipsis aut prohibetur aut praecipitur, illud conari tenemur, pro eo statu in quo sumus constituti, ut etiam ab aliis pro illorum statu ac officio aut declinetur aut praestetur. (8) Quisquid aliis praecipitur, in eo pro ratione status vocationisque nostrae adiutores iis esse debemus; summe autem cavere ne cum aliis in iis quae ipsis prohibentur simus participes.