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D/R 94 - indice - D/R 96

D. 95. In che modo la Legge morale è utile a tutti gli uomini?

La Legge morale è utile a tutti gli uomini in quanto essa fa conoscere quale sia la natura santa e la volontà di Dio, come pure quali siano gli obblighi ai quali sono tenuti a conformare il loro comportamento; per convincerli che essi sono del tutto incapaci ad osservarli, come pure della nefanda contaminazione della loro natura, cuore e vita; per umiliarli col senso del loro peccato e miseria, e quindi ad aiutarli a vedere con maggiore chiarezza il bisogno che essi hanno di Cristo e della perfezione della Sua ubbidienza.

Testo originale

Inglese Latino
The moral law is of use to all men, to inform them of the holy nature and will of God, and of their duty, binding them to walk accordingly;to convince them of their disability to keep it, and of the sinful pollution of their nature, hearts, and lives; to humble them in the sense of their sin and misery, and thereby help them to a clearer sight of the need they have of Christ, and of the perfection of his obedience. Lex moralis utilis est omnibus, ad edocendum ees sanctam Dei natura ac voluntatem, suumque officium, ques etiam obligat ad consentanee ambulandum: ad convincendum eos, quam sint ad observandam illam prorsus impotentes, quantaque siat et quam nefaria naturae, cordis vitaeque suae inquinementa: ad humiliandum eos e sensu peccatis sui ac miseriae, quo constare possit iis evidentius quam necessarius eis Christus sit, quamque perfecta ipsius obedientia.

Riferimenti biblici

  • La legge morale è espressione della natura santa di Dio e della Sua volontà. “Poiché io sono il SIGNORE, il vostro Dio; santificatevi dunque e siate santi, perché io sono santo. Non contaminate le vostre persone per mezzo di uno qualsiasi di questi animali che strisciano sulla terra. Poiché io sono il SIGNORE che vi ho fatti salire dal paese d'Egitto, per essere il vostro Dio. Siate dunque santi, perché io sono santo. (...) Santificatevi dunque e siate santi, perché io sono il SIGNORE vostro Dio. Osservate le mie leggi, e mettetele in pratica. Io sono il SIGNORE, e vi santifico” (Levitico 11:44-45; 20:7-8); “Così la legge è santa, e il comandamento è santo, giusto e buono” (Romani 7:12).
  • La legge morale è finalizzata a rivelare quali siano i doveri che le creature umane devono assolvere per ubbidirgli. “O uomo, Egli ti ha fatto conoscere ciò che è bene; che altro richiede da te il SIGNORE, se non che tu pratichi la giustizia, che tu ami la misericordia e cammini umilmente con il tuo Dio?” (Michea 6:8); “Chiunque infatti osserva tutta la legge, ma la trasgredisce in un punto solo, si rende colpevole su tutti i punti. Poiché colui che ha detto: «Non commettere adulterio», ha detto anche: «Non uccidere». Quindi, se tu non commetti adulterio ma uccidi, sei trasgressore della legge” (Giacomo 2:10-11); "Impegnatevi a cercare la pace con tutti e la santificazione senza la quale nessuno vedrà il Signore" (Ebrei 12:14).
  • La legge morale serve per convincere gli esseri umani della loro naturale condizione di peccatori irreparabilmente condannati. “Anche il tuo servo è da essi ammaestrato; v'è gran ricompensa a osservarli. Chi conosce i suoi errori? Purificami da quelli che mi sono occulti” (Salmo 19:11-12); “perché mediante le opere della legge nessuno sarà giustificato davanti a lui; infatti la legge dà soltanto la conoscenza del peccato. (...) Che cosa diremo dunque? La legge è peccato? No di certo! Anzi, io non avrei conosciuto il peccato se non per mezzo della legge; poiché non avrei conosciuto la concupiscenza, se la legge non avesse detto: «Non concupire»” (Romani 3:20; 7:7).
  • La legge morale serve per far diventare umili i peccatori persuadendoli del loro peccato e miseria. “Che dire dunque? Noi siamo forse superiori? No affatto! Perché abbiamo già dimostrato che tutti, Giudei e Greci, sono sottomessi al peccato, (...) tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio” (Romani 3:9-23).
  • La legge morale serve per aiutare le creature umane a vedere chiaramente quanto esse abbiano bisogno di Cristo per salvarle dal peccato. “La legge è dunque contraria alle promesse di Dio? No di certo; perché se fosse stata data una legge capace di produrre la vita, allora sì, la giustizia sarebbe venuta dalla legge; ma la Scrittura ha rinchiuso ogni cosa sotto peccato, affinché i beni promessi sulla base della fede in Gesù Cristo fossero dati ai credenti” (Galati 2:21-22).
  • La legge morale serve per impartire alle creature umane un'alta concezione del carattere e della giustizia di Cristo, il quale ha adempiuto perfettamente alla giustizia. “…poiché Cristo è il termine della legge, per la giustificazione di tutti coloro che credono” (Romani 10:4).

Commento

La chiara presentazione ed esposizione della Legge morale di Dio, quella che tutte le creature umane sono tenute ad osservare, è altrettanto importante quanto quella dell'Evangelo, anzi, ne è parte integrante. L'Evangelo, infatti, è l'annuncio della grazia di Dio in Gesù Cristo. La grazia, però, è un concetto eminentemente giuridico. Essa riguarda coloro che occupano la posizione di imputati nel tribunale di Dio, accusati di aver trasgredito quella Legge che essi erano tenuti ad ubbidire, la cui colpevolezza è stata dimostrata e che si avviano alla certa espiazione della loro giusta condanna.

L'annuncio della grazia presuppone la nostra colpevolezza e giusta condanna. L'Evangelo della grazia di Dio sarebbe del tutto incomprensibile e facilmente equivocabile se coloro che lo odono non avessero concezione alcuna della loro colpevolezza nei confronti della Legge di Dio e non si rendessero conto di essere stati irrimediabilmente condannati come suoi trasgressori. Come, infatti, si potrebbe pretendere di annunciare l'Evangelo della grazia di Dio in Gesù Cristo ed essere rettamente compresi, se coloro che lo odono non hanno consapevolezza alcuna della loro reale situazione di fronte a Dio (perché nessuno glielo ha chiaramente spiegato) oppure di essa un'idea errata o distorta?

Molti "vangeli moderni" di fatto sono del tutto sfasati ed annunciano una "grazia" ed un "amore di Dio" che non solo non tiene in alcun conto il contesto giuridico in cui il Nuovo Testamento parla di grazia, ma tragicamente inganna ed illude chi lo ascolta. Quanti, fra coloro che odono questo "vangelo", infatti, hanno la dolorosa consapevolezza di essere dei miserabili peccatori giustamente condannati da Dio e, in quanto tali, privi di qualsiasi speranza di sfuggire dalla "pena capitale" che giustamente meritano da parte di Dio? Senza questa consapevolezza, come potrebbero invocare la misericordia e la grazia di Dio, implorarlo che si applichino a loro, per la loro salvezza, i meriti salvifici di Cristo? Come potrebbero giungere ad un autentico ravvedimento e mostrare riconoscenza a Dio per la stupefacente grazia che è accordata in Cristo se non hanno idee chiare rispetto a che cosa dovrebbero ravvedersi? Come potrebbero procedere poi sulla via della santificazione se non si lasciano guidare dal criterio di giustizia della legge di Dio, che esprime quale sia la Sua volontà? Per comprendere tutta la portata dell'Evangelo, non basta neanche credersi genericamente "peccatori", rendersi conto del "vuoto" della loro vita o di non essere "realizzati".

E' detto dello Spirito Santo che "Quando sarà venuto, convincerà il mondo quanto al peccato, alla giustizia e al giudizio" (Giovanni 16:8). Quando, però, "viene" lo Spirito Santo ed Egli opera? In congiunzione con l'annuncio dell'Evangelo inteso a far prendere coscienza prima di tutto della colpevolezza di chi lo ode, e poi annuncia la grazia in Gesù Cristo. Lo Spirito Santo "viene" a Pentecoste quando, per mezzo dell'annuncio dell'Evangelo, fa sì che molti fra coloro che l'ascoltano si sentano in colpa verso Dio ed invochino la Sua misericordia in Cristo. Difatti, "Udite queste cose, essi furono compunti nel cuore, e dissero a Pietro e agli altri apostoli: «Fratelli, che dobbiamo fare?» E Pietro a loro: «Ravvedetevi e ciascuno di voi sia battezzato nel nome di Gesù Cristo, per il perdono dei vostri peccati, e voi riceverete il dono dello Spirito Santo. Perché per voi è la promessa, per i vostri figli, e per tutti quelli che sono lontani, per quanti il Signore, nostro Dio, ne chiamerà». E con molte altre parole li scongiurava e li esortava, dicendo: «Salvatevi da questa perversa generazione»" (Atti 2:37-40). Quanti oggi, di fronte ai "vangeli moderni" che odono, si sentono autenticamente in colpa di fronte a Dio, "compunti in cuore", sono consapevoli della giusta condanna che pende sul loro capo ed invocano così la grazia di Dio?

Ecco così l'importanza che l'annuncio della grazia sia preceduto dalla proclamazione della Legge di Dio che informa, istruisce, rende noto. Ecco come la risposta a questa domanda mette in evidenza quale sia la funzione della legge di Dio proclamata.

  • 1. La proclamazione della legge ci fa prendere coscienza della santità di Dio. Dio rivela Sé stesso (i Suoi attributi) attraverso l'insegnamento delle Sacre Scritture. Ciò che è giusto non è perché sia giusto di per sé stesso, ma perché è conseguente alla santa natura di Dio. Se non abbiamo piena coscienza della perfetta santità di Dio e di ciò che Egli giustamente esiga da noi per poter essere in comunione con Lui, questo ci porterà a vederlo come un Dio che facilmente tollera i nostri peccati ed è pronto a perdonarci a buon mercato. Considerare la santità di Dio esposta nella Bibbia, ci porterà a guardare con orrore ai nostri peccati (anche i "più piccoli") come un'intollerabile offesa alla Sua maestà; a guardare a noi stessi come giustamente meritevoli del "massimo della pena", indegni di una qualsiasi considerazione da parte Sua. I "vangeli" a buon mercato che troppo spesso si odono oggi, l'evidenziare così tanto un malinteso "l'amore di Dio" nasce da un'inadeguata concezione della santità e della giustizia di Dio. La consapevolezza della santità di Dio ci porterà a comprendere perché sia necessario che ci venga accreditata la vita perfetta di Cristo e la necessità dello stesso Suo sacrificio estremo come unico possibile modo per poterci accordare la grazia della salvezza. Sulla santita di Dio vedi: http://riforma.wikispaces.com/attributi_08.
  • 2. La proclamazione della legge di Dio ci fa prendere coscienza dell'obbligo che abbiamo di conformarci ad essa in tutto il nostro comportamento. Abbiamo il dovere di conformarci alla legge morale non sulla base di considerazioni utilitaristiche del tipo "dobbiamo perseguire il più grande bene per il maggior numero di persone" o "il benessere dell'umanità", ma perché Dio, Creatore e Signore dell'universo l'ha comandato. Non c'è nulla di più immorale che l'idea che sia necessario seguire la Legge morale perché "ci conviene". La legge morale bisogna ubbidirla perché è un dovere che ci proviene dal fatto che Dio è il Creatore e noi le Sue creature. Indubbiamente, però, tutto può funzionare solo se si conforma alle leggi che, appunto, Egli ha stabilito per il suo funzionamento. Noi siamo creature di Dio e, sebbene Dio ci abbia dato "margini di libertà" e responsabilità, realizziamo pienamente noi stessi solo ubbidendo alla Sua volontà. "Non conformatevi a questo mondo, ma siate trasformati mediante il rinnovamento della vostra mente, affinché conosciate per esperienza quale sia la volontà di Dio, la buona, gradita e perfetta volontà" (Romani 12:2).
  • 3. La proclamazione della legge di Dio ci fa prendere coscienza della nostra attuale incapacità (disabilità, impotenza) di conformarci ad essa a causa del peccato che contamina (inquina) ogni nostra facoltà, e quindi della disperata condizione di condanna che ci caratterizza come trasgressori. Se siamo in obbligo di conformarci alla Legge di Dio e non siamo in grado di farlo a causa del nostro peccato, allora prendiamo coscienza di quanto la nostra condizione di peccatori sia disperata e della necessità che abbiamo di un salvatore.
  • 4. La proclamazione della legge di Dio ci ispira umiltà perché ci fa vedere quali veramente noi siamo, spregevoli (abominevoli, odiosi, empi, scellerati), peccaminosi peccatori che nulla meritano. Essa "ridimensiona" la concezione che abbiamo di noi stessi. Essa ci pone di fronte ad un criterio morale assoluto che, così come siamo, per quanto ci si sforzi, nessuno potrà mai raggiungere. Essa abbatte, provocandoci, la nostra presunzione. "Per la grazia che mi è stata concessa, dico quindi a ciascuno di voi che non abbia di sé un concetto più alto di quello che deve avere, ma abbia di sé un concetto sobrio" (Romani 12:3). "Abbi pietà di me, o Dio, per la tua bontà; nella tua grande misericordia cancella i miei misfatti. Lavami da tutte le mie iniquità e purificami dal mio peccato; poiché riconosco le mie colpe, il mio peccato è sempre davanti a me. Ho peccato contro te, contro te solo, ho fatto ciò ch'è male agli occhi tuoi. Perciò sei giusto quando parli,e irreprensibile quando giudichi. Ecco, io sono stato generato nell'iniquità, mia madre mi ha concepito nel peccato. Ma tu desideri che la verità risieda nell'intimo: insegnami dunque la sapienza nel segreto del cuore. Purificami con issopo, e sarò puro; lavami, e sarò più bianco della neve" (Salmo 51:1-7).
  • 5. La proclamazione della legge di Dio ci porta a Cristo. La proclamazione della legge di Dio è per noi un pedagogo che ci accompagna a scoprire, conoscere ed invocare Colui che ci è presentato nell'Evangelo, cioè il Signore e Salvatore Gesù Cristo, la Sua perfetta giustizia e sacrificio di espiazione e, rinunciando ad ogni nostra pretesa, ad accoglierlo come sola nostra speranza. "Ed è grazie a lui che voi siete in Cristo Gesù, che da Dio è stato fatto per noi sapienza, giustizia, santificazione e redenzione" (1 Corinzi 1:30).

Ulteriori questioni

In che modo la legge morale di Dio ci aiuta ad avere una giusta stima del carattere impareggiabile di Cristo?

Cristo stesso è vissuto sottoposto alla legge (Galati 4:4). Egli ha perfettamente adempiuto a tutto ciò che esige la legge morale di Dio, conformandosi totalmente al modello perfetto di giustizia che Dio ha posto di fronte all'umanità. Se noi ci rendiamo conto come Cristo abbia adempiuto la legge morale in favore dei peccatori, maggiormente approfondiamo il reale carattere della legge morale, maggiormente apprezzeremo il carattere incomparabile di Cristo. Chi pensa che la legge morale sia un costrutto della cultura umana, una forza naturale o un principio astratto, di solito ritiene che Cristo sia soltanto "un uomo buono". Coloro che, invece, comprendono come la legge morale sia espressione dell'assoluta santità della natura di Dio, penseranno di Cristo come del solo ed assolutamente perfetto uomo e come il Dio-uomo. Se Cristo ha vissuto sulla terra in perfetta conformità al criterio assoluto della legge morale di Dio, allora l'ubbidienza e la giustizia di Cristo sono assolutamente perfette sotto ogni aspetto. Cristo è l'assoluta perfezione morale realizzata in una vita umana.