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D/R 93 - indice - D/R 95

94. D. La legge morale ha forse ancora una funzione dopo la Caduta?

R. Sebbene nessuno dopo la Caduta possa conseguire la giustizia e vita attraverso (l'osservanza della) Legge morale, essa continua ad essere utile a tutti, come pure, in modo peculiare, rispettivamente a coloro che sono rigenerati e a coloro che non sono rigenerati.

Testo originale

Inglese Latino
Although no man, since the fall, can attain to righteousness and life by the moral law; yet there is great use thereof, as well common to all men, as peculiar either to the unregenerate, or the regenerate. Quamvis post lapsum nemo per legem moralem ad iustitiam vitamque possit pertingere, utilitatem tamen habet non mediocrem, tam homnibus hominibus communem, quam qua regenitis, qua non regenitis peculiarem.

Riferimenti biblici

  • Dalla Caduta in poi, nessuno è più in grado di conseguire giustizia conformandosi alla legge morale. “Infatti, ciò che era impossibile alla legge, perché la carne la rendeva impotente, Dio lo ha fatto; mandando il proprio Figlio in carne simile a carne di peccato e, a motivo del peccato, ha condannato il peccato nella carne” (Romani 8:3); “…sappiamo che l'essere umano non è giustificato per le opere della legge ma soltanto per mezzo della fede in Cristo Gesù, e abbiamo anche noi creduto in Cristo Gesù per essere giustificati dalla fede in Cristo e non dalle opere della legge; perché dalle opere della legge nessuno sarà giustificato” (Galati 2:16).
  • In sé stessa la legge è buona ma bisogna farne un uso legittimo. “Noi sappiamo che la legge è buona, se uno ne fa un uso legittimo” (1 Timoteo 1:8).

Commento

È tipica, ma sana e necessaria, la prima reazione che abbiamo di fronte ai requisiti rigorosissimi della Legge di Dio. "Dio pretende troppo da noi. Se Dio esige da noi ubbidienza perfetta per poter godere del Suo favore e vivere, non ce la faremo mai ad essere quel che Egli si aspetta da noi. La via della vita ci è del tutto preclusa". Sì, è proprio così: hai compreso bene. Dalla Caduta in poi, nessuno è più in grado di conseguire la giustizia che Dio si aspetta da noi conformandoci alla legge morale. Il peccato che ci condiziona ci disabilita completamente e Dio non abbasserà il livello di conformità che Egli si aspetta né è disposto a tollerare la nostra colpevole condizione. La Scrittura al riguardo è chiara. La soluzione a questo dilemma è diversa e noi la dobbiamo comprendere bene: è il messaggio dell'Evangelo: “Infatti, ciò che era impossibile alla legge, perché la carne la rendeva impotente, Dio lo ha fatto; mandando il proprio Figlio in carne simile a carne di peccato e, a motivo del peccato, ha condannato il peccato nella carne” (Romani 8:3); “…sappiamo che l'essere umano non è giustificato per le opere della legge ma soltanto per mezzo della fede in Cristo Gesù, e abbiamo anche noi creduto in Cristo Gesù per essere giustificati dalla fede in Cristo e non dalle opere della legge; perché dalle opere della legge nessuno sarà giustificato” (Galati 2:16).

Il peccato ha tanto contaminato la creatura umana da renderla del tutto incapace (impotente) a conseguire da sé stessa, attraverso l'osservanza della legge di Dio, la giustizia necessaria alla vita alla quale avrebbe titolo [in linguaggio biblico "la carne (contaminata da peccato) la rende impotente" (Romani 8:3)]. Questo non vuole dire che non possa conseguire una certa misura di giustizia, né che tutti siano tanto malvagi quanto lo possano essere. Molti, di fatto, possono manifestarsi relativamente virtuosi. Nessuno, però, per quanto virtuoso possa essere, è in grado di raggiungere il livello (i criteri) di giustizia che Dio ha stabilito per poter essere effettivamente dichiarato giusto (giustificato) (vedi D/R 93).

Di fatto, di fronte al tribunale del giudizio di Dio, la giustizia di chiunque si rivela carente, inadeguata, impietosamente inferiore al livello necessario, tanto che per tutti la sentenza è quella di colpevolezza. Secondo i criteri di Dio non c'è nessuno che possa essere considerato giusto o che possa da sé stesso (attraverso l'osservanza della legge) conseguire l'attestato di "giusto". "Che dire dunque? Noi siamo forse superiori? No affatto! Perché abbiamo già dimostrato che tutti, Giudei e Greci, sono sottoposti al peccato, com'è scritto: «Non c'è nessun giusto, neppure uno. Non c'è nessuno che capisca, non c'è nessuno che cerchi Dio. Tutti si sono sviati, tutti quanti si sono corrotti. Non c'è nessuno che pratichi la bontà, no, neppure uno». ... Non c'è timor di Dio davanti ai loro occhi. Or noi sappiamo che tutto quel che la legge dice, lo dice a quelli che sono sotto la legge, affinché sia chiusa ogni bocca e tutto il mondo sia riconosciuto colpevole di fronte a Dio; perché mediante le opere della legge nessuno sarà giustificato davanti a lui; infatti la legge dà soltanto la conoscenza del peccato" (Romani 3:9-20).

Se le cose stanno così (e sono così perché lo dichiara la Parola di Dio) si potrebbe concluderne che la legge di Dio abbia perduto ogni utilità e funzione; che sia diventata parola al vento come le vane esortazioni morali di certi predicatori che "lasciano il tempo che trovano" perché sarà comunque regolarmente disattesa da coloro ai quali è destinata? Si potrebbe addirittura dire: "lasciamola perdere" perché proclamarla avrebbe il solo effetto di produrre ipocrisia e illusioni e che quindi sia "più onesto" metterla a tacere, "consegnarla ad un museo" e magari (così come pure spesso oggi si fa) "abbassarne le pretese", "adattarla alla realtà", relativizzarla, sottoporla a contrattazione, promuovendo "tolleranza" e perdono a buon mercato. No, la legge di Dio, anche nell'attuale nostra situazione, conserva un suo ruolo, un "uso legittimo", significativo, importante, un ruolo che dobbiamo attentamente precisare e che riguarda ogni creatura umana, sia "l'uomo naturale", irrigenerato, che quello che è stato rigenerato spiritualmente essendosi affidato al Gesù Cristo come proprio Salvatore e Signore. Il ruolo che la legge assume rispettivamente per gli uni e per gli altri, rimane importante, ed è quello che verrà precisato nelle domande e risposte seguenti del Catechismo.

Ulteriori questioni

Quale popolare errore questa domanda/risposta del Catechismo vuole contestare?

Questa domanda/risposta del Catechismo contesta recisamente la pretesa di molti anche oggi di poter conseguire la salvezza, la personale accettazione da parte di Dio, il "diritto" a fare ingresso in paradiso, attraverso la pratica di "buone opere meritorie". Tipicamente affermano: "Certamente Dio apprezza e premierà i miei sforzi di fare, in questa vita, delle cose buone per compiacerlo e guadagnare la Sua approvazione", "Non ho mai ucciso nessuno ed ho sempre cercato di fare del mio meglio e se ho fatto degli errori, Dio me li perdonerà". È altrettanto tipico che poi aggiungano: "Per questo non ho bisogno di essere religioso, di frequentare necessariamente una chiesa, di interessarmi di Cristo, di leggere la Bibbia...". Si tratta di ciò che viene definito "salvezza per opere" e riflette un ragionamento molto diffuso presente pure in molte religioni di diverso tipo di fallace sapienza umana. Queste persuasioni non sono quello che Dio autorevolmente ci rivela attraverso tutta la Bibbia e precisato nel Nuovo Testamento. Esse sono fondate sull'ignoranza o sul misconoscere quello che la Rivelazione ci dice sulla natura umana e sul motivo per il quale è giunto fra noi il Salvatore Gesù Cristo: un fatale inganno di noi stessi.