Catmagwest/catmagwest073: differenze tra le versioni

Da Tempo di Riforma.
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'''73. D. In che modo la fede giustifica un peccatore agli occhi di Dio?'''
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'''R. La fede giustifica un peccatore agli occhi di Dio, non a causa delle altre grazie che sempre la accompagnano, o dalle buone opere che ne sono i frutti, né come se la grazia della fede, o qualsiasi altro suo atto, fossero a lui imputate per la sua giustificazione; ma solo come uno strumento mediante il quale egli riceve ed applica Cristo e la Sua giustizia'''.
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'''La fede giustifica un peccatore agli occhi di Dio, non a causa delle altre grazie che sempre la accompagnano, o dalle buone opere che ne sono i frutti [304], né come se la grazia della fede, o qualsiasi altro suo atto, fossero a lui imputate per la sua giustificazione [305]; ma solo come uno strumento mediante il quale egli riceve ed applica Cristo e la Sua giustizia [306].'''
  
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[304] Galati 3:11; Romani 3:28; [305] Romani 4:5; 10:10; [306] Giovanni 1:12; Filippesi 3:9; Galati 1:16.
  
 
=== La fede come sostituto delle opere meritorie ===
 
=== La fede come sostituto delle opere meritorie ===

Versione attuale delle 22:48, 15 mar 2018

D/R 72 - indice - D/R 74


73. In che modo la fede giustifica un peccatore agli occhi di Dio?

La fede giustifica un peccatore agli occhi di Dio, non a causa delle altre grazie che sempre la accompagnano, o dalle buone opere che ne sono i frutti [304], né come se la grazia della fede, o qualsiasi altro suo atto, fossero a lui imputate per la sua giustificazione [305]; ma solo come uno strumento mediante il quale egli riceve ed applica Cristo e la Sua giustizia [306].

[304] Galati 3:11; Romani 3:28; [305] Romani 4:5; 10:10; [306] Giovanni 1:12; Filippesi 3:9; Galati 1:16.

La fede come sostituto delle opere meritorie

Un errore che spesso viene fatto al riguardo del ruolo della fede nella nostra salvezza concepisce la salvezza per fede in termini solo più bassi di quelli originalmente annunciati nel Patto d'opere. Secondo questa falsa dottrina, dato che i peccatori non hanno una giustizia adeguata, Dio concederebbe, nella Sua grazia di accogliere la fede al posto di una giustizia (inadeguata). Questa dottrina si basa su un'interpretazione errata di Romani 4:3: "...che dice la Scrittura? «Abraamo credette a Dio e ciò gli fu messo in conto come giustizia»", citazione paolina di Genesi 15:6 "Egli credette al SIGNORE, che gli contò questo come giustizia". Questa falsa dottrina interpreta questo testo nel seguente modo: "Abraamo non aveva una giustizia perfetta, vale a dire quella che Dio esigeva originalmente, ma egli aveva fede, e così Dio, per la Sua grazia, accetta di accogliere quella fede come sostituto della giustizia richiesta". Quest'interpretazione, però, contraddirebbe l'intero insegnamento di Romani e di Galati, per non parlare di altre parti della Bibbia al riguardo della base della nostra giustificazione. Per esempio, in http://goo.gl/rXYTs Romani 5:12-21 vi è un elaborato parallelo fra Adamo e Cristo che spiega come Cristo adempia il Patto d'opere e che la giustizia di Cristo è la base della nostra giustificazione. Il contesto di Romani 4 mostra come l'interpretazione di Romani 4:3 citata prima sia sbagliata, perché al vers 2, 4, 5 si afferma chiaramente come Abraamo non fosse stato giustificato per opere. Nel caso di Abraamo, quindi, la fede non avrebbe potuto essere equiparata a "un'opera" o come rimpiazzo della giustizia. Confrontando questo con altre parti dell'epistola, è evidente come il vero significato di Romani 4:3 sia il seguente: "Abraamo credette a Dio, e attraverso questa fede nelle promesse di Dio, la perfetta giustizia di Cristo gli fu imputata proprio come se fosse la sua personale giustizia". Dio giammai accetta qualcosa di meno che una giustizia perfetta ma, nella Sua grazia, Egli accoglie la giustizia di Cristo al posto della nostra e come se fosse nostra.

Che la fede sia "solo come uno strumento" significa che tutta la giustizia implicata nella nostra salvezza, come pure ogni potere implicato nella nostra salvezza, è interamente da Dio. La fede è semplicemente un anello di congiunzione, un canale, una via, attraverso il quale si riceve la grazia di Dio.

Le contraddizioni e le incongruenze del Cattolicesimo romano

Nella dottrina del Cattolicesimo romano vi è una sostanziale contraddizione in termini, un'incoerenza logica. Se da una parte, infatti, esso parla della fede come "un atto reso possibile dalla grazia di Dio, in quanto nella fede Dio dona all'uomo la salvezza" (vedasi qui), dall'altro si afferma che essa sarebbe "un atto libero: la fede è una risposta genuinamente umana all'offerta di dialogo fatta da Dio nella rivelazione", ("Con la fede « l'uomo si abbandona tutto a Dio liberamente"). In particolare, essa concepisce la fede come "una virtù teologale": "Per la fede noi crediamo in Dio e crediamo tutto ciò che egli ci ha rivelato e che la Chiesa ci propone da credere".

Un'ulteriore errore del Cattolicesimo è quello di legare il dono della fede e delle altre "virtù" alla ricezione dei propri "sacramenti". Infatti, sebbene Dio sia considerato il datore della fede (intesa come virtù teologale) alla domanda "Quand'è che Dio ci infonde nell'anima le virtù teologali?" il Cattolicesimo risponde: "Dio per sua bontà ci infonde nell'anima le virtù teologali quando ci adorna della sua grazia santificante, e perciò quando abbiamo ricevuto il Battesimo siamo stati arricchiti di queste virtù, e con esse, dei doni dello Spirito Santo"(vedasi qui). Il Cattolicesimo non solo cade in innumerevoli contraddizioni, ma con il suo sacramentalismo sovverte del tutto la fede cristiana come annunciata nel Nuovo Testamento.

La fede come supporto psicologico umano

L'errore del Liberalismo al riguardo della fede è che il Liberalismo o Modernismo tende a considerare la fede come qualcosa di valore di per sé stesso, qualcosa come "una fiducia in noi stessi", qualcosa per "tener su il morale" che impedisce lo scoraggiamento, piuttosto che la fede come anello di collegamento con la giustizia di Cristo. Il liberalismo guarda alla fede dal punto di vista psicologico e la considera come utile e di valore per lo stato mentale che produce in una persona, piuttosto che considerarla dal punto di vista teologico (e scritturale) che ha per oggetto l'opera redentrice di Cristo. Secondo il Liberalismo, è l'atto o l'atteggiamento del credere, più che ciò in cui si crede, che è la cosa importante. La fede sarebbe quindi un valore a sé stante "L'energia della fede interseca trasversalmente tutte le differenze della religione, della morale, delle condotta e dell'esperienze della vita, della penetrazione spirituale e della posizione sociale. La fede è per tutti altrettanto facile e altrettanto difficile" (http://goo.gl/rqdCL K. Barth, "Commento alla lettera ai Romani, 1962). Va da sé che l'idea liberale di fede è del tutto distruttiva non solo della dottrina della giustificazione per grazia, ma dell'intero insegnamento della Bibbia sulla fede e sulla salvezza. In altre parole, l'idea "liberale" di fede è distruttiva del Cristianesimo stesso.

Un "corso biblico" online "di carattere ecumenico" giunge addirittura a dire: "Molti si lamentano di non avere abbastanza fede, aspettano tale dono fede da Dio, come dono dal cielo. Ma Dio ha già donato ad ogni uomo sufficiente fede per vivere la vita cristiana. A questo punto sta a noi avere fiducia in lui. Quindi le persone che dicono: 'io non mi fido di Dio' hanno provato a muoversi sul ghiaccio? La fede non arriva da sola e in blocco, ma sta a noi aumentarla in un continuo rapporto di scambio d'amore con Dio: se non c'è questo rapporto dinamico non avremo mai fede". Si giunge così qui al pelagianesimo puro.

Alla concezione liberale di fede va associata pure la concezione del tutto eversiva della fede cristiana che giunge a negare l'importanza della fede presupponendo l'universalismo della salvezza. La "teologa" "cattolica" Adriana Zarri afferma: "La fede è soprattutto un atteggiamento di ascolto, di disponibilità. Perché se è vero che ci si salva per la fede, e se è vero che gli uomini onesti si salvano, allora si vede che questi uomini onesti anche se non hanno la fede, anche se non credono come crediamo noi, la fede ce l’hanno, i cosiddetti non credenti. I non credenti onesti oggi sappiamo tutti che si salvano, a parte il fatto che si salvano tutti perché io nell’inferno non ci credo, quindi si salvano tutti. Si tratta di vedere l’ampiezza dell’anticamera che dovranno fare. E certo anche tanti cosiddetti credenti dovranno fare una lunga anticamera. E magari tanti cosiddetti non credenti la faranno più breve".