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La giustificazione è un atto della della grazia (gratuita) di Dio verso peccatori [286], per la quale Egli perdona tutti i loro peccati, li accetta e considera le loro persone come giuste ai Suoi occhi [287], non sulla base di alcunché sia operato in loro o fatto da loro [288], ma soltanto sulla base della perfetta obbedienza e piena soddisfazione di Cristo, da Dio imputata loro [289] e ricevuta solo per fede [290].
  
'''R. La giustificazione è un atto della della grazia (gratuita) di Dio verso peccatori, per la quale Egli perdona tutti i loro peccati, li accetta e considera le loro persone come giuste ai Suoi occhi, non sulla base di alcunché sia operato in loro o fatto da loro, ma soltanto sulla base della perfetta ubbidienza e piena soddisfazione di Cristo, da Dio imputata loro e ricevuta solo per fede.'''
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[286] Romani 3:22,23-25; 4:5; [287] 2 Corinzi 5:19-21; Romani 3:22,24-25,27-28; [288] Tito 3:5,7; Efesini 1:7; [289] Romani 5:17-19; 4:6-8; [290] Atti 10:43; Galati 2:16; Filippesi 3:9.
  
 
== Riferimenti biblici ==
 
== Riferimenti biblici ==

Versione attuale delle 20:40, 10 mar 2018

D/R 69 - indice - D/R 71

70. Che cos'è la giustificazione?

La giustificazione è un atto della della grazia (gratuita) di Dio verso peccatori [286], per la quale Egli perdona tutti i loro peccati, li accetta e considera le loro persone come giuste ai Suoi occhi [287], non sulla base di alcunché sia operato in loro o fatto da loro [288], ma soltanto sulla base della perfetta obbedienza e piena soddisfazione di Cristo, da Dio imputata loro [289] e ricevuta solo per fede [290].

[286] Romani 3:22,23-25; 4:5; [287] 2 Corinzi 5:19-21; Romani 3:22,24-25,27-28; [288] Tito 3:5,7; Efesini 1:7; [289] Romani 5:17-19; 4:6-8; [290] Atti 10:43; Galati 2:16; Filippesi 3:9.

Riferimenti biblici

  • La giustificazione è un atto della gratuita grazia di Dio verso peccatori. "... vale a dire la giustizia di Dio mediante la fede in Gesù Cristo, per tutti coloro che credono - infatti non c'è distinzione: tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio - ma sono giustificati gratuitamente per la sua grazia, mediante la redenzione che è in Cristo Gesù. Dio lo ha prestabilito come sacrificio propiziatorio mediante la fede nel suo sangue, per dimostrare la sua giustizia, avendo usato tolleranza verso i peccati commessi in passato ... mentre a chi non opera ma crede in colui che giustifica l'empio, la sua fede è messa in conto come giustizia" (Romani 3:22-25; 4:5).
  • Nella giustificazione, Dio non solo perdona tutti i peccati di una persona, ma pure accetta quella persona come positivamente giusta agli occhi di Dio. "... tutto questo viene da Dio che ci ha riconciliati con sé per mezzo di Cristo e ci ha affidato il ministero della riconciliazione. Infatti Dio era in Cristo nel riconciliare con sé il mondo, non imputando agli uomini le loro colpe, e ha messo in noi la parola della riconciliazione. Noi dunque facciamo da ambasciatori per Cristo, come se Dio esortasse per mezzo nostro; vi supplichiamo nel nome di Cristo: siate riconciliati con Dio. Colui che non ha conosciuto peccato, egli lo ha fatto diventare peccato per noi, affinché noi diventassimo giustizia di Dio in lui" (2 Corinzi 5:19-21); " ...vale a dire la giustizia di Dio mediante la fede in Gesù Cristo, per tutti coloro che credono - infatti non c'è distinzione: tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio -ma sono giustificati gratuitamente per la sua grazia, mediante la redenzione che è in Cristo Gesù. Dio lo ha prestabilito come sacrificio propiziatorio mediante la fede nel suo sangue, per dimostrare la sua giustizia, avendo usato tolleranza verso i peccati commessi in passato, al tempo della sua divina pazienza; e per dimostrare la sua giustizia nel tempo presente affinché egli sia giusto e giustifichi colui che ha fede in Gesù. Dov'è dunque il vanto? Esso è escluso. Per quale legge? Delle opere? No, ma per la legge della fede; poiché riteniamo che l'uomo è giustificato mediante la fede senza le opere della legge" (Romani 3:22-28).
  • La giustificazione non è basata sul carattere o sulle opere della persona giustificata, e nemmeno sull'opera dello Spirito Santo nel suo cuore, ma è strettamente "secondo la Sua misericordia" e basata sulla giustizia di Cristo e sulla "redenzione attraverso il Suo sangue". "... egli ci ha salvati non per opere giuste da noi compiute, ma per la sua misericordia, mediante il bagno della rigenerazione e del rinnovamento dello Spirito Santo, che egli ha sparso abbondantemente su di noi per mezzo di Cristo Gesù, nostro Salvatore, affinché, giustificati dalla sua grazia, diventassimo, in speranza, eredi della vita eterna" (Tito 3:5-7); "In lui abbiamo la redenzione mediante il suo sangue, il perdono dei peccati secondo le ricchezze della sua grazia" (Efesini 1:7).
  • Nella giustificazione i meriti della giustizia e dell'ubbidienza di Cristo vengono "imputati", accreditati, "messi sul conto" della persona giustificata, la quale riceve questa "giustizia imputata" come un libero dono di Dio. "Infatti, se per la trasgressione di uno solo la morte ha regnato a causa di quell'uno, tanto più quelli che ricevono l'abbondanza della grazia e del dono della giustizia regneranno nella vita per mezzo di quell'uno che è Gesù Cristo. Dunque, come con una sola trasgressione la condanna si è estesa a tutti gli uomini, così pure, con un solo atto di giustizia, la giustificazione che dà la vita si è estesa a tutti gli uomini. Infatti, come per la disubbidienza di un solo uomo i molti sono stati resi peccatori, così anche per l'ubbidienza di uno solo, i molti saranno costituiti giusti. ... Così pure Davide proclama la beatitudine dell'uomo al quale Dio mette in conto la giustizia senza opere, dicendo: «Beati quelli le cui iniquità sono perdonate e i cui peccati sono coperti. Beato l'uomo al quale il Signore non addebita affatto il peccato»" (Romani 5:17-19; 4:6-8).
  • La fede è il mezzo della giustificazione, o l'anello di congiunzione fra il peccatore e la giustizia di Cristo. "Di lui attestano tutti i profeti che chiunque crede in lui riceve il perdono dei peccati mediante il suo nome" (Atti 10:43); " ...sappiamo che l'uomo non è giustificato per le opere della legge ma soltanto per mezzo della fede in Cristo Gesù, e abbiamo anche noi creduto in Cristo Gesù per essere giustificati dalla fede in Cristo e non dalle opere della legge; perché dalle opere della legge nessuno sarà giustificato" (Galati 2:16); "...e di essere trovato in lui non con una giustizia mia, derivante dalla legge, ma con quella che si ha mediante la fede in Cristo: la giustizia che viene da Dio, basata sulla fede" (Filippesi 3:9).

Commento

Ci sono sempre coloro che coltivano illusioni sulla natura umana e che ritengono, contro ogni evidenza e, soprattutto contro le precise affermazioni delle Sacre Scritture, che nell'essere umano vi sia, anche solo potenzialmente, della bontà che possa essere riconosciuta da Dio tanto da poterci "guadagnare il paradiso". C'è sempre chi si illude che l'essere umano, a determinate condizioni e magari con "un aiutino", possa essere considerato "giusto" ed essere così ammesso nel favore di Dio. Se "i giusti" secondo i criteri dell'umanesimo possono esistere ed essere riconosciuti ed onorati come tali, secondo il metro della giustizia di Dio di essi proprio in questo mondo non c'è traccia. L'Antico ed il Nuovo Testamento sono del tutto concordi: "Non c'è nessun giusto, neppure uno. Non c'è nessuno che capisca, non c'è nessuno che cerchi Dio. Tutti si sono sviati, tutti quanti si sono corrotti. Non c'è nessuno che pratichi la bontà, no, neppure uno" (Romani 3:10). La Bibbia dichiara l'umanità colpevole e irrimediabilmente condannata: "...affinché sia chiusa ogni bocca e tutto il mondo sia riconosciuto colpevole di fronte a Dio" (Romani 3:19).

Dio, però, non solo manifesta la Sua giustizia nella condanna dell'umanità, ma anche la Sua misericordia quando decide di concedere la grazia della salvezza ad un numero scelto di creature umane attraverso la Persona e l'opera di Gesù Cristo. Egli così affida questi peccatori scelti "alle Sue cure" affinché siano spiritualmente rigenerati e, attraverso il ravvedimento e la fede operati in loro, diventano giusti e compatibili con la Sua santità. Solo allora delle creature umane possono essere veramente ammesse nella gloria della comunione con Dio.

Uno dei benefici dell'opera salvifica di Cristo è chiamato, nella Bibbia, "giustificazione", la giustificazione dei peccatori eletti a salvezza. Che significa questo termine?

Il termine "giustificazione", così come sta in italiano, può dare luogo ad equivoci. Quando è usato nel contesto della teologia biblica e riformata, "giustificazione" non ha a che fare con il significato che comunemente si dà a questo termine, vale a dire: "una spiegazione dei motivi di un comportamento o un argomento che discolpa" (come ad esempio, le "giustificazioni" scolastiche). Non è del tutto esatta, anzi, doppiamente errata, nemmeno l'accezione del significato che dà a giustificazione, per esempio, il Vocabolario Treccani, vale a dire: "In teologia, l’opera di Dio che, con la sua grazia, rende giusto l’uomo, capace cioè di partecipare all’opera redentrice di Gesù Cristo".

Il termine "giustificazione" nella teologia biblica e riformata, è quello di riconoscere giusto. La giustificazione è l'azione per la quale Dio dichiara legalmente giusto, non colpevole, un peccatore, altrimenti colpevole e condannato, e questo allorché egli affida l'intera sua vita al Signore e Salvatore Gesù Cristo. Perché viene dichiarato giusto? Perché Gesù Cristo ha pagato il prezzo della sua salvezza morendo in croce per espiare i suoi peccati e gli viene attribuita la giustizia conseguita dalla vita immacolata di Cristo. Dio, quindi, non rende (fa) giusto il peccatore credente, ma lo dichiara giusto in virtù non di ciò che egli sia o abbia fatto, ma in virtù di quello che Cristo ha fatto per lui.

Il peccatore credente non è (ancora) giusto di per sé stesso, ma Cristo se ne fa carico come suo Garante e, grazie a Cristo, viene accolto da Dio. Con Gesù quel peccatore diventerà sicuramente poi giusto attraverso il processo di santificazione iniziato in lui e che culminerà nella sua finale glorificazione, quando egli lascerà la vita terrena. Allora, e solo allora, ogni traccia di peccato (di ingiustizia) verrà completamente rimossa. Non quindi,, "fatto giusto", ma "dichiarato giusto" sulla base dell'opera di Cristo in suo favore. E' errato anche quanto aggiunge il vocabolario Treccani: "...capace cioè di partecipare all’opera redentrice di Gesù Cristo" perché la giustificazione non rende capaci di partecipare all'opera redentrice di Cristo, ma è l'opera redentrice di Cristo che gli permette di essere dichiarato giusto davanti a Dio. L'essere giusto non è il requisito del poter ricevere la grazia di Dio, ma si riceve la grazia di Dio in Gesù Cristo per poter essere dichiarati giusti come pure per diventarlo gradualmente. Lo afferma l'Apostolo al riguardo degli eletti: "Dio ... mostra la grandezza del proprio amore per noi in questo: che, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi" (Romani 5:8).

Ecco così la precisa definizione di "giustificazione" data dal Catechismo maggiore di Westminster: "La giustificazione è un atto della grazia (libera o gratuita) di Dio verso peccatori, per la quale Egli perdona tutti i loro peccati, li accetta e considera le loro persone come giuste ai Suoi occhi, non sulla base di alcunché sia operato in loro o fatto da loro, ma soltanto sulla base della perfetta ubbidienza e piena soddisfazione di Cristo, da Dio loro imputata loro e ricevuta solo per fede".

La sostanza della giustificazione è dunque che si tratta di un atto di Dio (una libera Sua iniziativa) attraverso il quale Egli dichiara il credente giusto, non colpevole, sulla base della giustizia conseguita da Cristo, la quale gli viene viene messa in conto (imputata, accreditata). La giustificazione è dunque una dichiarazione legale e non una trasformazione morale. Si tratta prima di tutto di un atto forense (che riguarda il tribunale del giudizio di Dio). Se non si ha una concezione corretta della giustificazione non può esistere autentico cristianesimo. Il riformatore Martin Lutero diceva che la giustificazione è "l'articolo per il quale la chiesa si regge oppure cade".

Non è esagerato dire che la dottrina della giustificazione sia oggi calpestata spesso e volentieri anche da coloro che si ritengono gli eredi della Riforma protestante, che tanto avevano sottolineato l'importanza di questa dottrina. L'Apostolo dice: "A chi non opera ma crede in colui che giustifica l'empio, la sua fede è messa in conto come giustizia" (Romani 4:5). Il problema oggi è che non c'è più nessuno che pensi di essere empio o malvagio... La dottrina evangelicale corrente (arminiana) insegna che l'essere umano abbia in sé abbastanza del seme della virtù da poter far propria ed esercitare la fede in Gesù Cristo. L'essere umano non è più considerato più com'era considerato un tempo, vale a dire un miserabile peccatore. L'arminianesimo moderno pure insegna che l'uomo irrigenerato sia in grado di per sé stesso di volgersi a Dio con la sua fede ed il suo ravvedimento. La sua dottrina si risolve praticamente nel rendere l'uomo sovrano nella propria salvezza. Se Martin Lutero ha ragione, come pensiamo abbia ragione, le chiese dell'evangelicalismo non possono reggere.

Come impara ben presto il pellegrino del racconto di John Bunyan, solo qui, nella dottrina della giustificazione attraverso la sola fede, è la questione più profonda della coscienza umana. Di fronte ad essa, com'è stato affermato, "Ogni confronto ogni altre imprese, ogni altro obiettivo, ogni altra questione diventa vuota, futile e superficiale. Solo qui il peccatore che abbandona ogni pretesa di auto-giustificazione scopre qualcosa che è più rilevante delle mode contemporanee più popolari, più profondamente soddisfacente dei più ricchi tesori del mondo, più liberanti delle vuote filastrocche alle quali gran parte dei nostri contemporanei sembrano credere".

Solo abbassandosi fino a terra e rinunciando ad ogni pretesa di giustificare noi stessi vantando un qualsivoglia merito, si vive (e poi si annuncia) l'Evangelo di Gesù Cristo. Soltanto riconoscendosi miserabili peccatori condannati quali siamo, si potrà apprezzare ed onorare l'opera di Dio in Gesù Cristo e farla propria. "Degno è l'Agnello, che è stato immolato, di ricevere la potenza, le ricchezze, la sapienza, la forza, l'onore, la gloria e la lode»" (Apocalisse 5:12) per la giustificazione e salvezza di coloro a cui Dio si è compiaciuto di conferire la grazia della salvezza.

Approfondimento

Quando si ribadisce la verità di ciò che l'apostolo Paolo afferma nelle Scritture, vale a dire, "A chi non opera ma crede in colui che giustifica l'empio, la sua fede è messa in conto come giustizia" (Romani 4:5), si potrebbe dire che la fede sia il mezzo o la base della giustificazione? Indubbiamente solo il mezzo perché, secondo le Scritture, siamo giustificati attraverso la fede, per mezzo della fede, non sulla base della fede. L'unica possibile base della nostra giustificazione è il fatto che Gesù Cristo abbia Lui stesso per noi espiato la pena che il nostro peccato merita e la giustizia che Egli per noi ha conseguito. Siamo salvati per grazia mediante la fede, sulla base della giustizia di Cristo. La fonte della nostra salvezza è la grazia di Dio, il mezzo della nostra salvezza è la fede, e la base della nostra salvezza è l'opera compiuta da Cristo.

Potrebbe la fede essere considerata come una "buona opera" del credente? No, la fede è l'atto mediante il quale il cristiano si affida a Cristo come proprio Salvatore. Nella Bibbia la fede non è considerata "un'opera". Al contrario, è espressamente messa in contrasto con "le opere". "Infatti è per grazia che siete stati salvati, mediante la fede; e ciò non viene da voi; è il dono di Dio. Non è in virtù di opere affinché nessuno se ne vanti" (Efesini 2:8-9). Se la fede fosse considerata "un'opera", un credente si potrebbe vantare di essa. La fede non comporta alcun merito da parte della persona che la esprime, visto che essa stessa è espressione e frutto della rigenerazione che Dio opera nel cuore degli eletti.

Che la fede sia solo "uno strumento" significa che tutta la giustizia richiesta dalla nostra salvezza come pure tutta la potenza che la nostra salvezza include, è interamente di provenienza divina. La fede è semplicemente "l'anello di connessione", un canale, un modo per ricevere la grazia di Dio.