Studi biblici/Romani 8:12-17

Da Tempo di Riforma.

Qual (buon) vento ti porta?

Sintesi: “Qual buon vento ti porta?”: cosÌ dice chi riceve la visita di qualcuno che non vedeva da tempo. E' un modo di dire. Di fatto, però, vi sono diversi tipi di “venti” o pulsioni che guidano l'essere umano, sia interiori che quelle che provengono dall’esterno. Dove spingono queste pulsioni? Verso la sicurezza di un porto, oppure verso le rocce sulle quali la nostra barca si sfracellerà? Verso ciò che è bene o ciò che è male? È ciò che esamineremo quest’oggi sulla base del testo di Romani 8:12-17.

I venti che ci sospingono

“Qual buon vento ti porta?”: cosÌ dice chi riceve la visita di qualcuno che non vedeva da tempo. E' un modo di dire: come il vento sospinge le barche a vela e vi sono diversi tipi di venti (vento di terra, di mare, tramontana, libeccio, maestrale, ecc.), così vi sono diversi tipi di “venti” o pulsioni che guidano l'essere umano, alcune interiori, provenienti, cioè, dal suo cuore (le sue “voglie”, passioni, desideri) e alcuni dall'esterno (quelli che si agitano nella società umana, ad es. le mode, le ideologie, le “tendenze”, quelli suscitati dalla pubblicità, dalla propaganda, dal conformismo, ecc. ). Dove spingono queste pulsioni? Verso la sicurezza di un porto, oppure verso le rocce sulle quali la nostra barca si sfracellerà? Verso un territorio ostile e nemico, oppure verso casa? Verso ciò che è bene o ciò che è male, verso “la vita” o verso “la morte”?

Il testo biblico

Ecco ciò di cui si occupa il testo biblico sottoposto oggi alla nostra attenzione, dalla lettera dell'apostolo Paolo ai cristiani di Roma, capitolo 8, dal versetto 12. Leggiamolo:

'“Così dunque, fratelli, non siamo debitori alla carne per vivere secondo la carne; perché se vivete secondo la carne voi morrete; ma se mediante lo Spirito fate morire le opere del corpo, voi vivrete; infatti tutti quelli che sono guidati dallo Spirito di Dio, sono figli di Dio. E voi non avete ricevuto uno spirito di servitù per ricadere nella paura, ma avete ricevuto lo Spirito di adozione, mediante il quale gridiamo: «Abbà! Padre!». Lo Spirito stesso attesta insieme con il nostro spirito che siamo figli di Dio. Se siamo figli, siamo anche eredi; eredi di Dio e coeredi di Cristo, se veramente soffriamo con lui, per essere anche glorificati con lui”' (Romani 8:12-17).

Tirati da due parti

In questo testo, l'apostolo Paolo si rivolge ai cristiani di Roma, ai quali si rivolge come a fratelli. Egli non li ha mai incontrati prima, ma c'è indubbiamente qualcosa di molto forte che li lega, non solo una fede comune, ma anche la consapevolezza di appartenere ad un'unica famiglia, quella dei figli di Dio.

Essi li considera fratelli, inoltre, perché condivide con loro una meravigliosa esperienza: da quando hanno affidato la loro vita al Signore e Salvatore Gesù Cristo, essa è stata del tutto rinnovata. Lo Spirito di Dio ha impartito loro una vita, una libertà ed una pace, che prima non ritenevano neppure possibile. Inoltre, essi hanno ricevuto la promessa della vita eterna: ciò che, infatti, Dio ha iniziato a fare in loro, un giorno sarà pienamente realizzato nella gloria del cielo.

Paolo, però, sa, anche per esperienza personale, che la vita del cristiano non è “tutta rose e fiori”, in questo mondo, vivere da cristiani, non è facile. Egli è pronto ad ammetterlo. Da una parte, infatti, la presenza in loro dello Spirito di Dio, li sospinge sulla via buona e giusta tracciata dal Cristo, via che essi seguono con gioia e riconoscenza. D'altro canto, però, essi pure sentono molto forte in sé stessi la pulsione a fare proprio il contrario: a seguire, cioè, la via larga ed attraente del conformismo all'andazzo di questo mondo, tesa al soddisfacimento immediato di sé stessi e del proprio egoismo, e che non tiene in alcun conto, anzi, disprezza, la Persona e la volontà rivelata di Dio.

Il cristiano si sente, così, “tirato da due parti”, ma deve prendere coscienza – questo lo troviamo molto chiaramente affermato in questo testo - che, per quanto attraente, la via suggerita da questo mondo, alla fin fine, porta solo alla rovina, mentre quella tracciata da Dio, porta alla vita: chi meglio del Creatore e sostenitore della vita, infatti, può sapere che cosa sia bene per noi? Non solo questo: il cristiano deve avere piena consapevolezza dei privilegi che, in Cristo, ha ricevuto, e che qui l'Apostolo enumera. Solo questo potrà sostenerlo a fare, in questo mondo, “le giuste scelte”.

Un debito di riconoscenza verso Dio

Il primo concetto che Paolo, così, esprime in questo testo è questo: “tendere le nostre vele” per lasciare che lo Spirito di Dio ci sospinga a fare la volontà di Dio, è un debito di riconoscenza che abbiamo verso di Lui. Ubbidire alla volontà rivelata di Dio, infatti, compiere quelle opere che Lui indica come necessarie, buone e giuste, non è infatti finalizzato, come indicano le religioni di questo mondo, a “ingraziarsi” Dio o a guadagnarci la salvezza, ma è espressione della nostra riconoscenza verso Colui che già, in Cristo, esclusivamente per la Sua grazia, ci ha dato ogni cosa.

Chi ha la mente solo alle cose di questo mondo, o, come si esprime la Bibbia, “il figlio di questo mondo”, al contrario, si sente tenuto a “fare come tutti” ed a “tendere le sue vele” per seguire tutti i contrastanti venti che spirano in questo mondo, e questo per soddisfare tutte le sue voglie e bisogni, spesso indotti da chi abilmente, per i suoi interessi, sa manipolare la società umana. Non così il cristiano. L'Apostolo, infatti, dice: “Così dunque, fratelli, non siamo debitori alla carne per vivere secondo la carne” (12). “Guardate la gente di questo mondo,” egli sembra dire: “essa si sente tenuta, anzi, è costretta, a vivere secondo i propri istinti, ad acconsentire a tutte le mode, tendenze, e sollecitazioni che via via si propongono loro per soddisfare sé stessi e chi domina la società, che, di fatto, è “opinion leader” di gusti, scelte, comportamenti. Tutto questo, naturalmente, avviene ignorando e disprezzando ciò che, invece, è gradito a Dio”.

Chi ha la mente solo alle cose di questo mondo “deve” cedere a tutte le seduzioni, quasi che ne fosse in debito, visto che il mondo e Satana gli promettono (ingannevolmente) così tanto! Noi cristiani, però, dice Paolo, che Cristo ha liberato dalla soggezione al mondo, alla carne ed a Satana, non siamo più tenuti a seguirne gli impulsi, non abbiamo più alcun “debito” verso di essi, siamo liberi! Noi possiamo e dobbiamo vivere come lo Spirito di Dio ci dice, non come ci suggeriscono le varie pulsioni a cui siamo costantemente sollecitati, indicate nella Bibbia come “pulsioni carnali”. Ad esse possiamo e dobbiamo dire di no!

Perché dobbiamo fare così? Perché non dobbiamo più lasciarci trasportare “dai venti di questo mondo”? Dice il testo:

Una logica di morte

“...perché se vivete secondo la carne voi morrete; ma se mediante lo Spirito fate morire le opere del corpo, voi vivrete” (13). Che cosa vuol dire questo? Vuol dire che se seguiamo acriticamente ciò che ci propone il mondo, la carne e Satana (la “trinità” che spadroneggia in questo mondo), ne otterremo la logica conseguenza : non le soddisfazioni che ingannevolmente ci promettono, ma la morte. A questo i più sono ciechi, come dice la Scrittura: “gli increduli... ai quali il dio di questo mondo ha accecato le menti, affinché non risplenda loro la luce del vangelo della gloria di Cristo” (2 Corinzi 4:4).

“Morte?” direste voi, “non è questo un po' esagerato, a me non sembra!”. Infatti: renditi conto che il vero obiettivo dell'avversario di Dio che domina questo mondo, l'obiettivo che egli ti nasconde, lusingandoti, non è quello che ingannevolmente ti promette: la tua soddisfazione e piacere, ma la morte, la perdizione, la rovina della tua anima e del tuo corpo. La tua soddisfazione sarà, come quella di Pinocchio nel paese dei balocchi, di breve durata, perché ne sarai prima schiavo, e poi davanti a te ci sarà solo afflizione, miseria e morte, o, come dice Gesù, “pianto e stridor di denti”.

Se però, con l'aiuto dello Spirito di Dio, che, come cristiano, ti è stato donato, a queste pulsioni dirai un fermo no, eliminando da te persino la sola possibilità di compiere ciò che il mondo ti suggerisce, se tu “soffocherai”, “ucciderai”, “mortificherai” quelle stesse azioni ed opere che ti prospettano, tentandoti, tu vivrai davvero.

La “forza dominante” nella vita del cristiano

Continua, poi, l'Apostolo: “...infatti tutti quelli che sono guidati dallo Spirito di Dio, sono figli di Dio” (14). “Voi che siete cristiani,” egli sembra dire, “che cos'è, infatti, ora, la forza dominante della vostra vita, quella che ne regola i pensieri, le parole e le azioni? Non più “le pulsioni della carne”, ma quelle dello Spirito di Dio. Ecco perché la vita del cristiano coerente pare, agli occhi del mondo, così “strana” e diversa, ecco perché i suoi “gusti” ed interessi sono differenti da quelli, per i quali egli sembra amare ciò che il mondo odia e odiare ciò che il mondo ama!

In questo sta la differenza fra “quelli del mondo” e voi che siete stati da Dio adottati quali Suoi figli, dice l'Apostolo. Ora siete diventati, per grazia di Dio, mediante la fede in Gesù Cristo, figli di Dio e godete della straordinaria libertà e benedizioni che competono ad autentici figli di Dio. Dimostrerete di essere autentici e naturali figli di Dio quando, volentieri e con piena consapevolezza, ubbidirete a Dio, sapendo che solo questo potrà per voi significare vita vera e genuina. Ciò che ora vi guida, vi conduce, dirige la vostra vita, come figli adottivi di Dio, può solo essere lo Spirito di Dio, che è la voce del buono e generoso Padre che vi ha scelto. Infatti, dice:

Non più servi ma figli

“...voi non avete ricevuto uno spirito di servitù per ricadere nella paura, ma avete ricevuto lo Spirito di adozione, mediante il quale gridiamo: «Abbà! Padre!»” (15). Lo Spirito che ora guida voi, come cristiani, è molto diverso da quello che guida la vita di chi ignora Dio”, inoltre, voi avete dei privilegi che gli altri non hanno. Rendetevi conto di ciò che significa essere stati scelti per diventare figli adottivi di Dio! Figlio non vuole dire servo, o peggio, schiavo! Prima eravate servi, schiavi, e facevate tutto quello che il mondo, la carne e Satana, vi comandava di fare! Lo schiavo deve ubbidire al suo padrone e se non ubbidisce ...sono grossi guai! Guardate che cosa accade a chi non si conforma all'andazzo di questo mondo: il minimo che gli possa capitare è d'essere emarginato e deriso. Questo molti non lo sopportano e, all'approvazione di Dio, preferiscono l'approvazione di questo mondo.

Ora, però, siete stati liberati da quella situazione: Iddio ha pagato il vostro riscatto e vi ha preso con Sé, non come servi, ma come autentici figli. Di Dio, certo, dovete aver rispetto, ma non potrà mai essere un atteggiamento di paura (il “timore di Dio” non è paura) perché Egli, per Sua grazia, vi ama teneramente, vi ha colmato di beni e di privilegi prima impensabili. Colui che per voi non ha risparmiato nemmeno il Suo unico e vero Figlio, Gesù Cristo, il quale ha dato l'intera sua vita per riscattarvi, non vi darà forse ogni cosa con Lui?

Pensate, ora Egli vi permette persino di rivolgervi a Lui con l'appellativo di padre, anzi, di papà. Cosa vi potrebbe essere di più grande, dolce ed amorevole di questo? Quanto è grande la grazia e misericordia di Dio verso di noi! Siamo davvero stati adottati come figli di Dio? Certo!

Una persuasione interiore

Inoltre: “Lo Spirito stesso attesta insieme con il nostro spirito che siamo figli di Dio” (16). Il fatto di essere stati resi figli di Dio, per grazia, per l'opera di Cristo, accolta con fede, è qualcosa che ci viene interiormente confermato dal nostro spirito, dal nostro cuore, dai sentimenti che in noi sono stati suscitati per Dio. Egli, infatti, per noi non è più una presenza lontana ed estranea, o peggio un nemico. Egli non è più “un'astrazione” come ritengono molti in questo mondo, ma Qualcuno che sentiamo ora vicino, favorevole, amico, provvidente. Il nostro cuore rende di questo testimonianza: apparteniamo a Lui come figli, e noi, consapevoli di quanto Egli abbia per noi compiuto, Lo amiamo di tutto cuore, abbiamo di Lui fiducia, e volentieri seguiamo quello che Egli, con la saggezza d'un autentico Padre, ci indica come buono e giusto per noi.

L'eredità finale

C'è per noi ancora di più di questo: “Se siamo figli, siamo anche eredi; eredi di Dio e coeredi di Cristo, se veramente soffriamo con lui, per essere anche glorificati con lui” (17). Dato che siamo stati fatti da Lui figli adottivi, un giorno possederemo la pienezza dei beni, delle benedizioni, che Egli riserva a chi appartiene alla Sua famiglia. Coerentemente con l'analogia della famiglia, possiamo dire che, un giorno, come il figlio riceve l'eredità di suo padre, anche noi potremo godere della pienezza dei Suoi beni, quelli di cui ora abbiamo le primizie, quelli ai quali ha pieno diritto, è titolare, il figlio naturale di Dio, Gesù Cristo.

In questo mondo corrotto ed ostile a Dio, certamente, appartenendo noi a Dio, potremmo subirne, di conseguenza, l'ostracismo e il rifiuto, quello stesso ostracismo e rifiuto che il mondo riserva a Dio ed a Suo Figlio Gesù Cristo. Come Suoi figli, in questo mondo noi potremmo anche soffrire molto. Gesù disse: “Ricordatevi della parola che vi ho detta: "Il servo non è più grande del suo signore". Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi; se hanno osservato la mia parola, osserveranno anche la vostra” (Giovanni 15:20). Che importa, però, ciò che con Lui noi un giorno riceveremo vale molto più di tutti i beni che questo mondo possa offrire, e soffrire per causa Sua, in questo mondo, certamente ne vale la pena. Un giorno condivideremo pure la Sua gloria, un giorno anche noi avremo la gioia di condividere lo splendore della vita accanto a Lui.

Conclusione

Quanti venti soffiano, così, in questo mondo! Saremo forse noi come foglie secche che volano qua e là a seconda di dove e come essi soffiano? Dovremmo forse essere anche noi delle banderuole? Dovremmo essere noi come la nave su cui un giorno viaggiava l'apostolo Paolo che: “...fu trascinata via e, non potendo resistere al vento, la lasciammo andare ed eravamo portati alla deriva” (Atti 27:15). Chi non resiste al vento, come accade oggi per la nostra società, “va alla deriva” ed alla fine, schiantandosi sugli scogli, affonderà.

Benché pure il cristiano senta queste pulsioni, dire di no, alle fallaci lusinghe del mondo, è molto più facile se noi si rende bene conto di ciò che, per grazia di Dio, ha ottenuto ed è, ciò a cui è stato chiamato, e ciò di cui, in Cristo, è stato fatti contitolare! E' questo il discorso che Paolo fa ai cristiani di Roma, che chiama fratelli: vuole far loro prendere maggiore coscienza di quello che in Cristo hanno ottenuto affidando a Lui la loro vita. Forti di questa consapevolezza, saranno allora più forti e decisi a lottare contro lo spirito di questo mondo, onorando il debito di riconoscenza che hanno verso Dio.

Siete voi in condizione di accogliere come vostro quanto l'Apostolo dice in questa sua lettera come autentici Suoi “fratelli”? Potete dire che l'esperienza di cui parla sia la vostra stessa esperienza? Che così possa essere. Affidatevi, dunque, di tutto cuore a Cristo: riceverete il dono dello Spirito Santo e con Lui il privilegio di far parte della famiglia di Dio, con tutti ...gli annessi e connessi, che sono davvero tanti!

Paolo Castellina, predicazione del 15 giugno 2003.