Studi biblici/Romani 8:1-11

Da Tempo di Riforma.

Non parole impotenti ma efficaci

Sintesi. Da troppi pulpiti si sentono solo banalità inconcludenti e luoghi comuni, parole magari belle e altisonanti di buoni propositi umanistici ma del tutto impotenti a smuovere la gente e cambiare veramente le cose. Sono discorsi che non sanno impartire la forza interiore necessaria per metterli in pratica, per far cambiare mentalità e condotta. Rimangono parole al vento, formalità, esercizi retorici che illudono chi li fa e chi li ascolta. Il vangelo autentico di Gesù Cristo è ben altro: è mettere in contatto chi lo ascolta con la forza rigenerante di Dio in Cristo, la sola che porta al ravvedimento ed all’azione. Lo esaminiamo quest’oggi attraverso l’esperienza di cui parla l’apostolo Paolo in: Romani 8:1-11.

L’Evangelo autentico non sono parole al vento

Da troppi pulpiti si sentono solo banalità inconcludenti e luoghi comuni, parole magari belle e altisonanti di buoni propositi umanistici ma del tutto impotenti a smuovere la gente e cambiare veramente le cose. Leader religiosi e presidenti sono soliti proclamare principi astratti estrapolati da strategie operative, discorsi che non sanno impartire la forza interiore necessaria per metterli in pratica, per far cambiare mentalità e condotta. Rimangono parole al vento, formalità, esercizi retorici che illudono chi li fa e chi li ascolta. Lo chiamano “vangelo”, ma il vangelo autentico di Gesù Cristo è ben altro: è mettere in contatto chi lo ascolta con la forza rigenerante di Dio in Cristo, la sola che porta al ravvedimento ed all’azione. È l’annuncio dell’Evangelo biblico nella potenza dello Spirito Santo. Non sono parole al vento ma accesso ad un’esperienza “concretamente soprannaturale”.

L’espressione "Spirito Santo" designa - nel linguaggio biblico - non una qualche indefinita "forza" astratta e indefinibile che opererebbe magari nella natura, ma la speciale opera e presenza di Dio che entra con forza nell’esistenza di una persona iniziando un processo di radicale rinnovamento della sua vita. Non è un’astrazione, quindi, ma un’opera potente sulla realtà, sull’uomo o sulla donna che solo quando è investito da questa opera specifica e personalizzata di Dio può avere il diritto di definirsi cristiano.

L’esperienza cristiana

Il testo biblico di quest’oggi parla proprio della concreta esperienza spirituale alla quale in Cristo siamo chiamati e che ha per protagonista lo Spirito Santo di Dio.

"Non c'è dunque più nessuna condanna per quelli che sono in Cristo Gesù, perché la legge dello Spirito della vita in Cristo Gesù mi ha liberato dalla legge del peccato e della morte. Infatti, ciò che era impossibile alla legge, perché la carne la rendeva impotente, Dio lo ha fatto; mandando il proprio Figlio in carne simile a carne di peccato e, a motivo del peccato, ha condannato il peccato nella carne, affinché il comandamento della legge fosse adempiuto in noi, che camminiamo non secondo la carne, ma secondo lo Spirito. Infatti quelli che sono secondo la carne, pensano alle cose della carne; invece quelli che sono secondo lo Spirito, pensano alle cose dello Spirito. Ma ciò che brama la carne è morte, mentre ciò che brama lo Spirito è vita e pace; infatti ciò che brama la carne è inimicizia contro Dio, perché non è sottomesso alla legge di Dio e neppure può esserlo; e quelli che sono nella carne non possono piacere a Dio. Voi però non siete nella carne ma nello Spirito, se lo Spirito di Dio abita veramente in voi. Se qualcuno non ha lo Spirito di Cristo, egli non appartiene a lui. Ma se Cristo è in voi, nonostante il corpo sia morto a causa del peccato, lo Spirito dà vita a causa della giustificazione. Se lo Spirito di colui che ha risuscitato Gesù dai morti abita in voi, colui che ha risuscitato Cristo Gesù dai morti vivificherà anche i vostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito che abita in voi" (Romani 8:1-11).

I. L'universo morale in cui viviamo

1. La Legge di Dio. Dio non solo ha creato il mondo e tutto ciò che esso contiene e lo abita, ma ha sovranamente stabilito su di esso una Legge atta a regolarne l’armonioso funzionamento. Noi viviamo in un universo ordinato da precise leggi. Non hanno la scelta di seguire o meno questa Legge le creature inanimate ed animali. Le creature umane, però, sono state dotate di ragione: esse possono comprendere la giustizia della Legge che le riguarda e ad essa conformarsi consapevolmente: da Dio esse sono state responsabilizzate. Le creature umane hanno pure la capacità di trasgredire questa Legge: se lo fanno esse devono pagarne le conseguenze prescritte.

2. Una sentenza di condanna. Ciascuno di noi, oggi, vive nel contesto di un’umanità sottoposta ad una sentenza di condanna da parte di Dio - è ciò che la Bibbia ribadisce - perché l’umanità trasgredisce continuamente la Legge morale che Dio per essa ha stabilito e che chiaramente rende nota in molti modi. Questa trasgressione è divenuta così inveterata, radicata, nella razza umana che trasgredire fa parte ormai della natura che abbiamo acquisito. Siamo per natura creature ribelli: non solo disattendiamo la Legge morale che Dio ha stabilito per la nostra vita, ma giungiamo persino a mettere in questione l’esistenza stessa di questa Legge oggettiva oppure a relativizzarla; non solo, ma a mettere in questione, quel ch’è peggio, la stessa autorità di Dio su di noi, a teorizzare l’inesistenza di Dio o comunque a negare nei fatti la Sua Persona e prerogative. Per un minimo di decenza e di ordine nella nostra vita formuliamo poi da noi stessi - arbitrariamente e secondo i nostri comodi - i nostri propri criteri di giustizia, con i quali poi giustifichiamo e/o condanniamo noi stessi e gli altri. Davanti a Dio, però, è chiaro che questo non vale. E’ la Sua legge rivelata che continua ad essere il criterio secondo il quale siamo tenuti a vivere ed è la Sua legge che ci condanna, che ci piaccia o meno.

3. Presa di coscienza. Alcuni però giungono a riconoscere non solo l’esistenza di Dio, ma anche della Sua Legge rivelata e intendono onestamente conformarsi ad essa. Sono persone coscienziose: vogliono conquistarsi la patente di "buoni cittadini" di questo mondo che a Dio appartiene e cercano di fare il proprio dovere davanti a Lui.

Ben presto però cadono nella disperazione perché onestamente riconoscono di "non farcela". Vedono le mille contraddizioni ed incoerenze della loro vita, le tante volte in cui non riescono ad essere quel che pure vorrebbero: sanno di non riuscire mai in fondo a raggiungere la soglia della personale loro accettabilità davanti a Dio, la soglia della giustizia che separa la condizione di condanna da quella dell’essere a posto con Dio. Per loro la Legge di Dio, che pure dovrebbe essere giusto e buono strumento di ordine e di armonia diventa così veramente una maledizione ed un fardello insopportabile.

4. L’esperienza di Paolo. E’ l’esperienza espressa dall’apostolo Paolo nella lettera ai cristiani di Roma. Egli confessa di aver sempre voluto essere un giudizioso ed onesto cittadino di questo mondo che appartiene a Dio, di aver sempre cercato di obbedire alla legge rivelata di Dio e di essere caduto nella disperazione, cosciente di non essere mai riuscito ad esserlo fino in fondo. Aveva sempre voluto "essere a posto" davanti a Dio, sapeva che Dio doveva essere riconosciuto e ubbidito, non avrebbe accettato mai di ribellarsi a Lui e accontentarsi di un livello di obbedienza "più modesto". Eppure era disperato. Al capitolo 7 confessa: "Mi trovo dunque sotto questa legge: quando voglio fare il bene, il male si trova in me. Infatti io mi compiaccio della legge di Dio, secondo l'uomo interiore, ma vedo un'altra legge nelle mie membra, che combatte contro la legge della mia mente e mi rende prigioniero della legge del peccato che è nelle mie membra. Me infelice! Chi mi libererà da questo corpo di morte?" (Romani 7:21-24).

5. Uno straordinario annuncio. Ecco che però Paolo ode uno straordinario annuncio che lo riguarda: Dio ha provveduto nella Persona e nell’opera del Salvatore Gesù Cristo una via d’uscita al suo dilemma, alla sua disperazione, alla coscienza di continuare ad essere - davanti a Dio - una persona fondamentalmente e sempre condannata. E’ l’annunzio dell’Evangelo, della buona notizia della grazia che Dio accorda a chiunque unisce esistenzialmente la propria vita al Signore Gesù Cristo. Questo annuncio risuona trionfalmente proprio nel nostro testo.

II. Liberi dalla condanna

1. Nessuna condanna! "Non c'è dunque più nessuna condanna per quelli che sono in Cristo Gesù" (1). Provate a percepire in questa frase proprio il grido trionfante dell’Apostolo, la sua meravigliosa scoperta, la sua riconoscenza per il fatto che Dio l’avesse reso partecipe dell’annuncio della grazia di Dio in Cristo, annuncio che l’aveva spinto poco prima a esclamare: "Grazie siano rese a Dio per mezzo di Gesù Cristo, nostro Signore!" (7:25). E’ come se avesse fatto un grande sospiro di sollievo.

Nessuna condanna! Non dice che non vi sarebbe motivo di essere condannato, perché Dio non perdona il peccatore a buon mercato. Paolo sa di non poter mai essere all’altezza di ciò che Dio richiede alla creatura umana e che la sentenza di condanna da parte di Dio sull’umanità è giusta. Egli dice che è avvenuto qualcosa per cui egli è stato miracolosamente sollevato da questa condanna, ed il miracolo più grande è stato quando Dio è entrato nella realtà umana in Gesù Cristo e, con uno straordinario atto d’amore, prende su di Sé la pena che il peccatore deve scontare. In questo modo chiunque affida sé stesso completamente al Salvatore Gesù Cristo si vede liberato dalla condanna che pure avrebbe meritato e viene assolto: il debito è stato saldato, la pena è stata espiata. Lo affermano i vangeli: "Chi crede in Lui non è giudicato; chi non crede è già giudicato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio" (Gv. 3:18).

2. Essere in Cristo. "Non c'è dunque più nessuna condanna per quelli che sono in Cristo Gesù" (1). Si, chi affida la Sua vita al Signore e Salvatore Gesù Cristo è liberato da ogni possibilità di essere condannato da Dio, per sempre. Affidare la propria vita a Cristo significa unire strettamente la propria vita a Lui, con fede ed ubbidienza tanto che c’è come un’unione mistica e spirituale fra Cristo ed i credenti, Cristo in loro e loro in Cristo. Dice ad esempio la Scrittura: "Ed è grazie a Lui che voi siete in Cristo Gesù" (1 Corinzi 1:30). "Se Cristo è in voi..." (10). "Esaminatevi per vedere se siete nella fede; mettetevi alla prova. Non riconoscete che Cristo è in voi? A meno che l’esito della prova sia negativo" (2 Corinzi 13:5). Cristo è nei credenti mediante il Suo Spirito, e i credenti sono in Cristo per fede. Se avete unito strettamente la vostra vita al Signore e Salvatore Gesù Cristo siete totalmente riabilitati agli occhi di Dio!

3. Non un vicolo cieco. Ed ecco che l’Apostolo, con le parole che seguono, spiega la sostanza e le conseguenze di ciò che è avvenuto in Cristo e che egli ha ricevuto con gioia. Dice: "Perché la legge dello Spirito della vita in Cristo Gesù mi ha liberato dalla legge del peccato e della morte" (2). Prima per lui l’osservanza della legge di Dio era diventato un vero incubo. Era come se fosse affondato nel mare e cercasse di tornare a galla per respirare e vivere, solo per accorgersi che un peso di cui non riusciva a liberarsi lo ricacciava giù in fondo dove solo avrebbe trovata la morte. Era come i primi vani tentativi di costruire una macchina volante che inutilmente cercavano di vincere la legge di gravità, solo per accorgersi di non riuscire ad avere forza sufficiente per prevalere su di essa. Cristo però era divenuto per lui Colui che si era ...tuffato in mare per recidere la catena che lo legava al peso che lo trascinava in giù, o ...la forza propulsiva necessaria intervenuta per permettere alla macchina di vincere la legge di gravità e librarsi in alto! Infatti:

4. Solo a Cristo era possibile. "...Infatti, ciò che era impossibile alla legge, perché la carne la rendeva impotente, Dio lo ha fatto; mandando il proprio Figlio in carne simile a carne di peccato e, a motivo del peccato, ha condannato il peccato nella carne" (3). La legge di Dio è buona, giusta e santa, come pure efficace, adeguata, a far stare la creatura umana al di là della soglia della giustizia e renderla accettevole, "in linea" con l’ordinamento universale di Dio. Il problema non è la legge, ma un invincibile "handicap" o per usare i termini dell’Apostolo "la carne", il risultato della ribellione umana a Dio, il peccato e le sue conseguenze che ci ha debilitato e "ci trattiene" rendendoci impossibile la salvezza, perché è tale da rendere vano ogni nostro sforzo di salvezza. Dio però, in un atto di indicibile quanto immeritata grazia è intervenuto in Cristo con una "carne" simile alla nostra, ma incorrotta, priva del freno e della contaminazione del peccato, per realizzare Lui quello che a noi era impossibile, e questo "...affinché il comandamento della legge fosse adempiuto in noi" per merito Suo.

III. Una vita "in linea" con Cristo

1. Una nuova impostazione della vita

Libero dalla condanna grazie all’opera compiuta da Cristo in Suo favore, colui che ha affidato, unito strettamente, la sua vita al Salvatore Gesù Cristo, può ora vivere una vita impostata ad uno spirito totalmente nuovo, secondo lo spirito di Cristo, anzi, secondo lo Spirito (esse maiuscola) che opera in Cristo. Lo mette in evidenza il versetto 4: "affinché il comandamento della legge fosse adempiuto in noi che camminiamo non secondo la carne, ma secondo lo Spirito" (4).

"Camminare secondo la carne" diventa qui la migliore descrizione di chi vive come trasgressore della legge di Dio ed è sottoposto così alla Sua condanna. "Camminare secondo lo Spirito" è la descrizione di coloro che, affidandosi a Cristo, hanno visto la condanna di Dio sollevarsi da loro perché Cristo ha per loro adempiuto la legge e pagato ad essa il prezzo delle loro trasgressioni. Questo però non significa che - visto che Cristo ha adempiuto per noi la legge, noi non si sia più tenuti a seguirla, anzi. Liberati dal suo peso opprimente oggi possiamo seguire questa legge con serenità e riconoscenza, non più egoisticamente come strumento della nostra salvezza, ma per onorare e ringraziare così Colui che questa legge buona e santa ha stabilito.

2. Una differenza qualitativa

L’Apostolo rileva come vi sia e vi debba essere una differenza qualitativa fra la gente di questo mondo e il cristiano, colui al quale Dio ha liberato ed a cui ha fatto dono dello Spirito di Cristo. Al versetto 5 dice: "Infatti quelli che sono secondo la carne, pensano alle cose della carne; invece quelli che sono secondo lo Spirito, pensano alle cose dello Spirito".

(1) Finalità ultime diverse. In Cristo le finalità ultime della nostra vita cambiano: se prima le cose di questo mondo avevano per noi così tanta importanza: denaro, possedimenti, onori, piaceri, le cose futili, superficiali e vane di questo mondo, ora il nostro interesse si rivolge soprattutto alle cose spirituali, a far piacere a Dio ubbidendogli nel nostro modo di pensare, parlare, agire, a dargli onore e gloria in tutto quel che siamo e facciamo. Sono i risultati pratici di un’autentica conversione.

(2) Interessi diversi. Il credente si rende conto che, come dice il versetto 6: "...Ma ciò che brama la carne è morte, mentre ciò che brama lo Spirito è vita e pace", cioè che tutto ciò che in questo mondo ha tanto valore, ebbene non è altro che "spazzatura", decadenza, futilità e morte, rispetto all’eccellenza di conoscere Cristo e vivere secondo lo Spirito Suo, secondo lo stile di vita che Egli insegna, l’unico a produrre vita, vita vera e soddisfacente, l’unico a produrre autentica pace interiore e soddisfazione. La "carnalità" "brama", cioè aspira a ciò che in ultima analisi produce solo corruzione, distruzione e morte. La "spiritualità" invece produce "vita": cioè è l’unica ad essere veramente produttiva. Perché?

3. Una differenza radicale

(1) Un’inimicizia di fondo contro Dio. Perché in ultima analisi, alla resa dei conti, dice il testo: "...ciò che brama la carne è inimicizia contro Dio, perché non è sottomesso alla legge di Dio e neppure può esserlo e quelli che sono nella carne non possono piacere a Dio" (7,8). Il cerchio qui si chiude: nulla di buono può venire da questo mondo nelle condizioni spirituali in cui si trova, perché quand’anche esso vantasse la propria rispettabilità e giustizia il suo cuore è fondamentalmente avverso a Dio ed alla Sua legge: questa è ciò che verrà tenuto da Dio in negativa considerazione. A Dio certo non piace il supremo disordine dell’umana ribellione a Lui ed alla Sua legge, e nemmeno una presunta giustizia vantata dagli uomini e fondata su criteri diversi da quelli che sovranamente Egli ha stabilito.

(2) L’evidenza di una nuova realtà. Non così però quelle persone che hanno accolto lo Spirito di Cristo: "Voi però non siete nella carne ma nello Spirito, se lo Spirito di Dio abita veramente in voi. Se qualcuno non ha lo Spirito di Cristo, egli non appartiene a lui" (9). Gli interessi ultimi di una persona, il suo modo di pensare, parlare ed agire rivela l’autentica presenza dello Spirito Santo. A Dio poco importa se a parole ci professiamo cristiani, se il nostro nome compare su un registro di chiesa o se adempiamo formalmente a "certi doveri" apprezzati dagli uomini. A Dio importa che il Suo Spirito abiti veramente in noi rinnovando l’intero tessuto della nostra vita. Dio apprezza, valuta e riconosce come Suo figlio quella persona in cui lo Spirito di Cristo dimora, e questo Spirito non è qualcosa di vago e di astratto, ma lo Spirito che ha determinato la vita del Signore Gesù Cristo, lo Spirito che Lo ha portato ad essere in piena conformità con la Legge rivelata di Dio.

(3) Il compimento finale. "Ma se Cristo è in voi, nonostante il corpo sia morto a causa del peccato, lo Spirito dà vita a causa della giustificazione" (10). Il cristiano - è vero, continuerà a soffrire di limiti e contraddizioni finché sarà in questo mondo, ma un principio vitale del tutto nuovo lo indirizzerà necessariamente su una strada completamente diversa da quella su cui camminano i figli di questo mondo, fino al compimento completo del processo di salvezza che Dio ha iniziato in lui. Infatti: "Se lo Spirito di colui che ha risuscitato Gesù dai morti abita in voi, colui che ha risuscitato Cristo Gesù dai morti vivificherà anche i vostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito che abita in voi" (11).

Conclusione

Ecco così come sia vero che una delle realtà più importanti non solo della dottrina cristiana, ma anche del vissuto del cristiano, dell’esperienza che fa l’uomo e la donna che si lascia oggi trascinare e coinvolgere nella sua vita dal Signore Gesù, sia quella dello Spirito Santo. Lo Spirito Santo non un qualche indefinita "forza" che opererebbe nella realtà, ma la speciale opera e presenza di Dio che entra con forza nell’esistenza di una persona iniziando un processo di radicale rinnovamento della sua vita.

Viviamo in un universo morale sottoposto alla precisa legge di Dio. Dio ci fa prendere coscienza della nostra condizione di inappellabile condanna perché siamo trasgressori della Sua legge. Ai vani sforzi dell’uomo, però, di conformarsi a questa legge e di superare la soglia della giustizia, Dio risponde con la grazia che Egli ci accorda nel Salvatore Gesù Cristo. Unendo strettamente a Lui con fede ed ubbidienza la nostra vita noi veniamo liberati dalla meritata condanna e incamminati in un processo di rinnovamento radicale della nostra vita il cui protagonista è lo Spirito Santo di Dio, processo che culminerà nella gloria della nostra personale risurrezione a vita eterna.

Che il Signore attraverso il Suo Santo Spirito possa entrare così potentemente nella vostra vita e che possiate essere sempre meglio rafforzati nella Sua opera. Non sono parole al vento: questo è l’Evangelo annunziato dal Nuovo Testamento, Gli altri sono contraffazioni.

Paolo Castellina, 10 luglio 2017 rielaborazione di una predica del 26 maggio 1996.