Studi biblici/Romani 5:1-11

Da Tempo di Riforma.

Ci "conviene" accogliere Cristo nostra vita?

Sintesi. Quando i soldi sono pochi, le “offerte convenienza” dei negozi possono esserci utili, ma dobbiamo fare attenzione. Ricavarne un profitto pure sembra essere l’unica motivazione dell’agire umano. Possiamo però dire che la fede cristiana “ci conviene”? Dipende in che cosa: non tutte le “convenienze” sono morali. I suoi benefici spirituali, però, sono preziosissimi. Il testo biblico di oggi ci aiuta ad identificarli: Romani 5:1-11. Eccoli; 1. Giustificazione; 2. Pace con Dio; 3. Libero accesso a Dio; 4. La grazia di Dio; 5. La garanzia del futuro: 6. La possibilità di gloriarci nelle afflizioni; 7. Nessuna delusione; 8. L’amore di Dio per noi è confermato; 9. Lo Spirito Santo; 10. Cristo è “per noi”. Perché sono così preziosi?

Un cristiano autentico

Un uomo che aveva appena accolto con fede Cristo Gesù nella sua vita, era alla ricerca di una comunità di persone che condividesse la sua esperienza per vivere insieme a loro la vita cristiana, crescendo nella fede e servendo il Signore. Per quello provava ad entrare in edifici e locali segnalati espressamente come cristiani, ma ne rimaneva regolarmente deluso. Ad un certo punto vede, seduto su una panchina in un parco un uomo molto anziano che, con gli occhiali sul naso, stava leggendo quella che indubbiamente sembrava essere una Bibbia. Gli si avvicina, prende coraggio e gli chiede: “Mi scusi se la disturbo, ma vorrei chiederle se per caso ha visto passare qualche cristiano da queste parti?”. Il vecchietto gli risponde: “Dipende dal tipo di cristiano che cerca”. “Mi perdoni disse contrariato l’uomo, ma io sono diventato cristiano da poco tempo, e non sapevo che ci sono vari tipi di cristiani. Conosco solo quel Gesù di cui mi parla la Sua Parola”. Il vecchietto aggiunge: “Si, amico, ce ne sono di molti tipi e maniere. Ce ne sono di tutti i gusti. Ci sono cristiani per tradizione, cristiani per superstizione, cristiani per obbligo, cristiani per convenienza e cristiani autentici…”. “Quelli autentici! Si, gli autentici sono quelli che sto cercando! Quelli veri!” esclamo l’uomo emozionato. “Allora va!”, dice il vecchietto con voce grave, quelli sono i più difficile da trovare. E’ da molto che ne e’ passato uno di qui, e mi ha domandato esattamente la stessa cosa che mi hai chiesto tu”. “Come farò a riconoscerlo?”. Il vecchietto risponde tranquillamente: “Non ti preoccupare, amico mio. Non avrai difficoltà a riconoscerlo. In realtà, in questo mondo d’arroganti e presuntuosi, un vero cristiano non passa inosservato. Lo riconoscerai dalle sue azioni, perché dove passano i cristiani autentici, lasciano sempre la loro impronta”.

Si può essere cristiani “per convenienza”? Forse, per qualcuno, in certi contesti (anche se oggi sempre di meno), dichiararsi cristiano può avere una qualche convenienza sociale, ma quel che ne risulta non è cristianesimo autentico perché se è solo per opportunismo, per qualche tipo di interesse, la cosa non vale molto. Purtroppo questo “cristianesimo interessato” c’è sempre stato.

Non si può, però, escludere del tutto il concetto di “interesse” in chi si avvicina al Signore e Salvatore Gesù Cristo, perché accoglierlo nella nostra vita, con fiducia ed ubbidienza indubbiamente è “molto vantaggioso”. Egli è venuto, infatti, per portarci dei benefici oggettivi, delle benedizioni che soltanto Lui ci può dare e che pure sarebbero per noi del tutto immeritate.

Non potremmo sempre parlare di “guadagno materiale” (anzi, spesso è vero il contrario), ma il “guadagno” dell’accogliere nella nostra vita il Signore e Salvatore Gesù Cristo, è inestimabile. C’è chi ha trascurato e disprezza i beni di questo mondo perché ha trovato in Cristo benefici molto maggiori! L’apostolo Paolo scrive: “Ma ciò che per me era un guadagno, l'ho considerato come un danno, a causa di Cristo. Anzi, a dire il vero, ritengo che ogni cosa sia un danno di fronte all'eccellenza della conoscenza di Cristo Gesù, mio Signore, per il quale ho rinunciato a tutto; io considero queste cose come tanta spazzatura al fine di guadagnare Cristo e di essere trovato in lui non con una giustizia mia, derivante dalla legge, ma con quella che si ha mediante la fede in Cristo: la giustizia che viene da Dio, basata sulla fede. Tutto questo allo scopo di conoscere Cristo, la potenza della sua risurrezione, la comunione delle sue sofferenze, divenendo conforme a lui nella sua morte" (Filippesi. 3:6-10).

Si può, allora, diventare cristiani “per convenienza”? Io direi proprio di sì, non tanto per convenienza materiale, ma per gli inestimabili benefici che si ottengono di tipo spirituale, cosa che conta più di tutte le altre!

I benefici spirituali dell’Evangelo

Nella lettera ai Romani, al capitolo 5, l’apostolo Paolo parla di almeno dieci cose preziose che ottiene chi accoglie nella propria vita il Signore e Salvatore Gesù Cristo, una ricchezza che è frutto delle mani generose di Dio e che non ci potrà mai essere sottratta.

Leggiamo il testo:

“Giustificati dunque per fede, abbiamo pace con Dio per mezzo di Gesù Cristo, nostro Signore, mediante il quale abbiamo anche avuto, per la fede, l’accesso a questa grazia nella quale stiamo; e ci gloriamo nella speranza della gloria di Dio; non solo, ma ci gloriamo anche nelle afflizioni, sapendo che l’afflizione produce pazienza, la pazienza esperienza, e l’esperienza speranza. Or la speranza non delude, perché l’amore di Dio è stato sparso nei nostri cuori mediante lo Spirito Santo che ci è stato dato. Infatti, mentre noi eravamo ancora senza forza, Cristo, a suo tempo, è morto per gli empi. Difficilmente uno morirebbe per un giusto; ma forse per una persona buona qualcuno avrebbe il coraggio di morire; Dio invece mostra la grandezza del proprio amore per noi in questo: che, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi. Tanto più dunque, essendo ora giustificati per il suo sangue, saremo per mezzo di lui salvati dall’ira. Se infatti, mentre eravamo nemici, siamo stati riconciliati con Dio mediante la morte del Figlio suo, tanto più ora, che siamo riconciliati, saremo salvati mediante la sua vita. Non solo, ma ci gloriamo anche in Dio per mezzo del nostro Signore Gesù Cristo, median te il quale abbiamo ora ottenuto la riconciliazione” (Romani 5:1-11).

Quali sono, allora, i benefici dell’accogliere nella nostra vita il Signore e Salvatore Gesù Cristo? Ai cristiani di Roma, Paolo è come se dicesse: “Ora che avete accolto Gesù nella vostra vita avete ottenuto...”. Che cosa? Osserviamolo attentamente.

Abbiamo pace con Dio

“Giustificati dunque per fede, abbiamo pace con Dio per mezzo di Gesù Cristo, nostro Signore” (Romani 5:1).

Perché abbiamo bisogno di essere in pace con Dio? I versetti 8 e 10 ci dicono che, per natura, noi siamo peccatori e nemici di Dio. Chi può negare che la naturale tendenza umana sia voler vivere “come ci pare e piace” e che non vogliamo realmente avere a che fare con il nostro Creatore e la Sua legge? Questo, però, ci rende ribelli e trasgressori di fronte a Dio, passibili della Sua giusta condanna, e se la “libertà da Dio” può sembrarci allettante, i suoi frutti sono amari. L’esperienza ce ne fa rendere ben presto conto ed in modo durissimo! Ecco perché chi se ne rende conto, riceve l’Evangelo di Gesù Cristo come un rimedio senza pari.

Il Salvatore Gesù Cristo, infatti, è il solo che possa “risolvere” questa fatale nostra condizione. La morte di Cristo in croce, infatti, possiede un valore, una virtù particolare. Essa non è stata solo il risultato di “cause contingenti”, il risultato del comportamento e delle parole di Gesù che suscitarono la violenta opposizione di chi stava allora al potere, ma corrispondeva ad un preciso proponimento di Dio. Ai Giudei, Pietro dice di Gesù in una sua predicazione: “...quest'uomo, quando vi fu dato nelle mani per il determinato consiglio e la prescienza di Dio, voi, per mano di iniqui, inchiodandolo sulla croce, lo uccideste” (Atti 2:23).

Dio, infatti, vedeva in essa il mezzo attraverso il quale coloro che avessero riposto la loro fede in Gesù, il Cristo, avrebbero visto rimossa la causa della loro separazione da Dio. In che modo? Davanti alla giustizia di Dio il nostro peccato ci rende passibili di inesorabile condanna. Cristo, però, viene in nostro soccorso e si accolla Lui stesso di espiare la condanna che noi meritiamo. Lui, innocente, prende su di sé la pena del nostro peccato e noi, colpevoli, grazie a Lui, ne siamo liberati. E’ Lui, così, a pagare il prezzo, la conseguenza del nostro peccato. Ora possiamo tornare ad essere in comunione con Dio, riconciliati con Lui, in pace con Lui. I nostri debiti verso Dio sono stati saldati per intero. Non dobbiamo più nulla a Dio, se non la nostra fattiva riconoscenza.

Ai cristiani di Roma Paolo dice: “Ora, a causa di ciò che Cristo ha compiuto, Iddio considera noi, che abbiamo riposto in Lui la nostra fede, come se non avessimo mai peccato. Egli ci è venuto a cercare, ci ha fatto conoscere questo Evangelo perché fossimo salvati da noi stessi e dall’eterna separazione da Lui. Abbiamo compreso. Abbiamo accettato il Suo dono. Ci siamo arresi alla Sua volontà. Abbiamo smesso di fuggire via da Lui.

Abbiamo smesso di resistergli. Abbiamo accolto Gesù, il Cristo, come nostro Salvatore. Ora siamo finalmente in pace con Dio. Egli non ci è più nemico ed ostile a causa del nostro peccato. Egli non ci persegue più come criminali. Abbiamo la pace di Dio. Questa è la salvezza. Tutto questo ci dà gioia indistruttibile, nonostante le circostanze della nostra vita. Possiamo trovare il nostro riposo in Dio sapendo che Lui ha tutto sotto controllo. Egli è il nostro Pastore e Re. Ormai nulla più potrà interferire, interrompere, strapparci dalle braccia protettive di Dio”. Questo è il primo risultato dell’opera di Gesù Cristo, accolta con fiducia. Questo ci apre, poi, una seconda porta.

Abbiamo libero accesso a Dio

“...mediante il quale abbiamo anche avuto, per la fede, l’accesso a questa grazia stiamo; e ci gloriamo nella speranza della gloria di Dio” (Romani 5:2). Di fatto, questo versetto elenca tre doni di Dio: accesso, grazia, e il rallegrarci nella speranza.

a) Accesso a Dio? Non riflettiamo mai abbastanza su di questo. Avendo accolto Cristo nella nostra vita, non siamo mai troppo lontani da Dio da non poterlo raggiungere: siamo distanti da Lui di ...una sola preghiera. Dato che Lui promette di dimorare in noi, potremmo dire che “basta una chiamata locale” per raggiungerlo! Per fede, confidando nella Persona e nell’opera completamente compiuta da Gesù, il Cristo, Egli ci dà accesso diretto a Dio Padre. Non c’è più ragione di pensare d’esserne tagliati fuori. Non c’è più ragione di sentirci soli. L’intera famiglia di Dio ci circonda. Inoltre, possiamo parlare con Lui in ogni momento!

b) Qui si parla del dono della grazia di Dio. In questa grazia “stiamo”. Grazia significa che, senza che noi ce lo meritassimo, abbiamo ottenuto il favore di Dio. Non meritiamo di essere contati come membri della famiglia di Dio. Non meritiamo di essere stati innestati del Corpo di Cristo. Per la Sua grazia Iddio ha trasferito a Cristo, sulla croce, il nostro peccato. Per la stessa Sua grazia Iddio ha trasferito da Gesù a noi la Sua giustizia. Questa è la grazia attraverso la quale Iddio guarda per poterci vedere accettevole a Lui, degni di essere contati fra i Suoi familiari, degni d’essere nel Corpo di Cristo. E’ la grazia di Dio che ci conserva in vita. E’ la grazia di Dio che ci permette di crescere in Cristo. E’ la grazia di Dio che ci permette di essere ricuperati quando ci perdiamo per strada. La grazia è la nostra motivazione più grande all’azione. Notate come qui si dica che nella grazia possiamo “stare”, sulla grazia “ben appoggiare i nostri piedi”, sulla grazia trovare la nostra fermezza.

c) La grazia, poi, non è soltanto qualcosa che abbia incidenza sul presente, ma “ci garantisce il futuro”. Ecco perché, dice l’Apostolo: “ci gloriamo della speranza”. La grazia di Dio ci porta da ciò che è temporaneo a ciò che è eterno. La nostra vita può essere molto ardua, dolorosa, minacciosa, e persino terminale. In Cristo, però, possiamo vedere questi fardelli come parentesi temporanee perché siamo “sulla rampa di lancio per l’eternità”. Questa è la vita alla quale Cristo ci prepara, una vita che trascende il tempo che passiamo sulla terra. Qui per noi c’è solo l’inizio, la preparazione. E’ tempo delle prove che ci rafforzano. Possiamo rallegrarci della speranza che abbiamo in Cristo Gesù. La grazia di Dio ü la garanzia che vivremo nell’eternità per celebrare la grandezza di Dio, per essere in comunione con quel Gesù che tanto ci ha amato da voler dare l’intera sua vita.

Possiamo gloriarci anche nelle afflizioni

“...non solo, ma ci gloriamo anche nelle afflizioni, sapendo che l’afflizione produce pazienza, la pazienza esperienza, e l’esperienza speranza” (Ro. 5:3,4). Le afflizioni in questa vita sono all’ordine del giorno, per una causa o per l’altra. Eppure, dice Paolo, in Cristo possiamo vivere queste afflizioni per maturare virtù preziose, fra le quali la perseveranza.

E’ necessaria una fede davvero ben fondata e ben esercitata per rallegrarci quando il nostro corpo è sofferente, quando la preoccupazione ci paralizza, quando le medicine non hanno più effetto, quando vengono meno le forze, quando la morte diventa un’opzione benvenuta. Possiamo, però, rallegrarcene, gloriarcene, perché abbiamo un Salvatore risorto dai morti. Egli ci dice che non saremo provati al di là delle nostre forze.

Egli ci promette di lavorare per il nostro bene, nonostante tutto, se amiamo il Signore e siamo chiamati secondo i Suoi propositi. Egli ci dice che sarà sempre con noi fino alla fine dell’età presente. Ci vuole una fede di titanio di fronte a molte prove della vita, ma in Cristo ce l’abbiamo!

Resistere strenuamente ci dà il dono della perseveranza

Il regime di vita a cui Dio ci chiama è spesso duro, ma ci rafforza e ci rende più resistenti. Sappiamo per fede che Dio si propone il meglio per noi. Possiamo perseverare, tenendo gli occhi fissi su un futuro gioioso privo di dolore e pieno di significato, quando transiteremo nella dimensione eterna della vita. La perseveranza rafforza il carattere. Lo sappiamo perché è la Parola di Dio che ce lo dice. Nonostante le nostre condizioni, Dio non cambia. Il Suo amore e provvidenza non diminuiscono. Non vediamo l’ora che il Suo progetto con noi e in noi si compia. Possiamo quindi celebrare la Sua grandezza, sia che siamo forti o deboli, malati o 4. Abbiamo conferme e non delusioni! “Or la speranza non delude, perché l’amore di Dio è stato sparso nei nostri cuori mediante lo Spirito Santo che ci è stato dato” (Romani 5:5).

a) Nessuna delusione. Si può essere delusi da tante cose, anche dalla debole testimonianza di qualche credente. Si può rimanere delusi da una chiesa, ma non dall’opera di Cristo! In Romani 10:11 è scritto: “Difatti la Scrittura dice: «Chiunque crede in lui, non sarà deluso»”. Se l’opera di salvezza di Cristo avesse fallito, egli ne sarebbe svergognato e noi ne saremmo giustamente delusi. Se la Sua speranza si rivelasse fallace, Dio ne sarebbe svergognato e noi delusi. Se la Sua Parola si comprovasse non vera, Dio ne sarebbe svergognato e noi delusi. Si, saremmo privi di speranza, saremmo perduti. Però Dio è Dio! La Sua Parola sussiste. Le Sue promesse sono veraci. La Sua salvezza è permanente! Di conseguenza, noi abbiamo la piena certezza, la fiducia totale, in Gesù come nostro Salvatore.

b) L’amore di Dio ci viene continuamente confermato. Avendo accolto nella nostra vita la Persona di Gesù Cristo, ci sentiamo amati. L’amore di Dio è stato sparso, versato, nel nostro cuore, nella nostra anima, al centro stesso della nostra vita. Come? Mediante lo Spirito Santo che ci è stato dato! Efesini 1 ci dice che abbiamo la certezza che lo Spirito Santo risiede in noi, se confidiamo che Gesù sia il nostro Cristo. Quanto grande è questo amore? A chi voi sareste disposti a sacrificare il vostro primogenito? Per chi vale la pena di soffrire, d’essere in agonia, di essere maltrattato e tormentato, di essere ucciso – con quella morte brutale – che Gesù soffrì? Per me non ne varrebbe la pena, per voi nemmeno, perché “sappiamo chi siamo” se siamo onesti con noi stessi! Dio, per noi, però, ha fatto proprio questo. Il Suo grande amore condusse Gesù a farsi uomo, a soffrire vergogna e repulsione, a sopportare battiture e sarcasmo, ad agonizzare per ore sulla croce, a soccombere quando fu privato della comunione con Suo Padre. Questo è l’amore di Dio! Questo è ciò che ha dato carburante alla Sua misericordia ed alla Sua grazia, l’amore sacrificale per noi, a dispetto dei nostri peccati!

Si, eravamo privi di forza, ma al momento giusto, Cristo è morto per gli empi, per noi, i “senza Dio”, privi di forza, privi di speranza! Non c’era nulla per il quale Dio avesse potuto esserne fiero. C’è solo una volta in cui Dio dice di essersene pentito d’aver fatto l’uomo. Che delusione! Eravamo una grande delusione per Dio. Eravamo del tutto privi (e volontariamente) della benefica presenza di Dio: “...ma quando giunse la pienezza del tempo, Dio mandò suo Figlio, nato da donna, nato sotto la legge” (Galati 4:4).

c) Lo Spirito Santo che ci è stato dato. Questo ci porta ad un altro dono, per noi “molto vantaggioso”. Dio ha posto una Sua particolare presenza, lo Spirito Santo, nella nostra anima. Egli ha creato in ciascuno che si affida a Cristo un nuovo spirito. Abbiamo il dono della presenza di Dio in noi. In che modo l’ha fatto? Il vers. 6 dice: “Infatti, mentre noi eravamo ancora senza forza, Cristo, a suo tempo, è morto per gli empi” (Romani 5:6).

Il nostro versetto dice “a suo tempo”, ma questo non perché c’era qualcosa in noi che avesse potuto svilupparsi. Di fatto la salvezza ci prende e “ci rifà tutti da capo”. Essa non ci restaura, ci ricrea. Essa offre una nuova nascita, un nuovo inizio. Scavalca tutto: ogni sbaglio, ogni colpa, ogni momento egoistico che è stato vissuto dal giardino dell’Eden in poi. Infonde un respiro di nuova vita in un vecchio corpo. Non è vita nella carne, ma vita nello Spirito. Ecco dove Adamo era partito, ma lo perse. In Cristo noi non possiamo più perderlo. Abbiamo in questo la garanzia di Dio. Egli offre salvezza, non “un periodo di prova”. Non perché lo meritiamo, ma perché Egli ci ama. La speranza di Dio è che noi dipendiamo da Lui completamente per ogni cosa nella nostra vita. Dall’alba al tramonto, ...e anche la notte! Per realizzare questo, per renderci possibile vivere la nuova vita che ci ha dato, Egli ci ha dato il Suo Santo Spirito.

Paolo chiede ai cristiani di Corinto: “Non sapete che il vostro corpo è il tempio dello Spirito Santo che è in voi e che avete ricevuto da Dio? Quindi non appartenete a voi stessi” (1 Corinzi 6:19). Paolo chiede a Timoteo: “Custodisci il buon deposito per mezzo dello Spirito Santo che abita in noi” (2 Timoteo. 1:14). Custodiscilo? Come? Con l’aiuto dello Spirito Santo che vive in noi. Dio non ci ha salvato solo per ribatterci nel mondo governato da Satana. Ci ha salvato perché fossimo Suoi per sempre. Ci ha lasciati qui per condividere la Buona Notizia di Gesù Cristo a tutti coloro che l’ascolteranno. Ci ha abilitato dandoci una Sua speciale presenza. Non inciamperemo per cadere nel vuoto con nulla in mano, con nulla da cercare, con nulla per cui vivere! Nulla per cui vivere! Nulla per cui morire! Nient’altro che dolori! Agonia! Solitudine! Separazione! No.

Cristo è stato “per” noi

Cristo, a suo tempo, è morto per gli empi. La parola “per” è una preposizione che indica una sostituzione: “in luogo di”. Dio lo ripete nei versetti 7 ed 8: “Difficilmente uno morirebbe per un giusto; ma forse per una persona buona qualcuno avrebbe il coraggio di morire; Dio invece mostra la grandezza del proprio amore per noi in questo: che, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi” (Romani 5:7,8). L’accento è posto sul fatto che Gesù prese il nostro posto quando andò sulla Croce. Questa è grazia! “Colui che non ha conosciuto peccato, egli lo ha fatto diventare peccato per noi, affinché noi diventassimo giustizia di Dio in lui” (2 Corinzi 5:21). Noi dovremmo essere giusti, puri e privi di peccato come Dio stesso per essere accettati e benedetti da Lui. E Dio destinò il Suo proprio Figlio ad una morte peccaminosa – al nostro posto – affinché noi non dovessimo più patire separazione da Dio. Questa è grazia. Questo è il modo in cui Dio lo ha fatto, il modo in cui Egli ci ha reso accettabili. La stessa santità di Dio fu strappata da Suo Figlio e data a noi, gli empi! Ci pensate? Quando accogliamo Gesù come nostro Signore e Salvatore, quando ci facciamo gui dare da Lui in ogni cosa, allora viviamo a modo Suo, con le Sue risorse, con Lui in noi, con tutte le benedizioni celesti.

Conclusione

Solo la cecità spirituale ci potrebbe fare affermare che non vi sia alcun vantaggio nell’accogliere Gesù, il Cristo, nella nostra vita. Di fatto, Egli è il bene primo ed il bene ultimo della vita umana, vita che Egli è venuto per salvare dal peccato e dalle sue conseguenze temporali ed eterne. Gesù disse: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati. Io non son venuto a chiamare dei giusti, ma dei peccatori» (Marco. 2:17), come pure: “Il ladro non viene se non per rubare, ammazzare e distruggere; io son venuto perché abbiano la vita e l'abbiano in abbondanza” (Giovanni 10:10). Vi pare poco? Vi pare cosa da trascurare? Potreste onestamente dire che nella vita vi siano cose più importanti di queste? Lo dubito.

Qualcuno dice: “Che ci trovano poi in Cristo quelle migliaia di persone che nel mondo intero ogni giorno lo accolgono come Signore e Salvatore? Che ci trovano nella Bibbia?

Che ci trovano in una chiesa?”. Potremmo anche ammettere che una chiesa o dei cristiani siano più o meno deludenti, ma chi trova Cristo, trova un tesoro che non baratterebbe per niente e per nessuno al mondo. Gesù una volta disse: “Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto nel campo, che un uomo, dopo averlo trovato, nasconde; e per la gioia che ne ha, va e vende tutto quello che ha, e compra quel campo” (Matteo 13:44).

Che questa possa essere pure la vostra esperienza!


Paolo Castellina, rielaborata il 16/5/2016 dalla predicazione del 4 marzo 2004.