Studi biblici/Romani 13:8-14

Da Tempo di Riforma.

Attese che non andranno deluse!

Sintesi. Mentre nel mondo si combatte ad esiti alterni fra volontà contrapposte, da una parte ambiziose oligarchie, dall’altra la gente, la storia si muove in una sola direzione: gli eterni proponimenti di Dio che andranno a certo adempimento. I cristiani sono coloro che attendono, in modo operante e consono, il compimento di ogni cosa in Cristo. Questo è il significato ultimo del periodo dell’Avvento, sottolineato dal testo biblico che leggiamo e commentiamo questa settimana: Romani 13:8-14.

Attese, desideri, aspirazioni

C’è un’elite in questo mondo ci intellettuali e di politici, formata “nelle migliori università”, “quelle contano”, che si ritiene esperta nella conduzione “del mondo libero”. Ad essa tutti si dovrebbero sottomettere “per il loro stesso bene”. Se poi non si vogliono sottomettersene (votandola “democraticamente”) deve essere costretta a farlo, perché, appunto “è per il loro bene”, il bene che, naturalmente, essi presumono di conoscere. Essi saprebbero, infatti, cosa fare, che cosa credere, che cosa mangiare, come parlare, come pensare, per chi votare.

Si tratta dell’oligarchia di “chi sa e può”. Il vocabolario, sotto il termine “oligarchia”, dice: Forma di regime politico in cui il potere è nelle mani di pochi, eminenti per forza economica e sociale; anche, il gruppo che detiene il potere in una tale forma di governo. Per estensione gruppo ristretto di persone che esercita, generalmente a proprio vantaggio, un’influenza preponderante o una supremazia in istituzioni, organizzazioni ed enti economici, amministrativi e culturali, e anche l’istituzione, l’organizzazione o l’ente retti in questo modo. Il “governo dei migliori”, o almeno, quelli che pretendono di essere tali, è necessità che prevalga, e se non prevale “è un disastro”, “per il mondo sono guai”, così dicono. “Intelligente” è chi lo vota, lo sceglie. Chi vota o sceglie altri è “un ignorante” (naturalmente “manipolato da forze populiste”). La selezione e il governo “dei migliori” è sempre stata l’ambizione (fra gli altri) della Massoneria che mira a insediarsi dovunque si eserciti un potere di controllo nelle istituzioni, nelle chiese, nei singoli stati, per poter governare, alla fine, il mondo. Da qui la sua ambizione mondialista e forzatamente omogeneizzante.

Fantasie? Beh, no: sta avvenendo sotto i nostri occhi in modo inequivocabile, anche se volutamente tenuto nell’ambiguità (perché la segretezza e l’equivoco fa parte del loro modo di essere). Mentre si vuole che le attese, i desideri e le aspirazioni dell’oligarchia si realizzino, questo spesso si scontra con le attese, i desideri e le aspirazioni del popolo. Subentra, così, una costante lotta di potere, perché sia oligarchia che democrazia sono ambizioni conflittuali che di fatto portano il mondo alla rovina. Il legittimo sovrano, quello che veramente sa e veramente può, è un altro.

L'Avvento è celebrazione dell'attesa e della speranza e dirige l'attenzione non all'uomo (pochi o molti che siano) che delude e inganna, ma a Dio che in Cristo fedelmente realizza le attese e le speranze umane, non i loro bisogni percepiti, ma quelli autentici. L'annuncio della Chiesa cristiana è che Cristo solo è la realizzazione di ogni migliore aspirazione e speranza, perché solui Lui veramente “sa e può”. Egli ha un programma chiaro, come pure la forza e la determinazione di portarlo a compimento, nonostante tutto e tutti.

Consapevoli dei tempi in cui viviamo

Il testo biblico che ci viene proposto quest'oggi ci parla dell'attesa attiva e laboriosa alla quale siamo chiamati, di Colui che, tornando, porterà a compimento la grande opera che ha cominciato a fare in questo mondo ed in ogni persona che Lo accoglie con fede ed ubbidienza. Dalla lettera dell'Apostolo Paolo ai cristiani di Roma:

"Non abbiate alcun debito con nessuno, se non di amarvi gli uni gli altri, perché chi ama il suo simile ha adempiuto la legge. Infatti questi comandamenti: "Non commettere adulterio, non uccidere, non rubare, non dir falsa testimonianza, non desiderare", e se vi è qualche altro comandamento, si riassumono tutti in questo: "Ama il tuo prossimo come te stesso". L'amore non fa alcun male al prossimo; l'adempimento dunque della legge è l'amore. E questo tanto più dobbiamo fare, conoscendo il tempo, perché è ormai ora che ci svegliamo dal sonno, poiché la salvezza ci è ora più vicina di quando credemmo. La notte è avanzata e il giorno è vicino; gettiamo dunque via le opere delle tenebre e indossiamo le armi della luce. Camminiamo onestamente, come di giorno, non in gozzoviglie ed ebbrezze, non in immoralità e sensualità, non in contese ed invidie. Ma siate rivestiti del Signor Gesù Cristo e non abbiate cura della carne per soddisfarne le sue concupiscenze" (Romani 13:8-14).

Il tempo in cui viviamo

"Conoscendo il tempo" (11a).

Paolo e i cristiani a cui scriveva erano consapevoli di vivere in un momento particolare della storia, un tempo cruciale, una svolta storica. Di che cosa si trattava? Forse del fatto che da perseguitata la fede cristiana sarebbe presto diventata dominante nell'impero? Direi di no, perché, anche se questo fatto sarebbe stato senz'altro di rilevante importanza storica, la prospettiva cristiana sulla storia andava (e va) ben al di là di questo.

Le ideologie umane vedono la storia dell'umanità in diversi modi. C'è chi la vede come una linea ascendente di progresso in progresso, secondo le teorie cosiddette scientifiche dell'evoluzione. C'è c hi la vede come un frustrante girare a vuoto in un eterno ciclo di corsi e ricorsi, in fondo sempre uguale a sé stessa, il solito frustrante "tran-tran". La storia", dicono in modo pessimista, "non va da nessuna parte, gira a vuoto, è fondamentalmente senza senso come l'invariabile susseguirsi delle stagioni". Questa è forse la prospettiva più diffusa.

La fede cristiana, però, vede la storia dell'umanità in un altro modo: la storia procede, essa dice, secondo i propositi eterni che per essa sono stati stabiliti da Dio, il Creatore e sovrano Reggitore di ogni cosa, e che Egli si è compiaciuto di rivelare dandocene intelligenza (Efesini 1:8,9). Secondo questi eterni propositi la storia dell'umanità è l'intersezione di due linee. La prima è quella della decadenza morale e spirituale dell'umanità che, allontanandosi da Dio a causa del peccato, va ineluttabilmente verso il giudizio e la catastrofe. La seconda linea è quella della grazia, che parte dalle più antiche promesse di salvezza, accompagna la storia umana con azioni provvidenziali di Dio, fino a culminare nella venuta del Salvatore e Signore Gesù Cristo e poi nel Suo ritorno glorioso. Esso da una parte, porrà fine alla storia della caduta con il giudizio e la catastrofe, dall'altra con la salvezza e la gloria dei Suoi fedeli. Noi ci troviamo, dice il nostro testo, in questo periodo cruciale, fra la prima e la seconda venuta di Cristo, ed è un tempo critico, il tempo per noi delle scelte e dell'azione.

"È ormai ora che ci svegliamo dal sonno" (11b),

...dice l'apostolo. Molti vivono non rendendosi conto del tempo in cui stanno vivendo. Coloro che appartengono a questo mondo, moralmente e spiritualmente in decadenza, dormono e non si accorgono di procedere inesorabilmente verso il giudizio di Dio e la catastrofe, ma vi sono anche cristiani che dormono e sonnecchiano non rendendosi ben conto dei precisi compiti che devono assolvere in questo periodo di mezzo in cui si trovano, fra la prima e la seconda venuta (risolutiva) di Cristo.

Dice infatti il nostro testo: "La salvezza ci è ora più vicina di quanto credemmo" (11c), cioè il compimento della nostra salvezza, il ritorno di Cristo, è più vicino ora di quando siamo diventati credenti. Se il discorso valeva tanti secoli fa per i cristiani di allora, che cosa dovremmo dire noi oggi? Quanto ci è vicino il ritorno risolutore di Cristo? Certamente molto vicino! Eppure quanti sono quelli che "dormono" non rendendosene conto!

Forse sarebbe utile qui per qualcuno aggiungere per qualcuno ciò che diceva l'apostolo Pietro, quando profeticamente affermava:

"Soprattutto, dovete tenere presente una cosa: negli ultimi tempi verranno uomini che non credono a niente e vivono ascoltando le proprie passioni. Verranno e rideranno di voi, dicendo: "Voi dicevate che il Signore doveva tornare, ma dov'è? I nostri padri sono morti, ma tutto rimane come prima, come era fin dalla creazione del mondo". Hanno la pretesa di parlare così, ma non si ricordano che già molto tempo fa la parola di Dio aveva creato i cieli e la terra. Dio aveva separato la terra dall'acqua e l'aveva tenuta insieme per mezzo dell'acqua. Ma poi con l'acqua del diluvio aveva distrutto il mondo di allora. Anche ora la parola di Dio conserva i cieli e la terra attuali, ma Dio riserva anche questi per il fuoco, cioè per il Giorno del giudizio e della rovina dei malvagi. Carissimi, c'è una cosa che non dovete dimenticare: per il Signore, lo spazio di un giorno è come mille anni e mille anni sono come un giorno solo. Il Signore non ritarda a compiere la propria promessa: alcuni pensano che sia in ritardo, ma non è vero. Piuttosto, egli è paziente con voi, perché vuole che nessuno di voi si perda e che tutti abbiate la possibilità di cambiare vita. Il giorno del Signore verrà all'improvviso, come un ladro. Allora i cieli spariranno con grande fracasso, gli astri del cielo saranno distrutti dal calore e la terra, con tutto ciò che essa contiene, cesserà di esistere. Ora, visto che tutte le cose finiranno a questo modo, capite bene quello che dovete fare. Comportatevi da uomini consacrati a Dio, che vivono alla sua presenza" (2 Pietro 3:3-11 TILC).

Un comportamento confacente

Quest'ultima frase di Pietro "Comportatevi da uomini consacrati a Dio, che vivono alla sua presenza" che ci riporta proprio al nostro testo biblico di base.

La notte finisce.

"La notte è avanzata e il giorno è vicino; gettiamo dunque via le opere delle tenebre e indossiamo le armi della luce" (12). La notte della decadenza morale e spirituale di questo mondo è avanzata, sta per terminare. Il giorno risolutore del ritorno di Cristo è vicino. Allora tutto ciò che caratterizza le tenebre di questo mondo subirà da parte di Dio il giusto giudizio di condanna: liberiamocene come tanta spazzatura, per non esserne più coinvolti, anzi, viviamo fin da ora com'è giusto e piace al Signore, "indossando" quegli "abiti" puliti e luminosi che ci permetteranno di essere riconosciuti come gente che sta dalla parte del Cristo trionfante. È ora il momento della scelta, è ora il momento di scegliere da che parte stare: dalla parte di un mondo destinato ad un'inappellabile condanna da parte di Dio, o dalla parte del Cristo, vincitore e trionfante, perché "le armi della luce" trionferanno!

Le tipiche "opere della notte".

Ecco così l'Apostolo indica molto praticamente quale deve essere lo stile di vita confacente a Lui, il Cristo, che sta per tornare.

Dice: "Camminiamo onestamente, come di giorno, non in gozzoviglie ed ebbrezze, non in immoralità e sensualità, non in contese ed invidie" (13). Viviamo con trasparenza e schiettezza, come chi, di fronte a Dio ed alla Sua legge, non avrà nulla di cui vergognarsi. Rifiutiamo, egli dice, di aver parte alcuna con "le opere della notte". L'accento è qui posto, in modo esemplare, su quelle attività che, da sempre per altro, caratterizzano le notti di chi non conosce Dio. Sotto i fumi di sostanze intossicanti, la mente ed il corpo si libera da ogni freno di dignità e di decenza e diventa sempre più audace nello sfidare (pateticamente) Dio e le Sue leggi. Non trova però la libertà, ma si abbrutisce e si autodistrugge: la mente si oscura, il corpo viene contaminato, si diventa preda degli spiriti della notte! La parola gozzoviglie indica le canzonacce blasfeme e sensuali di cui gli antichi romani erano diventati famosi, e che cantavano nelle loro orge sfrenate, veri e propri atti di culto verso luride divinità pagane, "sponsor ufficiali" delle loro frequenti feste.

Della parola ebbrezze, cioè ubriachezza non servono molte spiegazioni. A questo riguardo tutto il mondo è paese! Così pure le parole immoralità e sensualità, cioè gli abusi sessuali di ogni tipo che sembrano oggi "ritornati di moda" per una società vorrebbe dar libero sfogo ad ogni voglia, e che si vanta di essersi liberata da quelli che chiama "tabù puritani", cioè quelle leggi che Dio ci ha dato per il nostro stesso bene. A questo l'autore aggiunge contese ed invidie, cioè la violenza che tali notturne orge sfrenate accende, quando si dà libero sfogo pure alle gelosie, invidie e contese che "di giorno", per decenza, si reprimono e si covano.

Forza per non cedere.

"Ma siate rivestiti del Signor Gesù Cristo e non abbiate cura della carne per soddisfarne le sue concupiscenze" (14). L'apostolo è qui molto onesto e realista, in noi, nella nostra "carne", ci sono "voglie" più o meno confessabili che ci piacerebbe soddisfare, ma che sono solo una temibile trappola, cedendo alle quali noi causiamo la nostra stessa miseria e rovina. "Signore proteggici da queste, aiutaci a non cedere alla tentazione, queste voglie non vogliamo coltivarle neanche segretamente!". Non è ineluttabile caderci perché ad esse possiamo resistere "rivestendoci di Cristo", cioè essendo come Lui, avendo quella somiglianza di carattere e di condotta con Lui che proviene dall'essere in comunione stretta con Lui attraverso lo Spirito Santo. È proprio questa comunione con Lui che ci impedirà di cedere a queste propensioni peccaminose. La salvezza è infatti dal peccato finalizzata alla santità.

Sotto la bandiera di Cristo

In attesa del vicino ritorno di Cristo, sembra dire così il nostro testo all'inizio, viviamo fin da ora con coerenza sotto la bandiera di Cristo. "Sotto quale bandiera" viveva Cristo? Qual è la "bandiera" che Lo caratterizzerebbe? Con quale "bandiera" arriverà?

È la "bandiera" della comunione con Dio

...quella della fiducia e dell'ubbidienza ai Suoi comandamenti, la bandiera dell'amore totale verso Dio e verso il prossimo, amore che si spinge fino a dare l'intera Sua vita per questo. È proprio quanto dice il nostro testo ed è pure ciò che deve caratterizzare la nostra vita in attesa dal Suo glorioso ritorno. Riascoltiamolo: "Non abbiate alcun debito con nessuno, se non di amarvi gli uni gli altri, perché chi ama il suo simile ha adempiuto la legge. Infatti questi comandamenti: "Non commettere adulterio, non uccidere, non rubare, non dir falsa testimonianza, non desiderare", e se vi è qualche altro comandamento, si riassumono tutti in questo: "Ama il tuo prossimo come te stesso". L'amore non fa alcun male al prossimo; l'adempimento dunque della legge è l'amore" (8-10).

Egli dice, continuando ad usare l'immagine della bandiera: mettiamo la Sua bandiera al balcone di casa nostra per onorarlo al Suo passaggio quando verrà e per mostrare che a Lui apparteniamo. È come il personaggio biblico di Rahab, che, nella città di Gerico, aveva dato ospitalità e assistenza ad Israele e che sarebbe stata risparmiata dal loro avanzare irresistibile se solo avesse messi un nastro rosso alla finestra come segno di riconoscimento. Gesù disse: "Da questo conosceranno tutti che siete miei discepoli, se avete amore gli uni per gli altri" (Gv. 13:35). Da questo pure Lui ci riconoscerà al Suo ritorno!

Molte bandiere di nazioni che un tempo erano cristiane portano al centro una croce. È impegnativo vivere all'insegna di una croce. Oggi proprio quei paesi stanno ripudiando la croce dal suo centro, e forse un giorno lo toglieranno del tutto… Così non sarà fintanto che uomini e donne in questo paese avranno Cristo al centro della loro vita. Come dice un logo di un gruppo cristiano d'opinione: (1) Riconosciamo a Cristo il suo giusto posto nella vita del nostro paese; (2) Prendiamo coscienza dell'abbandono dei valori biblici e delle sue tragiche conseguenze; (3) Agiamo affinché Dio risvegli e risollevi il nostro paese.

La bandiera è quella dell'amore, non amore separato dalla legge, come oggi ci vorrebbero suggerire. L'amore cristiano non lo si esercita nel vuoto, ma secondo i comandamenti rivelati. La legge dà all'amore il suo contenuto, l'amore dà alla legge il suo compimento. Potremmo parlare della legge dell'amore, ma non c'è vero amore se non lo si esplica in accordo con ciò che Dio specificatamente comanda, cioè: "Non commettere adulterio, non uccidere, non rubare, non dir falsa testimonianza, non desiderare". Sono esempi quelli che qui Paolo fa, ma che illustrano la validità permanente della legge morale e provano che non sono stati certo aboliti da Cristo, e che anzi, saranno i criteri stessi con i quali Egli ci giudicherà.

Conclusione

Le nostre migliori attese e speranze non le soddisferanno purtroppo così i nostri politici, servi degli oligarchi o del popolo che vogliano essere.

Attendiamo con ansia l'unico che non ci deluderà, cioè il Signore e Salvatore Gesù Cristo, Colui la cui fedeltà abbiamo già sperimentato quando abbiamo affidato a Lui la nostra vita. Non dovrà però essere un'attesa oziosa. Lo attenderemo come persone che già mettono in pratica il Suo stile di vita, il Suo modo di pensare, di parlare e di agire. In questo modo soltanto verremo da Lui riconosciuti come Suoi al Suo ritorno ottenendo da Lui non un severo giudizio di condanna e di esclusione, ma la salvezza eterna. Così sia.

[Paolo Castellina, rifacimento del 21/11/216 di una predicazione del 29/11/1997.