Studi biblici/Matteo 5;17-20C

Da Tempo di Riforma.

... per ristabilire la legge!

Sintesi: In un'epoca come la nostra, allergica a vincoli e confini, una "religione liberale" è oggi l'unica che, in quanto tale, sembra essere tollerabile. Le "vecchie religioni" devono adeguarvisi e verso di essa "incoraggiate" ad "evolvere". Lungi dall'essere oppressiva, però, la fede cristiana proclamata e definita dal Nuovo Testamento, comporta giuste regole e giusti e precisi confini, garanzia essi stessi di libertà autentica. Nel testo biblico che esaminiamo quest'oggi Gesù infatti afferma: "Non pensate che io sia venuto per abolire la legge o i profeti; io sono venuto non per abolire ma per portare a compimento" (Matteo 5:17). Che cosa intende?

Introduzione

È indubbiamente più comodo e "presenta meglio" farsi fare da un sarto un abito su misura, invece che comprare un vestito "prêt-à-porter" confezionato in serie, in taglie standard. Non sempre, però, ce lo possiamo permettere. Se il concetto di "su misura", per un vestito, è buono e desiderabile, non lo è sempre per la fede cristiana. Per quanto, infatti, vi dev'essere una certa misura di adattamento legittimo e ragionevole ai tempi ed alle circostanze, farsi "un cristianesimo su misura" è spesso troppo comodo e "conveniente". Il suo risultato, di fatto, è "qualcos'altro" che spesso ha ben poco titolo di chiamarsi "cristianesimo", se si assume a modello normativo la continuità con l'autorevole predicazione apostolica cpm'è riportata nel Nuovo Testamento.

Ecco, così, come una generazione "allergica" a leggi, ordine, disciplina e al concetto stesso di autorità come la nostra, quando si cura di essere religiosa e persino cristiana, si disegna la propria versione di cristianesimo "su misura" giustificandola in vario modo. Diventa allora, magari, la "religione liberale" a cui il mondo plaude ma che di fatto è "moneta falsa", fatta da chi si è appropriato indebitamente di un nome che non le competerebbe.

Una dichiarazione chiara

A questa "religione liberale" che vorrebbe essere, libera dalle leggi, e tutta improntata a "grazia" (a buon mercato) ed amore (malinteso), il Signore Gesù risponde a chiare lettere, nel testo sottoposto oggi alla nostra attenzione. Esso dice:

"«Non pensate che io sia venuto per abolire la legge o i profeti; io sono venuto non per abolire ma per portare a compimento. Poiché in verità vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, neppure un iota o un apice della legge passerà senza che tutto sia adempiuto. Chi dunque avrà violato uno di questi minimi comandamenti e avrà così insegnato agli uomini, sarà chiamato minimo nel regno dei cieli; ma chi li avrà messi in pratica e insegnati sarà chiamato grande nel regno dei cieli. Poiché io vi dico che se la vostra giustizia non supera quella degli scribi e dei farisei, non entrerete affatto nel regno dei cieli" (Matteo 5:17-20).

Gesù qui parla della Legge di Dio, la Legge che sovranamente Egli ha stabilito sull'intera specie umana affinché, seguendola, potesse vivere una vita giusta e buona, in armonia con i Suoi propositi creativi. Impressa nel cuore di ogni creatura umana che viene al mondo, precisata nella Rivelazione che di essa Dio ha fatto al Suo popolo eletto, Israele, registrata autorevolmente nella Bibbia, dimostrata coerentemente dalla vita di Gesù, essa è legge eterna per ogni creatura umana, e non abrogabile.

La Legge di Dio, ieri ed oggi

Oggi viviamo nell'epoca del liberalismo o liberismo che dir si voglia. La gente è diventata allergica a sentir parlare di leggi e a sottomettersi a leggi, né di confini da rispettare. Parla di "deregulation" in campo politico ed economico, e certamente non vuole sentir parlare di un Dio legislatore, anzi, ne nega del tutto l'esistenza, come di una presenza ingombrante e oppressiva. Gesù, invece, è venuto per ristabilire la legge!

La situazione era diversa allora, però il messaggio non era diverso. Nel tempo e nel luogo dove Gesù pronunciava le parole che abbiamo udito, la Legge di Dio era un valore molto importante, ma il significato di questa Legge veniva snaturato, travisato, deformato, falsato, tradito. Gesù, denunciandone gli abusi, sembrava a molti allora, un contestatore della legge, un liberale, un sovversivo, qualcuno che pretendesse, dopo aver messo in questione la Legge antica, di crearne una nuova oppure che volesse stabilire l'anarchia, l'individualismo puro. Nulla di più lontano dalla mente di Gesù. Gesù contestava allora gli abusi della legge che, possiamo dire, "venivano da destra", mentre oggi contesterebbe gli abusi "di sinistra": la Legge di Dio pur sempre proclamava.

Egli diceva: "Non pensate che io sia venuto ad abrogare la legge o i profeti (quanto la Bibbia afferma); io non sono venuto per abrogare, ma per portare a compimento", per ristabilirne il significato autentico. In altre parole: "Io non sono venuto per istituire una nuova religione con nuove leggi e nuovi riti. Io non sono venuto per abolire l'antica fede di Israele e la legge di Dio che ne forma il fondamento. E' vero il contrario: Io sono venuto per ribadire la validità ciò che Mosè vi ha trasmesso da parte di Dio affinché sia realmente osservata. Io sono venuto per ristabilire la Legge di Dio che molti in questi giorni in Israele maltrattano ed ignorano. Io sono venuto per interpretare autorevolmente quella legge e metterla io stesso in pratica".

Un discorso strano?

Non sono pochi oggi coloro che contesterebbero queste affermazioni, ma non sorprende. In quest'area molti, più o meno consapevolmente, ragionano sulla base di due presupposti.

In primo luogo ritengono che la religione dell'Antico Testamento abbia fallito, che non funzionasse. Così Gesù è venuto, dicono, per dare inizio a qualcosa di nuovo, una religione del Nuovo Testamento. La suddivisione che noi stessi facciamo fra Antico e Nuovo Testamento però, è, in un certo senso, fuorviante.

Il secondo presupposto segue logicamente dal primo. Dato che la religione dell'Antico Testamento avrebbe fallito, Gesù, di fatto, è venuto per abolire tutte le sue forme e strutture, inclusa la Legge di Mosè. È così? Uno dei risultati di questo modo di ragionare è che la vita cristiana non viene più definita dalla Legge di Dio con'è stata proclamata nell'Antico Testamento. A seconda delle tendenze di ciascuno, si dice che è lo Spirito Santo stesso a guidarci a vivere nel modo giusto, senza più bisogno di legge, oppure che uno studio attento del Nuovo Testamento ci potrà fornire molto di ciò di cui abbiamo bisogno per vivere come cristiani, anzi, tutto ciò di cui abbiamo bisogno.

Dietro ad entrambi questi presupposti c'è l'idea che la nostra religione sia molto diversa da quella degli ebrei. Vi sono aree da distinguersi ed aree che si sovrappongono. Certo rendiamo culto allo stesso Dio. Gesù sarebbe venuto, però, per porre fine alla religione dell'Antico Testamento con tutti i suoi rituali e leggi, e per dare inizio ad una nuova praticamente dal nulla? No.

La cosa potrà parerci convincente fintanto che non leggiamo testi come quello che abbiamo letto. Queste parole di Gesù sono per altro molto chiare. Gesù non è venuto per abolire la religione dell'Antico Testamento con la Legge mosaica. E' venuto con l'espressa intenzione di adempiere a quella Legge. Invece che venire ripudiando e gettando nella carta straccia la legge della religione dell'Antico Testamento, così come oggi molti pensano, Gesù afferma chiaramente che Egli sia venuto per ristabilire la verità che la Legge di Dio è ancora valida, che ancora essa ha autorità sul popolo di Dio, che ancora essa definisce una vera fede vivente e che continuerà ad avere quell'autorità, fino all'ultima virgola, fintanto che cielo e terra non scompariranno!

Una testimonianza concorde

Non è solo questo testo biblico ad essere prova del fatto che questo sia così. L'intera vita e ministero di Gesù erano basati sulla Legge di Dio. Paolo scrive che Gesù nacque "...sottoposto alla legge" (Galati 4:4), e lo vediamo come Egli si sottoponga alla legge. E' circonciso all'età di otto giorni secondo la Legge. Onora la Legge nel Suo insegnamento, citandola frequentemente per comprovare i Suoi insegnamenti di fronte ai Farisei. Usa la Legge di Dio nel più bel mezzo dei conflitti spirituali. Nella Sua lotta con Satana nel deserto, Gesù non lotta con il diavolo secondo la Sua propria autorità di Messia, o secondo la propria sapienza. Ad ogni attacco di Satana Gesù ribatte citando il chiaro dettato della Legge dell'Antico Testamento. Nel corso della Sua vita Egli ubbidiva alla legge perfettamente in ogni punto, e persino muore a causa di ciò che la Legge esige.

L'ultimo giorno, quando Iddio vorrà vedere perfetta rettitudine in tutti coloro che aspirano ad entrare nel Suo Regno, noi, come cristiani, potremo presentare una perfetta rettitudine, la rettitudine conseguita da Cristo con la Sua perfetta ubbidienza alla Legge e che Egli per grazia ci attribuisce. In quel giorno, quando la Legge con voce tonante esigerà la nostra definitiva ed inappellabile condanna, a causa delle nostre trasgressioni, il credente non dovrà avere paura. Non perché Dio non gli avesse richiesto di sottomettersi ad essa o accettasse qualcosa di meno, oppure perché ci perdoni "…tanto la legge non è importante", ma perché la vita e la morte di Cristo sulla croce in nostro favore ha soddisfatto per noi ciò che la Legge esige. Così, vedete, Gesù non è venuto per dare inizio ad una nuova e diversa religione, basata magari su un generico principio di "amore", una nuova religione che prescinda dalla Legge di Dio. Egli venne per ristabilire la Legge fra l'autentico popolo di Dio.

Meglio dei Farisei?

Ora tutto questo potrebbe sembrarci molto bello, grazie, ma in qualche modo ancora troppo teorico. La cosa però cambia quando consideriamo il versetto 20. Qui la religione della Legge comincia a toccare i temi chiave della vita stessa.

Gesù dice: "Perciò io vi dico: Se la vostra giustizia non supera quella degli scribi, e dei farisei, voi non entrerete affatto nel regno dei cieli".

Avete bene udito che cosa qui dice Gesù? A volte il brano ci sembra così familiare che ci sfugge tutta la forza di ciò che Gesù vuol dire. Egli dice: "Vuoi essere considerato fra i miei discepoli? Vuoi essere incluso nel numero di coloro che sono graditi a Dio, quelli che sono cittadini del Mio regno nei cieli? Beh, allora devi fare decisamente meglio nell'osservare la legge di quanto facciano i Farisei".

Questa affermazione è molto pesante. Potete immaginare che cosa avrebbero potuto pensare la gente che per la prima volta udiva questo? "Che? Meglio dei Farisei? Ma vuoi scherzare? Come potrei io mai arrivare anche solo un poco al livello di ubbidienza alla Legge al quale essi sono arrivati? E addirittura essere meglio di loro! Impossibile! E' una pretesa assurda!". Ora vedete più chiaramente ancora che cosa volesse dire Gesù al v. 17 "Io intendo ristabilire le vecchie vie di Dio, ristabilire la Sua Legge. No, io non intendo ristabilire la legge nel modo che intendono i Farisei. Intendo qualcosa persino di maggiore di quello. Così, se volete far parte del Mio regno, dovete fare meglio di loro".

Come osservare la Legge?

A questo punto sarebbe utile considerare com'è che i Farisei osservassero la Legge. Vorrei che a questo riguardo notaste tre cose. La prima di queste tre si trova in una delle parabole di Gesù.

"Due uomini salirono al tempio per pregare; uno era fariseo e l'altro pubblicano. Il fariseo, stando in piedi, dentro di sé pregava così: "O Dio, ti ringrazio che non sono come gli altri uomini, rapaci, ingiusti, adulteri, e neppure come quel pubblicano" (Luca 18:10,11).

La preghiera del primo personaggio può essere riassunta con queste parole: "O Dio, hai notato come io sia bravo?". Fa' così una lista delle cose che egli non fa. Non inganna nessuno, non infrange alcuna legge civile, e certamente non cerca di conquistare la moglie di un altro. Poi c'è l'elenco delle cose che egli fa: digiuna due volte la settimana e paga la decima di assolutamente tutto ciò che egli riceve. Osservare la legge per quel Farisei si condensava nell'evitare certe azioni e nel praticarne delle altre. Tutto questo però, era esteriore, era soltanto in funzione del comportamento.

Per Gesù, il vero modo di osservare la legge era qualcosa di molto diverso, qualcosa che iniziava nel cuore. Non era forse quello a cui Gesù mirava quando diceva che l'adulterio inizia dal modo in cui guardi qualcuno, e che l'omicidio inizia quand'anche solo si coltiva un atteggiamento di odio verso qualcuno. Osservare veramente la legge deve nascere da un amore per Dio che affonda le sue radici nel cuore, nell'anima e nella mente, un amore verso il prossimo che è altrettanto forte dell'impegno a garantire il proprio benessere. Per Gesù, osservare la Legge è più che una modificazione del proprio comportamento. E' un desiderio di ubbidire che proviene dal cuore.

In secondo luogo, osservare la Legge, per il Fariseo era questione di obbedire alle parti preferite della Legge, trascurando le altre. Quali erano per un Fariseo le parti favorite della Legge? L'aspetto cerimoniale della Legge. Prendevano molto seriamente il dovere di pagare la decima di tutto quello che ricevevano. Anche le spezie che usavano per cucinare, le pesavano con la bilancia di precisione e ne toglievano un decimo, esattamente. Però per quanto riguardava le questioni morali della Legge, cose come la giustizia per gli oppressi e la misericordia per i bisognosi, questi altri aspetti della Legge non erano così divertenti… Allora convenientemente se ne dimenticavano! Per i Farisei, osservare la legge era qualcosa in fondo di parziale. Gesù però diceva che noi dobbiamo vivere di ogni parole che procede dalla bocca di Dio, non solo di quelle cose che magari ci piace osservare!

Inoltre, osservare la Legge, per un Fariseo, era cosa abbastanza egoista. Quando pensava di fare ciò che la Legge comandava, spesso pensava solo a come questo avrebbe fatto una buona impressione sull'ambiente circostante. Per questo Gesù diceva: "Guardatevi dal fare la vostra elemosina davanti agli uomini, per essere da loro ammirati; altrimenti voi non ne avrete ricompensa presso il Padre vostro, che è nei cieli" (Matteo 6:1). …e tutti sapevano bene di che cosa Gesù stesse parlando. In Matteo 23 Gesù è persino più esplicito: "Fanno tutte le loro opere per essere ammirati dagli uomini; allargano le loro filatterie, e allungano le frange dei loro vestiti, Amano i posti d'onore nei conviti e i primi posti nelle sinagoghe…" (Matteo 23:5,6).

Ecco perché Gesù diceva a tutti quei potenziali discepoli raccolti attorno a Lui: "Se volete essere dei Miei, dovete essere meglio dei Farisei quando si tratta di osservare la Legge di Dio". L'osservanza cristiana della legge deve essere radicata nel cuore. Deve essere l'impegno ad ubbidire ad ubbidire a tutto ciò che Dio ha comandato. Deve essere fatto per attirare l'attenzione a Lui, non a noi stessi.

Una legge molto esigente

È questo il tipo di religione che Gesù viene per ristabilire, una religione che sia in armonia con la Legge sovranamente stabilita da Dio. Certamente non avrete mancato di notare come essa sia una religione molto esigente. Essa esige che noi diventiamo un popolo santo, santo cioè nei termini in cui Dio definisce la santità, secondo la Sua Legge. Questo era stato dimenticato nel primo secolo. Essi avevano equivocato la legge di Dio, la applicavano in modo errato. Ne era conseguito che la Legge diventasse un giogo di schiavitù, o una piattaforma per il proprio orgoglio. Anche oggi il ruolo della Legge di Dio è dimenticato.

Il nostro problema, però, è l'opposto di quello del primo secolo. Invece di essere tutti coinvolti nella Legge nel modo sbagliato, noi semplicemente la ignoriamo. Noi presumiamo di poter fare tutto quello che vogliamo, abilissimi nel giustificarlo, e pensiamo che tutto vada bene così dato che, diciamo, siamo liberi dalla legge, oppure vincolati solo da un non meglio definito senso di "amore".

Gesù, però, è venuto per qualcosa di molto diverso da tutto questo. Gesù è venuto per ristabilire una religione esigente, esigente ma non oppressiva. L'evangelista Giovanni scrive: "Questo infatti è l'amore di Dio: che noi osserviamo i suoi comandamenti": questa è la parte esigente. Gesù è venuto per ristabilire la religione della Legge di Dio. Ascoltate però il resto del versetto: "…e i suoi comandamenti non sono gravosi" (1 Giovanni 5:3).

Accadono molte cose interessanti quando una persona davvero si impegna ad osservare la Legge di Dio, quando la prende sul serio, quando persegue la religione della Legge che Gesù è venuto per ristabilire. Diciamo che prenda uno dei Dieci Comandamenti e poi chieda a Dio di applicarlo alla Sua vita, di renderglielo chiaro. Poi studia la Bibbia per vedere quali commenti Dio ha fatto su quel comandamento e sia applicato in altri luoghi. A tempo debito, comincerà a vedere quello che prima non aveva mai notato. Il giovane ricco di Marco 10 era venuto da Gesù chiedendogli come poter diventare erede della vita eterna. Gesù gli dice di ubbidire alla Legge di Dio. Il giovane ricco gli dice che questo egli aveva già fatto fin da piccolo. Gesù così prende uno dei comandamenti e lo applica al cuore di quell'uomo: "Una cosa ti manca; va', vendi tutto quello che hai e dallo ai poveri, e avrai un tesoro nel cielo; poi vieni, prendi la tua croce e seguimi" (Marco 10:21). E' allora che quel giovane, così fiducioso nella propria rettitudine di fronte a Dio, trova che in realtà egli sta portandosi dietro nel suo cuore un tempio, un tempio pieno di idoli. Egli amava il suo denaro più che Dio. E questo solo per il primo comandamento. Quando una persona prende sul serio la Legge di Dio, subito vengono smascherati gli idoli del suo cuore.

Saulo di Tarso era il più fariseo dei Farisei. Il suo zelo per Dio includeva andare in ogni dove per arrestare infedeli ed eretici. Quando si trattava di seguire le regole della sua religione, egli era del tutto irreprensibile. Eppure egli doveva ancora venire veramente alle prese con la Legge di Dio. Più tardi, quando lo troviamo diventare l'apostolo Paolo, egli comprende che tutte quelle cose nelle quali tanto prima si vantava, tutto ciò che pensava renderlo meglio degli altri, tutto questo non era che spazzatura puzzolente di fronte a Dio. Quando una persona viene seriamente alle prese con la Legge di Dio, giunge a comprendere il vero valore dei suoi migliori sforzi. Giunge a vedere come essi siano privi di valore.

La Legge aveva svolto il suo compito nella vita di quell'esattore delle tasse nella parabola di Gesù menzionata prima. "Il pubblicano invece, stando lontano, non ardiva neppure alzare gli occhi al cielo; ma si batteva il petto, dicendo: "O Dio, sii placato verso me peccatore" (Luca 18:13).

Quando un uomo o una donna viene seriamente alle prese con la Legge di Dio, egli giunge a vedere sé stesso in modo differente, in modo più accurato. Egli giunge a vedere, a comprendere, di essere un peccatore. Non il fatto che ogni tanto pecchi. Anche i Farisei si rendevano conto che ogni tanto peccassero. Il peccato, però, non definiva chi essi fossero, o così essi credevano. L'uomo però che davvero era venuto alle prese con la Legge di Dio - qualcuno come quell'esattore delle tasse, quel pubblicano - giunge a rendersi conto non che egli ogni tanto commetta qualche peccato, ma che egli è radicalmente un peccatore. Un peccatore: quest'etichetta descrive bene ciò che fa. Quando un uomo o una donna giunge veramente alle prese con la Legge di Dio, egli giunge faccia a faccia con Dio stesso!

Allora comprende la grazia!

Quando però la Legge ha compiuto tutta la sua opera nella vita di una persona, il suo servizio, il suo ministero, cioè portare quella di disperare di sé stessa, a vedersi quale veramente è, allora quella persona è pronta ad udire l'appello di grazia che Gesù le rivolge: "Venite a me, voi tutti che siete travagliati e aggravati, ed io vi darò riposo. Prendete su di voi il mio giogo e imparate da me, perché io sono mansueto ed umile di cuore; e voi troverete riposo per le vostre anime. Perché il mio giogo è dolce e il mio peso è leggero!" (Matteo 11:28-39).

È allora che quell'uomo e quella donna può dire: "Signore Gesù, sono stanco del mio peccato. Vi sono idoli che io mi porto dietro tutto il giorno nel mio cuore. I miei migliori sforzi per fare il bene solo risultano in qualcosa di degno solo del deposito della spazzatura. Io vengo a Te, o Signore Gesù, peccatore come sono. Salvami dal mio peccato, perché è grande. Liberami da quella colpevolezza che è la mia dannazione. Salvami dalla sua potenza schiacciante. Signore Gesù, io vengo a te. Se non sarai Tu a salvarmi, allora per me non vi sarà speranza alcuna". E' solo dopo che la Legge ha compiuto la Sua opera, che una persona può giungere fino a questo punto.

E che farà Gesù con questa persona che così Lo supplica? Avendolo Egli stesso invitato a venire a Lui, forse che ignorerà il suo grido? Certo no. Allora Gesù farà valere i Suoi diritti su questa persona e la attirerà nel Suo gregge: "Quest'uomo, questa donna, è mia. Per lei volentieri io sono morto. Essa sarà con me ora e per sempre!". La Legge è la servente di Dio per portare i Suoi eletti alla grazia dell'Evangelo.

Il ruolo della Legge è terminato?

E poi? Ora che quell'uomo o quella donna è stato convertito e posto con sicurezza fra il gregge di Dio, potrà la Legge essere messa da parte? Forse che la Legge ora è abrogata? Forse che quell'uomo o quella donna perseguirà la vita cristiana senza nessun criterio oggettivo? No, sarebbe assurdo! Rimane sempre l'appello ad amare Dio ed il prossimo. Come potremmo anche solo sapere chi egli sua indipendentemente dalla Legge? Ancora vi sono idoli che si aggirano nei recessi più nascosti del cuore. Come potrebbero essi essere smascherati senza essere messi sotto i riflettori della Legge? C'è molto di più da godere della grazia di Dio rivelata dall'Evangelo, ma come potrebbe mai questo avvenire senza che la Legge ci mostrasse sempre di più quanto poco valore abbiano anche le nostre opere migliori? Gesù non è venuto semplicemente per estendere l'uso della Legge solo un po' di più oltre la conversione e poi abrogarla da quella vita. Ancora la Legge deve essere ubbidita, ma non come i Farisei. Essa deve essere ubbidita dal profondo del cuore, in tutte le sue parti, e con lo scopo di attirare l'attenzione verso Gesù, non verso di noi.

Inoltre, a differenza dei Farisei, come cristiani noi non ci sforziamo di ubbidire alla Legge per meritarci qualcosa. La salvezza è nostra per grazia. Al contrario, ci sforziamo di ubbidire perché in questo modo potremo compiacere a Dio. Poi noi non ci sforziamo di ubbidire alla Legge di Dio con le sole nostre forze. Abbiamo lo Spirito Santo in noi, ed è Suo il desiderio di vederci vivere per Cristo secondo la Sua Legge. In questo modo noi non ci adoperiamo ad ubbidire con la forza naturale, ma con la potenza dello Spirito! Quale ne è il risultato? Vediamo il cambiamento. Vediamo noi stessi morire sempre di più al peccato e vivere sempre di più secondo la giustizia stabilita da Dio. La Legge ci richiederà ancora di ubbidirle? Certamente. Sarà un fardello per la nostra anima? Niente affatto!

Conclusione

Vedete ora perché sia venuto Gesù? Gesù è venuto per ristabilire la religione della Legge di Dio che è al tempo stesso la religione della grazia di Dio. E sia ringraziato Iddio che Egli l'abbia fatto! In un'epoca di liberalismo come la nostra dove prevale "l'eresia della sinistra" abbiamo bisogno di udire che Gesù è venuto per ristabilire la Legge di Dio. Potrebbe però ancora oggi sussistere "l'eresia della destra", l'eresia di chi abusa della legge di Dio pretendendo di esserle conforme e credendosi così "a posto" con Dio: anche lui ha bisogno di Gesù che contesta la sua posizione ristabilendolo ad un giusto concetto di Legge.

Come vi ponete voi di fronte a tutte queste cose? Sei tu un Fariseo moderno che osserva esteriormente la legge, in parte e in modo egoistico? Se è così ti stai accumulando un terribile giudizio sulla tua testa per il giorno del giudizio. Sei forse, di fatto, fra coloro che ignorano la legge di Dio? A Dio un giorno dovrai rendere conto sulla base di quella Legge che pensavi di poter ignorare. Sei tu fra coloro che sono stati ingannati e che dicono a sé stessi che per loro andrà tutto bene perché credono in Gesù, anche se la loro vita è piena di peccato? Attenzione, se Cristo non purifica la tua vita, la tua fede non è autentica. ¹ Potrebbe anche essere che tu sia un credente che sta lottando per adeguarsi alla Legge di Dio, ma con le sole tue forze. Solo lo Spirito Santo, però, invocato potrà aiutarti a mettere tutto in migliore prospettiva. Ora tu potresti essere fra quei credenti che giungono a comprendere il giusto posto che la Legge deve occupare nella nostra religione di Grazia, e tu ne vedi i frutti nella tua vita. Bene, allora vedi di ringraziare Iddio per la Sua grande misericordia ed amore verso di te. E continua a prestare attenzione alla Legge nella gioia dello Spirito.

Paolo Castellina, rielaborazione del 30/1/2017 della predicazione del 4/12/1998