Studi biblici/Matteo 4:12-23

Da Tempo di Riforma.

Il ritorno del Re

Sintesi
Ribellandosi a Dio, suo legittimo Signore, questo mondo è diventato un campo di battaglia fra “signori” che se ne contendono il dominio. Questo ha fatto in modo che diventasse un “territorio occupato” da forze spirituali usurpatrici votate alla sua rovina. Dio, però, si è proposto, attraverso il Suo Cristo, di ricuperare ciò che Gli appartiene di diritto. Il testo biblico per questa domenica ci presenta l’inizio della missione di Gesù, il Re messianico annunciato dai profeti, a partire dalla Galilea. Il Suo messaggio è riassunto in: «Ravvedetevi, perché il regno dei cieli è vicino». Non è un invito, ma il comando di un Sovrano. Lo vediamo così esercitare le Sue prerogative regali e chiamare efficacemente i Suoi primi discepoli a seguirlo. La Sua missione continua oggi con immutata efficacia e andrà a certo compimento. Riflettiamo così oggi su Matteo 4:12-23 traendone tutte le conseguenze.

Territori occupati

La storia di ogni tempo e paese è piena di casi in cui potenze ostili ed aggressive invadono ed occupano territori e nazioni che appartengono di diritto ai loro abitanti sui quali ne avrebbero la legittima sovranità. "Territori occupati" è un termine specifico del diritto internazionale (...). È considerato territorio occupato un terreno che è effettivamente posto sotto l'autorità di un esercito ostile [1]. Le popolazioni di questi territori occupati ne vengono così sfruttate ed oppresse. Benché non rari siano i casi in cui queste stesse popolazioni si adattino loro malgrado ai loro padroni diventandone servi, si auspica e si saluta il giorno in cui esse siano liberate e su di esse torna a regnare il loro legittimo sovrano.

Non desidero ora entrare nel merito o discutere casi particolari che esemplifichino il concetto di “territori occupati”. Desidero usare questo come un’illustrazione di una realtà spirituale che ci riguarda tutti. Il salmo 24 dice: “Al SIGNORE appartiene la terra e tutto quel che è in essa, il mondo e i suoi abitanti” . Dio è il legittimo sovrano del mondo e di tutti noi. Egli ci ha creato e a Lui apparteniamo. Dopo che però l’umanità (ciascuno di noi incluso) si è ribellata alla legittima sovranità di Dio, pensando di conquistarsi la libertà, essa è diventata un “territorio occupato” di quello che la Scrittura chiama “il principe di questo mondo”, il quale guida forze spirituali della malvagità che causano morte e distruzione.

Grazie a Dio, però, Dio ha iniziato e porta avanti una dura “lotta di liberazione” in Cristo, per restituire il mondo al suo legittimo sovrano e liberare le vittime dell’usurpatore. Ai cristiani di Efeso l’apostolo Paolo scrive: “Dio ha vivificato anche voi, voi che eravate morti nelle vostre colpe e nei vostri peccati, ai quali un tempo vi abbandonaste seguendo l'andazzo di questo mondo, seguendo il principe della potenza dell'aria, di quello spirito che opera oggi negli uomini ribelli” (Efesini 2:1-2).

Il testo biblico

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L’inizio di questa “lotta di liberazione” è narrata dal testo biblico sottoposto oggi alla nostra attenzione e che ci parla dell’inizio dell’attività di Gesù di nazareth in Galilea, Colui che Giovanni il battezzatore aveva indicato come il Re messianico, il Salvatore del mondo, che viene a reclamare quel che è Suo di diritto. Ascoltiamo questo testo come lo troviamo in Matteo 4:12-23.
"Gesù, udito che Giovanni era stato messo in prigione, si ritirò in Galilea. E, lasciata Nazaret, venne ad abitare in Capernaum, città sul mare, ai confini di Zabulon e di Neftali, affinché si adempisse quello che era stato detto dal profeta Isaia: «Il paese di Zabulon e il paese di Neftali, sulla via del mare, di là dal Giordano, la Galilea dei pagani, il popolo che stava nelle tenebre, ha visto una gran luce; su quelli che erano nella contrada e nell'ombra della morte una luce si è levata».
Da quel tempo Gesù cominciò a predicare e a dire: «Ravvedetevi, perché il regno dei cieli è vicino». Mentre camminava lungo il mare della Galilea, Gesù vide due fratelli, Simone detto Pietro, e Andrea suo fratello, i quali gettavano la rete in mare, perché erano pescatori. E disse loro: «Venite dietro a me e vi farò pescatori di uomini». Ed essi, lasciate subito le reti, lo seguirono. Passato oltre, vide altri due fratelli, Giacomo di Zebedeo e Giovanni, suo fratello, i quali nella barca con Zebedeo, loro padre, rassettavano le reti; e li chiamò. Essi, lasciando subito la barca e il padre loro, lo seguirono. Gesù andava attorno per tutta la Galilea, insegnando nelle loro sinagoghe e predicando il vangelo del regno, guarendo ogni malattia e ogni infermità tra il popolo” (Matteo 4:12-23).

Un popolo che aveva perduto la sua libertà

Israele doveva essere, in quanto nazione, espressione e testimonianza storica del Regno di Dio, vale a dire un popolo completamente consacrato ed in comunione con il Dio vero e vivente, che imposta tutta la sua vita, a livello personale e sociale, secondo la legge rivelata di Dio. Al tempo dell’Esodo, Mosè aveva loro detto: "Ecco, io vi ho insegnato leggi e prescrizioni, come il SIGNORE, il mio Dio, mi ha ordinato, perché le mettiate in pratica nel paese nel quale vi accingete a entrare per prenderne possesso. Le osserverete dunque e le metterete in pratica, perché quella sarà la vostra sapienza e la vostra intelligenza agli occhi dei popoli, i quali, udendo parlare di tutte queste leggi, diranno: «Questa grande nazione è il solo popolo savio e intelligente!»" (Deuteronomio 4:5-6).

Altri popoli avrebbero dovuto essere attratti dalla saggezza di Israele, desiderare conoscere il Dio vero e vivente per seguire le Sue vie. Quante volte, però, era avvenuto l’opposto: inconsapevole dei tesori a sua disposizione, Israele si sarebbe lasciato attrarre dai costumi dei pagani e, compromettendo così la sua testimonianza, identità e vocazione, avrebbe “invitato” degli stranieri a dominare su di loro, e ne sarebbero stati sfruttati ed oppressi. Israele sarebbe così diventato “una nazione occupata” non solo politicamente, ma anche spiritualmente. Da espressione del regno di Dio, sarebbero divenuti essi stessi una “succursale” del regno iniquo degli uomini.

Questa era pure la situazione al tempo di Gesùò, Israele era un territorio occupato. Dopo la scomparsa del regno davidico, infatti, la terra di Israele era stata sottoposta a successive dominazioni straniere: quella persiana, quella ellenistica e poi quella romana. Era continuato per un po’ ad esistere “Il Regno di Giuda” (chiamato abitualmente Giudea, con Gerusalemme come capitale), ma era passato gradualmente sotto il controllo romano dopo che, intorno al 130 a. C. i romani vengono "invitati" dalla tribù regnante dei Maccabei[2]. Da allora, di fatto, il regno era diventato uno stato vassallo. Diversi territori della Palestina erano pure stati frazionati ed erano passati sotto diretta amministrazione romana. Le turbolenze politiche, però, erano rimaste costanti e in gran parte dovute a motivi religiosi di conflitto tra Ebrei e Romani. La popolazione israelita, infatti, tenta di ribellarsi a più riprese al potere romano, ad esempio con Giuda il Galileo nel 6 d.C. Tentate insurrezioni e guerra civile avrebbero portato nel 70 d.C. alla distruzione del Tempio di Gerusalemme[3], al massacro di molti israeliti ed alla dispersione degli altri.

L’idea del “Regno di Dio”, pur coltivata e testimoniata a livello personale su scala ridotta da un numero limitato di fedeli, era rimasta una speranza legata al futuro e trionfante avvento del Messia. A dominare sulla maggior parte dei singoli e della società, infatti, non era Dio, ma il Suo avversario ed usurpatore attraverso suoi servi, non solo pagani, ma anche quegli Israeliti che avevano compromesso e corrotto la loro fede, pregiudicandone la testimonianza. I giorni del Messia sarebbero però giunti e con Lui una nuova era. Spiritualmente le cose si sarebbero sviluppate in modo diverso dalle loro aspettative

L’alba di un nuovo giorno

Gesù cresce a Nazaret in Galilea, dove i suoi genitori si erano trasferiti poco dopo la sua nascita. La Galilea[4], territorio a nord di Gerusalemme, era delimitata a est dal fiume Giordano, che in questo tratto forma il Lago di Genezaret, detto anche lago di Tiberiade o mare di Galilea. Al tempo di Gesù vi abitavano ancora queste antiche tribù di Israele. Erano frammiste, però, a popolazioni pagane, ed esse, agli occhi dell'ortodossia giudaica di Gerusalemme, si erano contaminate con i popoli vicini.

Giovanni il Battezzatore, aveva preannunciato l’imminenza dell’alba di un giorno nuovo, aveva chiamando a ravvedimento l’intero Israele. Diceva: «Ravvedetevi, perché il regno dei cieli è vicino». Egli non aveva esitato a denunciare pure l’infedeltà, la corruzione e le ingiustizie delle autorità civili e religiose di Israele. La sua attività profetica, però, viene fatta bruscamente cessare con il suo imprigionamento e successiva esecuzione capitale. Quello che diceva, infatti, era diventato troppo “scomodo” e “i potenti” non l’avrebbero più tollerato. Gesù aveva risposto all’appello di Giovanni e Giovanni, Suo precursore ed araldo, aveva indicato ed identificato proprio in Lui, Gesù di Nazareth l’atteso Re messianico e l’“Agnello di Dio”. Il sole stava sorgendo e, con i suoi raggi, stava cominciando a dissipare le tenebre ed infondere speranza.

La missione di Giovanni poteva intendersi forse fallita con il suo imprigionamento? Certo no: terminata sì, ma non fallita. Non solo molti discepoli di Giovanni cominciano a seguire Gesù, ma Gesù comincia a manifestare con sempre maggior chiarezza la Sua identità, benché non esattamente secondo i canoni che i Suoi contemporanei si attendevano.

Un “ritiro” consapevole

Gesù, però, dopo che Giovanni è messo in prigione, ci dice Matteo, “si ritira in Galilea” (12). Questa non è però, per Lui, come si potrebbe supporre, la “misura prudenziale” di chi ritiene che in Giudea la Sua missione sarebbe stata “troppo pericolosa”. Non si tratta, per Lui, di una fuga, determinata dalla “paura”, né è un fatto solo “circostanziale”. Ogni cosa nella vita di Gesù corrisponde a dei precisi propositi, quelli stabiliti da Dio. Tutto ciò che Gesù fa, come pure i Suoi spostamenti, ha un senso preciso. Quello è il punto di partenza più appropriato per il Suo ministero, la Sua missione. Ecco così che Gesù trasferisce la sua residenza da Nazaret a Capernaum, “città sul mare, ai confini di Zabulon e di Neftali” (13), facendone, per così dire, il Suo “quartiere generale”.

La Galilea è la terra dove convivevano sia Israeliti che altre genti e la sua luce si leva (questo fatto è di rilevanza profetica) su entrambi. Gesù, infatti, non è solo il Salvatore degli ebrei, ma anche “del mondo”, delle altre genti. Ebrei e non ebrei, infatti, vivono nelle tenebre del peccato che li domina e li opprime in diverse maniere. La loro è “una contrada” che vive “nell’ombra della morte”. Si tratta di ciò che aveva espresso anticamente in profeta Isaia in un altro contesto, ma che Matteo, l’evangelista, considera espressione appropriata di quanto stava accadendo “...affinché si adempisse quello che era stato detto dal profeta Isaia: «Il paese di Zabulon e il paese di Neftali, sulla via del mare, di là dal Giordano, la Galilea dei pagani, il popolo che stava nelle tenebre, ha visto una gran luce; su quelli che erano nella contrada e nell'ombra della morte una luce si è levata” (14-16).

E’ il messaggio che risuona nelle lettere dell’apostolo Paolo: "Ora però, indipendentemente dalla legge, è stata manifestata la giustizia di Dio, della quale danno testimonianza la legge e i profeti: vale a dire la giustizia di Dio mediante la fede in Gesù Cristo, per tutti coloro che credono - infatti non c'è distinzione: tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio - ma sono giustificati gratuitamente per la sua grazia, mediante la redenzione che è in Cristo Gesù. Dio lo ha prestabilito come sacrificio propiziatorio mediante la fede nel suo sangue, ... per dimostrare la sua giustizia nel tempo presente affinché egli sia giusto e giustifichi colui che ha fede in Gesù. ... poiché riteniamo che l'uomo è giustificato mediante la fede senza le opere della legge. Dio è forse soltanto il Dio dei Giudei? Non è egli anche il Dio degli altri popoli? Certo, è anche il Dio degli altri popoli, poiché c'è un solo Dio, il quale giustificherà il circonciso per fede, e l'incirconciso ugualmente per mezzo della fede." (Romani 3:21-30).

Regno e regni in concorrenza

Il messaggio di Gesù, come ce lo sintetizza l’evangelista Matteo, è identico a quello di Giovanni: “Da quel tempo Gesù cominciò a predicare e a dire: «Ravvedetevi, perché il regno dei cieli è vicino»” (17). L’accento, però, è diverso: se con Giovanni la realtà di quel regno era prossima, ora con Gesù sarebbe stata davvero “a portata di mano”, in Lui e con Lui, sviluppandosi in maniera irresistibile.

Che cos’è “il regno dei cieli”? Il regno dei cieli, sinonimo di “regno di Dio”, non indica il cosiddetto “aldilà” oppure un luogo al di sopra delle nuvole o su qualche altro pianeta... ma dovunque e in chiunque Dio esercita incontrastato la Sua autorità. È il governo di Dio, quello che Egli esercita su singoli e comunità volentieri sottomesse a Lui come unico Signore della loro vita; singoli e comunità che sono in comunione con Lui ed ubbidiscono con fiducia alle Sue leggi. Essi conseguono così quella shalom, quella pace, che identifica una vita realizzata ed in armonia con i suoi propositi originari.

Il nostro è un mondo di ribelli alla legittima sovranità di Dio, gente che vuole essere dio e legge a sé stessa. Il nostro mondo (ed il cuore di chi lo abita) è, di fatto esso stesso, un “territorio occupato” da un usurpatore che lo domina con le proprie leggi. Queste leggi, contrapposte a quelle di Dio, non possono altro che creare ingiustizie ed abusi di ogni genere.

Il nostro mondo è un mondo, sottratto all’unico e legittimo Signore, è oppresso dalle lotte di potere di innumerevoli “signori” che vogliono prevalere gli uni sugli altri e che, così facendo, lasciano dietro di sé una scia impressionante di morti e di feriti, vittime delle loro ambizioni. Questi “signori” non sono solo chi domina le nazioni con maggiore o minore legittimità. Questi “signori” non sono solo imperi, stati ed ideologie con i loro eserciti e polizie. Questi “signori” non solo gruppi economici, associazioni più o meno segrete,“mafie” e capibanda. Questi “signori” non sono solo le gerarchie di false religioni e sétte che vogliono imporre il loro dominio sul mondo asservendo l’anima e il corpo. Questi “signori” sono pure tanti altri “signore e signori” che, dopo aver spodestato la legittima autorità di Dio sulla loro vita, fanno del loro egoismo, piaceri ed interessi la forza tirannica, dominante e determinante della vita loro e di quelli che stanno loro accanto. La gente di questo mondo si sottomette ed è sottomessa a molti opprimenti signori, ma chi segue il solo legittimo e giusto Signore può dire: "Poiché, sebbene vi siano cosiddetti dèi, sia in cielo sia in terra, come infatti ci sono molti dèi e signori, tuttavia per noi c'è un solo Dio, il Padre, dal quale sono tutte le cose, e noi viviamo per lui, e un solo Signore, Gesù Cristo, mediante il quale sono tutte le cose, e mediante il quale anche noi siamo" (1 Corinzi 8:5-6). Se, infatti, Dio e il Suo Cristo non è il Signore che guida e determina la mia vita, assumo io stesso il ruolo di signore e tiranno e divento “l’usurpatore” che non potrà che causare disastri senza fine, ingiustizie e sofferenze. È certo che, però, che dopo aver trionfato per un po’, giungerà alla fine solo a distruggere sé stesso, o travolto da altri presunti “signori” o dalle proprie contraddizioni.

Un mondo dove Dio, legittimo Re e Sovrano, non regna con le Sue sante, giuste e buoni leggi, è il mondo dove scatenate sono le forze spirituali della malvagità. Esse sembrano retribuire generosamente chi, illudendosi, le serve. Dato che però sanno che non potranno prevalere, cercano solo di rovinare e distruggere il più possibile tutti coloro, singoli e società, sui quali riescono a mettere le mani.

Un regno “diverso”

E’ in questo “territorio occupato” che giunge Gesù di Nazareth annunciando, così come faceva lo stesso Giovanni Battista, “Ravvedetevi perché il regno dei cieli è vicino”.

Il Regno di Dio è chiamato “Regno dei cieli” non solo secondo l’uso ebraico di usare “cielo” come sinonimo di Dio evitando di pronunciare così il Suo nome. Esso è “regno dei cieli” perché il suo carattere è molto diverso da come dominano i regni di questo mondo. Una volta Gesù disse ai Suoi discepoli: "Voi sapete che quelli che sono reputati prìncipi delle nazioni le signoreggiano e che i loro grandi le sottomettono al loro dominio. Ma non è così tra di voi; anzi, chiunque vorrà essere grande fra voi, sarà vostro servitore; e chiunque, tra di voi, vorrà essere primo sarà servo di tutti. Poiché anche il Figlio dell'uomo non è venuto per essere servito, ma per servire, e per dare la sua vita come prezzo di riscatto per molti" (Marco 10:42-44).

Questo regno è “dei cieli”, non perché sia un’astrazione, perché sia limitato “all’aldilà” e non debba o non possa essere qualcosa da stabilire molto concretamente in questo mondo. Esso ha caratteristiche molto diverse da quelle che sono tipiche dei regni di questo mondo. Lo ribadisce Gesù di fronte al potente delegato dell’imperatore romano: "Pilato dunque rientrò nel pretorio; chiamò Gesù e gli disse: «Sei tu il re dei Giudei?» Gesù gli rispose: «Dici questo di tuo, oppure altri te l'hanno detto di me?» Pilato gli rispose: «Sono io forse Giudeo? La tua nazione e i capi dei sacerdoti ti hanno messo nelle mie mani; che cosa hai fatto?». Gesù rispose: «Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori combatterebbero perché io non fossi dato nelle mani dei Giudei; ma ora il mio regno non è di qui». Allora Pilato gli disse: «Ma dunque, sei tu re?» Gesù rispose: «Tu lo dici; sono re; io sono nato per questo, e per questo sono venuto nel mondo: per testimoniare della verità. Chiunque è dalla verità ascolta la mia voce» (Giovanni 18:33-37).

Nel saggio “la signoria di Cristo e le sue implicazioni politiche”, Stephen C. Perks scrive:

“Parlare del Regno di Dio significa parlare di un ordinamento politico di Dio che si pone in netto contrasto alla politica dell’uomo. I cristiani nel mondo intero non sono semplicemente membri di varie nazioni che, nelle loro devozioni private, rendono culto allo stesso Dio. Se Cristo è veramente loro Signore e Re, essi costituiscono una nazione a pieno diritto, un popolo distinto, chiamato fuori e separato dai regni del mondo e nati dall’alto per fede in Cristo, per formare un altro regno con il proprio ordinamento. La forma di questo ordinamento è la monarchia assoluta. Indipendentemente dalle forme particolari di amministrazione rispetto alle quali la sovranità del Monarca è delegata ai Suoi ministri nelle diverse sfere della vita (ad es. famiglia, Chiesa, Stato), la nazione cristiana è governata da un Monarca assoluto la cui legge è immutabile, la cui giurisdizione è illimitata, e la cui volontà ha valore ultimo. I Suoi ministri, o vice-reggenti, che governano sotto la Sua legge nei vari aspetti istituzionali della vita della Nazione, possono o non possono essere stati scelti mediante elezione, in dipendenza dalla natura dell’istituzione. Ciò nonostante, coloro che vengono eletti, qualunque ne sia il mezzo, sono tenuti in modo assoluto a governare queste istituzioni sotto la volontà di Dio com’è rivelata nella Sua Legge. Questo si applica non solo al governo della Chiesa, ma anche alla famiglia ed allo Stato. Nessun politico cristiano, scelto non importa come, o appartenente ad un qualsiasi partito politico, ha licenza di servire altri signori. Il loro Signore e leader non può essere altri che Cristo. Nel suo servizio in quanto politico, egli deve fedeltà ed ubbidienza, assoluta ed inequivocabile, al Signore Gesù Cristo”.

L’appello al ravvedimento

Il regno di Dio si manifesta dunque in Gesù di Nazaret, il Re messianico, il Signore. Il regno di Dio si avvicina a noi in Lui e con Lui. Come tale Egli non “invita” ad entrare nel Suo regno, non implora di “aprirgli la porta del cuore” ed “accettarlo” (“poverino… fagli un favore”), ma Egli comanda, come un vero Re e Signore, anzi, come il Re dei re ed il Signore dei signori. Egli comanda e dice: “Ravvedetevi perché il regno dei cieli è vicino”.

Quelli di Gesù sono imperativi, non “condizionali”. Egli non dice: “Se vuoi… se hai tempo… quando ti fa comodo… magari vieni dietro a me… non pretenderò troppo da te… sbriga pure le altre tue faccende, e poi magari vieni … ti accoglierò così come sei … non pretenderò nulla da te”! Questa è solo la pseudo-evangelizzazione che si sente spesso oggi, lo pseudo-vangelo che la nostra generazione sembra gradire più di qualsiasi altro, un falso vangelo.

Vediamo così in questo stesso testo come Gesù “Mentre camminava lungo il mare della Galilea, Gesù vide due fratelli, Simone detto Pietro, e Andrea suo fratello, i quali gettavano la rete in mare, perché erano pescatori. E disse loro: «Venite dietro a me e vi farò pescatori di uomini». Ed essi, lasciate subito le reti, lo seguirono. Passato oltre, vide altri due fratelli, Giacomo di Zebedeo e Giovanni, suo fratello, i quali nella barca con Zebedeo, loro padre, rassettavano le reti; e li chiamò. Essi, lasciando subito la barca e il padre loro, lo seguirono” (18-24).

“Venite”, Dio in Gesù dice a coloro ai quali dall’eternità Egli ha scelto di concedere la Sua grazia, ed essi vengono, subito ed irresistibilmente. Ai Suoi Gesù dice: “Non siete voi che avete scelto me, ma son io che ho scelto voi, e v'ho costituiti perché andiate, e portiate frutto, e il vostro frutto sia permanente; affinché tutto quel che chiederete al Padre nel mio nome, Egli ve lo dia” (Giovanni 15:16). Non sarebbero andati dietro a Gesù se essi non fossero stati prima scossi dallo Spirito Santo e liberati dalla loro indolenza ed egocentrismo, dai loro comodi e peccati favoriti. Essi sono chiamati da Gesù che, per primo, impartisce loro la facoltà di rispondergli favorevolmente. Quella che Gesù impartisce è la forza abilitante che aveva fatto in modo che Lazzaro, morto, uscisse fuori dalla sua tomba e tornasse a vivere e a camminare. Gesù infatti, "gridò ad alta voce: «Lazzaro, vieni fuori!» Il morto uscì, con i piedi e le mani avvolti da fasce, e il viso coperto da un sudario. Gesù disse loro: «Scioglietelo e lasciatelo andare»" (Giovanni 11:43-44). Noi non siamo meno morti e “puzzolenti” (nei nostri peccati) di quel Lazzaro, ma quando Cristo chiama i Suoi eletti, essi “sentono la forza tornare loro nelle gambe”, si alzano e “camminano”, “Ed essi, lasciate subito le reti, lo seguirono. … Essi, lasciando subito la barca e il padre loro, lo seguirono”. Non hanno fatto domande, non hanno posto condizioni a Gesù: hanno lasciato le loro cose e, con fiducia, hanno seguito Gesù. E’ il miracolo della conversione che avviene ancora oggi e che si ripete, il vero miracolo. Era successo personalmente allo stesso evangelista Matteo: "Poi Gesù, partito di là, passando, vide un uomo chiamato Matteo, che sedeva al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi». Ed egli, alzatosi, lo seguì" (Matteo 9:9).

Gesù “passa” (ancora oggi) e dice: «Ravvedetevi, perché il regno dei cieli è vicino». Abbandonate i vostri idoli e i vostri signori, e dà loro nel contempo la forza per strapparli dalle loro grinfie ed abbandonarli senza rimpianti. Ravvedetevi: li avete serviti per fin troppo tempo: che cosa veramente ne avete guadagnato? Venite dall’unico legittimo Signore del cielo e della terra che giammai vi deluderà. E’ vostro preciso dovere sottomettervi a Lui. Se non lo fate ora quando viene a voi nella Sua grazia, sarete costretti a piegarvi di fronte al Suo giudizio e la Sua ira. Che ci piaccia o no sentirlo, il ribelle allora: "...egli pure berrà il vino dell'ira di Dio versato puro nel calice della sua ira; e sarà tormentato con fuoco e zolfo davanti ai santi angeli e davanti all'Agnello" (Apocalisse 14:10).

Quali sono gli idoli ed i “signori” dai quali Gesù, che vi chiama ancora oggi, vuole e può liberarvi? Se non li abbandonate oggi, essi saranno un giorno la vostra rovina.

Conclusione

Ed ecco così, al termine del nostro testo, che: “Gesù andava attorno per tutta la Galilea, insegnando nelle loro sinagoghe e predicando il vangelo del regno, guarendo ogni malattia e ogni infermità tra il popolo” (23).

Gesù non ha smesso oggi di farlo attraverso coloro che Gli appartengono e lo servono “ripescando” i perduti attraverso l’annuncio dell’Evangelo che chiama al ravvedimento dal peccato e dalla ribellione (il “vangelo del regno”) e testimoniando con la loro vita uno stile di vita in sintonia con Colui che liberava e libera da ogni malattia ed infermità, di cui quella spirituale è la prima.

Il nostro mondo è un mondo, sottratto all’unico e legittimo Signore, è oppresso dalle lotte di potere di innumerevoli “signori” che vogliono prevalere gli uni sugli altri e che, così facendo, lasciano dietro di sé una scia impressionante di morti e di feriti, vittime delle loro ambizioni. Esso sarà restituito al suo legittimo Signore, Dio in Cristo che un giorno, come ha promesso, tornerà, per far piazza pulita da ogni residua opposizione. Il libro dell’Apocalisse dice: “Poi vidi il cielo aperto, ed ecco apparire un cavallo bianco. Colui che lo cavalcava si chiama Fedele e Veritiero; perché giudica e combatte con giustizia” (Apocalisse 19:11). È Colui che aspettiamo e fedelmente completerà l’opera che ha iniziato a fare, nel mondo ed in ciascuno di coloro che Gli appartengono.

Paolo Castellina, 24 gennaio 2014.

I testi biblici assegnati per Domenica 26 gennaio 2014 (Terza Domenica di Epifania): Matteo 4:12-23; [Isaia 9:1-4; Salmo 27:1,4-12; 1 Corinzi 1:10-18].

Note

  • [1] Il patto Kellogg-Briand del 1928 ha stabilito che la minaccia e l'utilizzo di forze militari contravvengano il diritto internazionale, e allo stesso modo che le acquisizioni territoriali che ne risultano siano illegali. Sebbene quel patto non sia stato universalmente sottoscritto, e sia stato in verità infranto anche dai suoi firmatari, la Carta delle Nazioni Unite redatta a San Francisco nel 1945, alla quale aderiscono quasi tutte le nazioni, contiene propositi simili” https://it.wikipedia.org/wiki/Territorio_occupato
  • [2] Lo stesso patriarca Giuda Maccabeo ottenne la cittadinanza onoraria di Roma e un seggio nel Senato Romano. Cfr. https://it.wikipedia.org/wiki/Palestina
  • [3] La “terza guerra giudaica” (132-134 d.C.) fu causata in parte anche dalla decisione dell’imperatore Adriano cambiare il nome della capitale in Aelia Capitolina e di inquadrare completamente la provincia tra le istituzioni dell'Impero. la guerra termina con la vittoria dell'esercito romano contro il pretendente al trono Simon Bar Kokheba, ma a costo di pesanti perdite.
  • [4] https://it.wikipedia.org/wiki/Galilea#Storia