Studi biblici/Matteo 4:1-11

Da Tempo di Riforma.

Vediamo di che pasta sei fatto

Sintesi
Maestro nel proporci continuamente prodotti contraffatti ed alternativi rispetto alla volontà di Dio espressa nelle Sacre Scritture, oppure convenienti interpretazioni "migliori", è ancora oggi lo stesso che aveva fatto le sue allettanti proposte a Gesù all'inizio del Suo ministero. Le troviamo nell'episodio della tentazione di Gesù in Matteo 4 che esaminiamo quest'oggi. Queste "allettanti proposte", però, Gesù le respinge fermamente, determinato a seguire il sentiero arduo, difficile ed impopolare della volontà rivelata di Dio Suo Padre, sicuro che non vi sia nulla di meglio. Gesù, così, dimostra "di che pasta è fatto". Che cosa aveva ispirato in Lui tale discernimento e incrollabile determinazione? In che modo coloro che anche oggi Lo seguono come loro Signore e Salvatore possono, in modo altrettanto certo, discernere la volontà di Dio e resistere alle tentazioni che inevitabilmente incorrono tutti coloro che vivono in questo tipo di mondo?.

Prodotti migliori?

Rispetto a quanto ci insegna la Bibbia, da sempre il mondo sembra far gara a chi propone (e spesso impone) come “migliore” al volte l’irreligione[1] che “una religione migliore”, dei metodi di salvezza “migliori”, un vangelo “migliore”, un Dio “migliore”. Le varianti di questo cosiddetto “meglio” non si riescono neanche più a contare e spesso hanno successo, attraendo masse intere di persone. Non necessariamente queste proposte sono in mala fede: alcuni sono sinceramente convinti che certe proposte ed interpretazioni siano oggettivamente migliori di quanto espone la Rivelazione biblica. Si tratta, però, di apparenza. La Scrittura stessa ci avverte dicendo: “Potresti anche pensare di essere sulla via giusta, ma camminare in realtà verso la morte” (Proverbi 16:25[2]). Il cristiano fedele, però, dice: "Tutta la tua parola [o Signore] è fondata sulla verità, le tue giuste sentenze valgono sempre" (Salmo 119:160).

Maestro nel proporre prodotti contraffatti facendoli passare per buoni è l’avversario stesso di Dio, Satana, che fin dal tempo della creazione dell’uomo, si affanna senza sosta per allontanarci da Dio proponendoci, con ingannevoli seduzioni, ogni sorta di prodotti alternativi ed idee “a buon mercato”. I nostri progenitori ci erano cascati ed incautamente li avevano acquistati, sicuri della loro apparente convenienza. Cadono così nella schiavitù morale e spirituale che noi ben conosciamo. Allo stesso modo, quando Dio riscatta e riporta sulla retta via qualcuno dei loro discendenti, rieccolo all’opera per tentare di sottrarveli. Non per nulla, nella Sua Parola, Dio avverte il Suo popolo dicendo: "State attenti e ben svegli, perché il vostro nemico, il diavolo, si aggira come un leone affamato, cercando qualcuno da divorare" (1 Pietro 5:8). Non meno che chiunque altro, e soprattutto per chi Lui era, anche il Signore Gesù Cristo, in questo mondo, era stato sottoposto a innumerevoli tentazioni che, se vi avesse ceduto, avrebbero potuto pregiudicare la Sua missione, ma non vi aveva mai ceduto. Era rimasto incrollabilmente fedele alla volontà di Dio Suo Padre. Per quanto difficile, essa era e rimane l’unica giusta. Non meno di noi, e più di noi, era stato realmente tentato ed aveva sopportato prove indicibili, senza però mai cedere e commettere peccato. Egli così aveva dimostrato “di che pasta” era fatto. Proprio per questo, soffrendo le stesse nostre miserie, Egli è pienamente qualificato per essere il nostro “sommo sacerdote”[3]. L’episodio evangelico sulle tentazioni di Gesù nel deserto, poco dopo il suo battesimo, è così quanto esaminiamo quest’oggi dal racconto del vangelo secondo Matteo.

Il testo biblico

"Allora Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo. E, dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame. E il tentatore, avvicinatosi, gli disse: 'Se tu sei Figlio di Dio, ordina che queste pietre diventino pani'. Ma egli rispose: «Sta scritto: 'Non di pane soltanto vivrà l'uomo, ma di ogni parola che proviene dalla bocca di Dio"». Allora il diavolo lo portò con sé nella città santa, lo pose sul pinnacolo del tempio, e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gettati giù; poiché sta scritto: 'Egli darà ordini ai suoi angeli a tuo riguardo, ed essi ti porteranno sulle loro mani, perché tu non urti con il piede contro una pietra'». Gesù gli rispose: «È altresì scritto: 'Non tentare il Signore Dio tuo'». Di nuovo il diavolo lo portò con sé sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo e la loro gloria, dicendogli: 'Tutte queste cose ti darò, se tu ti prostri e mi adori'. Allora Gesù gli disse: «Vattene, Satana, poiché sta scritto: 'Adora il Signore Dio tuo e a lui solo rendi il culto'». Allora il diavolo lo lasciò, ed ecco degli angeli si avvicinarono a lui e lo servivano" (Matteo 4:1-11).

I capitoli iniziali del vangelo secondo Matteo presentano Gesù di Nazareth come chi davvero aveva ed ha “tutte le carte in regola” per essere quel che è, vale a dire, l’atteso Messia e Salvatore del mondo. Essi ci parlano del Suo particolare concepimento, del Suo battesimo dove Egli riceve riceve l’investitura ufficiale da parte di Dio Padre ed ora, in questo testo, vediamo quale sia stata la Sua fibra morale e spirituale quando Egli, dopo aver trascorso un periodo propedeutico nel deserto, resiste alle tentazioni che Gli propone Satana. Satana, infatti, spera di portarlo su una strada diversa da quella disposta per Lui da Dio, quella che Gli viene proposta come migliore, più conveniente, più efficace. Satana avrebbe voluto, di fatto, separare Gesù da Dio, insinuandogli dubbi sempre più forti sulla bontà dei metodi di Dio per proporgliene di “migliori”, i suoi. È una tentazione simile a quella alla quale erano stati sottoposti Adamo ed Eva. Gesù “secondo Adamo”, però, non cade nella trappola di chi Gli vuole proporre “un Dio migliore”.

Nella tana stessa del leone

"Allora Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo. . "E, dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame" (1-2).

Quello stesso Spirito che aveva portato il Figlio di Dio nel mondo[4] e manifestatogli l’approvazione di Dio, ora lo conduce nel deserto “in pasto” a Satana. Si tratta del Deserto della Giudea, che si estende dalle montagne della Giudea verso il Mar Morto ad ovest. È relativamente piccolo (1500 kmq circa), con montagne (massimo 300 m) e profondi canyon. Alcuni torrenti portano sempre acqua. È vicino a Gerusalemme e con piccoli insediamenti ai suoi margini. Forniva rifugio a ribelli e solitudine per eremiti e monaci. A causa delle sue condizioni estreme, il deserto è il luogo simbolico per eccellenza dove la resistenza umana è messa alla prova, in particolare l’uomo di Dio. Se vi resisti e sopravvivi, potrai affrontare qualsiasi cosa dimostrando “di che pasta sei fatto”.

In quel luogo Gesù subisce gi attacchi mirati di Satana. Era inevitabile per il fatto stesso di venire ad abitare in questo mondo, dominato da un “principe usurpatore”[5], Satana - che avrebbe incontrato, evidentemente, non solo in un deserto. Satana sarà alla fine cacciato fuori da questo mondo[6] e, di fatto non poteva nulla contro Gesù, il Cristo[7], ma la lotta sarebbe stata comunque durissima, letteralmente “fino all’ultimo sangue”.

La Scrittura ci dice che Dio non tenta nessuno. Infatti, come dice la Scrittura: “Nessuno, quand'è tentato, dica: «Sono tentato da Dio»; perché Dio non può essere tentato dal male, ed egli stesso non tenta nessuno” (Giacomo 1:13). Dio permette, però, che i Suoi figli siano sottoposti alle tentazioni che provengono dal mondo, dalla carne e dal diavolo per rafforzarli in vista dei compiti che sono loro affidati ed affinché sia manifesto a tutti “chi sono”. Il verbo reso con “tentare”, infatti, significa qui essenzialmente “mettere alla prova”. Obiettivo di Dio, lo Spirito Santo, nel sospingere Gesù nel deserto ed esporlo agli attacchi di Satana, era quello di dimostrare a tutti ed a noi anche oggi, il carattere di Suo Figlio, la Sua lealtà ed ubbidienza, in contrapposizione alla disubbidienza di Israele e dei falsi salvatori. Non si tratta di una “verifica”, ma di una “dimostrazione”. Questo ci rammenta quanto era avvenuto nel caso di Giobbe[8].

Il deserto, però, per l’antico Israele non era solo, il luogo della prova, ma anche il luogo privilegiato dell’incontro e della comunione con Dio, come afferma il profeta Osea: "Perciò, ecco, io l'attrarrò, la condurrò nel deserto e parlerò al suo cuore." (Osea 2:14). È nel deserto della prova che incontriamo Dio!

Queste tentazioni erano state prefigurate dall’esperienza di Israele nel deserto, durante l’Esodo. Anche Israele si era difatti chiesto: "Perché ci avete fatti salire dall'Egitto per condurci in questo luogo detestabile? Non è un luogo dove si possa seminare; non ci sono fichi, né vigne, né melograni e non c'è acqua da bere" (Numeri 20:5). Questa esperienza era stata destinata a forgiare il loro carattere e a far loro meglio conoscere ed apprezzare Dio, del quale dipendevano e del quale potevano avere piena fiducia. La maggior parte di loro, però, avrebbe fallito questa prova e non imparato nulla da quell’esperienza. Gesù era “il nuovo Israele” così come Egli era ed è “il secondo Adamo”. Se il primo aveva fallito, il secondo non avrebbe fallito.

Nella Scrittura il digiuno, infine, è una pratica non “dietetica”, ma finalizzata ad un proposito spirituale, vale a dire, trascurare un bisogno fisico per concentrarsi su un bisogno spirituale più importante, sull’adempimento prioritario di quella vocazione che deve caratterizzare la nostra vita, quella alla quale Dio ci chiama. Durante quel Suo digiuno Gesù non mangia nulla, ma presumibilmente beve acqua. Mosè ed Elia, due dei più grandi servitori di Dio dell’antichità avevano altresì digiunato per 40 giorni e 40 notti[9]. Il digiuno di Gesù, nelle intenzioni di Matteo, era quello di far sì che il lettore lo collegasse esplicitamente con quelle figure chiave della rivelazione biblica.

La prima tentazione: dubitare della provvidenza di Dio

"E il tentatore, avvicinatosi, gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, ordina che queste pietre diventino pani». Ma egli rispose: «Sta scritto: 'Non di pane soltanto vivrà l'uomo, ma di ogni parola che proviene dalla bocca di Dio" (3-4).

Satana attacca Gesù quando, dal punto di vista fisico, come uomo, Egli era maggiormente vulnerabile. Egli, però, si rivolge a Gesù pienamente consapevole che Gesù è pure il Figlio di Dio. Credere che Gesù sia il Figlio di Dio e saper citare la Bibbia non fa di per sé un cristiano... Non c’è nessuno più del diavolo che sia “credente”, ma questo non cambia la sua natura e la sua ostilità verso il Cristo.

Satana dice a Gesù: “Visto che tu sei il Figlio di Dio…”. Questa tentazione non mette in dubbio che Gesù lo fosse, ma è tesa a far sì che il Cristo ne abusi. Certamente Gesù aveva il potere ed il diritto di soddisfare i propri bisogni fisici, ma Gesù non si trovava in quella situazione “per caso”. Nei propositi di Dio quella situazione aveva delle precise finalità che sarebbero state disattese se l’avesse fatto. Per Gesù sarebbe stata dura, durissima, ma sapeva che Dio non l’avrebbe fatto morire di fame in quel deserto. Si fidava. Ancor di più sarebbe stato per la Sua terribile sofferenza e morte, che Egli avrebbe sopportato sapendo che non sarebbe stata vana. Satana, così, incoraggia Gesù a far uso della propria condizione di Figlio di Dio in modo difforme con la Sua missione[10].

Allo stesso modo, Dio aveva inteso che la penuria patita da Israele nel deserto gli insegnasse che udire ed ubbidire alla Parola di Dio è la cosa più importante della vita. “Ricordati di tutto il cammino che il Signore, tuo Dio, ti ha fatto percorrere in questi quarant'anni nel deserto. Egli ti ha posto in una situazione difficile e ti ha messo alla prova, per conoscere se avevi o no l'intenzione di osservare i suoi comandi. In quella situazione difficile ti ha fatto provare la fame; poi ti ha nutrito con la manna: tu non sapevi cos'era, e neppure i tuoi padri l'avevano mai conosciuta. Il Signore voleva farti capire che l'uomo non vive soltanto di pane, ma che egli vive della parola del Signore” (Deuteronomio 8:2-3). Israele nel deserto non aveva saputo apprezzare quell’esperienza, anzi, se n’era lamentato. Non sarebbe così entrato nella terra promessa, se non i loro figli.

L’impatto della tentazione di Satana è che Gesù, come Adamo ed Israele, avrebbe potuto lamentarsi di Dio, mormorare contro di Lui (espressione di mancanza di fiducia) e provvedersi da sé e con i propri metodi quanto pensava che non avrebbe ricevuto da Dio. Così Satana cerca di instillare in Gesù ansia, sollecitudini ansiose per i Suoi bisogni fisici, cerca di persuadere Gesù a ripetere l’apostasia di Adamo ed Israele. Satana voleva infrangere la perfetta fiducia che Gesù aveva che Dio Suo Padre avrebbe provveduto per Lui e così alterare il corso della storia della salvezza.

La risposta di Gesù al suggerimento di Satana, riflette il Suo impegnno totale a seguire quanto Dio rivela nella Sua Parola. Gesù applica a Sé stesso quanto originalmente era rivolto ad Israele. Gesù è “l’uomo”, l’uomo di cui Dio si compiace. Gesù, infatti affronta Satana come uomo, non come Dio. Non fa uso dei Suoi poteri divini per fare ciò che Satana gli aveva suggerito di fare. Egli si avvale solo delle risorse spirituali che pure tutti abbiamo a disposizione: la Parola di Dio e la potenza dello Spirito Santo. È per questo che diventa esempio per noi di chi trionfa sulla tentazione, il che Lo qualifica ad essere nostro “sommo sacerdote”.

Il figliolo di Dio deve riconoscere la propria totale dipendenza da Dio e dalla Sua Parola. Il vero cibo di Gesù, quello che dava senso alla sua vita era solo il Suo impegno a fare la volontà di Dio. “Il mio cibo è fare la volontà di Dio che mi ha mandato, e compiere la sua opera fino in fondo" (Giovanni 4:34). Nella prima tentazione lo scopo di Satana era quello di sedurre Gesù a far uso dei Suoi poteri ed autorità indipendentemente dalla volontà di Suo Padre. Gesù, però, si era sottoposto alla volontà di Suo Padre a causa della Sua missione: "Abbassò se stesso, fu obbediente fino alla morte, alla morte di croce" (Filippesi 2:8). L’ubbidienza a Dio ha precedenza sulla gratificazione di sé stessi, essa viene persino prima del provvedere ai bisogni essenziali della vita fisica come il cibo.

Seconda tentazione: dubitare delle promesse di Dio

“Allora il diavolo lo portò con sé nella città santa, lo pose sul pinnacolo del tempio, e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gettati giù; poiché sta scritto: 'Egli darà ordini ai suoi angeli a tuo riguardo, ed essi ti porteranno sulle loro mani, perché tu non urti con il piede contro una pietra'». Gesù gli rispose: «È altresì scritto: 'Non tentare il Signore Dio tuo'» (5-7).

Satana trasporta Gesù in visione “nella città santa”, a Gerusalemme. Gerusalemme era considerata il centro delle nazioni. Gerusalemme era, teologicamente “il centro del mondo”[11], la città prediletta da Dio, “la capitale della fede”, il luogo dove avveniva “quel che conta”. Dove fosse questo “pinnacolo” del tempio non è chiaro. In ogni caso si tratta di un punto molto alto prospicente un precipizio. La CEI 2008 rende questa frase con: “lo pose sul punto più alto del tempio”. La Diodati, dice: “lo pose sopra l'orlo del tetto del tempio”. Sono traduzioni possibili. In ogni caso, l'intenzione di Satana è chiara: instillare dubbi nella mente dell’uomo di Dio sull’effettiva fedeltà di Dio alle Sue promesse, suggerendogli che persino nella “città santa” Dio sarebbe stato “inefficace”.

La promessa è indubbiamente autentica: Satana fa appello all’autorità della Parola di Dio che afferma: "Poiché egli comanderà ai suoi angeli di proteggerti in tutte le tue vie. Essi ti porteranno sulla palma della mano, perché il tuo piede non inciampi in nessuna pietra" (Salmo 91:11-12). Il Salmo parla di chi cerca rifugio in Dio e Dio lo assicura che Egli si prenderà cura di lui e lo proteggerà dai pericoli. “Sarà poi vero? Metti Dio alla prova. Te la senti?”. È come quando l’incredulo “sfida Dio a fulminarlo all’istante ...se veramente esiste, ridendo poi del fatto che Egli non lo faccia!

Satana non solo promuove l’ateismo, ma anche versioni distorte e falsate di Cristianesimo, perché egli conosce le Scritture molto meglio persino di molti credenti che non si premurano di approfondirle diligentemente. Si può dire che Satana sia un maestro di “critica biblica” ed in ermeneutica, ma solo affinché, come scrive Pietro, uomini ignoranti ed instabili travisino le Scritture a propria perdizione[12]. In questo caso, quella del diavolo non è tanto una citazione errata ma un’interpretazione errata del testo. Dio promette al Suo figliolo la protezione, però essa non si estende ai casi in cui si voglia mettere alla prova Dio se la promessa sia vera oppure no.

Gesù rifiuta il suggerimento di Satana perché la stessa Parola di Dio proibisce di sottoporre Dio “a verifica”. Dio non esiste per servirci, ma noi per servire Dio. Israele aveva affrontato lo stesso test ed aveva fallito[13]. È sbagliato esigere che Dio provi la fedeltà alle Sue promesse nei nostri termini. La procedura appropriata è semplicemente confidare in Dio ed ubbidirgli. Mettere Dio alla prova non è confidare in Lui. Gesù rifiuta di permettere a Satana di applicare una promessa valida contraddicendo un’altro insegnamento della Parola di Dio. Gesù, come uomo, volontariamente e sotto la Parola di Dio, comprova di essere fedele sia allo spirito che alla lettera della Scrittura.

La terza tentazione: prendere una scorciatoia più comoda

"Di nuovo il diavolo lo portò con sé sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo e la loro gloria, dicendogli: “Tutte queste cose ti darò, se tu ti prostri e mi adori". "Allora Gesù gli disse: «Vattene, Satana, poiché sta scritto: "Adora il Signore Dio tuo e a lui solo rendi il culto. Allora il diavolo lo lasciò, ed ecco degli angeli si avvicinarono a lui e lo servivano" (8-11).

Il “monte”, anche in questo caso, continua ad assumere un valore simbolico. Nelle Sacre Scritture l’alto monte è la collocazione tipica del sovrano che si erge al di sopra di tutto e di tutti e, con la sua vista, può abbracciare e controllare i suoi domini. È su un monte che tipicamente si incontra Dio e dal quale Egli emana le Sue leggi e decreti. Su un monte Gesù proclama il Suo programma etico[14] ed è su un monte in cui il Cristo risorto convoca i Suoi discepoli per affidare loro il Grande Mandato evangelistico[15]. Qui troviamo Satana, l’usurpatore “principe di questo mondo”, che ritiene di possedere dominio incontrastato sui regni del mondo. Egli pensa di essersi sostituito a Dio con successo ed ora ritiene di poter concedere privilegi e potere a chi gli sottomette servendolo. Ha così l’audacia, la pretesa, l’arroganza di offrire a Gesù di condividere con Lui il suo potere iniquo. La cosa è persino patetica.

Con una visione, Satana “trasporta” Gesù su questo “monte altissimo” e interpreta il ruolo che appartiene a Dio soltanto che, come illustra il Salmo 2, conferisce potere al Suo Figlio e Messia. È come se Gli dicesse: “Sono io che posso conferirti il potere che ti spetta e questo senza che tu debba passare attraverso l’esperienza della sofferenza e morte sulla croce”. Satana offre a Gesù un’illusoria scorciatoia al potere. ...basta che Gesù, a Sua volta, riconosca a Satana prerogative divine. Gesù, però, non è “un fesso” e reagisce nello stesso modo in cui avrebbe reagito nei confronti del suggerimento di Pietro di scegliere una via più comoda che la croce. La somiglianza fra le due situazioni è stupefacente: "Gesù cominciò a spiegare ai suoi discepoli che doveva andare a Gerusalemme e soffrire molte cose da parte degli anziani, dei capi dei sacerdoti, degli scribi, ed essere ucciso, e risuscitare il terzo giorno. Pietro, trattolo da parte, cominciò a rimproverarlo, dicendo: «Dio non voglia, Signore! Questo non ti avverrà mai». Ma Gesù, voltatosi, disse a Pietro: «Vattene via da me, Satana! Tu mi sei di scandalo. Tu non hai il senso delle cose di Dio, ma delle cose degli uomini»" (Matteo 16:21-23). Israele, l’altro figlio di Dio, era stato sottoposto alla stessa tentazione di scegliere la via più facile ed aveva fallito[16].

Questa terza tentazione, così, come le altre due, vorrebbe incrinare e pregiudicare la totale consacrazione e lealtà di Gesù alla volontà del Padre. Se Gesù avesse “abboccato” Egli sarebbe diventato servo di Satana occupando magari qualche potentato alle sue dipendenze, come il re Erode, fantoccio in mano all’occupante romano. Se Gesù avesse scelto questa strada, Egli avrebbe sottoscritto alla popolare dottrina che il fine giustifica i mezzi, ma il Suo non sarebbe stato un regno basato sulla giustizia e, in ogni caso, certo non sarebbe stato un regno eterno, nonostante le pretese di Satana.

Gesù, così, per la terza volta controbatte Satana, Suo avversario citando le Scritture correttamente e sottomettendosi ad esse: solo il Dio vero e vivente ha titolo per ogni onore, gloria, lode ed adorazione. Nessuno deve farsi illusioni. Nemmeno Satana.

Resistere alle tentazioni in Cristo e con Cristo

Ecco, così che, maestro nel proporci continuamente prodotti contraffatti ed alternativi rispetto alla volontà di Dio espressa nelle Sacre Scritture, oppure convenienti interpretazioni "migliori", è ancora oggi lo stesso che aveva fatto le sue allettanti proposte a Gesù all'inizio del Suo ministero. Queste "allettanti proposte" Gesù le respinge fermamente, determinato a seguire il sentiero arduo, difficile ed impopolare della volontà rivelata di Dio Suo Padre, sicuro che non vi sia nulla di meglio. Gesù, così, dimostra "di che pasta è fatto". Le domande che ci dobbiamo fare, leggendo questo testo, sono: che cosa aveva ispirato in Lui tale discernimento e incrollabile determinazione? In che modo noi che oggi Lo seguiamo come nostro Signore e Salvatore potremo, in modo altrettanto certo, discernere la volontà di Dio e resistere alle tentazioni che inevitabilmente incorreremo vivendo in questo tipo di mondo?

La lezione fondamentale di questo testo è che Gesù indubbiamente possiede non solo i titoli ma anche la fibra morale e spirituale adatta ad essere il Messia, il Salvatore e che in Lui e con Lui anche noi possiamo resistere con successo alle tentazioni di uscire dalla sentiero, spesso difficile, che Dio ha tracciato per noi nella Sua Parola. È tutta una questione di “conoscenza”, vera conoscenza, quella che nasce dalla comunione con Dio. Gesù, infatti, conosceva Dio suo Padre per esperienza diretta e pure sapeva da dove provenivano le tentazioni, chi era colui che Gli aveva fatto tali seducenti proposte. Satana ben conosceva Gesù, ma Gesù conosceva altrettanto bene Satana. Gesù sapeva che Satana non avrebbe mai possibilmente potuto proporgli nulla di buono. A suo riguardo, Gesù avrebbe detto: "Egli è stato omicida fin dal principio e non si è attenuto alla verità, perché non c'è verità in lui. Quando dice il falso, parla di quel che è suo perché è bugiardo e padre della menzogna" (Giovanni 8:44).

Tutti i cosiddetti "esperti in Sacre Scritture" di questo mondo, "l'esperto" che persino Satana vantava di essere, non avrebbero potuto ingannare Gesù, perché Egli, Parola e sapienza di Dio, era stato sin da principio con Dio. Egli era, infatti, "il Figlio unico di Dio, quello che è sempre vicino al Padre [e che] ce l'ha fatto conoscere" (Giovanni 1:18). Tale Egli era ed intendeva rimanere!

Forse che era facile per Lui distinguere e discernere la verità quando era tentato? Era forse facile per Lui resistere alle tentazioni? Nient'affatto: quando le subiva Egli era veramente uomo, come noi. In quel deserto soffriva la fame e la sete e faceva esperienza di vere tentazioni, così come sulla croce avrebbe patito vere ed estreme sofferenze. La lettera agli Ebrei dice: "Nei giorni della sua carne, con alte grida e con lacrime egli offrì preghiere e suppliche a colui che poteva salvarlo dalla morte ed è stato esaudito per la sua pietà. Benché fosse Figlio, imparò l'ubbidienza dalle cose che soffrì; e, reso perfetto, divenne per tutti quelli che gli ubbidiscono, autore di salvezza eterna" (Ebrei 5:7-9).

Come uomo, durante i Suoi giorni terreni, Gesù era il vero uomo, l'uomo di cui Dio si compiace, così come Egli era il vero Israele, il Servo fedele che avrebbe dovuto essere.

È in comunione con Lui, nuovo Adamo e nuovo Israele che noi, in modo altrettanto efficace, potremo resistere alle tentazioni che comporta essere figli di Dio in questo mondo. In Lui e con Lui noi conosciamo Dio, il Dio che è sempre buono e giusto in tutto ciò che fa e decide, il Dio che sempre è fedele alle Sue promesse. In Cristo e con Cristo potremo avere il discernimento necessario per identificare le menzogne di colui che, bugiardo ed omicida per natura, mai cessa con le sue seduzioni, di voler allontanare da Dio e così rovinare le creature umane, in particolare coloro che Dio ha riscattato in Cristo concedendo loro la Sua grazia ed il privilegio di servirlo.

In Lui e con Lui possiamo smascherare i falsi Cristi ed i falsi profeti che abbondano in questo mondo.

Con Cristo e in Cristo possiamo resistere alla tentazione di abusare della condizione nella quale per grazia siamo stati introdotti, vale a dire quella di figli adottivi di Dio. Quanti cristiani, infatti, abusano del concetto di grazia di Dio, lo ritengono "scontato" e non ritengono di doversi impegnare più di quel tanto a servire Dio e ad ubbidire diligentemente alla Sua legge morale? E' una tentazione molto comune alla quale dobbiamo resistere.

Che dire poi delle sollecitudini ansiose in cui spesso cadiamo? Non ha forse Dio promesso di provvedere per noi quando noi lo serviamo fedelmente ciascuno nella vocazione che gli è propria? Anche quella è una tentazione da resistere, come pure lo è quell'opposta di mettersi appositamente in condizione pericolosa e di rischio, fisico o di altro tipo, dicendo, magari, "Dio mi proteggerà". Essere tentati è spesso inevitabile, ma noi non andremo certo a metterci consapevolmente in situazioni in cui lo saremo!

Con Cristo ed in Cristo possiamo resistere alla tentazione di accettare l'offerta di Satana di ottenere denaro, successo, potere, salute, bellezza e quant'altro desideriamo, con mezzi disonesti ed immorali, magari sotto le apparenze della religione. Satana ci suggerirà "gli argomenti" su come giustificare tutto questo. Questo può avvenire, più o meno esplicitamente, affidando a Lui, Satana, la nostra anima, svendendogliela come racconta il famoso mito di Faust[17] e quindi, riconoscendolo come il nostro dio. Questo avviene continuamente anche oggi e tale "patto con il diavolo"[18] per un po' sembrerà funzionare. Solo che, come dice il proverbio, Satana fa le pentole, ma non i coperchi[19]. Alla fine, nella "pentola" di Satana, però, inevitabilmente finiranno "bolliti" gli sventati che ne avevano accettato le "allettanti offerte". La letteratura ha descritto spesso tutto questo.

Ne impariamo la lezione? Qui abbiamo trattato solo di alcuni esempi di quali possano essere le tentazioni del figliolo di Dio. Grande è “la fantasia” e l’astuzia di Satana a questo riguardo. In ogni caso, qual è personalmente, la lezione che voi che ora leggete questo testo, dovete imparare dal racconto sulle tentazioni di Gesù? Che Dio vi conceda di rifletterci attentamente, ritornandoci sopra di tanto in tanto, a mo' di verifica "di che pasta siete fatti".

Paolo Castellina, 7 marzo, 2014.

Testo e predicazione per Domenica 9 marzo 2014 - Prima domenica di Quaresima - Testi biblici: Matteo 4:1-11; Romani 5:12-19; Salmo 32; Genesi 2:15-17; 3:1-7.

Note