Studi biblici/Matteo 3:1-12

Da Tempo di Riforma.
Sintesi
L'imminente arrivo del Re messianico di Israele e Salvatore del mondo era stata annunciato da Giovanni, detto il Battista con un coraggioso appello al ravvedimento. Veniva "in casa Sua" ed i Suoi dovevano prepararsi ad accoglierlo degnamente "mettendosi a posto" moralmente e spiritualmente, suggellandolo con un battesimo. Pure le autorità di Israele rispondono favorevolmente a questo appello, ma trasformano quel battesimo in un atto formale credendo che basti per aver fatto "la cosa giusta". La loro ipocrisia però viene denunciata come tale da Giovanni. Le formalità religiose non potranno "metterci a posto con Dio". Esse devono corrispondere ad una vera e feconda trasformazione della nostra vita che porti frutti corrispondenti alla nostra professione di fede.

L’effetto discriminante della venuta del Cristo

Una visita inaspettata

Il film italiano del 1962 “Gli anni ruggenti” [1], ispirato alla commedia satirica “L’ispettore generale” [2], di Nikolai Gogol, racconta che, nel 1937, in pieno regime fascista, la corrotta amministrazione di un comune della Puglia viene informata per vie traverse della prossima visita (in incognito) di un ispettore del Governo da Roma con l'intenzione di verificare se tutto procede secondo le precise direttive della programmazione economica e sociale stabilita. La minaccia di questa ispezione politico-amministrativa è tale da far cadere nel terrore l'intera amministrazione comunale che teme che vengano così messe in luce le molte loro malefatte, quelle che li hanno fatti arricchire a danno della finanza pubblica e della povera gente, da loro oppressa con ogni sorta di soprusi. Essi temono che vengano presi contro di loro severi provvedimenti. A questa situazione essi cercano di rimediare con una patetica messa in scena atta per far apparire che tutto si svolge secondo le regole, come "onesti amministratori" e "buoni fascisti". Nel film l'effetto comico viene aumentato dal fatto che un ignaro assicuratore che giunge nel paese viene scambiato per l'atteso gerarca fascista e fatto oggetto di tutti gli onori e, ovviamente, ingannato. Alla fine l'equivoco viene chiarito mentre arriva il vero ispettore...

Ho pensato a questo film quando ho letto il testo biblico sottoposto oggi alla nostra attenzione, in cui si vedono le autorità civili e religiose di Israele che, dopo aver udito con evidente apprensione, la predicazione profetica di Giovanni il Battista che annuncia l’imminente arrivo del Messia, corrono a sottoporsi anch’esse al battesimo di purificazione al quale egli chiama l’intera popolazione, sicure di fare “la cosa giusta”. Certamente anch’esse, come tutti, dovevano indubbiamente prepararsi moralmente e spiritualmente all’arrivo del Messia, l’Unto e l’Eletto di Dio, il Sovrano di Israele, così come Giovanni li chiamava a fare, ravvedendosi dei loro peccati ed infedeltà, per “mettersi a posto” davanti a Dio. Lo fanno, però, solo esteriormente e non di fatto. Da parte loro si tratta solo di una finzione, e, ingannando sé stessi e gli altri, credono che basti sottoporsi a quel battesimo per “mettersi a posto”. Non possono però ingannare Dio e certamente non ingannano Giovanni il Battista che, autentico profeta, legge nel loro cuore e ne denuncia apertamente l’ipocrisia. Quanti sono ancora oggi coloro che, similmente, pensano che partecipare esteriormente a dei riti e feste religiose sia “la cosa da fare” e li possa mettere a posto con Dio!

Il testo biblico

Esaminiamo questo testo e, cercando di comprenderlo passo passo, ne rileveremo il messaggio che tramite esso Dio ci vuole comunicare. Matteo 3:1-12.

Predicazione di Giovanni il battista. “In quei giorni venne Giovanni il battista, che predicava nel deserto della Giudea, e diceva: «Ravvedetevi, perché il regno dei cieli è vicino». Di lui parlò infatti il profeta Isaia quando disse: «Voce di uno che grida nel deserto: "Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri"». Giovanni aveva un vestito di pelo di cammello e una cintura di cuoio intorno ai fianchi; e si cibava di cavallette e di miele selvatico. Allora Gerusalemme, tutta la Giudea e tutto il paese intorno al Giordano accorrevano a lui; ed erano battezzati da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati. Ma vedendo molti farisei e sadducei venire al suo battesimo, disse loro: «Razza di vipere, chi vi ha insegnato a sfuggire l'ira futura? Fate dunque dei frutti degni del ravvedimento. Non pensate di dire dentro di voi: "Abbiamo per padre Abraamo"; perché io vi dico che da queste pietre Dio può far sorgere dei figli ad Abraamo. Ormai la scure è posta alla radice degli alberi; ogni albero dunque che non fa buon frutto, viene tagliato e gettato nel fuoco. Io vi battezzo con acqua, in vista del ravvedimento; ma colui che viene dopo di me è più forte di me, e io non sono degno di portargli i calzari; egli vi battezzerà con lo Spirito Santo e con il fuoco. Egli ha il suo ventilabro in mano, ripulirà interamente la sua aia e raccoglierà il suo grano nel granaio, ma brucerà la pula con fuoco inestinguibile»” (Matteo 3:1-12).

Questa sezione del vangelo è particolarmente importante perché prelude al battesimo di Gesù inteso come la Sua solenne consacrazione al ministero che ne conseguirà. Matteo presenta quattro testimonianze della messianicità di Gesù: quella di Giovanni ne è la prima [3]. Era comune a quel tempo che dei “precursori” o araldi precedessero l’arrivo di personaggi importanti in una data località per prepararne la venuta. Quando un re voleva visitare una città del suo regno, infatti, egli vi inviava prima degli emissari che ne annunciavano la visita. Avrebbero provveduto a che la città fosse nella condizioni ottimali atte a riceverlo. Talvolta i suoi servitori persino riparavano dei tratti di strada che avrebbero potuto ostacolarne l’arrivo. Giovanni, così, non solo intende far sì che Israele sia pronto (moralmente e spiritualmente) per l'imminente arrivo del Cristo, ma Lo annuncia inequivocabilmente come legittimo Re di Israele. Di fatto, Giovanni precede Gesù in tutte le fasi della Sua vita: nella Sua nascita, nella Sua apparizione pubblica e nella Sua morte. Giovanni, come precursore [4] di Gesù, prefigura in sé stesso la Sua persona ed opera. Sia Gesù che Giovanni sono agenti inviati da Dio (11:10; 10:40); entrambi appartengono al tempo dell’adempimento delle profezie messianiche (3:3; 1:23); entrambi hanno lo stesso messaggio da proclamare (3:2; 4:17). Entrambi pure entrano in conflitto con Israele: nel caso della folla, l’accoglienza si trasforma in ripudio. Nel caso dei leader politici e religiosi l’opposizione è implacabile sin dall’inizio (3:7-10; 9:3). Sia Giovanni che Gesù sono consegnati ai loro nemici (4:12; 10:4). Entrambi muoiono in modo violento e vergognoso (14:3-12; 23:37). Un messaggio “politicamente scorretto”!

1. L’annuncio di un fatto storico. “In quei giorni venne Giovanni il battista, che predicava nel deserto della Giudea” (1). L’espressione “In quei giorni”, non specifica esattamente quando, ma identifica l’avvenimento come un fatto storico. “Battista” è il soprannome dato a Giovanni perché predicava facendo appello ai penitenti di farsi battezzare (v. 6). Giovanni compare sulla scena in modo improvviso e misterioso, come il profeta Elia, il cui ministero Giovanni rispecchia [5]. Giovanni era un araldo con un messaggio da proclamare. Il suo “predicare” non è come si intende oggi nel senso di fare discorsi informativi, esortativi o edificanti in modo articolato ed espressi con una bella scelta di parole. Significa qui semplicemente “proclamare un avvenimento”: l’arrivo del Re, la manifestazione, l'esercizio del Suo regnare. Il “deserto” dove Giovanni svolge il suo ministero è il deserto della Giudea a nord del Mar Morto. Le condizioni del luogo (aspre ed ostili alla vita) erano funzionali al suo appello al ravvedimento. Rammentavano i 40 anni di peregrinazioni di Israele nelle condizioni estreme dell’Esodo dove il popolo era stato preparato all’ingresso nella terra promessa essendo educato da Mosè a vivere secondo la Legge che ricevuta da Dio. Il deserto è associato all’idea di separazione dalla società, dal mondo, per consacrarsi a Dio, il sottoporsi a delle prove per raffinare, purificare la propria vita e disporsi ad un nuovo inizio della propria vita. Al tempo di Giovanni il deserto aveva dato origine a molti movimenti di sfida al potere politico e religioso stabilito, ma Giovanni non sarebbe stato semplicemente "uno fra i tanti".

2. Un radicale cambiamento di mentalità. “...e diceva: «Ravvedetevi, perché il regno dei cieli è vicino»” (2). Questo appello di Giovanni non è un generico “riconoscete di essere peccatori”, “riconoscere di avere dei difetti” e quindi il “chiederne scusa”, “chiederne perdono”. Alcune traduzioni rendono il nostro “ravvedetevi” come “convertitevi” o “pentitevi”, oppure “cambiate vita”. Il termine greco originale (metanoia) significa letteralmente “cambiare modo di pensare” e, nel Nuovo Testamento, indica un completo cambiamento di atteggiamento, spirituale e morale verso Dio. Vuol dire sostanzialmente “cambiare strada”, “fare un’inversione ad u” e andare verso Dio, smettere di fare e rinnegare ciò che Dio considera peccato e, avvicinandosi a Dio, proporsi con determinazione e fiducia di ubbidirgli dimostrandolo nei fatti. L’annuncio di Giovanni, di fatto, era: in vista dell’imminente arrivo del Messia: “mettetevi a posto”, fatevi trovare sudditi fedeli ed ubbidienti. La cosa era molto rilevante allora perché la maggior parte degli israeliti dava per scontrato di poter entrare nel Regno di Dio e godere dei suoi benefici per il semplice fatto di essere discendenti di Abraamo (v. 9), il Suo popolo eletto. Giovanni contestava tale diffuso atteggiamento, mettendo in rilievo come avere Dio ed il Suo Messia, come Re, significa di fatto essergli sudditi fedeli ed ubbidienti, nella pratica della loro vita quotidiana. Compiacenza verso sé stessi, ipocrisia e superficialità, dovevano essere del tutto eliminate (v. 8). Il Re in persona, Dio e Suo Figlio, il Cristo, stava per visitarli: come avrebbero essi dovuto comparire alla Sua presenza? Come sudditi fedeli ed ubbidienti, oppure come ipocriti o peggio come ribelli? Essi non dovevano avere alcun dubbio sul fatto che il Re non si sarebbe fatto ingannare dall’ipocrisia ed avrebbe fatto “piazza pulita” non solo dei Suoi aperti nemici, ma anche dei Suoi finti soggetti.

3. Un annuncio preannunciato. “Di lui parlò infatti il profeta Isaia quando disse: «Voce di uno che grida nel deserto: ‘Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri’" (3). Quella di Giovanni non è una profezia “nuova”, ma un ribadire l’attualità di ciò che anticamente già era stato annunziato. In Isaia 40:1-3 la “voce” esorta il popolo a prepararsi alla venuta di Dio nell’atto di riportare Israele in patria dopo la sua dispersione. Il profeta, poi, procede a descrivere le benedizioni conseguenti al Suo ritorno: “La voce di uno grida: «Preparate nel deserto la via del SIGNORE, appianate nei luoghi aridi una strada per il nostro Dio! Ogni valle sia colmata, ogni monte e ogni colle siano abbassati; i luoghi scoscesi siano livellati, i luoghi accidentati diventino pianeggianti. Allora la gloria del SIGNORE sarà rivelata, e tutti, allo stesso tempo, la vedranno; perché la bocca del SIGNORE l'ha detto»“ (Isaia 40:1-3). L’evangelista Matteo identifica qui Dio con Gesù, a significare che il Regno di Dio è il Regno di Gesù. Gesù, quindi, è molto più che un rappresentante o portavoce di Dio. La casa deve essere messa quindi in ordine per poter degnamente ricevere tale ospite, anzi, Lui è il padron di casa e noi coloro ai quali è stato concesso di abitare nella Sua casa “nel tempo della Sua assenza”.

4. Un vero profeta. “Giovanni aveva un vestito di pelo di cammello e una cintura di cuoio intorno ai fianchi; e si cibava di cavallette e di miele selvatico” (4). Giovanni, sia nel modo di vestire, dove abitava e nel suo messaggio, si identifica con i poveri ed i profeti, in particolare con Elia [6] che da sempre assumeva un ruolo escatologico per Israele [7], e al quale indubbiamente Giovanni somigliava. I poveri si nutrivano di i locuste [8] e tale dieta corrispondeva a quella dei naziriti [9]. Per cavallette si intende insetti seccati, tutti animali “puri” secondo Levitico 11:22 [10]. Lo stile di vita di Giovanni era in netto contrasto con quello di molti leader religiosi del tempo che vivevano in ostentato benessere. Per quanto i suoi abiti e cibo caratterizzassero chi viveva nel deserto, essi pure rappresentavano il suo ruolo di profeta di Dio [11]. Il suo aspetto era simile a quello del profeta Elia [12]. Elia aveva chiamato Israele a ritornare a Dio in un tempo di seria apostasia. Giovanni lo chiamava a Dio all’alba della loro più grande opportunità. Giovanni era il primo profeta inviato da Dio dopo circa 400 anni di silenzio.

5. Una grande popolarità.Allora Gerusalemme, tutta la Giudea e tutto il paese intorno al Giordano accorrevano a lui ed erano battezzati da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati” (5-6). Quel “Tutti” non va inteso letteralmente, ma nel senso di "molte persone" che da queste regioni accorrevano ad udirlo. Molti rispondevano con favore perché percepivano Giovanni come un autentico profeta portatore di un messaggio da parte di Dio. Il battesimo che proponeva Giovanni era un rituale di purificazione ben conosciuto dagli Israeliti (che ne avevano tanti e frequenti in quanto componente del sistema cultuale [13]. Quando un pagano diventava proselito israelita era sottoposto a battesimo. Quello di Giovanni pure portava queste connotazioni di purificazione ma con un accento diverso. I cerimoniali di purificazione erano eseguiti dalla persona stessa, quello di Giovanni eta lui ad amministrarlo, per questo era identificato come "di Giovanni".

Il battesimo di Giovanni non rendeva una persona membro della comunità cristiana ma semplicemente rendeva pubblica testimonianza che il battezzato (israelita) si era ravveduto dei suoi peccati ed impegnato a vivere una vita santa. Esso non corrisponde al Battesimo cristiano.

6. Un battesimo che non può essere semplice formalità. “Ma vedendo molti farisei e sadducei venire al suo battesimo, disse loro: «Razza di vipere, chi vi ha insegnato a sfuggire l'ira futura?” (7). I farisei e sadducei (qui posti nella stessa categoria come leader israeliti) erano esponenti religiosi e politici di rilievo nella società di quel tempo. Giovanni ne denuncia soprattutto l'ipocrisia, (cosa che traspare da tutto il vangelo). Il loro zelo era tutt'incentrato nell'espletamento delle formalità religiose tradizionali, ma il loro cuore era di fatto lontano da Dio e moralmente incoerente. "Vipere" (insidiose e velenose) era l'appellativo che il profeta Isaia aveva dato ai nemici di Dio [14]. Indubbiamente ci voleva coraggio per rivolgersi alle autorità in quel modo, e Giovanni aveva coraggio. Pure essi erano venuti per farsi battezzare da Giovanni. Forse lo ritenevano in quel momento "la cosa da fare", qualcosa di "socialmente utile", un'ennesima formalità religiosa che avrebbe suscitato l'ammirazione del popolo e rafforzato il loro potere. Avrebbero detto nei loro confronti: "Visto che bravi che sono?". Anche il battesimo di Giovanni sarebbe diventato un'osservanza strumentale che Giovanni riconosce e denuncia apertamente.

In Giovanni non c'è nessun compiacimento nel fatto che anch'essi rispondano favorevolmente al suo messaggio. Egli sa che la loro è tutta apparenza. Egli non si vanta del numero delle persone che vengono a farsi battezzare, né che questi "personaggi importanti" pure vi partecipino ed avallino così il suo ministero. Non si fa nessuno scrupolo a "insultarli" e ad allontanarli, perché per lui ciò che conta è "la sostanza". Essi sono i benvenuti se il loro ravvedimento ed i loro proponimenti sono sinceri. Essi non sfuggiranno con dei rituali al fuoco dell'ira di Dio. A Dio interessano "i frutti", vale a dire i fatti di una vita conseguente alla loro professione di fede.

7. Nulla di scontato. “Non pensate di dire dentro di voi: "Abbiamo per padre Abraamo"; perché io vi dico che da queste pietre Dio può far sorgere dei figli ad Abraamo” (9). Non c'era alcuna evidenza esterna che davvero essi avessero veramente voluto avvicinarsi a Dio in anticipazione all'imminente venuta del Messia. Oltretutto essi credevano che per essere a posto con Dio bastasse far parte di Israele e che la giustizia di Abraamo bastasse, in ogni caso, anche per loro. Si dimenticavano del fatto che anche nel passato Dio aveva dovuto tagliare i rami improduttivi di Israele. Contavano sulla loro giustizia presunta. Per questo dice loro: “Fate dunque dei frutti degni del ravvedimento” (8). Fate azioni che testimonino una reale trasformazione della vostra moralità, azioni che la provino. Il riferimento di Giovanni alle “pietre” era un gioco di parole (in ebraico ed aramaico). Pietra è אֶבֶן (e-ven) mentre figlio è בֵּן (beyn) come a dire “far sorgere dei figli ad Abraamo, per Dio è facile come trasformare una e-ven in beyn nella nostra lingua con un semplice errore di trascrizione. L’apostolo Paolo scrive: "Però non è che la parola di Dio sia caduta a terra; infatti non tutti i discendenti d'Israele sono Israele; né per il fatto di essere stirpe d'Abraamo, sono tutti figli d'Abraamo; anzi: «È in Isacco che ti sarà riconosciuta una discendenza». Cioè, non i figli della carne sono figli di Dio; ma i figli della promessa sono considerati come discendenza" (Romani 9:6-8). Quel che conta per Dio non è la discendenza carnale, ma la discendenza spirituale. L’infedeltà della nazione di Israele proietterà il movimento cristiano a cercare altri “figli di Abraamo” altrove, fuori da Israele.

8. L’avvento è anche giudizio. La venuta del Messia, di fatto, susciterà un giudizio: “Ormai la scure è posta alla radice degli alberi; ogni albero dunque che non fa buon frutto, viene tagliato e gettato nel fuoco” (10). Gli israeliti “infruttuosi” sarebbero stati “tagliati fuori” dal popolo di Dio, non importa la loro identità nazionale. L’accetta di chi abbatte l’albero è già stata posta alla sua base, pronta a colpire ripetutamente per inciderlo e farlo cadere perché improduttivo. Su di esso, per godere della linfa delle sue radici, sarebbero stati innestati altri: “Che dunque? Quello che Israele cerca, non lo ha ottenuto; mentre lo hanno ottenuto gli eletti; e gli altri sono stati induriti, com'è scritto: «Dio ha dato loro uno spirito di torpore, occhi per non vedere e orecchie per non udire, fino a questo giorno»” (Romani 11:7-8). La venuta di Cristo farà una discriminazione: o con Lui o contro di Lui. Coloro che Lo seguiranno con fede saranno coinvolti nell’opera rigenerante e salvatrice dello Spirito di Dio, mentre gli increduli saranno coinvolti, avviluppati dal fuoco del giudizio di Dio. Difatti: “Che dunque? Quello che Israele cerca, non lo ha ottenuto; mentre lo hanno ottenuto gli eletti; e gli altri sono stati induriti, com'è scritto: «Dio ha dato loro uno spirito di torpore, occhi per non vedere e orecchie per non udire, fino a questo giorno»”.

9. Qualcuno molto più importante di Giovanni. “Io vi battezzo con acqua, in vista del ravvedimento; ma colui che viene dopo di me è più forte di me, e io non sono degno di portargli i calzari; egli vi battezzerà con lo Spirito Santo e con il fuoco” (11). Il battesimo di Giovanni era in vista (in funzione) del ravvedimento, ma Qualcuno più grande di lui vi avrebbe “battezzato” spiritualmente facendoli oggetto dell’opera dello Spirito Santo. Colui che verrà (il Messia) sarebbe stato così grande che nemmeno Giovanni avrebbe osato rendergli il servizio più umile come il portargli i calzari.

L’espressione: “Con lo Spirito Santo e con il fuoco” comporta due diverse possibili interpretazioni. La prima si riferisce alla venuta di Cristo come di Colui che dispiega nel credente l’opera purificatrice dello Spirito Santo attiva nel salvare e nel santificare (un unico battesimo spirituale che opera sia salvezza che purificazione). La seconda distingue fra due tipi di “battesimo”: quello che comporta la salvezza del credente che accoglie Cristo e quello che comporta la condanna dell’incredulo, rappresentata dal fuoco. Di fatto, l’immagine del fuoco si riferisce spesso sia al giudizio finale [15] che alla potenza della presenza del Signore di purificare il Suo popolo [16]. Dato che Spirito Santo e fuoco sono governati in greco da un’unica preposizione, più verosimile sia il riferimento ad un unico battesimo. L’interpretazione, però, del fuoco del giudizio si avvicina a quanto è dichiarato nel versetto seguente. Qui Giovanni parla dell’opera di Dio in generale e non si riferisce solo (anche se lo include) all’avvenimento della Pentecoste cristiana, come alcuni dicono.

10. Un’opera di pulizia. “Egli ha il suo ventilabro in mano, ripulirà interamente la sua aia e raccoglierà il suo grano nel granaio, ma brucerà la pula con fuoco inestinguibile»” (12). In quest’ultimo versetto, Giovanni insiste, usando immagini diverse, sul fatto che la venuta del Cristo sarebbe stata un giudizio, un giudizio che inizia nel presente e che non sarà solo riservato a quello finale. Questo giudizio è come l’opera del dell’agricoltore che fa uso del ventilabro [17] (uno strumento agricolo consistente in una pala di legno con cui si ventilava il grano sull’aia, allo scopo di separarlo dalla pula), con un effetto simile al crivello. La ventilazione è una fase della trebbiatura [18] in cui si separa la paglia dalla granella tramite la scuotitura della paglia.

Dio separerà ciò che è vero da ciò che è falso, chi davvero si ravvede dai suoi peccati da chi non si ravvede o lo fa solo esteriormente. La prossimità dell’arrivo del Messia fa dunque appello al ravvedimento, che non potrà che essere autentico.

Un messaggio di sfida

Il Giovanni che predicava così l’avvento del Cristo, così pure come il messaggio di Gesù di Nazareth e dell’intero Nuovo Testamente era e rimane un messaggio che mette l’ascoltatore in crisi, che lo mette in questione e lo sfida. Non è il “vangelo addomesticato” che vorrebbero che si predicasse oggi (e che spesso di fatto si ode), un messaggio consolante e “politicamente corretto”. Si tratta di un messaggio che era e rimane “scomodo”, che provoca e che ci chiama a cambiare. E’ un messaggio che necessariamente “discrimina” il suo uditorio e di fronte al quale non si può “rimanere neutrali”. Gesù stesso disse: "Io sono venuto ad accendere un fuoco sulla terra; e che mi resta da desiderare, se già è acceso?" (Luca 12:49); "Io sono venuto in questo mondo per fare un giudizio, affinché quelli che non vedono vedano, e quelli che vedono diventino ciechi" (Giovanni 9:39). E’ un messaggio che denuncia qualsiasi ipocrisia religiosa e che intende realizzare inequivocabilmente dei fatti, dei “frutti”.

Il Signore Gesù Cristo è già venuto, ma è venuto nella vostra vita? Esso porta la salvezza per grazia a chiunque si ravvede da ciò che Dio considera peccato e si affida a Gesù in vita ed in morte. Accoglierlo, però, non è e non potrà mai essere “una formalità”. Averlo accolto significa portare frutto così come è promessa di salvezza. Chiunque accoglie Cristo veramente porta necessariamente “frutti di giustizia”.

Gesù è il Re che viene per pretendere ciò che è Suo, io, voi, quest’intero mondo. Dio regna e regnerà sempre, ma il Regno si manifesta in modo particolare nella venuta nel mondo dell’eterno Suo Figlio, nella persona di Gesù di Nazareth e nell’attrarre a Sé un popolo ubbidiente. L’autentico Suo popolo, infatti, Lo riconosce e Gli si sottomette. Il Re sarebbe stato fisicamente presente allora durante il ministero terreno di Gesù, e in modo spirituale nel tempo della Chiesa (“l’età presente”) come suo Signore. Prima di ascendere al Cielo Gesù dice ai Suoi discepoli: “Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, sino alla fine dell'età presente” (Matteo 28:20). Il Re, il Cristo, ritornerà al termine dell’età della Chiesa, dove farà definitivamente fatto “piazza pulita” di tutti i Suoi nemici. E’ scritto infatti: “Poiché bisogna ch'egli regni finché abbia messo tutti i suoi nemici sotto i suoi piedi” (1 Corinzi 15:25). Egli oggi ci libera dai nemici Suoi e nostri nella nostra vita (i nostri peccati), ma lo farà pure un giorno con chi rifiuta la Sua autorità legittima. Il Regno si sarebbe reso manifesto con la venuta fisica di Gesù allora, sarebbe stato presente spiritualmente accanto al Suo popolo ubbidiente e verrà alla fine dell’età presente con il Suo ritorno e la definitiva sconfitta di tutti i Suoi nemici.

Paolo Castellina, 5 dicembre 2013

Note