Studi biblici/Matteo 2:13-23

Da Tempo di Riforma.
Sintesi
Da sempre il nostro mondo è teatro di stragi senza scrupoli perpetrate da chi vuol difendere il proprio potere tirannico o ambisce conseguirlo per imporre il proprio volere o ideologia. Possono essere stragi sanguinarie oppure raffinate, ma sempre sono intese ad eliminare coloro che non sono "convenienti" oppure sono di ostacolo. La radicale corruzione del cuore umano non conosce limiti, se non quelli dell'azione di provvidenziale contenimento da parte di Dio. Per rimanere incontrastato, "il principe di questo mondo" non teme di ostacolare chiunque anche solo potenzialmente potrebbe pregiudicare il suo dominio. La "strage degli innocenti" è ciò che lo spietato re Erode mette in atto pur di distruggere il Salvatore nella stessa sua culla di infante. Questo episodio è contenuto nel testo biblico che esaminiamo quest'oggi. Ci riuscirà? Riuscirà Satana ed i suoi servitori ad impedire anche nella nostra vita, la realizzazione dei propositi salvifici di Dio in Cristo? Se lo crede è un illuso!

Gli assassini non possono frustrare i propositi di Dio

La strage degli innocenti

I racconti e molte espressioni del Nuovo Testamento, per secoli e a tutt’oggi, hanno molto influito sulla nostra cultura anche al di là dell’esplicita professione della fede cristiana. Uno di questi è l’espressione “la strage degli innocenti”. La strage degli innocenti[1] è un episodio presente soltanto nel Vangelo secondo Matteo, in cui Erode il Grande, re della Giudea, ordina un massacro di bambini allo scopo di uccidere Gesù, della cui nascita a Betlemme era stato informato dai Magi. Secondo la narrazione evangelica, Gesù scampa alla strage in quanto un angelo avvisa in sogno Giuseppe, ordinandogli di fuggire in Egitto; solo dopo la morte di Erode Giuseppe torna indietro, stabilendosi in Galilea, a Nazaret.

Nella tradizione cristiana questo racconto ha dato luogo nei secoli a moltissime rappresentazioni artistiche come simbolo dei tanti bambini innocenti che muoiono violentemente, uccisi dalla sete di potere, vittime inconsapevoli di un odio spietato contro chi può ostacolare piani di potenza e di dominio. La storia dell’umanità è, infatti, costellata di “stragi di innocenti”. Pensate soltanto ai milioni di bambini che, pur concepiti, viene impedito loro di venire alla luce per calcoli di convenienza di diverso tipo, cosa che costituisce oggi la piaga dell’aborto, anche legalizzato. Non potendo difendersi, a loro viene negato ogni diritto e la stessa dignità umana. Non valgono, non servono, non sono utili, non sono convenienti e, persino, “sono dannosi”... Questo è il ritornello che pure giustifica la negligenza e poi la soppressione di innumerevoli creature umane, invalidi, malati, anziani, fino alla cosiddetta “pulizia etnica” di gruppi umani ritenuti inferiori.

Questa è la testimonianza, che preferiamo non vedere e far finta che non ci sia, della radicale corruzione e depravazione morale e spirituale di ogni essere umano. Essa riguarda non solo le persone più spietate e senza scrupoli, ma tutti: potenzialmente, infatti, “siamo capaci di tutto”. Solo la provvidenza di Dio tiene a freno l’umanità che, lasciata a sé stessa, si sarebbe già estinta da tempo.

La corruzione dell’essere umano può essere sconfitta attraverso la rigenerazione morale e spirituale che solo l’Evangelo di Gesù Cristo rende possibile. Accogliere Gesù nella propria vita come proprio Salvatore e Signore, infatti, conduce uomini e donne a ristrutturare completamente il cuore della propria natura ed i nostri valori per riconciliarci con Dio e riallinearci con i Suoi propositi creativi.

Il testo biblico

Il testo biblico che ci parla della “strage degli innocenti” ci vuole condurre a considerare quanto spietata, ma pure quanto sia vana, l’opposizione che il mondo riserva a Dio, al Suo Cristo ed ai Suoi propositi di redenzione umana. Gesù entra in un mondo malvagio e corrotto, ma ne sarà trionfatore. Leggiamone allora il testo in Matteo 2:13-23 e poi lo esamineremo punto per punto.

“Dopo che furono partiti, un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: «Àlzati, prendi il bambino e sua madre, fuggi in Egitto e restaci finché io non te lo dico; perché Erode sta per cercare il bambino per farlo morire». Egli dunque si alzò, prese di notte il bambino e sua madre, e si ritirò in Egitto. Là rimase fino alla morte di Erode, affinché si adempisse quello che fu detto dal Signore per mezzo del profeta: «Fuori d'Egitto chiamai mio figlio». Allora Erode, vedendosi beffato dai magi, si adirò moltissimo, e mandò a uccidere tutti i maschi che erano in Betlemme e in tutto il suo territorio dall'età di due anni in giù, secondo il tempo del quale si era esattamente informato dai magi. Allora si adempì quello che era stato detto per bocca del profeta Geremia: «Un grido si è udito in Rama, un pianto e un lamento grande: Rachele piange i suoi figli e rifiuta di essere consolata, perché non sono più». Dopo la morte di Erode, un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe, in Egitto, e gli disse: «Àlzati, prendi il bambino e sua madre, e va' nel paese d'Israele; perché sono morti coloro che cercavano di uccidere il bambino». Egli, alzatosi, prese il bambino e sua madre, e rientrò nel paese d'Israele. Ma, udito che in Giudea regnava Archelao al posto di Erode, suo padre, ebbe paura di andare là; e, avvertito in sogno, si ritirò nella regione della Galilea, e venne ad abitare in una città detta Nazaret, affinché si adempisse quello che era stato detto dai profeti, che egli sarebbe stato chiamato Nazareno” (Matteo 2:13-23).

Teniamo conto del fatto che i primi due capitoli di Matteo non sono tanto una descrizione dettagliata dell’infanzia di Gesù. Il suo carattere selettivo serve all’autore come prologo per i temi che svilupperà in seguito.

Quando è il momento di fuggire

“Dopo che furono partiti, un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: «Àlzati, prendi il bambino e sua madre, fuggi in Egitto e restaci finché io non te lo dico; perché Erode sta per cercare il bambino per farlo morire»” (13).

Matteo descrive l’infanzia di Gesù dalla prospettiva di Giuseppe. Un angelo gli appare la seconda volta in sogno. Queste apparizioni segnano un momento di particolare e insolita importanza nella storia della Redenzione. Giuseppe dorme, ma Satana ed i suoi servi non dormono. Essi non si tireranno indietro di fronte a nulla pur di ostacolare la realizzazione dei propositi di Dio. Iddio aveva detto anche al profeta Geremia: "Essi ti faranno la guerra, ma non ti vinceranno, perché io sono con te per liberarti», dice il SIGNORE" (Geremia 1:9).

Anche il credente “normale” deve sempre stare in guardia. Non per nulla la Scrittura ci avverte: “Siate sobri, vegliate; il vostro avversario, il diavolo, va attorno come un leone ruggente cercando chi possa divorare” (1 Pietro 5:8).

Quel bambino, Gesù, va protetto. Notate come l’angelo dica: “Il bambino e sua madre". Si tratta di un’espressione insolita. Normalmente il genitore sarebbe stato menzionato prima. Questo indica come il protagonista centrale del racconto sia Gesù. Maria è sempre in secondo piano ma, svolto il compito che l’era stato affidato, scomparirà del tutto gradualmente dall’attenzione.

Dio comanda a Giuseppe e Maria di fuggire. Fuggire ed evitare inutili rischi non è sempre negativo. L’avevano fatto i primi cristiani di fronte alle persecuzioni, come pure valdesi e riformati. Bisogna chiedere al Signore la sapienza per valutare quando è necessario resistere e lottare, come pure quando è meglio fuggire. In ogni caso, da sempre, fuggire di fronte alla persecuzione è stato uno strumento per diffondere ulteriormente il movimento cristiano. A quel tempo l'Egitto era un luogo di rifugio naturale, sebbene la città più vicina a sud-ovest di Betlemme distasse circa 300 km. Erode non vi avrebbe avuto influenza o autorità alcuna. In Egitto era comunque residente un grande numero di Ebrei e persino un sostituto del tempio di Gerusalemme. Giuseppe e Maria, con Gesù, probabilmente avevano là dei parenti che li avrebbero ospitati ed aiutati.

Giuseppe apprende che l’Egitto non sarebbe stata per loro una residenza permanente, ma avrebbero dovuto rimanervi fino al tempo stabilito da Dio stesso e che questo a suo tempo pure sarebbe stato loro indicato. Ancora una volta qui è evidenziata la sovranità di Dio. Dio dà precise disposizioni ed i giusti, come Giuseppe e Maria, ubbidiscono. Nell’ubbidire a questo comando da Dio e gli altri comandi che seguono, la rettitudine di Giuseppe si staglia ancora di più di fronte alla malvagità di Erode. Una fede autentica implica ubbidienza. E’ “l’ubbidienza della fede”[2].

L’Egitto: dimora temporanea

“Egli dunque si alzò, prese di notte il bambino e sua madre, e si ritirò in Egitto. Là rimase fino alla morte di Erode, affinché si adempisse quello che fu detto dal Signore per mezzo del profeta: «Fuori d'Egitto chiamai mio figlio»” (14-15).

In molti aspetti Gesù ricapitola la vita e le esperienze di Mosé. Anche Mosè era stato fatto segno dei potenti del suo tempo che avevano cercato di distruggere lui e gli altri bambini ebrei maschi ordinando che fossero soppressi[3]. Pare che, in qualche modo, Matteo voglia che i suoi lettori vedano Gesù sia come un secondo Mosè sia come il vero Israele. Giovanni scrive: “Poiché la legge è stata data per mezzo di Mosè; la grazia e la verità sono venute per mezzo di Gesù Cristo” (Giovanni 1:17).

Erode muore nel 4 a. C. Lo storico Giuseppe Flavio racconda come egli sia morto di una morte orribile, consumato da cancrena e vermi. Suo nipote, Erode Agrippa, più tardi soffrirà di un simile fato. Il libro di Atti dice: “Un angelo del Signore lo colpì, perché non aveva dato la gloria a Dio; e, roso dai vermi, morì” (Atti 12:23).

Matteo fa uso frequente di profezie dall’Antico Testamento per mostrare come Gesù sia il Messia. Qui abbiamo un altro adempimento, quello di Osea 11:1 [4]. Adempimento delle profezie non vuole dire necessariamente una predizione verbale realizzata. Questo testo profetico, infatti, descrive l’esodo degli Israeliti dall’Egitto come la partenza del figlio di Dio[5], vale a dire Israele stesso. Israele era frequentemente chiamato “figlio di Dio”. “Adempire” significa “rendere completo”.

La profezia spesso è fatta di avvenimenti storici che si estendono per lunghi periodi di tempo e che vanno interpretati come messaggio. La sequenza degli avvenimenti che riguardano il popolo di Dio segue spesso un modello comune. Anche la stessa storia dell’umanità può essere vista secondo il modello, che si ripete, di Creazione, Caduta e Ristabilimento. Il “messaggio” sta nel comprendere questi modelli e trarne le implicite lezioni. Si dice che l’umanità non impara mai le lezioni della sua storia. Il popolo di Dio è pure chiamato ad imparare dalla sua storia secolare. Si tratta di “avvenimenti-messaggio”.

C’erano indubbiamente somiglianze fra la nazione di Israele e Gesù, il Figlio di Dio. Israele è “figlio” di Dio per adozione[6], Gesù lo è per diritto in quanto Messia e eterno Figlio di Dio. Israele era Figlio di Dio e come tale prefigurava, anticipandolo, il Figlio di Dio per eccellenza[7]. Si può così dire che Gesù diventi una “ricapitolazione tipologica di Israele”.

Ancora oggi, coloro che sono chiamati ad essere in comunione salvifica con Cristo sono considerati figli adottivi di Dio. Giovanni scrive: "...È venuto in casa sua e i suoi non l'hanno ricevuto; ma a tutti quelli che l'hanno ricevuto egli ha dato il diritto di diventare figli di Dio, a quelli cioè che credono nel suo nome, i quali non sono nati da sangue, né da volontà di carne, né da volontà d'uomo, ma sono nati da Dio" (Giovanni 1:11-13).

Nel caso di Israele e di Gesù, la discesa in Egitto era finalizzata a sfuggire ad un pericolo, ed il ritorno è provvidenzialmente importante per la storia del popolo di Dio. Dio sfrutta il mondo per proteggere chi Gli appartiene, ma il mondo non può essere la dimora permanente del popolo di Dio. Il mondo deve essere il teatro dell’azione e della testimonianza cristiana, ma noi sappiamo che esso non sarà la nostra dimora permanente. La nostra prospettiva si estende oltre questo mondo.

Erode fa uccidere bambini innocenti

“Allora Erode, vedendosi beffato dai magi, si adirò moltissimo, e mandò a uccidere tutti i maschi che erano in Betlemme e in tutto il suo territorio dall'età di due anni in giù, secondo il tempo del quale si era esattamente informato dai magi. Allora si adempì quello che era stato detto per bocca del profeta Geremia: «Un grido si è udito in Rama, un pianto e un lamento grande: Rachele piange i suoi figli e rifiuta di essere consolata, perché non sono più»” (16-18).

Considerando la minaccia al suo potere e dinastia, Erode, con un’azione che egli ritiene preventiva, provvede a “garantirsi”, facendo eliminare, senza alcuno scrupolo, ogni potenziale suo avversario. Si tratta, per altro di una “procedura” comune per i tiranni di ogni tempo e paese che non esitano a condannare a morte persino la madre, fratelli o i familiari. E’ accaduto recentemente anche con il giovane dittatore nord-coreano che ha fatto uccidere suo zio, potenziale suo avversario e, in ogni caso, pronto a far eliminare, con esecuzioni sommarie, chiunque altro sia considerato di ostacolo.

Molti studiosi moderni negano la storicità dell'episodio narrato per mancanza di documentazione al riguardo al di fuori del vangelo di Matteo [8], ma altri studiosi ne accettano invece la storicità in quanto l'episodio si inserisce perfettamente nel carattere e nella modalità di governare che ebbe Erode, uomo crudele e sanguinario [9]. Questi, infatti, avvertendo il pericolo di un'usurpazione non avrebbe esitato infatti ad uccidere, in diverse occasioni, una moglie, tre cognati, una suocera, tre figli e alcune centinaia di oppositori [10].

Secondo uno storico biblista, il numero dei bambini nati a Betlemme in quel periodo, essendo circa 1000 gli abitanti adulti della piccola Betlemme, poteva aggirarsi intorno ai 60 individui (da due anni in giù), considerando un tasso di natalità simile a quello dei primi del Novecento; circa 30 nati l'anno. Volendo però Erode uccidere solo i bambini maschi il numero degli uccisi è dunque, approssimativamente, di circa 30 neonati e, considerando che la mortalità infantile nel Vicino Oriente era molto alta, il numero si restringe a circa 20. L'episodio, quindi, non avrebbe avuto rilevanza tale da interessare gli storici del tempo sia per il numero limitato sia per l'appartenenza delle vittime alla popolazione rurale. Se poi la notizia fosse giunta a Roma, non avrebbe rappresentato motivo di reazione politica da parte dell'imperatore, che non esitava anche lui a soffocare nel sangue possibili rivolte [11].

Anche in questo caso Matteo, in quanto accade, vede l’adempimento di profezie. Egli è l’unico scrittore del Nuovo Testamento a citare per nome Geremia. Matteo accosta il dolore delle madri di Betlemme a quello delle madri israelite che vedono i loro figli portati deportati dai Babilonesi nel 586 a. C. e che non vedranno più. Poeticamente il profeta rappresenta Rachele come madre idealizzata degli ebrei che dalla tomba piange afflitta i suoi figli. Dato che la sua tomba è a Ramah vicino a Betlemme, menzionarla si collega egregiamente con gli avvenimenti sulla nascita di Gesù. Matteo evidentemente fa uso del testo di Geremia perché presenta agli israeliti la speranza che Israele ritornerà nella loro terra anche se lamenta la sua dipartita. Il contesto delle parole di Geremia è quello della speranza. E’ la speranza che nonostate le lacrime delle madri di Betlemme, il Messia era sfuggito da Erode ed alla fine tornerà per regnare. Le lacrime sono per quei figli di Israele che vengono massacrati, ma cesseranno. Gesù deve andare in esilio e la dinastia davidica è estromessa. Le lacrime del tempo di Geremia terminano con quelle delle madri di Betlemme. L’erede al trono di Davide è giunto, l’esilio è finito. Il vero Figlio di Dio è giunto ed inaugurerà il nuovo Patto promesso da Geremia. Nelle beatitudini, Gesù dirà: “Beati quelli che sono afflitti, perché saranno consolati” (Matteo 5:4).

Nella disprezzata Nazareth “qualcosa di buono”!

“Dopo la morte di Erode, un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe, in Egitto, e gli disse: «Àlzati, prendi il bambino e sua madre, e va' nel paese d'Israele; perché sono morti coloro che cercavano di uccidere il bambino». Egli, alzatosi, prese il bambino e sua madre, e rientrò nel paese d'Israele. Ma, udito che in Giudea regnava Archelao al posto di Erode, suo padre, ebbe paura di andare là; e, avvertito in sogno, si ritirò nella regione della Galilea, e venne ad abitare in una città detta Nazaret, affinché si adempisse quello che era stato detto dai profeti, che egli sarebbe stato chiamato Nazareno” (19-23).

Matteo conclude il suo racconto selettivo degli avvenimenti legati all’infanzia di Gesù con il Suo ritorno in Israele. Sodo dati che ritiene rilevanti per dimostrare la messianicità di Gesù.

L’iniziativa sovrana di Dio è ancora l’argomento centrale del racconto di Matteo. Non è Giuseppe che decide sul destino della sua famiglia, non è Maria. Essi si pongono in ascolto attento di Dio che si rivolge loro ancora attraverso il sogno. E’ il quarto sogno ed il terzo del prologo che menziona l’angelo del Signore che appare a Giuseppe. Si tratta di rivelazioni straordinarie. Oggi che abbiamo a nostra disposizione le Sacre Scritture, sono queste per noi, e non sogni e visioni, ad essere centrali e determinanti per conoscere la volontà di Dio per noi. La Confessione di fede di Westminster afferma: “Egli ha provveduto a consegnare la stessa [la Sua Parola] completamente alle lettere. Il che rende la Sacra Scrittura massimamente necessaria, essendo cessati tutti i modi attraverso i quali Egli rivelava precedentemente la Sua volontà al Suo popolo” [12].

L’espressione “il paese di Israele” ricorre nel Nuovo Testamento solo qui e rammenta le promesse e benedizioni che Dio aveva dato a Giacobbe ed ai suoi discendenti, incentrate nella Terra promessa e non altrove.

Giuseppe ubbidisce al comando del Signore. Prima che lo possa fare, però, lo raggiunge la notizia che Archelao, nipote di Erode il grande, aveva cominciato a regnare come etnarca sulla Giudea, Samaria ed Idumea. Il resto del regno di Erode il grande va a suo figlio Antipa, che governa come tetrarca sulla Galilea e sulla Perea[13] Filippo. Il titolo “etnarca” era più importante di “tetrarca”, perché significava governante su un popolo. Era però inferiore a quello di re. Uno dei primi atti di Archelao era stato quello di massacrare circa 3000 persone nel tempio, per aver celebrato alcuni martiri messi a morte da Erode. Tale padre, tale figlio [14].

Evidentemente, Dio aveva ammonito Giuseppe a non tornare nel territorio di Archelao, così Giuseppe si reca a Nazareth in Galilea. Egli è così guidato da Dio. Nazareth era stata la residenza di Gesù e Maria prima della nascita di Gesù [15]. Matteo nota come questa mossa sia un altro adempimento della profezia [16]. A questo riguardo Matteo cita questo fatto come adempimento di ciò che era stato “detto” dai “profeti” senza specificare quali. Di una tale esplicita profezia non c’è traccia nell’Antico Testamento. Tutto questo ha forse a che fare con il fatto che Nazareth era un luogo particolarmente disprezzato. Si diceva: «Può forse venir qualcosa di buono da Nazaret?» (Giovanni 1:46) e diverse profezie dell’Antico Testamento parlano del disprezzo che avrebbe ricevuto il Messia[17].

Isaia afferma: "Disprezzato e abbandonato dagli uomini, uomo di dolore, familiare con la sofferenza, pari a colui davanti al quale ciascuno si nasconde la faccia, era spregiato, e noi non ne facemmo stima alcuna” (Isaia 53:3). Matteo ritorna spesso sul tema del disprezzo verso Gesù[18] e “Nazareno” ne era espressione. Gesù ì il Re Messia, Figlio di Dio e Figlio di Davide, ma Egli è come un rampollo che esce dale radici di Isai (Isaia 61:1). Matteo sembra dirci: Gesù non introdurrà il Suo regno con uno spettacolo esteriore e la pompa di un monarca terreno, ma come il Servo disprezzato del Signore che, respinto dai Giudei, si rivolgerà ai Gentili ed il programma del regno con i Giudei verrà rimandato.

Conclusione

Il nostro mondo è caratterizzato da ricorrenti stragi. Il forte ed il potente di turno non esita ad eliminare chiunque voglia o possa, anche solo potenzialmente, contrastare le sue ambizioni. Ingiustizie ad ogni livello e conseguenti sofferenze e lacrime ne risultano così inevitabili. Il progresso morale e spirituale dell’umanità non è che una patetica illusione. Spesso il “progresso” riesce solo a rendere più raffinate le stragi e la barbarie. Se vi chiedete sorpresi come l’umanità stessa abbia potuto sopravvivere a tutto questo, dobbiamo ringraziare solo la provvidenza di Dio che mette un limite alle ambizioni degli “stragisti”. Niente e nessuno, però, è in grado di ostacolare e frustrare i propositi di redenzione che Dio ha disposto attraverso la Persona e l’opera del Signore e Salvatore Gesù Cristo. Gli avvenimenti che gli evangelisti Matteo e Luca raccontano al riguardo dei fatti che sono avvenuti prima e dopo la nascita di Gesù sono intesi a dimostrarci come i propositi di Dio non possano essere frustrati. Gesù, Re e Messia, ha compiuto,compie e compirà ciò per il quale è stato inviato. Il messaggio che Dio ci comunica attraverso i racconti che abbiamo esaminato quest’oggi è un messaggio di grande consolazione. Esso ci infonde la certezza che il male non prevarrà, ma l’opera del Salvatore verrà compiuta esattamente com’era stata programmata. Un motivo in più per affidarci di tutto cuore al Cristo di Dio.

Le difficoltà non mancheranno: di questo dobbiamo esserne più che consapevoli. Satana ed i suoi servitori cercheranno rabbiosamente di creare ogni sorta di ostacoli, anche al nostro livello personale, affinché non si realizzi in noi l’opera di salvezza che ci riguarda. Dobbiamo resistere e persistere. Per poterlo fare e per sapere di conseguenza muovere con sapienza i nostri passi dobbiamo cercare presso Dio la guida che Egli può e vuole darci. Per questo Egli vuole che leggiamo regolarmente la Sua Parola (a livello personale, familiare e comunitario). Egli vuole che ci prendiamo il tempo necessario per meditarla con attenzione nel contesto della preghiera, disposti ad ubbidire ad ogni sua indicazione.

Il mondo non sarà la nostra dimora permanente, ma nel mondo dobbiamo operare e testimoniare che cosa significa vivere in armonia con la Parola di Dio in comunione con il Suo Cristo. Un giorno arriveremo con certezza alla nostra “terra promessa”: di questo non dobbiamo dubitare. Non solo in questo mondo, come figlioli di Dio, saremo avversati, ma saremo anche disprezzati. Questo è avvenuto prima al nostro Salvatore Gesù Cristo. Lui ha perseverato, ciononostante, e ne è risultato vincitore. Se facciamo altrettanto, pure noi saremo con Lui vincitori, e già in parte lo siamo! Potranno dubitare e ridere che da persone come noi possa pure uscire “qualcosa di buono”. Noi, però, seminiamo con la certezza che, per la grazia di Dio, anche “nel nostro piccolo”, noi siamo e saremo rilevanti per lo stabilimento del Regno di Dio.

Giuseppe e Maria, strumenti eletti nelle mani di Dio per l’avvento del Cristo sono per noi altrettanti esempi di fede, ubbidienza e determinazione.

“Anche noi, dunque, poiché siamo circondati da una così grande schiera di testimoni, deponiamo ogni peso e il peccato che così facilmente ci avvolge, e corriamo con perseveranza la gara che ci è proposta” (Ebrei 12:1).

Paolo Castellina, 27 dicembre 2013

Note

  • [1] http://it.wikipedia.org/wiki/Strage_degli_innocenti
  • [2] Romani 1:5.
  • [3] Esodo 1:15-22.
  • [4] “Quando Israele era fanciullo, io lo amai e chiamai mio figlio fuori d'Egitto” (Osea 11:1).
  • [5] Esodo 4:22.
  • [6] “Tu dirai al faraone: "Così dice il SIGNORE: Israele è mio figlio, il mio primogenito” (Esodo 4:22).
  • [7] Matteo 2:15; 3:17; 4:3, 6; 8:29; 11:27; 14:33; 16:16; 17:5; 26:63; 27:40, 43, 54.
  • [8] Per altro, nemmeno la crocifissione di Gesù è documentata da fonti diverse dal Nuovo Testamento.
  • [9] Erode (come pure i leader religiosi di Israele) verrà descritto più tardi come spiritualmente cieco (2:3), turbato e timoroso (2:3), disposto a cospirare (2:7), ingannatore e bugiardo (2:8), omicida (2:13,16), adirato (2:16; cfr, 21:15), ed apprensivo per il futuro (2:16).
  • [10] Secondo Macrobio, Augusto, ricevuta la notizia della morte dei figli di Erode, Alessandro e Aristobulo conosciuti molto bene dallo stesso Augusto, ebbe a dire: «È meglio essere il maiale di Erode piuttosto che uno dei suoi figli»; infatti Erode, essendo giudaizzato, non mangiava carne di maiale, anche se non esitò ad uccidere i suoi stessi figli.
  • [11] Svetonio scrive che pochi mesi prima della nascita di Augusto, avvenne a Roma un prodigio che fu interpretato come presagio di imminente nascita di un re per il Popolo Romano; i senatori, spaventati, ordinarono di esporre tutti i neonati che nacquero in quell'anno, comunque il decreto non venne depositato e la strage non fu eseguita. Si può comprendere quindi quanta scarsa rilevanza ebbe la strage di Betlemme nella capitale dell'impero, considerando l'esiguità dei numeri e i tempi abbastanza crudeli e violenti.
  • [12] http://riforma.info/wiki/index.php?title=Cfw/cfw01 .
  • [13] 4 a. C. - 39 A. D.
  • [14] Archelao si comprova, però, un cattivo regnante anche per Roma. Cesare Augusto, così, lo fa bandire. Filippo sarebbe stato il migliore fra i figli di Erode il grande.
  • [15] Matteo 13:53-58; Luca 1:26-27; 2:39.
  • [16] Sembra che all’inizio del primo secolo gli abitanti fossero stati 480.
  • [17] Salmi 22:6-8, 13; 69:8, 20-21; Isaia 11:1; 42:1-4; 49:7; 53:2-3, 8; Daniele 9:26
  • [18] Matteo 8:20; 11:16-19; 15:7-8.