Studi biblici/Matteo 24:36-44

Da Tempo di Riforma.
Sintesi
Per la maggior parte della gente oggi, la vita è priva di un senso ultimo. Essa viene così vissuta nella perenne attesa di qualcosa di indefinito che potrebbe soddisfarli, ma invano. Speranze, promesse e sogni vengono ben presto frustrati. La fede cristiana illumina, però, l'esistenza umana perché l'attesa trova compimento nel Fedele e Verace che viene in Gesù di Nazareth come il nostro Salvatore e Signore. In Lui e con Lui possiamo gustare le primizie del nuovo cielo e della nuova terra, quelle che Egli porterà a compimento al Suo ritorno. E' a quel momento che Egli vuole che noi rivolgiamo costantemente lo sguardo in operosa attesa. Questo vuol dire relativizzare la realtà presente e partecipare fin da ora alla realizzazione del Nuovo.

La condizione dell’Attesa

Attendere, ma chi?

In una famosa opera teatrale del 1952, dal titolo "Aspettando Godot" [1], Samuel Beckett, l’autore, mette in scena due personaggi, dei vagabondi, che semplicemente, per tutta la durata della rappresentazione, dialogano ed aspettano. Aspettano non si sa bene chi o che cosa, aspettano un misterioso Godot. La rappresentazione termina senza che sia rivelato chi sia esattamente questo Godot e perché lo aspettano. In ogni caso, "Godot" non arriva. L'autore vuole soprattutto rappresentare come la vita dell'uomo, secondo lui, sia senza senso e senza scopo, e come l'incomunicabilità e la crisi di identità si rivelino nelle relazioni fra gli esseri umani. E' quella che chiama "la condizione dell'Attesa".

Il popolo di Dio, l’antico Israele, viveva nell’attesa della venuta del Messia, il Salvatore. Questa attesa era tenuta viva non solo dalla parola dei profeti, ma anche di tutto il sistema religioso di Israele. Esso viveva in vista dell’avvento. Non è stata, però, un’attesa vana e futile perché, come annuncia la fede cristiana, le promesse di Dio si realizzano con la venuta di Gesù di Nazareth. La Sua nascita è particolare, la Sua vita è particolare, la Sua morte è particolare, la Sua risurrezione dai morti è particolare, speciale. Il Nuovo Testamento descrive e spiega l’avvento, la venuta, di Gesù, il Cristo, nelle sue varie fasi e significato. Il Signore Gesù ha promesso, però, che Egli pure tornerà su questa terra e l’intero Nuovo Testamento pure ne rende testimonianza. Il Credo degli Apostoli [2] che ci annuncia l’opera fra di noi di Dio Padre, Dio il Figlio, e Dio lo Spirito Santo, lo esplicita come uno degli articoli fondamentali della fede cristiana. Parlando di Cristo risorto che sale al Cielo, afferma: “...di là verrà a giudicare i vivi e i morti”.

Il testo biblico

Il testo biblico sul quale concentriamo la nostra attenzione quest’oggi è un frammento del vangelo secondo Matteo che ci parla del “secondo avvento” di Cristo. Ascoltiamolo:

“«Ma quanto a quel giorno e a quell'ora nessuno li sa, neppure gli angeli del cielo, neppure il Figlio, ma il Padre solo. Come fu ai giorni di Noè, così sarà alla venuta del Figlio dell'uomo. Infatti, come nei giorni prima del diluvio si mangiava e si beveva, si prendeva moglie e s'andava a marito, fino al giorno in cui Noè entrò nell'arca, e la gente non si accorse di nulla, finché venne il diluvio che portò via tutti quanti, così avverrà alla venuta del Figlio dell'uomo. Allora due saranno nel campo; l'uno sarà preso e l'altro lasciato; due donne macineranno al mulino: l'una sarà presa e l'altra lasciata. Vegliate, dunque, perché non sapete in quale giorno il vostro Signore verrà. Ma sappiate questo, che se il padrone di casa sapesse a quale ora della notte il ladro deve venire, veglierebbe e non lascerebbe scassinare la sua casa. Perciò, anche voi siate pronti; perché, nell'ora che non pensate, il Figlio dell'uomo verrà” (Matteo 24:36-44).

Ci sono, in questo testo, almeno tre pensieri che risaltano, a mio avviso, in modo particolare.


1. I segni della fine. Quanti sono coloro che vedono "segni premonitori" della "fine" in questo o in quell'altro avvenimento! Molti aspettavano l’anno 2000 come l’anno della “fine del mondo”, ma non è successo nulla di fuori dell'ordinario. Altri nella storia hanno indicato date diverse ed ancora sicuramente ce ne saranno ancora di pseudo-predizioni, indicando pure “i segni” che, secondo loro, ci indicheranno l’avvicinarsi di quel momento. Gesù dice che il momento del Suo glorioso ritorno, però, prenderà di sorpresa la maggior parte della gente. Esso avverrà quando i più meno se lo aspettano! In effetti, questo va contro la moderna mania, oggi molto comune, del cosiddetto apocalitticismo. Causare paura fra la gente potrà farla ravvedere dal loro malfare? Di fatto, solo fino ad un certo punto il “terrorismo” funziona. A che cosa, però, ci chiama Gesù in questo testo?

2. Dio è un Dio che sceglie. Il secondo pensiero che suscita questo testo è quello della selezione: Dio e il Suo Cristo è un Dio che opera delle scelte e che, di fatto, non salva tutti! Questo va contro al tipico egualitarismo contemporaneo dove tutti ritengono di aver diritto ad essere trattati allo stesso modo. Questo concetto vale solo fino ad un certo punto e per certe cose soltanto, non in tutte. La mentalità delle “pari opportunità” è tipica pure della maggior parte delle chiese oggi, ma non è ciò che afferma la Parola di Dio! Per quanto affermarlo possa scandalizzare alcuni, non è vero, per certi versi, che Dio ami tutti allo stesso modo. Chi sono coloro che “sono presi” e quelli che “sono lasciati”? Con quale criterio Dio in Cristo farà questa selezione?

3. La necessità della vigilanza. Un terzo pensiero che suscita questo testo è quello della prevenzione e della vigilanza. Le “misure di sicurezza” sono importanti. C’è chi ha paura di tutto e di tutti ed è estremamente prudente, fino a “non dormire la notte” per paura che un ladro lo sorprenda. Le società di assicurazioni e le agenzie per la sicurezza fanno molti profitti. Fino a che punto e come bisogna, però, essere “vigilanti”? Che cosa vuol dire “vegliare” nell’insegnamento di Gesù? Esaminiamo il testo, perché indubbiamente suscita molte domande.

Una rivelazione selettiva

“«Ma quanto a quel giorno e a quell'ora nessuno li sa, neppure gli angeli del cielo, neppure il Figlio, ma il Padre solo” (36).

La certezza dell’adempimento della promessa del ritorno di Cristo non doveva portare i Suoi discepoli a presumere di poter predirne con esattezza il tempo. Dio Padre non ha voluto rivelarne la data ad alcuno. Il Signore risorto prima della Sua Ascensione continua, infatti, a dire loro: “Non spetta a voi di sapere i tempi o i momenti che il Padre ha riservato alla propria autorità” (Atti 1:7). Questo non vuol dire che essi debbano ignorare la cosa e vivere come tutti: Gesù solo chiede loro di esserne sempre pronti, vigilanti. Gesù stesso in quanto uomo dice di non conoscerne la data nemmeno Lui. Gesù è la certamente la Parola che rivela Dio, ma la data del Suo ritorno non è cosa che Egli sia autorizzato a rivelare. Nella Sua umanità Egli rivela al Suo popolo molti misteri divini, ma Egli non è stato programmato, in quanto uomo, a rivelarci questo. In ogni caso, come si possano conciliare in Lui divinità onnisciente e la limitazione della Sua umanità, non è cosa che noi si possa cercare di comprendere. Per noi, però, il “non sapere” ha indubbiamente una funzione pedagogica perché la condizione di “essere sempre pronti” è un modo di vivere che Dio vuole farci apprendere.

Lo stesso vale per la data della nostra morte, pure perfettamente conosciuta e stabilita da Dio: è bene che noi non la si conosca, ma che si sia “sempre pronti” a lasciare questo mondo per ricongiungerci con Dio e quindi ad avere un costante atteggiamento di “distacco” da questo mondo. Questo atteggiamento si contrappone all’assolutizzazione di questo mondo e di questa vita. Il cristiano è chiamato sempre a “guardare oltre”.

L’atteggiamento che Gesù vuole insegnarci trova indubbiamente nell’episodio biblico del tempo di Noè e del diluvio universale una lezione molto importante. Difatti, Gesù prosegue dicendo:

Un annuncio selettivo

“Come fu ai giorni di Noè, così sarà alla venuta del Figlio dell'uomo. Infatti, come nei giorni prima del diluvio si mangiava e si beveva, si prendeva moglie e s'andava a marito, fino al giorno in cui Noè entrò nell'arca e la gente non si accorse di nulla, finché venne il diluvio che portò via tutti quanti, così avverrà alla venuta del Figlio dell'uomo” (37-39).

Ai giorni di Noè la vita procedeva “normale” come sempre: le solite cose, non necessariamente negative in sé stesse. Si potrebbe dire che la gente fosse “ignara” di quel che sarebbe successo a quell’umanità. “Ignara”, però, è un aggettivo non del tutto corretto, perché sappiamo che la Scrittura si riferisce a Noè come ad un “predicatore di giustizia” [3]. Indubbiamente, tramite lui, Dio aveva solennemente avvertito quella generazione della loro empietà e del giudizio che pendeva su di loro, chiamandola al ravvedimento. Egli, però, era stato ignorato e deriso. Difatti, “Per fede Noè, divinamente avvertito di cose che non si vedevano ancora, con pio timore, preparò un'arca per la salvezza della sua famiglia; con la sua fede condannò il mondo e fu fatto erede della giustizia che si ha per mezzo della fede” (Ebrei 11:7).

L’apostolo Pietro ancora dice della generazione di Noè “...che una volta furono ribelli, quando la pazienza di Dio aspettava, al tempo di Noè, mentre si preparava l'arca, nella quale poche anime, cioè otto, furono salvate attraverso l'acqua” (1 Pietro 3:20). Anche in questo caso si rivela il mistero dell’elezione a salvezza: un’intera umanità è corrotta dal peccato e destinata all’esecuzione su di essa del giusto giudizio di Dio. Dio, però, manifesta nell’ambito di quella stessa umanità la Sua misericordia facendo prima di tutto sorgere dei giusti: “Noè fu uomo giusto, integro, ai suoi tempi; Noè camminò con Dio" (Genesi 6:9) e li porta in un’arca di salvezza, simbolo di Cristo.

Allo stesso modo, oggi in questo mondo corrotto dal peccato, l’Evangelo è predicato nel mondo intero. Esso proclama il giusto giudizio di Dio sul peccato e la grazia della salvezza in Cristo. Attraverso di esso molti trovano in Cristo la loro “arca”. La maggior parte, però, travisa, ignora o deride l’Evangelo e ...continua a fare “ignara” la solita vita. Da quell’imminente giudizio, però, essi saranno irreparabilmente portati via come una piena, come dice il Salmo: "Tu li porti via come in una piena; sono come un sogno. Sono come l'erba che verdeggia la mattina; la mattina essa fiorisce e verdeggia, la sera è falciata e inaridisce. Poiché siamo consumati per la tua ira e siamo atterriti per il tuo sdegno. Tu metti le nostre colpe davanti a te e i nostri peccati nascosti alla luce del tuo volto" (Salmo 90:5-7). Così sarà negli ultimi tempi: la normalità della loro vita non è necessariamente peccaminosa, ma allora il mondo sarà così assorbito nei loro affari mondani, che non presteranno alcuna attenzione ai solenni ammonimenti ed appello dell’Evangelo di Cristo.

I discepoli di Gesù, allora, dovranno mantenere le cose di questo mondo in prospettiva e, come Noè, testimoniare dell’Evangelo di giudizio e di salvezza “costruendo l’arca”, vale a dire, il corpo di Cristo, la Chiesa, accogliendovi chiunque giunge al ravvedimento ed alla fede in Lui. Una selezione indubbiamente ci sarà. Vi sarà chi è dentro e chi è fuori da questa “arca” ed il loro destino sarà in questo modo segnato. Lo affermano i versetti seguenti.

Un ricupero selettivo

“Allora due saranno nel campo; l'uno sarà preso e l'altro lasciato, due donne macineranno al mulino: l'una sarà presa e l'altra lasciata” (40-41).

Dopo aver parlato della situazione in prossimità del Suo ritorno, Gesù spiega le rispettive conseguenze delle due risposte possibili all’annuncio di giudizio e di salvezza dell’Evangelo. Di fronte ad esso non vi può essere neutralità. Gesù, infatti, dice “Chi non è con me, è contro di me; e chi non raccoglie con me, disperde” (Luca 11:23).

In certi ambienti evangelicali questo testo è assunto come base per il cosiddetto “Rapimento” della chiesa ed al riguardo si fanno molte speculazioni. Questo testo, però, solo parla della selezione del giudizio di Dio. Non sarà una “salvezza universale” come molti oggi si illudono, ma Dio separerà, nei loro rispettivi destini, anche due lavoratori che fanno lo stesso mestiere, o i membri di una stessa famiglia. Dal punto di vista umano potrà apparire che non vi sia differenza fra l’una e l’altra persona, ma Dio guarda le cose da una diversa prospettiva e dispone diversamente. Certo, non c’è distinzione: tutti sono ugualmente peccatori, ma la differenza sta nella scelta indiscutibile di Dio di concedere la grazia della salvezza in Cristo, ad alcuni, per manifestare la Sua misericordia, e lasciare gli altri a patire il giusto loro giudizio, per manifestare la Sua giustizia. Questo Dio ha pure fatto con Noè e quelli che hanno trovato rifugio nell’arca.

L’apostolo Paolo scrive: "Che diremo dunque? Vi è forse ingiustizia in Dio? No di certo! Poiché egli dice a Mosè: «Io avrò misericordia di chi avrò misericordia e avrò compassione di chi avrò compassione». Non dipende dunque né da chi vuole né da chi corre, ma da Dio che fa misericordia. La Scrittura infatti dice al faraone: «Appunto per questo ti ho suscitato: per mostrare in te la mia potenza e perché il mio nome sia proclamato per tutta la terra». Così dunque egli fa misericordia a chi vuole e indurisce chi vuole. Tu allora mi dirai: «Perché rimprovera egli ancora? Poiché chi può resistere alla sua volontà?» Piuttosto, o uomo, chi sei tu che replichi a Dio? La cosa plasmata dirà forse a colui che la plasmò: «Perché mi hai fatta così?». Il vasaio non è forse padrone dell'argilla per trarre dalla stessa pasta un vaso per uso nobile e un altro per uso ignobile? Che c'è da contestare se Dio, volendo manifestare la sua ira e far conoscere la sua potenza, ha sopportato con grande pazienza dei vasi d'ira preparati per la perdizione, e ciò per far conoscere la ricchezza della sua gloria verso dei vasi di misericordia che aveva già prima preparati per la gloria" (Romani 9:14-23).

La vigilanza dei cristiani

Il nostro testo termina con un’esortazione alla vigilanza, ad essere sempre all’erta. “Vegliate, dunque, perché non sapete in quale giorno il vostro Signore verrà. Ma sappiate questo, che se il padrone di casa sapesse a quale ora della notte il ladro deve venire, veglierebbe e non lascerebbe scassinare la sua casa” (42-43).

I discepoli di Gesù devono rimanere vigilanti proprio perché il tempo preciso del ritorno di Cristo è sconosciuto, anche se dei segni della Sua venuta, il Suo “avvento” indicheranno la sua prossimità. Nella parabola che Gesù introduce a questo punto, Gesù è come un ladro nella notte solo in un aspetto, vale a dire nel fatto che gli altri non si aspettano che verrà. Il punto di questa parabola è che se il padrone di casa sapesse in quale momento giungerà il ladro, se ne preparerebbe.

Non servono qui tante spiegazioni. Le Scritture al riguardo sono molto chiare. L’apostolo Paolo scrive: "Quanto poi ai tempi e ai momenti, fratelli, non avete bisogno che ve ne scriva; perché voi stessi sapete molto bene che il giorno del Signore verrà come viene un ladro nella notte. Quando diranno: «Pace e sicurezza», allora una rovina improvvisa verrà loro addosso, come le doglie alla donna incinta; e non scamperanno. Ma voi, fratelli, non siete nelle tenebre, così che quel giorno abbia a sorprendervi come un ladro; perché voi tutti siete figli di luce e figli del giorno; noi non siamo della notte né delle tenebre. Non dormiamo dunque come gli altri, ma vegliamo e siamo sobri; poiché quelli che dormono, dormono di notte, e quelli che si ubriacano, lo fanno di notte. 8 Ma noi, che siamo del giorno, siamo sobri, avendo rivestito la corazza della fede e dell'amore e preso per elmo la speranza della salvezza. Dio infatti non ci ha destinati a ira, ma ad ottenere salvezza per mezzo del nostro Signore Gesù Cristo, il quale è morto per noi affinché, sia che vegliamo sia che dormiamo, viviamo insieme con lui. Perciò, consolatevi a vicenda ed edificatevi gli uni gli altri, come d'altronde già fate" (1 Tessalonicesi 5:1-11).

Conclusione

Per la maggior parte della gente oggi, la vita è priva di un senso ultimo. Essa viene così vissuta nella perenne attesa di qualcosa di indefinito che potrebbe soddisfarli, ma invano. Speranze, promesse e sogni vengono ben presto frustrati. La fede cristiana illumina, però, l'esistenza umana perché l'attesa trova compimento nel Fedele e Verace che viene in Gesù di Nazareth come il nostro Salvatore e Signore. In Lui e con Lui possiamo gustare le primizie del nuovo cielo e della nuova terra, quelle che Egli porterà a compimento al Suo ritorno. E' a quel momento che Egli vuole che noi rivolgiamo costantemente lo sguardo in operosa attesa. Questo vuol dire relativizzare la realtà presente e partecipare fin da ora alla realizzazione del Nuovo. Il testo biblico esaminato quest'oggi, Iddio ci scoraggia dal voler conoscere "la data" di quell'avvenimento per educarci a vivere il presente con quella fede, quella speranza e quell'amore che ne pone le basi. Ci parla della Grazia di Dio che per sua stessa natura è selettiva e ci fa vivere come persone vigilanti, vive e ben sveglie, operose nell'opera trasformazione del presente secondo i propositi rivelati da Dio in Cristo.

I cristiani non sono da contare fra quelli che “dormono” come se nulla fosse, ma fra coloro che sono consapevoli delle cose come veramente stanno ed operano in ubbidienza del Signore, perché Dio quelle cose gliele ha rivelate e si preparano di conseguenza. “Perciò, anche voi siate pronti; perché, nell'ora che non pensate, il Figlio dell'uomo verrà” (44). State voi preparandovi per quel momento?

Paolo Castellina, 29.11.2013

Note