Studi biblici/Matteo 23:1-11

Da Tempo di Riforma.

Giù la maschera!

Presentazione. Sono molti oggi che criticano la religione tradizionale rilevando l’ipocrisia e l’indegnità morale di questo o quel conclamato credente, oppure, peggio, di questo o quel prete o pastore, e che per quello dicono che “non metteranno mai più piede in una chiesa”. Il primo, però, a condannare senza mezzi termini l’ipocrisia religiosa era lo stesso Gesù di Nazareth. Riflettiamo oggi sul fenomeno dell’ipocrisia religiosa sulla base di quanto troviamo in: Matteo 23:1-12.

L’ipocrisia religiosa

Sono molti oggi che criticano la religione tradizionale rilevando l’ipocrisia e l’indegnità morale di questo o quel conclamato credente, oppure, peggio, di quel prete o pastore, e che per quello dicono che “non metteranno mai più piede in una chiesa”. Possono essere più o meno giustificabili nelle loro critiche o indubbiamente aver avuto esperienze negative in passato che li ha portati a rifiutare in blocco “la chiesa”. Può anche essere che utilizzino queste loro critiche come comode scuse per disimpegnarsi e non dovere così più pensare “alla religione”. Non li voglio ora giudicare o giustificare, né persuaderli altrimenti. Vorrei solo oggi rilevare come il primo a condannare l’ipocrisia di tanta “religione ufficiale” era stato lo stesso Gesù Cristo.

Il testo biblico sottoposto oggi alla nostra attenzione sono proprio le accuse che Gesù rivolge a tante persone religiose del suo tempo che facevano professione di religiosità, ma che per loro era solo una maschera. Leggiamo il testo come lo troviamo in Matteo 23:1-12, e poi faremo qualche riflessione sul tema dell’ipocrisia dal punto di vista biblico.

“Allora Gesù parlò alla folla e ai suoi discepoli,  dicendo: «Gli scribi e i farisei siedono sulla cattedra di Mosè.  Fate dunque e osservate tutte le cose che vi diranno, ma non fate secondo le loro opere; perché dicono e non fanno.  Infatti, legano dei fardelli pesanti e li mettono sulle spalle della gente; ma loro non li vogliono muovere neppure con un dito.  Tutte le loro opere le fanno per essere osservati dagli uomini; infatti allargano le loro filatterie e allungano le frange dei mantelli;  amano i primi posti nei conviti, i primi seggi nelle sinagoghe,  i saluti nelle piazze ed essere chiamati dalla gente: "Rabbì!"  Ma voi non vi fate chiamare "Rabbì"; perché uno solo è il vostro Maestro e voi siete tutti fratelli. Non chiamate nessuno sulla terra vostro padre, perché uno solo è il Padre vostro, quello che è nei cieli.  Non vi fate chiamare guide, perché una sola è la vostra Guida, il Cristo; ma il maggiore tra di voi sia vostro servitore. Chiunque si innalzerà sarà abbassato e chiunque si abbasserà sarà innalzato” (Matteo 23:1-12).

Faccia e facciata

Un giorno ho udito la conferenza di uno psicologo dal titolo "Faccia e facciata". In questa conferenza egli affermava un fatto della vita che, in fondo, a tutti è ben noto, ma a cui spesso non pensiamo perché ci piacerebbe non fosse così. Questo psicologo diceva che ogni essere umano ha una faccia che è familiare solo a sé stesso e alle persone che lo conoscono più da vicino. Allo stesso tempo, ognuno ha pure una facciata che usa in situazioni sociali e alla presenza di conoscenti che non lo conoscono molto bene. Quelli che stanno attorno a noi possono conoscere la facciata che loro presentiamo, ma la nostra vera faccia rimane loro nascosta!

Sono sicuro che molti fra noi hanno avuto almeno una volta l’amara esperienza di scoprire che persone che apparentemente sembravano amiche, persone cordiali e sorridenti, in realtà, alle spalle, in vostra assenza, parlavano male di voi criticandovi aspramente, cercando di diffamarvi e danneggiarvi, magari pieni di invidia e di risentimento, o semplicemente vi stavano vicino per secondi fini. Pensavamo che questa gente fosse sincera, avevamo l’impressione che essi fossero esattamente come apparivano. In realtà le cose erano diverse da quello che sembrava. Questa gente non aveva fatto altro che presentare una facciata che noi pensavamo essere la loro vera faccia, ma non avevamo alcuna idea di ciò che erano veramente. Credo che purtroppo avremmo delle sorprese se potessimo udire ciò che dicono di noi in segreto coloro che si dimostrano nostri amici. Scopriremmo di vivere spesso in un mondo dominato dalla falsità delle facciate.

Spesso, purtroppo, scopriamo in noi stessi che questo, in molte circostanze, è vero: chi noi siamo veramente spesso non è quello che presentiamo agli altri. Spesso diamo di noi un'immagine falsa, facciamo credere di essere quello che non siamo. Spesso per convenienza sociale o per comodo nostro, il nostro io più autentico, sia in bene che in male, rimane celato. Tanto ci abituiamo a questa maschera che inganniamo anche noi stessi e pensiamo di ingannare persino Dio!

Il nostro impegno verso la verità

Senza dubbio, tutto questo è impensabile per gente che afferma di appartenere a Cristo. Dovrebbe essere del tutto impensabile per un autentico discepolo di Gesù di Nazareth avere una doppia faccia: un cristiano non dovrebbe avere una facciata, ma solo una faccia, soprattutto perché il nostro carattere dovrebbe riflettere quello schietto, limpido ed onesto di Dio, alla cui immagine eravamo stati creati, e che Cristo restaura in noi.

Dio sancisce nel nono comandamento il principio universale della veracità: "Non farai falsa testimonianza contro il tuo prossimo" (Esodo 20:16). Questo comandamento non solo è inteso a proteggere la buona reputazione degli altri contro le false testimonianze, ma ci impegna verso la verità, la veracità dell'intero essere nostro, in tutte le sue manifestazioni. C’è veramente da domandarsi come possa essere possibile per una persona al servizio di Gesù Cristo, che professi di seguire il suo Signore, presentare agli una facciata che semplicemente non sia verace.

Il peccato dell'ipocrisia

Avere una faccia ed una facciata, portare una maschera, avere una doppia faccia, va sotto il nome di ipocrisia. Non c'è contravvenzione più lampante al nono comandamento, al nostro impegno verso la verità che l'ipocrisia.

Il termine ipocrisia deriva dal greco e veniva usato a teatro. L'ipocrita era l'attore del teatro greco che, per interpretare la sua parte, usava portare una maschera, con l'aspetto triste o allegro a seconda dei casi. L'attore anche oggi deve interpretare personaggi dal carattere e dai sentimenti diversi da quello che lui è veramente. Impersona un ruolo, un personaggio. Un bravo attore lo sa fare molto bene. Sa fingere di amare alla follia chi in realtà colui del quale non gli importa nulla. Sa essere santo o criminale, violento o pacifico, forte o debole, credente oppure ateo, operaio, poliziotto, terrorista, medico, assassino o capo di stato, a seconda della sceneggiatura lui imposta. L'attore lo fa per passione e per denaro. Molti fanno gli attori durante la propria vita, facendo credere di essere quello che non sono.

Un fenomeno detestabile

Poco altro è stato condannato nel corso della storia tanto quanto lo è stata l’ipocrisia. Quasi tremila anni fa Omero scriveva: "Io detesto quell’uomo che nasconda una cosa nel profondo del suo cuore, e poi ne faccia un’altra". Nel sesto secolo a. C. Lao Tse diceva: "Pretendere di sapere quando invece non sai nulla, è una malattia". Nel quinto secolo a. C. Confucio disse: "La fedeltà e la sincerità siano i principi di base della tua vita … l’uomo superiore parla secondo le sue azioni". Nel 14. Secolo G. Chaucer chiamava l’ipocrita: "Colui che ti sorride con un pugnale sotto il mantello". Moliére diceva: "L’ipocrisia è un vizio di moda, ed ogni vizio di moda passa per virtù".

Una volta un uomo molto religioso si era così vantato di fronte all’umorista Mark Twain: "Prima di morire, voglio proprio fare un viaggio in Terra Santa, salire sul Monte Sinai e leggere i Dieci Comandamenti ad alta voce". Al che Twain, con la sua solita arguzia tagliente, gli aveva risposto: "Perché, invece, non se ne rimane a casa e li osserva?". Il che ci porta al problema osservato da André Gide, che osservò: "L’ipocrita è colui che cessa di rendersi conto del suo proprio inganno, colui che mente con sincerità". Di fatto molti cominciano a credere di non essere ipocriti; dicono una cosa e ne fanno un’altra con impunità, con orgoglio, di fatto. Essi si sono detti così tante menzogne ragionevoli sul loro proprio inganno, che ingannano pure sé stessi. Coloro che hanno perso la coscienza della loro ipocrisia, specialmente coloro che la considerano virtuosa, sono gli ipocriti più pericolosi fra tutti.

Sembra non esservi stato nulla che Gesù di Nazareth odiasse maggiormente se non l’ipocrisia, e la stessa avversione verso l'ipocrisia Dio l'aveva espressa anche nell'Antico Testamento. Potrebbero essere molte le citazioni, limitiamoci però al Nuovo Testamento. Egli affermava inoltre verso notori ipocriti: "voi trascurate le cose più importanti della legge: il giudizio, la misericordia e la fede" (Matteo 23:23). L’apostolo Pietro consigliava: "Deponete dunque ogni malizia ed ogni inganno, le ipocrisie, le invidie ed ogni maldicenza" (1 Pietro 2:1). Per Gesù i peggiori ipocriti erano quelli che fingevano di essere religiosi, di essere in pace ed in armonia con Dio, mentre non lo erano affatto. Ad un gruppo religioso del Suo tempo Egli diceva: "Guai a voi, scribi e farisei ipocriti! Perché rassomigliate a sepolcri imbiancati, i quali di fuori appaiono belli, ma dentro sono pieni di ossa di morti e di ogni putredine. Così anche voi di fuori apparite giusti davanti agli uomini, ma dentro siete pieni d‘ipocrisia e d‘iniquità" (Matteo 23:27,28).

E' chiaro che una cosa del genere è assolutamente fuori questione per un cristiano autentico. Il figlio di Dio, colui o colei che è stato chiamato a far parte della famiglia di Dio e portare così le Sue caratteristiche, sopra ogni altra cosa deve essere genuino ed onesto, senza alcuna facciata fittizia. Non dovrebbe cercare di armonizzarsi col mondo circostante, ma manifestare la fedeltà che la Parola di Dio si aspetta da Lui. Dovrebbe essere sincero, genuino, onesto, una persona che "dice le cose come sono", che ha il coraggio di esprimere la sua opinione, anche quando la sua opinione non incontrasse eventualmente il favore di coloro che l'ascoltano.

Per coloro che hanno una doppia faccia e non se ne ravvedono, la Parola di Dio, nell'ultimo libro della Bibbia, l'Apocalisse, prevede una condanna inappellabile. Ascoltate: "…per i codardi, gl'increduli, gl'immondi, gli omicidi, i fornicatori, i maghi, gli idolatri e tutti i bugiardi, la loro parte sarà nello stagno che arde con fuoco e zolfo, che è la morte seconda" (Apocalisse 21:8).

Uscirne fuori

Il Signore Gesù mette in evidenza molto bene l'impegno che i Suoi discepoli devono avere verso la verità: Dice: "Chi ha i miei comandamenti e li osserva, è uno che mi ama, e chi mi ama sarà amato dal Padre mio; e io lo amerò e mi manifesterò a lui" (Giovanni 14:21). Essa può essere interpretata in due modi diversi: a) "Chi dice di amarmi, deve dimostrarlo con le opere". Questa interpretazione è consona con altre espressioni di Gesù, il quale disse anche: "Non chiunque mi dice: 'Signore, Signore' entrerà nel regno dei cieli; ma chi fa la volontà del Padre mio che è nei cieli" (Matteo 7:21).

Questa dottrina di Gesù dovrebbe rendere pensosi e preoccupati tutti coloro che affermano con la bocca di credere in Dio, ma in pratica non fanno quasi nulla per Dio. Dovrebbe preoccupare tutti coloro che si autodefiniscono "cristiani non praticanti", perché dire così è solo un’idiozia e un’ipocrisia. Un'idiozia perché non si capisce come si possa essere cristiani senza impegnarsi a osservare quanto questo nome comporta, cioè ad ubbidire a tutto ciò che Gesù ci ha insegnato. Ipocrisia perché si vuole apparire ciò che non si è.

La seconda interpretazione è: "solo se mi amate, riuscirete a osservare la mia parola". Nessuno si è mai illuso che la legge di Dio sia facile da osservare. Porgere l’altra guancia, perdona le offese, amare i nemici... è difficile! Gesù stesso disse che la porta del cielo è stretta e pochi riescono a entrarvi. Tuttavia, proprio perché si rese conto che la legge di Dio è un "peso" e un "giogo", cercò di renderla non solo osservabile ma anche "soave" e "leggera". Come? Indicandoci l’unica via possibile, la via dell’amore.

In che modo si può uscire fuori dal problema dell'ipocrisia secondo la via dell'amore? Beh, in primo luogo scorgendo la mano tesa della grazia e del perdono che Dio ci tende in Cristo.

Dopo aver toccato udito della gravità del peccato dell'insincerità e della follia dell'ipocrisia, dopo aver sentito tutto il peso della condanna di Dio verso chi si trova in questa posizione, questo ci porta giustamente a disperare di noi stessi, perché da soli non riusciremmo mai a liberarcene. Ecco però che l'Evangelo ci fa incontrare, come molti nel Suo tempo, il Salvatore Gesù Cristo. Come l'adultera che nascondendo la sua illecita relazione e, essendo stata colta sul fatto, si aspettava solo il peggio, noi incontriamo in Gesù non la condanna di Dio ma l'offerta del Suo perdono e di una nuova opportunità per tornare ad avere una coscienza limpida.

Davanti a Cristo, così, confessiamo il nostro peccato e imploriamo il Suo aiuto. Gesù ci tende la mano del perdono di Dio e ci fa dono dello Spirito Santo, che rigenera la nostra natura corrotta e ci porta a vivere nella schiettezza di persone che vogliono testimoniare al mondo la verità, la santità e la bellezza di Dio come lo stile di vita migliore e più producente. Che cos'è allora che ci cambia? L'amore che Dio ci manifesta in Cristo e l'amore riconoscente che ci spinge a compiacere da ora in poi Dio in tutto ciò che siamo e facciamo. Per questo, Gesù dice: "chi mi ama, osserva i miei comandamenti". Iniziando dall’amore, il resto viene quasi da sé.

Gesù ci garantisce che la pienezza di Dio viene in nostro soccorso e a fissare in noi la sua stabile dimora. Quando tra due persone c’è Gesù, diventa facile amarsi. La preoccupazione principale non è come osservare la legge, ma come amare bene.

Le chiese sono piene di ipocriti?

Una delle accuse che molti fanno, e direi anche una delle scuse più comuni per non "venire in chiesa" è che le chiese sarebbero solo piene di ipocriti, di gente fasulla che pensa di essere migliore degli altri. Potrebbe essere vero in alcuni casi. La chiesa autentica, però, non è l'assemblea delle persone che si sentono sante e giuste. La realtà è esattamente l'opposto: molti non "vanno in chiesa" perché pensano di essere a posto e di non aver bisogno di Cristo. Il cristiano autentico "va in chiesa" proprio perché sa di essere peccatore e vuole cercarvi guarigione.

Critichereste gli ospedali per essere pieni di gente ammalata? Quando Cristo camminava su questo pianeta, una delle critiche più frequenti che riceveva è che i peccatori venivano attirati a Lui più che viandanti assetati nel deserto vengono attratti da un'oasi. Certo non tutti i personaggi di cattiva reputazione che circondavano Gesù si erano lasciati curare dalla malattia del loro peccato, essi però sentivano che in Lui c'era qualcosa che la loro coscienza dolorante disperatamente aveva bisogno.

Gesù aveva scelto i suoi dodici discepoli e li aveva amati tanto senza riserve pur sapendo che uno dei suoi presunti amici più intimi, Giuda, era un tale ipocrita da aver complottato egli stesso per assassinare Gesù. La presenza del maggiore ipocrita che si potesse immaginare nel loro mezzo non ha impedito a milioni di persone in ogni tempo e paese dal diventare cristiani devoti. Inoltre, il discepolo maggiore, Pietro, era pure lui un ipocrita. Aveva giurato e spergiurato di voler rimanere fedele a Gesù non importa che cosa fosse successo. Non passarono che poche ore che lui stesso avrebbe rinnegato Gesù per ben tre volte. Paolo e gli altri cristiani, però, non avevano usato le debolezze ed i fallimenti di alcuni come scusa per vacillare nella loro devozione a Cristo. Essi non avevano permesso a degli ipocriti di mettersi fra loro e Dio. Se permetti ad un ipocrita di stare fra te e Dio, indovina un po' chi è più vicino a Dio?

Gli ipocriti sono gente che afferma di essere moralmente migliore di quanto non lo sia in realtà. I cristiani autentici affermano però di essere così cattivi tanto da meritare di essere condannati per sempre alle pene dell'inferno! I cristiani sono gente che considera sé stessa un tale fallimento spirituale da avere voluto venire proprio presso Gesù per trovarvi aiuto e perdono. Essi cercano la presenza di Dio perché desiderano che Dio prenda controllo della loro vita e la risani. Il risanamento della loro vita, processo che durerà per tutta la loro esistenza, non sarà il risultato dei loro propri sforzi, ma sarà un miracolo del tutto immeritato operato in loro da Dio, un miracolo a gratuita disposizione per chiunque osi chiederlo a Gesù.

Conclusione

Viviamo dunque in un mondo di falsità dove si indossano ogni sorta di maschere. Tutti noi ne siamo coinvolti. E' logico: è un mondo dominato da Satana, di cui Gesù dice: "Egli è stato omicida fin dal principio e non si è attenuto alla verità, perché non c'è verità in lui. Quando dice il falso, parla di quel che è suo perché è bugiardo e padre della menzogna" (Gv. 8:44). Solo il Salvatore Gesù Cristo ha il potere di strapparci da questa schiavitù e portarci nel regno di tutto ciò che è buono, onesto e sincero. Una volta "passati dalla parte di Cristo", come figli adottivi di Dio, dobbiamo toglierci e buttare via le nostre maschere e testimoniare di onestà e verità per poter portare gloria a Dio. A Dio, in ogni caso, nessuno si illuda di poter nascondere nulla. Presto o tardi, dovremo rendere conto di noi stessi. Il metro che Egli userà per giudicarci non saranno le nostre giustificazioni, ma la Sua Parola, la quale esprime con chiarezza quali siano i doveri che a noi sono richiesti come Sue creature e membri della Sua famiglia.

[Paolo Castellina, venerdì 10 luglio 1998].