Studi biblici/Matteo 1:18-25 B

Da Tempo di Riforma.

Una persona speciale fin dal suo concepimento

Sintesi: Una rinnovata mozione di fiducia al racconto dei vangeli. Nonostante la derisione e le critiche che gli rivolge il mondo che pensa di saperla più lunga, il racconto evangelico sul misterioso concepimento e nascita di Gesù rimane fondazionale di tutto ciò che Egli è rappresenta per la salvezza dal peccato e dalle sue conseguenze. Lo esaminiamo oggi da ciò che troviamo in Matteo 1:18-25.

Un annuncio fatto in maniera imperturbabile

I cristiani che intendono rimanere fedeli all’insegnamento fondazionale della Bibbia (Antico e Nuovo Testamento) continuano a presentare il Signore e Salvatore Gesù Cristo così come è fatto dai vangeli canonici. Essi non sono disposti a fare compromessi con alcuno al riguardo della Sua unicità né su come Egli sia venuto al mondo, vale a dire per opera del Santo Spirito di Dio attraverso Maria vergine. Nel fare così, a loro non importa di essere in questo derisi dal mondo incredulo che con le sue “spiegazioni razionali” vorrebbe saperne di più e meglio. Lo presentano così come è stato sempre fatto, sicuri che coloro che hanno ricevuto da Dio orecchie, cuore e mente per accoglierlo a loro salvezza lo faranno.

Oggi leggiamo quanto l’evangelista Matteo scrive a proposito della nascita di Gesù, al capitolo primo, dal versetto 18 al 25, dopodiché rifletteremo insieme sul suo significato e rilevanza.

“La nascita di Gesù Cristo avvenne in questo modo. Maria, sua madre, era stata promessa sposa a Giuseppe e, prima che fossero venuti a stare insieme, si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe, suo marito, che era uomo giusto e non voleva esporla a infamia, si propose di lasciarla segretamente. Ma mentre aveva queste cose nell'animo, un angelo del Signore gli apparve in sogno, dicendo: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua moglie; perché ciò che in lei è generato, viene dallo Spirito Santo. Ella partorirà un figlio, e tu gli porrai nome Gesù, perché è lui che salverà il suo popolo dai loro peccati». Tutto ciò avvenne, affinché si adempisse quello che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: «La vergine sarà incinta e partorirà un figlio, al quale sarà posto nome Emmanuele», che tradotto vuol dire: «Dio con noi». Giuseppe, destatosi dal sonno, fece come l'angelo del Signore gli aveva comandato e prese con sé sua moglie; e non ebbe con lei rapporti coniugali finché ella non ebbe partorito un figlio; e gli pose nome Gesù” (Matteo 1:18-25).

Usi e costumi diversi dai nostri, ma...

Oggi ci si incontra, ci si piace, ci si frequenta, ci si innamora, si va ad abitare insieme, si hanno rapporti sessuali e, dopo un po’ di tempo, “se la cosa funziona” e se c’è “stabilità economica”, magari ci si sposa, anche solo per “dare sicurezza” al figlio che, frutto dell’unione di quella coppia, nel frattempo nasce. Questa sembra essere in genere la regola oggigiorno per le coppie moderne.

La prassi che ho appena citato, è, appunto, però, qualcosa di moderno, uno sviluppo piuttosto recente. Ben altra era la prassi consolidata nella società, in tutto il mondo, da millenni. Il matrimonio era sostanzialmente un accordo fra famiglie che, nella promessa di matrimonio fra due loro giovanissimi esponenti, univano anche i loro beni e casata. I due si conoscevano a malapena e rimanevano “a debita distanza” fino al momento del matrimonio. Il fidanzamento ufficiale registrava e regolava la loro promessa di matrimonio e, dopo un po’ di tempo, esso veniva celebrato e, nella casa provveduta dalle famiglie, la nuova coppia andava ad abitare insieme. Solo allora avrebbero avuto, per la prima volta, rapporti sessuali e sarebbero eventualmente nati i figli. Attraverso quel procedimento, l’amore fra quell’uomo e quella donna sarebbe poi nato e cresciuto solo come suo fattore accessorio.

Due millenni or sono, in Israele, due famiglie, discendenti legalmente dall’antico re Davide, si erano unite attraverso il fidanzamento ufficiale di due loro giovani esponenti di nome Maria e Giuseppe. Nell’antico Israele il fidanzamento era legalmente vincolante tanto che per scioglierlo, sarebbe stato necessario un atto sancito legalmente simile al divorzio. Maria e Giuseppe, così, erano fidanzati, e l’evangelista Matteo ci dice che ancora “non erano venuti a stare assieme”. Con quell’espressione egli sottintende che essi non avevano ancora avuto rapporti sessuali. Ciascuno viveva ancora con i propri genitori - non vivevano assieme, neanche di nascosto. Una gravidanza misteriosa

E Maria “si trovò incinta per opera dello Spirito Santo”. Nella versione del vangelo di Luca troviamo che era stata una creatura celeste, un angelo, ad annunciare a Maria che lei avrebbe messo al mondo il Figlio di Dio e che questi sarebbe stato generato in lei in maniera del tutto eccezionale, inconsueta, cioè attraverso l’opera dello Spirito Santo, nonostante che lei fosse vergine, vale a dire che non avesse ancora mai avuto rapporti sessuali. Maria, così, accoglie la volontà di Dio, Gli rende gloria e, sebbene indubbiamente spaventata, pure se ne rallegra. Sapeva, infatti che una gravidanza extra-coniugale avrebbe potuto significare per lei persino la condanna a morte, o almeno, l’essere allontanata dalla comunità.

Se tutto questo è tale da rendere noi perplessi ed increduli - una gravidanza operata in maniera misteriosa, così specificatamente intesa da Dio, ancora più sorpreso ed incredulo, e persino spaventato, era stato lo stesso Giuseppe, suo fidanzato. Amava Maria e non voleva farle del male o, peggio, vederla bandita dalla società accusata di adulterio. Decide così, compassionevolmente, di ottenerne il divorzio il più segretamente possibile e mandarla via con il minimo di danni. Il “guaio” era accaduto, giustizia doveva essere fatta, ma non desiderava vederla soffrire. Giuseppe l’amava ed era un uomo giusto ed integro.

Messaggeri celesti

Prima, però, di realizzare questo suo piano, un angelo gli fa visita attraverso un sogno. Vi sono due tipi di sogni - quelli normali in cui la nostra mente immagina ogni sorta di situazioni ed esprime così ogni sorta di nostri sentimenti, e ci sono sogni in cui è Dio stesso, con quel particolare strumento, a comunicare alla persona i Suoi propositi. Questo secondo tipo di sogno, che porta il sigillo di Dio, è eccezionale e raro, e spesso segna avvenimenti-chiave della storia umana. Giuseppe, benché addormentato, si vede rivolgere da Dio un messaggio particolare attraverso la mediazione di un angelo. Le creature che chiamiamo angeli sono messaggeri celesti di avvenimenti eccezionali. La Scrittura dice: “Essi non sono forse tutti spiriti al servizio di Dio, mandati a servire in favore di quelli che devono ereditare la salvezza?” (Ebrei 1:14).

L’angelo dice a Giuseppe di non temere di accogliere Maria come sua sposa. Cosa aveva da temere? Prendendo comunque Maria come sua sposa, e dato che era stata trovata incinta prima che fossero venuti a stare insieme, la gente avrebbe molto naturalmente pensato che Maria avesse commesso adulterio, avrebbe patito pubblica riprensione e - dopo aver udito che era rimasta incinta per opera dello Spirito Santro - essi sarebbero stati soggetti sicuramente a pubblica derisione. Chi avrebbe mai creduto ad una cosa simile, visto che accade così raramente da sembrare impossibile? Si sarebbero fatte ogni sorta di ipotesi, dalle più cattive alle più benigne, ma certo nessuno avrebbe mai creduto ad una gravidanza “ad opera dello Spirito Santo”. A crederlo “un mito” o “una favola” non sono solo i moderni (che si ritengono intelligenti) ma così sarebbe stato pure visto allora. Chissà quanti e quali pensieri nella mente di Giuseppe, e non solo per nove mesi!

Non è realistico pensare che questi due giovani si siano inventati questa incredibile storia per poi tenerla segreta per tutta la loro vita. Nel racconto biblico Giuseppe scompare di scena molto presto e nello stesso racconto vediamo Maria combattere con dubbi e perplessità per quel suo figlio che, indubbiamente, non solo nella sua nascita, ma si rivela fuori dal comune per tutta la sua vita terrena. Tant’è vero che persino i suoi fratelli lo ritengono “un pazzo da rinchiudere”, o almeno da riportarsi a casa.

Un nome significativo

L’angelo così comunica a Giuseppe che Maria avrebbe generato un Figlio per opera dello Spirito Santo e che Egli sarebbe stato il Figlio di Dio. Poi l’angelo gli dice che quel bimbo avrebbe dovuto ricevere il nome di Gesù, che letteralmente in ebraico signica “Dio è salvezza”, o “Dio salva”, il Messia, il Cristo, Colui che Dio aveva promesso all’umanità sin dai tempi della trasgressione e caduta dei nostri progenitori, Adamo ed Eva, Colui che un giorno sarebbe venuto per provvedere al Suo popolo la via per tornare a Dio.

La salvezza dal peccato e dalle sue conseguenze, temporali ed eterne, che Dio aveva promesso - l’unica salvezza che avrebbe “messo in regola” la creatura umana con Dio - avrebbe altresì significato, per coloro che si affidano alla Persona ed all’opera di Gesù, il Cristo, vedersi perdonati i peccati e riconciliati con Dio. Avrebbe significato per loro, “il Suo popolo”, essere considerati giusti grazie a Cristo pur non essendone di fatto. Avrebbe significato far fare loro un’esperienza di rigenerazione e vedersi avviati in un cammino di trasformazione morale e spirituale culminante, al termine della loro vita terrena, nella piena ed eterna comunione con Dio, salvati così dal degrado dei nostri peccati e dalle loro conseguenze penali.

Considerate la preghiera di Gesù, il Padre Nostro - preghiamo a che Dio perdoni i nostri “debiti”. La nostra condizione è effettivamente così. Verso Dio abbiamo un debito immenso. Non siamo quel che dovremmo essere ed ogni trasgressione alla Sua Legge morale, santa e giusta, non fa che aumentare questo nostro debito. Ecco però che il Cristo si offre di pagarlo Egli stesso per intero, di pagare Lui per noi, al nostro posto, quel che noi dobbiamo a Dio. Gesù di Nazareth è quel Cristo, quel consacrato, quell’inviato, l’Unico, che è venuto per saldare ogni nostro debito verso Dio, attraverso il sacrificio della Sua vita, quello che non siamo in alcun modo in grado di fare. Egli prende su di Sé per noi le conseguenze dei nostri peccati e ce ne libera. Egli dona a noi i meriti della Sua vita come uomo in perfetta comunione con Dio, ed essi diventano i nostri, per grazia, per la misericordia di Dio in Cristo Gesù. Affidandoci completamente a Lui dopo aver confessato il nostro fallimento ed impotenza, il risultato è la nostra riabilitazione presso Dio, per sempre.

Una verginità significativa

L’evangelista Matteo ci dice che tutto questo è avvenuto per adempiere la profezia di Isaia: “22Tutto ciò avvenne, affinché si adempisse quello che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: 23«La vergine sarà incinta e partorirà un figlio, al quale sarà posto nome Emmanuele», che tradotto vuol dire: «Dio con noi»”. Oggi generalmente si ride del concetto stesso di verginità. Siamo gente ossessionata dal sesso. La verginità, però, può essere anche un valore, uno di quelli che molti disprezzano. Non è cosa che sorprenda.

Vi sono generalmente due obiezioni che vengono fatte alla comprensione cristiana ortodossa di questo testo. La prima è che il termine tradotto con “vergine” può anche significare “giovane donna”, e che il figlio che nasce da Maria non viene chiamato Emmanuele, ma Gesù.

Per comprendere questo dobbiamo considerare il contesto del testo di Isaia. Acaz era re del regno di Giuda e il re della Siria e quello di Israele stavano per attaccarlo con i loro eserciti. Dio dice al profeta, Isaia, di andare da Acaz e di esortarlo a non preoccuparsi e di avere fede in Dio perché Dio avrebbe spazzato via la Siria ed Israele e protetto il regno di Giuda. Acaz, però, aveva dubitato.

Dio, così, comunica ad Isaia di dire ad Acaz che gli chieda un segno che questo avverrà, e che in quel modo Dio ne avrebbe comprovato la verità. Acaz, però, si rifiuta di chiedergli un segno. Isaia, però, si arrabbia e dice che allora il segno sarebbe stato scelto da Dio stesso: “Isaia disse: «Ora ascoltate, o casa di Davide! È forse poca cosa per voi lo stancare gli uomini, che volete stancare anche il mio Dio? Perciò il Signore stesso vi darà un segno: Ecco, la giovane concepirà, partorirà un figlio, e lo chiamerà Emmanuele Egli mangerà panna e miele finché sappia rigettare il male e scegliere il bene. Ma prima che il bambino sappia rigettare il male e scegliere il bene, il paese del quale tu temi i due re, sarà devastato”. (Isaia 7:13-16).

Nella nostra traduzione compare il termine “la giovane”, mentre in realtà dovrebbe essere meglio reso con “vergine” (come fanno le versioni più antiche). Giovanni Calvino rilevando la cosa, afferma: “La promessa sarebbe stupida se non si intendesse una vera vergine”: Perché? Perché Dio concede un segno per provare le Sue intenzioni di salvare Giuda. Se Dio avesse detto semplicemente “una giovane” che concepisce e partorisce, la cosa sarebbe priva di significato, perché vi sono comunque tante giovani che partoriscono! L’unico modo per rendere significativo questo segno è comprenderlo nei termini di una donna che non abbia mai avuto rapporti sessuali avrà un figlio.

A quale figlio questa promessa si riferisce, però? Molte sono state le speculazioni al riguardio, ma il solo Figlio che abbia senso - anche se centinaia di anni dopo quei fatto - è il Figlio di Maria. Proprio perché Maria era vergine - non aveva mai avuto rapporti sessuali eppure concepisce. Come Isaia profetizza e come l’angelo conferma, questo bambino sarà santo, vale a dire sarà in grado di distinguere il bene ed il male, non porterà in Sé il peccato di Adamo, nascerà privo di una natura peccaminosa. Non nascerà incapace di scegliere il bene, ma, come Adamo prima deòlla Caduta, nasce con la capacità di scegliere il bene, e lo fa come il santo Figlio di Dio.

Che dire, poi, dei nomi? Se Gesù è Dio in carne umana, come le Scritture ci testimoniano, non è Egli forse “Dio con noi”? Anche se letteralmente parlando, il nome di Gesù non è “Emmanuele”, forse che non è e non rimane Dio con noi? Certo. Gesù è Dio con noi, il Salvatore,

L’apostolo Paolo dice di Gesù: “Senza dubbio grande è il mistero della nostra fede: Cristo venne sulla terra come uomo, e fu dichiarato senza peccato dallo Spirito Santo. Egli apparve agli angeli e fu predicato alle nazioni pagane; molte persone di questo mondo gli credettero, credettero in lui che fu elevato alla gloria in cielo” (1 Timoteo 3:16 BDG).

La risposta della fede

Come reagisce Giuseppe a questa notizia? Egli crede. La Parola di Dio lui la riceve proprio come aveva fatto Maria. Erano persuasi della Verità di Dio e di ciò che Dio stava facendo in ed attraverso di loro. Giuseppe si sveglia, prende Maria come sua moglie - non ne chiede il divorzio. Ed essi non hanno fra di loro rapporti sessuali fino a che sia nato quel bambino. E lo chiamano Gesù.

Che cosa impariamo da questa visitazione?

1) Gesù è il Salvatore. Egli è il Promesso attraverso il quale tante creature umane ricevono la grazia della salvezza dal peccato e dalle sue conseguenze per tornare ad essere in comunione con Dio per sempre.

2) Gesù nasce in modo unico e misterioso, per opera dello Spirito Santo. Gesù doveva nascere da una donna per essere un vero uomo, vivere come noi, e prendere davanti a Dio il nostro posto. Gesù doveva nascere da una vergine per poter nascere primo del peccato originale - privo del peccato di Adamo - privo di una natura peccaminosa. E doveva nascere Figlio di Dio, nascere da Dio, attraverso una generazione speciale e divina, per poter essere in grado di vivere una vita perfetta e santa e pagare per intero il prezzo del peccato dell’uomo di fronte al giusto giudizio di Dio.

3) Maria doveva essere vergine per concepire il Dio-Uomo - il Salvatore di coloro che Gli sono stati affidati, il Suo popolo. Giuseppe, suo marito legale, era un uomo di grande carattere ed amore. Maria era la madre di Gesù e attraverso la sua unione con Dio lo Spirito Santo poteva diventare la madre di Colui che è Dio, Dio con noi ed in mezzo a noi. A causa di questa unione di Dio con l’umano, Gesù nasce interamente uomo ed interamente Dio. Questo era e rimane l’unico modo in cui poteva essere il nostro Salvatore, Lui e nessun altro.

La domanda che devo rivolgere a voi che mi ascoltate o leggete è dunque: Come Maria e Giuseppe, credete voi alla Parola di Dio che presenta Gesù come il solo ed unico Salvatore dal peccato? Credete che Egli sia il vostro Salvatore? Credete che Egli nacque da Dio e dalla vergine Maria e che questo ha senso, il senso datogli dalle Scritture, che sono verità, checché ne dica il mondo? Il mondo avrà modo di ricredersi, ma sarà per esso troppo tardi. Che il Signore voglia concedervi la fede del popolo di Dio di ogni tempo e paese e rafforzarla.

Preghiamo. Onnipotente Iddio, Ti ringraziamo per la Tua venuta sulla terra nella Persona di Gesù attraverso la vergine Maria, affinché tu potessi salvarci dai nostri peccati e, perdonandoceli, essere accreditati in Lui come giusti. Aiutaci a credere ciò che il mondo considera una follia. Aiutaci a comprendere che questo è stato necessario affinché Tu potessi essere il nostro Salvatore. Ed aiutaci a rallegrarci in Te ora, in questo periodo d’Avvento, e per sempre, conoscendoti come nostro Salvatore. Nel nome di Gesù. Amen.


Adattamento di Paolo Castellina del 12 dicembre 2016 dalla predicazione del dicembre 2010 del past. Rev. Dr. Peter A. Butler, Jr. della Second Reformed Church di Irvington, New Jersey 07111. http://secondrefirvington.blogspot.co.uk/2010/12/savior-sermon-matthew-118-25.html