Studi biblici/Matteo 11:25-29

Da Tempo di Riforma.

La conoscenza che più vale

Sintesi: A giudicare dai mezzi di informazione di cui disponiamo, potremmo dire di essere la generazione più informata che vi sia mai stata nella storia dell’umanità. Ciononostante, la conoscenza di ciò che come singoli e società ci potrebbe salvare, la conoscenza di ciò che ci è rivelato in Gesù Cristo e nella Bibbia, sia relativamente rara, anzi, largamente disprezzata e sottovalutata. A questo riguardo Gesù, nel testo biblico che oggi consideriamo (Matteo 11:25-29), fa “una riflessione ad alta voce”. Ci parla delle sapienti discriminazioni che Dio opera; la fonte della conoscenza che più conta, chi conosce come stiano le cose in realtà; e infine un invito a deporre tutto fiduciosamente alla sua cura.

Introduzione

A giudicare dai mezzi di informazione di cui disponiamo, potremmo dire di essere la generazione più informata che vi sia mai stata nella storia dell’umanità. Radio, televisione, telefoni, giornali, libri, internet, diffondono e rendono disponibile a chiunque ogni sorta di informazioni, di conoscenza e di sapienza, quella che viene prodotta dagli avanzatissimi centri di ricerca scientifica e di istruzione del mondo intero. Siamo così informati, o meglio, così bombardati da informazioni che questa inflazione di notizie e di dati è così vasta che nemmeno più gli specialisti riescono a tenersi aggiornati nei loro campi e molti, per non esserne del tutto frastornati, cominciano a chiudere questi canali di comunicazione per ritrovare un po’ di silenzio... Si, mentre solo i più abili sono in grado di classificare e di fare una scelta nella marea di informazioni disponibili per acquisire solo quelle effettivamente loro utili (questo è molto importante farlo), la maggior parte della gente è così confusa che una reazione di rigetto quasi li chiude indiscriminatamente ad ogni sorta di comunicazione, anche quelle che sarebbero loro più necessarie.

Se da una parte siamo una società indubbiamente "che sa", e "sa molto", dobbiamo anche dire che la conoscenza di ciò che come singoli e società ci salva davanti a Dio, la conoscenza di ciò che ci è rivelato in Gesù Cristo e nella Bibbia sia quanto mai rara. E’ spesso il caso, infatti, non solo a livello delle "persone informate", ma anche al livello dei centri che producono informazione, cultura e sapienza, vedere la rivelazione biblica del tutto "snobbata", guardata dall’alto in basso, trattata con sussiego e sufficienza. Molti, infatti mostrano verso di essa ben scarsa considerazione e volutamente la ignorano. Eppure la Bibbia stessa afferma che le informazioni che essa comunica siano di fatto le più importanti che una creatura umana possa mai ricevere e mettere a buon frutto. Parafrasando una famosa frase detta dal Signore Gesù potremmo dire altresì: "Che gioverà ad un uomo se, dopo aver ricevuto tutte le informazioni di questo mondo poi perde l’anima sua, avendo ignorato quelle che per essa più contano e che provengono da Dio?".

Il testo biblico

Il testo della Parola di Dio che oggi ci viene proposto è una considerazione "ad alta voce" su quest’argomento, considerazione che il Signore Gesù rivolge a Dio, Suo Padre, e che indubbiamente costituisce per noi una lezione di grande importanza. Ascoltiamo quanto dunque ci dice il Vangelo secondo Matteo al cap. 11 dal verso 25 al 29 e, come sempre esamineremo con attenzione ogni suo punto.

"In quel tempo Gesù prese a dire: "Io ti rendo lode, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e agli intelligenti, e le hai rivelate ai piccoli. Sì, Padre, perché così ti è piaciuto. Ogni cosa mi è stata data in mano dal Padre mio; e nessuno conosce il Figlio, se non il Padre; e nessuno conosce il Padre, se non il Figlio, e colui al quale il Figlio voglia rivelarlo. Venite a me, voi tutti che siete affaticati e oppressi, e io vi darò riposo. Prendete su di voi il mio giogo e imparate da me, perché io sono mansueto e umile di cuore; e voi troverete riposo alle anime vostre; poiché il mio giogo è dolce e il mio carico è leggero" (Matteo 11:25-29).

Possiamo dividere questo testo, in modo molto naturale, in tre punti: il primo ci parla delle sapienti discriminazioni che Dio opera; il secondo: la fonte della conoscenza che più conta, chi conosce come stiano le cose in realtà; il terzo è un invito a deporre fiduciosamente le nostre domande, fardelli, preoccupazioni e paure, ai piedi del Salvatore Gesù Cristo.

Le sapienti discriminazioni di Dio

Quella che subito incontriamo nel nostro testo è un’espressione di lode riconoscente dell’uomo Gesù che, considerata l’opera di Dio, non può che riconoscerne la grande sapienza e bontà.

a. Dice: "Io ti rendo lode" (25a). "Lo confesso, lo ammetto, lo riconosco, e per questo ti lodo e te ne rendo grazie: quanta sapienza c’è, o Padre celeste, nel tuo operare!". La riconoscenza e la lode scaturisce sempre, anche dal credente, dal riconoscimento - dopo averne fatto esperienza - della potenza, sapienza e bontà di Dio. Già, potessero molti capirlo: non lo bestemmierebbero, al contrario, stupiti, farebbero come qui fa Gesù.

b. Avendo considerato l’opera di Dio, come si rivolge Gesù a Lui? "...o Padre, Signore del cielo e della terra" (25b). Chiamando così Iddio e considerando tutta la portata del Suo operato Egli riconosce quanto sia vero che Egli sia Padre sapiente e generoso, quanto grande sia la Sua sovrana potenza e discernimento. Che cosa suscita tanta lode ed adorazione di Gesù verso Dio Padre? Lo dice subito dopo:

c. "...perché hai nascosto queste cose ai sapienti e agli intelligenti" (25c). Si, Gesù dice: "Io ti lodo e ti ringrazio perché, nel rivelare agli uomini la conoscenza salvifica, Tu sei stato discriminante!". Come? Un Dio che discrimina e fa parzialità? Certo, e c’è molta sapienza in questo! Che cosa significa che Iddio ha nascosto ai sapienti ed agli intelligenti la conoscenza di ciò che più conta?

I "sapienti ed intelligenti" sono gli stimati eruditi ed esperti del tempo in campo filosofico e scientifico, che "grandi" si ritenevano ai propri occhi ed a quelli dei loro seguaci. Pensate ai seguaci delle scuole teologiche più famose di quel tempo, Hillel e Shammai, che durante la festa di Pasqua ogni anno applaudivano sé stessi dicendo: "noi tutti siamo saggi, noi tutti siamo intelligenti, noi tutti comprendiamo la legge".

Per estensione questo si applica a tutti coloro che - anche oggi - si vantano di sapere perché hanno molto studiato e pensano di conoscere come stiano le cose veramente, disprezzando gli "ingenui" che ancora credono in Dio e nella fede biblica. In realtà non sanno nulla come dovrebbero. Non che Dio voglia nascondere loro le cose, ma Dio rifugge da coloro che vogliono attenersi solo alla propria sapienza, che si ritengono abbastanza saggi per giudicare Dio, il Suo operato e la Sua stessa esistenza e non sanno farlo verso sé stessi. In questa condizione è impossibile che Dio e loro mai si incontrino e che Egli riveli loro la vera sapienza. E’ necessario prima che Dio venga riconosciuto come tale e che l’essere umano riconosca la sua dipendenza come Sua creatura. Uomini davvero intelligenti non si riterranno offesi o umiliati nel considerarsi le creature dipendenti che sono davanti alla sovranità di Dio e Lo ascolteranno sempre con rispetto ed attenzione, confidando nella Sua maggiore sapienza. "Il timore del Signore è il principio della scienza" (Proverbi 1:7). Qual è però il contenuto specifico di ciò che Dio nasconde loro?

d. "Queste cose" sono i misteri dell’Evangelo rivelati attraverso il ministero di Cristo. "A voi è dato di conoscere i misteri del regno dei cieli; ma a loro non è dato" (Matteo 13:11) dice Gesù ai Suoi discepoli: la presunzione acceca, mentre l’umile disponibilità premia. Le dottrine che l’Evangelo rivela riguardano l’identità della Persona di Cristo: il carattere unico e determinante della Sua persona per il destino di ogni creatura umana: Dio e Figlio di Dio; riguarda il ministero unico e insostituibile che Egli è venuto a svolgere: essere cioè Messia, Redentore e Salvatore; riguardano le benedizioni particolari della Grazia, della giustizia e della salvezza tramite la Sua Persona ed opera. Siamo noi pronti ad acquisire fiduciosamente e senza pregiudizi questa sapienza salvifica?

e. Dio "Ha nascosto" queste cose ad alcuni. Certo l’annunzio della verità è pubblico, accessibile a tutti. Questo però non ha toccato il cuore di molti: la rivelazione pure palese non li ha persuasi interiormente tanto da accogliere senza riserve. I credenti però dicono: "A noi Dio le ha rivelate per mezzo dello Spirito" (1 Corinzi 2:10). L’apostolo Paolo afferma consapevole di questo stesso concetto: "Se il nostro vangelo è ancora velato, è velato per quelli che sono sulla via della perdizione, per gli increduli, ai quali il dio di questo mondo ha accecato le menti, affinché non risplenda loro la luce del vangelo" (2 Corinzi 4:3). ...e chi ha ricevuto, invece, questa rivelazione?

f."...e le hai rivelate ai piccoli" dice il testo. Letteralmente per "piccoli" si intende i bambini, l’infanzia, gli innocenti, persone che ancora non hanno raggiunto la maturità. Qui Gesù si riferisce alla gente particolare che costituisce il Suo gruppo di discepoli: persone per lo più incolte, pure, umili, semplici, indifese e prive di pregiudizi che, come bambini, avevano creduto in Lui e che non godevano della stima del mondo. E’ spesso un dato di fatto anche oggi. I credenti sono spesso “persone semplici”, prive dell’orgoglio intellettuale dei sapienti che a Lui chiudono con arroganza la mente e il cuore, disprezzandolo. Di queste persone semplici i Farisei infatti dicevano con atteggiamento di superiorità: "Ha qualcuno dei capi o dei Farisei creduto in lui? Ma questo popolino, che non conosce la legge, è maledetto" (Giovanni 7:48,49).

A queste persone semplici ed umili il velo delle tenebre e dell’ignoranza viene rimosso per ricevere vista spirituale. Essi vedono la gloria di ciò che Cristo rivela, il loro desiderio ed affezione si concentra su di Lui; i loro cuori vengono toccati e sono persuasi a vedere in Cristo il loro più vero interesse. Abbiamo noi questo atteggiamento di fondo? Se no siamo chiamati a ravvederci e a riconoscere che senza di esso non arriveremo mai a comprendere ciò che più conta!

Gesù così dice: "Oh Padre, ogni potere è nelle tue mani, Tu sei il Signore del cielo e della terra, Tu avresti potuto, con il Tuo Spirito, fare in modo che questa gente erudita ricevesse ed abbracciasse l’Evangelo, e mi seguisse, come fanno questi poveri pescatori ed altri Giudei di bassa condizione. Non avendolo fatto, Tu hai manifestato la Tua giustizia avendo essi respinto il Tuo consiglio per la loro salvezza. Avendo però rivelato queste cose in modo particolare a persone prive di privilegi e vantaggi mondani, potere, reputazione, sapienza ed intelligenza, Tu hai così manifestato speciale ed abbondante grazia, come pure la grandezza del Tuo potere. Signore, mi rallegro per quanto tu hai compiuto e ti ringrazio che è "dalla bocca di fanciulli e lattanti che tu hai tratta lode" per Te stesso".

g. "Sì, Padre, perché così ti è piaciuto" (26). Di tutto questo non vi può essere altra ragione che il sovrano beneplacito, desiderio, proposito e scelta di Dio. Egli ha ritenuto bene così abbassare l’orgoglio umano.

Osserviamo così come (1) Comprendere la verità rivelata non dipende tanto dalla forza della sapienza umana, dall’erudizione o dalla volontà umana, ma solo dal beneplacito di Dio. (2) Come fin dall’inizio la rivelazione speciale ed efficace dei misteri del regno dei cieli è stata rivolta non alle persone che in questo mondo "contano", ma a coloro che vengono considerati inferiori. Ed infine come (3) dovunque Dio, mediante il Suo Spirito, rivela i misteri di Dio, è motivo di grande gioia e ringraziamento, specialmente laddove Dio rivela queste cose a coloro da cui meno si aspetterebbe.

La fonte della nostra conoscenza

a. Gesù così prosegue e dice: "Ogni cosa mi è stata data in mano dal Padre mio; e nessuno conosce il Figlio, se non il Padre; e nessuno conosce il Padre, se non il Figlio, e colui al quale il Figlio voglia rivelarlo" (27). Gesù qui mette in chiara luce quale sia la fonte della conoscenza che più conta.

E’ un messaggio che risuona per tutto il Nuovo Testamento. Gesù è stato stabilito da Dio unico Mediatore, unico Salvatore, unico Signore a cui ogni cosa dovrà piegarsi. Giovanni dice: "Il Padre ama il Figlio e gli ha dato ogni cosa in mano" (3:35). E’ vero che, come dice il Salmo: "Il potere appartiene a Dio" (Salmi 42:11). Egli però ha dato questo potere pure a Cristo come Suo terreno plenipotenziario, in particolare il potere della vita eterna e della salvezza: "vita eterna a tutti quelli che tu gli hai dati" (Giovanni 17:2). Egli, dice la Scrittura, ha "le chiavi della morte e dell’Ades" (Apocalisse 1:18): i mezzi che conducono alla vita eterna sono in Suo potere e a Sua disposizione. Ecco perché conoscere Cristo è così importante per ogni essere umano. Gesù qui poi specifica:

b. "...e nessuno conosce il Figlio, se non il Padre", nessuno potrebbe conoscere la Sua divina essenza, la Sua eterna generazione, solo Dio: per questo la Rivelazione è essenziale. Quindi non bisognerebbe stare tanto ad ascoltare i pretenziosi maestri di filosofia di questo mondo, le loro opinioni al riguardo, ma ascoltare ed udire ciò che il Padre ha rivelato dal cielo a Suo riguardo: questo è ciò che più conta. Non possiamo avere alcuna corretta conoscenza di Dio se non per rivelazione.

c. Allo stesso modo: "nessuno conosce il Padre, se non il Figlio", nessuno conosce l’essenza di Dio Padre ed il consiglio del Padre, se non attraverso la dispensazione dell’Evangelo, rivelata a chi sovranamente Dio decida di farlo: "...e colui al quale il Figlio voglia rivelarlo". Si tratta di una conoscenza rivelata di origine superiore, non è e non può essere il risultato delle ricerche umane.

d. Solo il Figlio di Dio per eccellenza, Gesù Cristo, conosce il Padre perché Egli è Sua vivente immagine, espressa immagine della Sua persona, splendore della Sua essenza. "Perché nessuno ha visto il Padre, se non colui che è da Dio, Egli ha visto il Padre" (Giovanni 6:46). Tutta la nostra conoscenza salvifica di Dio è in Cristo e tramite lui. Ed ecco quindi finalmente l’importanza di affidare tutto noi stessi al Signore e Salvatore Gesù Cristo:

L’invito fiducioso di venire a Cristo

a. "Venite a me" (28a). Il Signore Gesù, avendo mostrato prima come Egli sia depositario di ogni potere, che nessuno possa venire al Padre se non per mezzo di Lui, ora chiude il discorso con un invito personale ad accostarsi a Lui con fiducia. Dice la Scrittura: "Or senza fede è impossibile piacergli; poiché chi si accosta a Dio deve credere che Egli è, e che ricompensa tutti quelli che lo cercano" (Ebrei 11:6). Chi è invitato a venire fiduciosamente a Lui?

b. "voi tutti che siete affaticati e oppressi" (28b). La vita a molti sembra assurda, vana, vuota, insoddisfacente, un peso difficile e frustrante da portare. Molti non sanno che la causa ultima della loro miseria è la loro separazione da Dio, cioè il peccato. Gesù sapeva che solo Lui poteva risolvere questa frustrazione e guarirli, dare loro riposo. Non spiega qui come: annuncia solo il fatto. L’amore del Padre che, nella Sua misericordia in Cristo va a cercare i miseri, impartisce riposo (non solo alleviamento e simpatia) a tutti coloro che vengono a Cristo, e la pace con Dio. E’ il vostro caso?

L’appello è rivolto pure a coloro che sono oppressi dal senso dei loro peccati, dal senso delle disperanti loro limitazioni ed imperfezioni, dal senso di colpa per essersi specchiati con la norma morale oggettiva che Dio esige da ogni creatura umana ed avendo scoperto la loro corruzione ed impotenza, Queste persone possono trovarsi veramente aggravate e disperate: è il giogo della legge che li spinge provvidenzialmente a Cristo.

Venite anche voi, dice Gesù, che fate esperienza di personali prove ed afflizioni. Esse divengono più leggere accompagnandoci a Cristo. E’ l’esperienza di molti. Coloro che si stancano per duro lavoro e che portano sulle spalle gravi fardelli possono trovare in Cristo il loro sollievo. Non vorreste provare?

c. "E io vi darò riposo" (28c). Cristo darà riposo al Suo popolo affaticato ed oppresso, ma in ordine prima a coloro che sono oppressi dal senso della vanità della vita e del loro peccato, dal loro desiderio di giustizia presso a Dio. A coloro che poi hanno ricevuto questo sollievo, anche riposo dalle preoccupazioni e dalle persecuzioni che si incontrano in questo mondo (Giovanni 16:33). E’ il riposo dell’anima (29) e si tratta sia del riposo ottenibile in questa vita, ma anche riposo nell’aldilà. Comunque sia è Cristo che lo dà ed è presso di Lui che dobbiamo cercarlo. E’ il riposo spirituale, la pace della coscienza, la tranquillità dell’anima che proviene dal ricevere il dono di Dio in Cristo: l’espiazione che Cristo ha compiuto morendo sulla croce al nostro posto, un riposo qui e per l’eternità. Non vorremmo riceverlo? Lo troveremo in Cristo. Venite a Lui fiduciosamente perché dice:

d. "Prendete su di voi il mio giogo e imparate da me, perché io sono mansueto e umile di cuore; e voi troverete riposo alle anime vostre; poiché il mio giogo è dolce e il mio carico è leggero" (29,30). La mansuetudine e l’umiltà di Cristo ci incoraggia a venire a Lui perché Egli viene a noi non come un padrone, un giudice o un padre severo, ma come un amico comprensivo e gentile.

e. E’ importante infine un avvertimento. I membri di Cristo non sono senza un giogo, una legge o una regola secondo la quale devono camminare: i doni di Cristo non sono privi di responsabilità. Sebbene il servizio di Dio sia perfetta libertà, per l’uomo naturale è come un giogo, ma è un giogo salutare perché mette un freno ai nostri appetiti ed inclinazioni naturali altrimenti incontrollate. E’ duro e pesante per la nostra natura corrotta e perversa. Certo umiltà e mansuetudine sono un giogo in sé stesse perché si contrappongono al nostro orgoglio e tendenza ad avere un’opinione alta di noi stessi, ma quanto sono producenti! E’ quanto esso è infinitamente migliore dei gioghi che i più portano in questo mondo! Non c’è schiavitù più grande che la soggezione nostre passioni.

In ogni caso è pesante per i principianti, ma via via diventerà più leggero. Sarà leggero perché Cristo ci aiuterà a portarlo e lo porteremo solo per amore Suo. Sarà leggero se teniamo davanti agli occhi i suoi risultati eterni di gloria. Prendere il Suo giogo significa che non vi può essere vera fede senza obbedienza al comandamento di Cristo. Vera fede ed ubbidienza sono cose diverse ma inseparabili.

Conclusione

In una società all’insegna dell’informazione e della conoscenza ad ogni livello, non trascuriamo dunque la sapienza che più conta e che Dio rivela, per la sua salvezza, a chi riconoscendo i propri limiti di creatura riconosce Dio ed il Suo Cristo come fonte unica di ciò che alla fin fine più vale. Allora sperimenteremo la verità dell’invito che ci fa Gesù anche a noi oggi quando dice: "Venite a me, voi tutti che siete affaticati e oppressi, e io vi darò riposo".

[Paolo Castellina, mercoledì, 1. maggio 1996]